I micicani

Torno a proporvi un tuffo nella letteratura slovena per l’infanzia con questa simpatica storia dell’amicizia tra un bambino e un cane speciale.
Mi fa piacere ricordarvi che la troverete anche qui.

I micicani
di Marjeta Novak

Oltre la ringhiera del balcone sbuca la testa rotonda di Lentigginino. Il bambino, in punta di piedi, è già grandicello. Ieri la mamma l’ha portato a una mostra canina e, da allora, non si dà pace. Alla mostra gli è venuto un terribile desiderio, così espresso: “Vorrei avere un cane.” Sembra un desiderio comunissimo, ma non è così. Ogni desiderio deve trovare l’orecchio giusto per poter realizzarsi, ma per il desiderio di Lentigginino di orecchi giusti non ne esistevano proprio. Al contrario nelle sue orecchie entrano già i profondi sospiri del padre: “Ma non vedi che da noi non c’è spazio?” E gli strilli indignati della mamma: “Che altro ti verrà in mente!”
Mentre Lentigginino meditava tristemente, perfino le sue efelidi diventarono livide.
“Bau, bau, bau,” sentì allora abbaiare sotto il balcone. Lentigginino stentava a crederci, sotto c’era un’enorme bestiaccia simpatica e accattivante, aveva una coda lunghissima. Arrivava certamente fino in fondo alla via e perfino dietro l’angolo. Mamma mia, che spavento per tutti. Lentigginino però non si perse d’animo, anzi, armandosi di coraggio filò come una freccia giù per le scale. Giunto in strada, dovette camminare cinque minuti da una zampa all’altra e altri cinque in senso inverso.
“Cosa stai curiosando, pulce canina’!” abbaiò a piena gola il cane pieghevole Elastico. “Bau, op là!” e subito si restrinse diventando un normale cane di piccola taglia. A Lentigginino non incuteva più paura. “Assomiglia a una vecchia e buona fisarmonica”, pensò tra sé.
“Bau, op là, allungati. Bau, op là, acciambellati”, saltellava Elastico. Teneva la testa in su e la coda in giù, tutto come si deve. Solo il corpo era ad un tratto cortissimo.
“Posso diventare più piccolo del più piccolo orsacchiotto di pezza”, si vantava Elastico. “Sono un cane moderno per un appartamento moderno. Mi arrotolo e, op là, puoi nascondermi nella scatola dei giocattoli. Domenica hai gente in visita e, op là, mi stiro e allungo per tutto il corridoio, così gli ospiti vedono che bel cane sono. Pratico, no?
“Sei davvero un portento’“ bisbigliò Lentigginino con ammirazione.
“Le giraffe avevano il collo pieghevole molto prima dei cani a fisarmonica”, spiegò modestamente Elastico. “Ma purtroppo un giorno il collo si guastò e da allora nessuno è più capace di piegarlo per quanti sforzi faccia”.
Elastico sembrava molto saggio ma anche un po’ triste.
“Che preoccupazione ti sta rodendo!” gli chiese Lentigginino gentilmente.
“Mi sento terribilmente solo. Sono l’unico cane pieghevole al mondo mugolò malinconicamente e questa volta arrotolò in fretta solo la coda. “Mi piacerebbe trovare qualcuno per andare a spasso di notte, qualcuno che sappia cacciare le ombre variopinte e per giunta acciuffare la stella cometa per la coda.”
Lentigginino posò il dito sulla sua più grande efelide e si mise a pensare, a pensare. “Ecco,” disse dopo qualche minuto,”credo che Micetta sarebbe il tipo ideale per vagabondaggi di questo genere.”
“E che razza di gatta è Micetta” si interessò Elastico.
“Ha il coraggio dei cani in genere e la cortesia dei gatti in particolare.” “Bau-miao”, si sentÌ allora miagolare sul tetto vicino.
“Cosa sono queste smancerie?” si stupì Elastico.
“Ecco che arriva la nostra Micetta,” disse compiaciuto Lentigginino. “La gatta più istruita del luogo, puoi convincerti da solo che cocuzza ha. Parla tutte le lingue canine e feline, e quando le vien voglia di qualche coscia di merlo sa anche fischiare. Eh, sÌ, Micetta è in gamba!”.
“Bau, ap – cì!” starnutì Elastico. Questo gli succedeva sempre quando qualcosa di bello stuzzicava i suoi occhi. Ma non si lasciò adescare dal tenero e scintillante sguardo di Micetta. Neanche per sogno. Si arrotolò ancora più stretto per contemplarla con tutto comodo da lontano.
“Miao, miao”, Micetta si tirò il pelo più lungo dei suoi baffi d’argento e cominciò a suonare su di esso in modo struggente.
Sapeva anche tutte le vecchie melodie canine ed Elastico finì per trovarsi a proprio agio, come in famiglia, dimenticò perfino di ripiegare il suo grande cuore canino sentendosi irresistibilmente attratto lassù, verso il comignolo di Micetta. Lentigginino fu preso da spavento temendo per lui. Lo afferrò subito per la coda, ma era troppo tardi. Elastico cominciò ad allungarsi a non finire, finchè non raggiunse il tetto. Micetta aveva una bella pelliccia grigia, però agli occhi lucenti di Elastico pareva tutta d’argento. Accettò anche il suo regalo. Un regalo? Sì. Il gustoso osso pieghevole di un prosciutto cotto in casa. Era stata Micetta a prepararlo alla canina. Elastico non aveva altra scelta. Vuoi non vuoi, lui stesso e spontaneamente ammise alla fine a Lentigginino:
“Sì, Micetta è proprio in gamba!” Insomma si degnò di stringere amicizia con lei e non è il caso di commiserarlo per questo o di tenergli il muso.
Da allora in poi, tutte le notti erano piene di latrati e di miagolii, finché… finché… un bel giorno non nacquero – piegati alla perfezione – dei piccolissimi micicani. Proprio sei. Per precisare: tanti quanti erano i bambini del caseggiato. Lentigginino naturalmente decise di tenersi Elastico, preferendolo a tutti. Fino a quando i micicani erano piccoli si piegavano a fatica, dopo però se la cavarono discretamente, Avreste dovuto vederli! Erano vari e multiformi, con la nobile testa canina e il soffice corpo felino, con un’altissima coda canina e tenere zampette di gatto. Tip – tap, tip – tap, a passettini felpati i micicani giravano e se la spassavano con i bambini davanti al caseggiato, lasciandosi accarezzare da chiunque.
“Bau, miao, bau, miao”, dicevano di tanto in tanto, a seconda dell’umore. Gironzolavano a testa alta con spavalderia. Perfino il ringhioso cagnaccio di un vicino non interessava più nessuno.
“Uffa! come mi annoio,” sbadigliò mettendo in mostra le zanne.
“Suvvia, mettiti a baumiagolare un pochino con noi,” gli proposero magnanimi i micicani.
Avreste dovuto vedere con quanta pazienza imparava a baumiagolare il feroce bestione. Non ringhiava più con tanta arroganza. Ripeteva umilmente. Da principio pareva che prendesse in giro se stesso:
“Biau, biau, mau, mau”. Alla fine però riuscì a spuntarla.
“Bau, miao, bau, miao”, echeggiava da una casa all’altra.
Solo ogni tanto si sentiva:
“Biau, mau, biau, mau”, quando insomma il cane del vicino sbagliava e faceva una stecca.
“Cagnone stupido e presuntuoso”, lo motteggiavano i micicani, ma con simpatia, senza guardarlo in
cagnesco.

