Abbandonare un gatto. Ricordi di mio padre

Haruki Murakami è uno dei miei autori contemporanei preferiti e quando mi sono imbattuta in un suo articolo, pubblicato sul numero del 7 ottobre scorso del New Yorker, l’ho letto con grande interesse e poi ho pensato di proporvene alcuni stralci perché Murakami parla dei suoi ricordi di bambino, legati ai gatti e al padre.

Se volete leggere l’articolo integrale in inglese, andate qui. È stato tradotto in inglese dal giapponese da Philip Gabriel.

Certo, ho un bel po’ di ricordi di mio padre. È naturale, considerando che abbiamo vissuto sotto lo stesso tetto della nostra non propriamente spaziosa casa dal momento in cui nacqui fino a quando la lasciai a diciotto anni. E, come nel caso della maggior parte dei bambini e dei genitori, immagino che alcuni dei miei ricordi di mio padre siano felici, altri non tanto. Ma i ricordi che rimangono più vividi nella mia mente ora non rientrano in nessuna categoria; coinvolgono eventi più ordinari.
Questo, ad esempio.
Quando vivevamo a Shukugawa (una parte della città di Nishinomiya, nella prefettura di Hyogo), un giorno andammo in spiaggia per sbarazzarci di un gatto Non un gattino, ma una vecchia femmina. Non rammento perché avessimo bisogno di liberarcene. La casa in cui vivevamo era una casa unifamiliare con giardino e stanze spaziose per un gatto. Forse era una randagia che avevamo preso quando era gravida e i miei genitori sentivano che non potevano più prendersene cura. La mia memoria non è chiara su questo punto. Liberarsi dei gatti allora era un evento comune, non qualcosa per cui qualcuno ti avrebbe criticato. L’idea di sterilizzare i gatti non era mai passata per il cervello a nessuno . All’epoca ero in una delle classi inferiori della scuola elementare, credo, quindi probabilmente era pressappoco il 1955, o poco più tardi. Vicino a casa nostra c’erano le rovine di una banca che era statoa bombardato da aerei americani, una delle poche cicatrici ancora visibili della guerra.
Mio padre e io partimmo quel pomeriggio d’estate per abbandonare ila gatta sulla riva. Lui pedalava sulla bicicletta, mentre io sedevo dietro reggendo una scatola con dentro la gatta. Percorremmo il fiume Shukugawa, arrivammo sulla spiaggia di Koroen, posammo la scatola tra alcuni alberi e, senza guardare indietro, tornammo a casa. La spiaggia deve essere stata a circa due chilometri da casa nostra.
A casa, scendemmo dalla bicicletta – parlando di come ci dispiacesse per la gatta, ma cosa avremmo potuto fare? – e quando aprimmo la porta d’ingresso la gatta che avevamo appena abbandonato era lì, a salutarci con un miagolio amichevole, la coda ritta. Era arrivata a casa prima di noi. Per tutta la vita, non riuscii a capire come avesse fatto. Dopotutto noi eravamo andati in bicicletta. Anche mio padre era perplesso. Rimanemmo lì per un po’, completamente senza parole. Lentamente, lo sguardo di vuoto stupore di mio padre si trasformò in uno sguardo di ammirazione e, infine, in un’espressione di sollievo. E la gatta tornò a essere il nostro animale domestico.
Abbiamo sempre avuto gatti a casa e ci piacevano. Non avevo fratelli o sorelle e i gatti e i libri furono i miei migliori amici mentre crescevo. Mi piaceva sedermi sulla veranda con un gatto, prendendo il sole. Quindi perché avevamo dovuto portare quella gatta sulla spiaggia e abbandonarla? Perché non avevo protestato? Queste domande – insieme con quella di come la gatta fosse arrivata a casa prima di noi – sono ancora senza risposta.

 Comincia così l’articolo di Murakami, portandoci nel bel mezzo di questo suo ricordo infantile associato alla gatta di casa e a suo padre. Padre del quale lo scrittore giapponese prosegue a narrarci, ricordandolo profondamente immerso nella preghiera ogni mattina davanti al butsudan familiare: Non era un santuario buddista qualsiasi, in verità, ma una piccola teca cilindrica di vetro con all’interno una statua di bodhisattva splendidamente scolpita. Perché mio padre recitava i sutra ogni mattina davanti a quella teca di vetro, invece che davanti a un normale butsudan ? Questo è un’altra delle domande di quelle senza risposta nella mia lista.

Murakami non aveva molta confidenza con il padre e, come vedremo nel prosieguo dell’articolo, il rapporto tra loro si fece sempre più freddo fino a deteriorarsi completamente. Tuttavia, vincendo la timidezza, il piccolo Haruki chiese al padre per chi pregasse così intensamente ogni mattina: Una volta, da bambino, gli chiesi per chi stesse pregando. E lui rispose che era per i morti in guerra. I suoi compagni soldati giapponesi che erano morti, così come i cinesi che erano stati i loro nemici. Non scese nei particolari e io non gli feci pressione. Sospetto che se avessi tentato, si sarebbe aperto di più. Ma non lo feci. Dovette esserci stato qualcosa in me che mi impedì di insistere sull’argomento.

Inizia a questo punto una lunga digressione sul passato del padre. Il nonno paterno, Benshiki Murakami, era nato in una famiglia di agricoltori nella prefettura di Aichi.  Come era usanza con i figli più piccoli, mio ​​nonno fu mandato in un tempio vicino per essere istruito come sacerdote. Era un discreto studente e, dopo l’apprendistato in vari templi, fu stato nominato sacerdote capo del tempio Anyoji a Kyoto. Questo tempio aveva quattro o cinquecento famiglie nella parrocchia, quindi fu piuttosto una promozione per lui. Il nonno ebbe sei figli, tutti maschi, e quando morì improvvisamente all’età di settant’anni, investito da un treno, il tragico avvenimento mise i figli nella condizione di dover decidere chi di loro avrebbe preso il suo posto al tempio.

La notte in cui la nostra famiglia seppe che mio nonno era morto, rammento che mio padre si preparò rapidamente per andare a Kyoto, e che mia madre piangeva, si aggrappava a lui, supplicando: “Qualunque cosa tu faccia, non acconsentire a subentrargli nel tempio”. All’epoca avevo solo nove anni, ma questa immagine è impressa nel mio cervello, come una scena memorabile di un film in bianco e nero. Mio padre era inespressivo, annuiva silenziosamente. Penso che avesse già deciso. Potevo percepirlo.

Non era una decisione facile da prendere, tutti e sei i figli di Benshiki avevano la preparazione necessaria per subentrargli nella carica, ma avevano anche una famiglia e un lavoro e sapevano benissimo che si sarebbe trattato di un incarico gravoso anche per la moglie del sacerdote, che avrebbe vissuto accanto alla vedova di Benshiki, una persona rigorosa e austera; qualsiasi moglie avrebbe avuto difficoltà a prestare servizio come consorte del sacerdote capo con lei ancora lì. Mia madre era la figlia maggiore di una famiglia di mercanti stabilitasi a Senba, a Osaka. Era una donna alla moda, per niente adatta a essere la moglie del sacerdote capo a Kyoto. Quindi non c’era da meravigliarsi che si aggrappasse a mio padre, in lacrime, implorandolo di non subentrare nel tempio. Almeno dal mio punto di vista di figlio, mio ​​padre sembrava essere una persona onesta e responsabile. Non aveva ereditato la disposizione spensierata di suo padre (era più un tipo nervoso), ma i suoi modi bonari e il suo modo di parlare mettevano a proprio agio le altre persone. Aveva anche una fede sincera. Probabilmente sarebbe stato un buon sacerdote, e penso che lo sapesse. La mia ipotesi è che, se fosse stato scapolo, non avrebbe resistito molto all’idea. Ma aveva qualcosa su cui non poteva scendere a compromessi: la sua piccola famiglia.

Infine fu il figlio maggiore Shimei a lasciare il proprio lavoro all’ufficio delle imposte e a prendere il posto di suo padre come sacerdote capo del tempio di Anyoji. Il successore fu suo figlio Junichi, cugino di Haruki, il quale sostenne che il padre avesse accettato l’incarico sentendosi in obbligo in quanto figlio maggiore.

Murakami riprende la narrazione dell’infanzia e della gioventù paterni e ci racconta della profonda ferita che secondo lui dovette imprimersi nell’animo paterno quando fu mandato da ragazzo a fare l’apprendista in un tempio nella zona di Nara e poi fece ritorno a casa, in apparenza per via del clima che non gli si confaceva, ma più probabilmente perché non riusciva ad adattarsi.