Titolo del testo originale “KUŽMUCKE”
Mladinska knjiga, Ljubljana 1984

Traduzione dallo sloveno di Jolka Milič

Biografia (a cura di Jolka Milič)
Scrittrice, redattrice, giornalista, traduttrice e adesso consigliere del ministro al Ministero della cultura in Slovenia, Marjeta Novak Kajzer è nata nel 1951 a Ljubljana, dove generalmente vive e dove si è anche laureata alla Facoltà di filosofia in lingua e letteratura slovena e in lingua e letteratura francese, ottenendo qualche anno dopo il dottorato di ricerca in letteratura francese a Parigi all’INALCO. Nello stesso istituto parigino si è laureata in seguito in lingua ungherese.
Prima di approdare al Ministero ha svolto molte cariche importanti e di grande responsabilità nel campo della cultura, giornalismo ed editoria. Ha intervistato importanti scrittori francesi, tra cui L. Aragon, I. Ionesco, A. R. Grillet, N. Sarraute, R. Gary e altri presentandoli ai lettori sloveni. Ha tradotto anche qualche libro, prevalentemente dalla letteratura francese. Ha pubblicato quattro romanzi: Vrtiljak (La giostra), 1983; Kristina, 1985 (premio Kajuh, tradotto anche in serbocroato); Vila Michel (Villa Michel), 1987 e Posebne nežnosti (Tenerezze particolari), 1990. Nel 1993 è uscito il suo libro di colloqui con gli scrittori sloveni dal titolo Kako pišejo (Come scrivono) e nel 1994 è coautrice dell’almanacco Noc v Ljubljani (Notte a Ljubljana).
Ha scritto cinque libri per l’infanzia: Sova v pižami (La civetta in pigiama), 1982; Kužmucke (I micicani),1984; Nepovabljeni rožnati gost (Il non invitato ospite rosa), 1990; Mama gre trikrat okrog sveta, 1993 (nel 2005 esce anche l’edizione italiana: La mamma fa tre giri intorno al mondo) e Arne na potepu (Arne a zonzo), 1995, quest’ultima opera anche in audiocassetta e tradotta in cinese e coreano.
 

num011novak
(foto di Sašo Trupej)

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. utente anonimo
    Dic 12, 2008 @ 18:57:00

    Leggero, semplice, inventivo… bello. Anche i grandi dovrebbero riavvicinarsi ai racconti dei piccoli.

    Rino, augurando buona serata.

    Rispondi

  2. sgnapisvirgola
    Dic 13, 2008 @ 01:24:00

    Un racconto strano e molto fantasioso. Che azzarda e non si concede carinerie. Particolare.
    Ciao cara, buon w.e.

    Rispondi

  3. utente anonimo
    Dic 14, 2008 @ 12:08:00

    da Giuliano:
    quante cose che mi sarei perso senza il tuo sito!

    Rispondi

  4. amfortas
    Dic 16, 2008 @ 16:01:00

    Lascio un commento criptico, ma in senso positivo affermo che è tipicamente sloveno.
    A me è piaciuto molto.
    Ciao!

    Rispondi

  5. annaritav
    Dic 16, 2008 @ 19:17:00

    Sono contenta che vi piacciano queste incursioni nella letteratura slovena. Vorrei approfondire la conoscenza anche con altre letterature straniere, ma mi rendo conto che solo per quella italiana il terreno è vastissimo e richiederebbe tempo ed energie che non ho a disposizione.
    Buona serata a tutti, un abbraccio.
    Annarita

    Rispondi

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