Ricordo ora l’espressione sul volto di mio padre – inizialmente sorpresa, poi impressionata, poi sollevata – quando quella gatta che presumibilmente avevamo abbandonato ci ebbe preceduti a casa. Non ho mai provato niente del genere. Sono stato educato – abbastanza amorevolmente, direi – come l’unico figlio di una famiglia qualsiasi. Quindi non riesco a capire, a livello pratico o emotivo, che genere di cicatrici psicologiche possono derivare quando un bambino viene abbandonato dai suoi genitori. Posso solo immaginarlo a un livello superficiale.

Segue poi il racconto del periodo dell’arruolamento di suo padre e delle sue vicissitudini, compresa la passione per gli haiku, nata nel periodo in cui frequentava la scuola di Seizan e sviluppata sotto le armi. Murakami racconta anche di come il padre gli abbia parlato della guerra solo una volta, raccontandogli di come la sua unità avesse dovuto giustiziare mediante decapitazione con la spada un prigioniero di guerra cinese, episodio che impressionò profondamente il giovanissimo Haruki e gli fece intuire quanto quel fardello avesse pesato su suo padre e lo avesse così inconsciamente indotto a trasferirlo sul figlio.

Mio padre ha sempre adorato la letteratura e, dopo essere diventato insegnante, ha trascorso gran parte del suo tempo a leggere. La nostra casa era piena di libri. Questo potrebbe avermi influenzato durante l’adolescenza, quando ho sviluppato la mia personale passione per la lettura. Mio padre si laureò con lode alla scuola di Seizan e nel marzo 1941 entrò nel dipartimento di letteratura dell’Università Imperiale di Kyoto. Non può essere stato facile superare l’esame di ammissione a una scuola superiore come l’Università Imperiale di Kyoto dopo aver ricevuto un’istruzione buddista come sacerdote. Mia madre mi diceva spesso: “Tuo padre è molto brillante.” Quanto fosse davvero brillante non ne ho idea. Francamente, non è una domanda che mi interessa molto. Per qualcuno nel mio modo di lavorare, l’intelligenza è meno importante di un’intuizione acuta. Comunque sia, resta il fatto che mio padre ha sempre avuto ottimi voti a scuola. In confronto a lui, non ho mai avuto molto interesse per gli studi; i miei voti furono poco brillanti dall’inizio alla fine. Sono il tipo che persegue avidamente le cose che mi interessano ma non posso preoccuparmi di nient’altro. Questo era vero per me quando ero uno studente ed è vero ancora adesso.

Murakami riconosce che il padre fu molto deluso dalla sua scarsa propensione allo studio, probabilmente facendo il paragone tra le difficoltà che egli stesso aveva dovuto affrontare e la mancanza di intralci e di preoccupazione che invece caratterizzava la vita del figlio.

Ma non potevo essere all’altezza delle aspettative di mio padre. Non avrei mai potuto forzarmi a studiare come voleva lui. Ho trovato molto tediose la maggior parte delle lezioni a scuola, il sistema scolastico eccessivamente uniforme e repressivo. Ciò ha portato mio padre a provare uno sgomento persistente e me a provare un disagio persistente (e una certa rabbia inconscia). Quando ho debuttato come romanziere, a trent’anni, mio ​​padre era davvero contento, ma a quel punto il nostro rapporto era diventato distante e freddo.

Murakami ammette la sensazione di aver sconvolto e deluso il padre con il proprio atteggiamento ma, all’epoca, essere incollato alla mia scrivania per finire i compiti e ottenendo voti migliori nei test aveva molto meno fascino del leggere i  libri che mi piacevano, dell’ascoltare la musica che mi piaceva, del fare sport o del giocare a Mah-jongg con gli amici e dell’andare ad appuntamenti con le ragazze.

Illustrando le ultime vicende della vita militare di suo padre, Murakami giunge alla conclusione che a salvargli la vita fosse stato un ufficiale che lo congedò, ritenendolo più utile al servizio del paese con gli studi che come soldato, ma non gli pare una ragione sufficiente e sospetta che altri fattori abbiano influenzato e prodotto tale evento. La realtà fu che suo padre venne congedato otto giorni prima dell’attacco a Pearl Harbor ed ebbe salva la vita, cosa che lo angustiò per il resto dei suoi giorni a causa del pensiero di tanti compagni morti combattendo.

Subito dopo che mio padre fu congedato dal servizio, la Seconda Guerra Mondiale scoppiò nel Pacifico. Nel corso della guerra, la 16ma divisione e la 53ma divisione furono sostanzialmente spazzate via. Se mio padre non fosse stato congedato, se fosse stato mandato con una delle sue precedenti unità, sarebbe quasi certamente morto sul campo di battaglia, e quindi, ovviamente, io ora non sarei vivo.  Potreste definirlo fortunato, ma avere salva la vita mentre gli ex compagni la persero, divenne una fonte di grande dolore e di angoscia. Ora capisco ancora di più perché chiudeva gli occhi e recitava devotamente i sutra ogni mattina della sua vita.

La nascita di Haruki nel gennaio del 1949 indusse il padre ad abbandonare gli studi e a diventare insegnante di giapponese; anche la moglie era un’insegnate, che rinunciò alla professione quando si sposarono.

Secondo mia madre, mio ​​padre in gioventù aveva vissuto una vita piuttosto libera. Le sue esperienze in tempo di guerra allora erano recenti e la frustrazione per il fatto che la vita non fosse andata come voleva a volte rendeva le cose difficili. Beveva molto e ogni tanto picchiava i suoi studenti. Ma quando crebbe, si ammorbidì in modo significativo. Si sentiva depresso e scombussolato a volte, e beveva troppo (qualcosa di cui mia madre si lamentava spesso), ma non ricordo nessuna esperienza sgradevole in casa nostra.

Murakami ricorda con sorpresa e con piacere quanti ex studenti vennero a rendere omaggio a suo padre quando morì e ritiene che anche la madre fosse stata un’ottima insegnante, riconoscendo invece di non essere tagliato per la professione dei genitori. Crescendo, i dissidi tra padre e figlio si fecero più marcati e quando Haruki divenne uno scrittore a tempo pieno, il rapporto si era fatto così complesso che alla fine non si videro più, riprendendo a parlarsi poco prima che l’anziano genitore morisse e sentendo rinsaldarsi un po’ il loro legame.

Anche adesso posso rivivere la perplessità condivisa di quel giorno d’estate quando andammo insieme sulla sua bici fino alla spiaggia di Koroen per abbandonare una gatta a strisce, una gatta che ebbe la meglio su di noi. Rammento il suono delle onde, il profumo del vento che fischiava attraverso i pini svettanti. È l’accumulo di cose insignificanti come questa che mi ha reso la persona che sono.
Ho ancora un ricordo d’infanzia che coinvolge un gatto. Ho incluso questo episodio in uno dei miei romanzi, ma vorrei affrontarlo di nuovo qui, come qualcosa che è realmente accaduto.
Avevamo un gattino bianco. Non rammento come l’avessimo avuto perché allora avevamo sempre gatti che andavano e venivano in casa nostra. Ma ricordo quanto fosse bella la pelliccia di questo gattino, quanto fosse graziosa.
Una sera, mentre sedevo sotto il portico, questo gatto improvvisamente corse difilato verso il pino alto e bellissimo nel nostro giardino. Quasi volesse mostrarmi quanto fosse coraggioso e agile. Non riuscivo a credere quanto agilmente si arrampicasse sul tronco e scomparisse tra rami in alto. Dopo un po’, il gattino iniziò a miagolare pietosamente, come se stesse chiedendo aiuto. Non aveva avuto problemi a salire così in alto, ma sembrava aver paura di scendere di nuovo.
Ero ai piedi dell’albero a guardare in alto, ma non riuscivo a vedere il gatto. Potevo solo sentire il suo flebile pianto. Andai a chiamare mio padre e gli raccontai che cosa fosse successo, sperando che potesse trovare un modo per salvare il gattino. Ma non c’era niente che potesse fare; era troppo in alto perché una scala potesse essere di qualche utilità. Il gattino continuava a miagolare in cerca d’aiuto, mentre il sole iniziava a tramontare. L’oscurità alla fine avvolse il pino.
Non so che cosa sia successo a quel gattino. Il mattino seguente, quando mi alzai, non riuscii più a sentirlo piangere. Mi fermai ai piedi dell’albero e chiamai per nome il gattino, ma non ci fu risposta. Solo silenzio.
Forse il gatto era caduto durante la notte e se n’era andato da qualche parte (ma dove?). O forse, incapace di scendere, si era aggrappato ai rami, sfinito e sempre più debole, fino alla morte. Mi sono seduto lì sotto il portico, guardando l’albero, con questi scenari che mi attraversavano la mente. Pensando a quel gattino bianco, aggrappato con tutte le forze con i suoi piccoli artigli, poi avvizzito e morto.
L’esperienza mi ha insegnato una chiara lezione: scendere è molto più difficile che salire. A grandi linee, si potrebbe dire che i risultati sopraffanno le cause e le vanificano. In alcuni casi, nel procedimento resta ucciso un gatto; in altri casi, un essere umano.

Murakami conclude la sua riflessione affermando: sono il figlio comune di un uomo comune. Il che è abbastanza evidente, lo so. 

E chiude l’articolo con una bellissima immagine.

Per dirla in altro modo, immagina che le gocce di pioggia cadano su un ampio tratto di terra. Ognuno di noi è una goccia di pioggia senza nome tra innumerevoli gocce. Una caduta discreto e individuale, certo, ma completamente sostituibile. Tuttavia, quella goccia di pioggia solitaria ha le sue emozioni, la sua storia, il suo dovere di portare avanti quella storia. Anche se perde la sua integrità individuale e viene assorbito in qualcosa di collettivo. O forse proprio perché è assorbito in un’entità collettiva più grande.
Di tanto in tanto, la mia mente mi riporta a quel pino che incombeva nel giardino della nostra casa a Shukugawa. Al pensiero di quel gattino, ancora aggrappato a un ramo, il corpo che si trasforma in ossa sbiancate. E penso alla morte, e quanto sia difficile arrampicarsi da terra, così lontano sotto di te da far girare la testa. 

Spero di avervi offerto una gradevole lettura, aiutandovi a gettare uno sguardo nella memoria di un grande autore, amatissimo in tutto il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una fiaba per Effie

Una fiaba per Effie

Bel post che arricchisce la mia appassionata ricerca legata ai Pre Raffaelliti e mi permette di proporvi un’interessante fiaba. Buona lettura.

Citazione

Fili d’aquilone n.52

È on line il nuovo numero della rivista, dal titolo Sorelle e fratelli.
Come il solito troverete tante letture interessanti e il mio contribuito è qui.

Buona lettura!

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Fili d’aquilone n. 51

È on line il nuovo numero della rivista che s’intitola Ostacoli.

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Tra i molti testi interessanti di poesia, di prosa e di saggistica, troverete qui come il solito anche il mio contributo dedicato ai più piccoli, dal titolo Come nelle favole, la storia della principessa Rosalinda che trova qualcuno più saggio e più astuto di lei.

Buone letture

Le sorelle Bronte

Titolo: Le sorelle Bronte
Autrice e illustratrice: Manuela Santoni
Editore: Becco Giallo, ottobre 2018
Pagine: 200, bn
Prezzo: euro 17,00
ISBN: 9788833140261

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“In un’epoca vittoriana artificiosa e opaca, nella campagna inglese di metà Ottocento, Charlotte, Emily e Anne – con un padre ormai anziano e un fratello dedito al bere – si ritrovano a far fronte da sole alle sorti economiche della famiglia Brontë. E lo fanno a modo loro: superando con orgoglio e con coraggio le difficoltà e i primi fallimenti, e trasformando il loro talento creativo e la passione per la scrittura in una fonte primaria di sostentamento, per poter vivere finalmente una vita intensa, in piena libertà.”

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Queste parole sono sulla quarta di copertina della graphic novel di Manuela Santoni di cui voglio parlarvi oggi e esprimono molto bene il senso della storia scritta e illustrata dall’autrice.

Appena apriamo il libro, ci troviamo in medias res, con le baruffe tra sorelle perché Charlotte ha osato frugare tra le carte di Emily, con Anne che cerca dolcemente di mediare, le reciproche accuse, prima fra tutte quella di Emily a Charlotte di avere perso la testa dopo il ritorno dal Belgio e la faccenda spinosa del professor Heger, e con il comportamento sempre più irresponsabile e distruttivo di Branwell, che ha perso l’impiego di istitutore a causa della storia clandestina con la moglie del suo datore di lavoro.

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I tratti nervosi e spigolosi del disegno dell’autrice esprimono in modo perfetto la tensione che serpeggia in queste vite costrette nel cupo paese di Haworth nello Yorkshire, battuto dai venti, circondate dalle tombe del cimitero stretto tra la canonica e la chiesa, con la sola libertà che regala loro l’immensa brughiera spazzata dai venti.

Non c’è proprio nulla di romantico in queste pagine, che vibrano dei cuori potenti delle sorelle e della loro storia raccontata in modo scabro, senza nulla concedere alla debolezza proprio come vissero loro.

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È un libro che ritengo gli adolescenti apprezzeranno molto, anche se l’ho apprezzato molto anche io che un ragazzina non sono più, proprio per le dirompenti passioni e per i disegni incisivi che trasportano nelle cupe atmosfere di vite brevi, ma intense, vissute fino all’ultimo battito e all’ultimo respiro.

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Qui il sito dell’autrice.

Buona lettura.

2018 – un anno di libri

Incomincio questo post il 1 gennaio di ogni anno e lo tengo via via aggiornato fino al 31 dicembre, quando lo pubblico per voi tutti con i miei più affettuosi auguri. E ogni volta mi dico che ci vorranno molti libri e molto tempo per riempirlo, e ogni volta, arrivata al 31 dicembre, mi rendo conto di come invece un altro anno sia volato via in fretta, con gioie e dolori, speranze deluse e desideri esauditi, tanti libri che mi hanno accompagnata come fedeli compagni di viaggio giorno per giorno, donandomi sempre qualcosa, arricchendomi e facendomi sorridere, riflettere, sognare, sperare, piangere. Così è stato anche per voi e ve li affido, insieme con i miei auguri, perché accompagnino anche voi nel vostro viaggio quotidiano. Buona vita e buone letture. Addio 2018 e benvenuto 2019!

Gennaio
L’anno del ferro e del fuoco. Cronache di una rivoluzione (Ezio Mauro) 🙂
Perdido Street Station (China Miéville) 🙂 🙂
Scheletri nell’armadio (Gero Mannella) 🙂
Vita di Charles Dickens (John Forster) 🙂
Lo Stradivari perduto (John Meade Falkner) 🙂 🙂
La valle delle fate. Una favola senza tempo. (George Sand) 🙂
Il buon vino del signor Weston (Theodore F. Powys) 🙂 🙂
Agatha Raisin. Natale addio! (M.C. Beaton) 🙂
Lo strano caso di Maria Scartoccio (Renzo Bistolfi) 🙂
Detective in poltrona (Ransom Riggs) 🙂
Il morso della reclusa (Fred Vargas) 🙂 🙂
Febbraio
La leggenda nera di papa Borgia (Lorenzo Pingiotti) 😐
Il bambino nel bosco (Karin Fossum) 🙂
Il primo respiro (Pier Francesco Gasparetto) 🙂
I Preraffaelliti (Timothy Hilton) 🙂
La soluzione sette per cento (Nicholas Meyer) 🙂
L’oro perduto (James Rollins) 😐
Love (Angela Carter) 🙂
Morte di una snob. I casi di Hamish Macbeth (M.C.Beaton) 🙂
Fuga dalla follia (Dennis Lehane) 😐
Storie di fantasmi per il dopocena (Jerome K. Jerome):-)
Spose di guerra (Helen Bryan) 🙂 🙂
Siamo in guerra e nessuno me lo dice (Lia Levi) 🙂
Raffiche d’autunno (Natsume Soseki) 🙂 🙂
Victoria (Daisy Goodwin) 🙂
Marzo
Viaggiare in giallo (AA.VV.) 🙂
Il gatto che leggeva alla rovescia (Lilian Jackson Brown) 🙂
La bocca più di tutto mi piaceva (Nadia Fusini) :-/
Duel e altri racconti (Richard Matheson) 🙂
Ranocchio salva Tokyo (Haruki Murakami) 🙂
Musashi vol.1 (Eiji Yoshikawa) 🙂 🙂
Yeruldelgger. La morte nomade (Ian Manook) 🙂 🙂
Ventose alture (Liliana Cantatore) 😐
Il vecchio delle visioni (Algernon Blackwood) 🙂
Racconti di cinema (Emiliano Morreale e Mariapaola Pierini) :-/
Zorba il greco (Nikos Kazantzakis) 🙂
I Borgia (Alexandre Dumas) 🙂
Lord Kiran di Lennox (Diario vittoriano vol.2) (Laura Costantini) 🙂
Dietro le quinte della storia (Piero Angela e Alessandro Barbero) 🙂
Aprile
Il settimo figlio (Joseph Delaney) 🙂
Palmira. Storia di un tesoro in pericolo (Paul Veyne) 🙂
Note azzurre (Carlo Dossi) 🙂
Magic (Isaac Asimov) 🙂
La montagna incantata (Thomas Mann) :-/
Il peccatore e la penitenza nel Medioevo (Cyrille Vogel) :-/
Storie segrete della storia di Venezia (Francesco Ferracin) 🙂
Musashi vol.2 (Eiji Yoshikawa) 🙂 🙂
I delitti della settimana santa (Santiago Roncagliolo) 🙂
Maggio
L’oscuro mosaico (Ornella Albanese) 🙂
I segreti del Canal Grande (Alberto Toso Fei) 🙂
Finzioni (Jorge Luis Borges) 🙂
La critica letteraria: l’Ottocento (a cura di Emilio Piccolo) 🙂
I misteri delle soffitte (Carolina Invernizio) 🙂
Fuochi d’artificio (Angela Carter) 🙂
La legge e la signora (Wilkie Collins)
La grande storia del tempo. Guida ai misteri del cosmo (Stephen W. Hawking) 🙂
La fata risplendente (Cesare Causa) 🙂
La città segreta (Genevieve Cogman) 🙂
Il coraggio della signora maestra ovvero, storia partigiana di ordinario eroismo (Renzo Bistolfi) 🙂
Il nervo ottico (Maria Gainza) 🙂
Benvenuti nel vicinato (Funeral Point vol.1) (Davide Mana) 🙂
Un mistero in famiglia (Mary Elizabeth Braddon) 🙂
Una città o l’altra. Viaggio in Europa (Bill Bryson) 🙂
I misteri di Praga (Ben Pastor) 🙂 🙂 🙂
Giugno
La camera dello scirocco (Ben Pastor) 🙂 🙂 🙂
Elizabeth Street – Da Scilla a  New York  (Laurie Fabiano) 🙂
I racconti di Malà Strana (Jan Neruda) 🙂
La filosofia in quarantadue favole (Ermanno Bencivenga) 🙂
Lupi mannari americani (Micheal Chabon) 🙂
La stanza delle meraviglie (Brian Selznick) 🙂 🙂
Lettere d’amore di uomini e donne straordinari (AA. VV.) 🙂
Canto per canto: manuale dantesco per tutti (Aldo Onorati) 🙂 🙂
Storia delle terre e dei luoghi leggendari (Umberto Eco) 🙂
Fiabe floreali (Louisa May Alcott) 🙂
One on One (Craig Brown) 🙂
L’ora di tutti (Maria Corti) 🙂 🙂 🙂
Luglio
Summerland (Michael Chabon) 🙂
Amore e sesso nell’antica Roma (Alberto Angela) 🙂
I signori della notte. Storie di vampiri italiani (AA. VV. ) 😐
Rock Therapy. Rimedi in forma di canzone per ogni malanno (Massimo Cotto) 🙂
Ninfee nere (rilettura) (Michel Bussi) 🙂 🙂 🙂
Emily Bronte (Agnes Mary Robinson) 🙂
Il linguaggio d’Italia (Giacomo Devoto) 🙂
Le torri di vetro (Natasha Pulley) 🙂 🙂
Gli strani delitti di Steep House (M.R.C.Kasasian) 🙂 🙂
Agosto
Iro iro (Giorgio Amitrano 🙂 🙂
Storie della buonanotte per bambine ribelli 2 (Francesca Cavallo & Elena Favilli) 🙂
Storia della letteratura italiana (Francesco De Sanctis) 🙂
Le resurrezioni (Federico Platania) 🙂
A bocce ferme (Marco Malvaldi) 🙂
Una vita da libraio (Shaun Bythell) 🙂
Il desiderio e la ricerca del tutto (Frederick William Rolfe) 🙂 🙂
La società letteraria di Guernsey (Mary Ann Shaffer) 🙂
È questo il tempo di sognare. Vita e opere di Emily Bronte (Sara Staffolani) 🙂
Morte di un burlone (M.C.Beaton) 🙂
La ragazza nella nebbia (Donato Carrisi) 🙂
Diario (Edmond e Jules Goncourt) 🙂
Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi (Maurizio De Giovanni) 🙂
Nero Caravaggio (Francesco Morini & Max Morini) :-/
Settembre
Omero nel Baltico. Le origini nordiche dell’Odissea e dell’Iliade (Felice Vinci) 🙂
Tutte le avventure di Arsenio Lupin (Maurice Le Blanc) 🙂
Il mago e la figlia del boia (Oliver Postzsch) 🙂
Cheope l’immortale (Valery Esperian) 🙂
Zappa e spada /AA. VV.) 🙂
I bottoni di Napoleone (Penny Le Couteur & Jay Burreson) 🙂
Ottobre
Vapore, ingranaggi e sogni meccanici. Lo Steampunk e i Nuovi Vittoriani (Elettra Dafne Infante) 🙂
La morte mi è vicina (Colin Dexter) 🙂 🙂
Altro Evo: Romanzo fantasy, avventura sword & sorcery (Mala Spina) 🙂 🙂
La storia di Genji (Shikibu Murasaki) 🙂 🙂
Centinaia di inverni. La vita e le morti di Emily Bronte. (Sara Mazzini) 🙂 🙂
Novembre
Il mugnaio urlante (Arto Paasilinna) 🙂
Il mondo del principe splendente (Ivan Morris) 🙂
Arrowood (Mick Finlay) 😐
I garbati maneggi delle signorine Devoto ovvero un intrigo a Sestri Ponente (Renzo Bistolfi) 🙂
La battuta di caccia (Isabel Colegate) 🙂 🙂
Akhenaton l’eretico (Valery Esperian) 🙂
La notte delle stelle cadenti (Ben Pastor) 🙂 🙂 🙂
All’ombra di Julius (Elizabeth Jane Howard) 🙂
La scimmia bianca (John Galsworthy) 🙂 🙂
Mrs  Palfrey all’hotel Claremont (Elizabeth Taylor) 🙂 🙂
La donna dei fiori di carta (Donato Carrisi) 🙂
L’impeccabile (Keigo  Higashino) 🙂
Il segreto del commendator Storace ovvero, Quando si dice morire sul più bello  (Renzo Bistolfi) 🙂
L’invenzione dei desideri (Sharon Cameron) 🙂
Dicembre
Fate il vostro gioco (Antonio Manzini) 🙂 🙂
La casa della moschea (Kader Abdolah) 🙂 🙂
Orient (Christopher Bollen) 🙂 🙂
Asteria alla corte di Minosse (Davide Mana) 🙂
Il cucchiaio d’argento (John Galsworthy) 🙂 🙂
La fabbrica delle stelle (Gaetano Savatteri) 🙂
Houdini, mago dell’impossibile (Massimo Polidoro) 🙂 🙂
Delitto di una notte buia (Elizabeth Gaskell) 🙂 🙂
Bagliori a san Pietroburgo (Jan Brokken) 🙂
Vincoli. Alle origini di Holt (Kent Haruf) 🙂 🙂 🙂
Eroi dei Due Mondi (Davide Mana) 🙂

20181231

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Buon Natale

20181222

Month after month year after year
My harp has poured a dreary strain –
At length a livelier note shall cheer
And pleasure tune its chords again

What though the stars and fair moonlight
Are quenched in morning dull and grey
They were but tokens of the night
And this my soul is day

Un mese e ancora un mese un anno e un anno ancora
la mia arpa ha cantato un canto tetro –
ora una nota più viva darà gioia
e il piacere tornerà a accordare i suoi suoni

Sì le stelle e la bella luce della luna
si spengono nel grigio mattino
altro non erano che pegni della notte
ma questo è il giorno anima mia*

Buon Natale a tutti

* Emily Bronte, Poesie, Oscar Mondadori, 2002, traduzione di Anna Luisa Zazo

 

 

Le favole di Lang

Stamattina presto ho messo la parola fine al mio lungo lavoro di traduzione delle fiabe e delle favole raccolte da Andrew Lang in ogni parte del mondo, grazie all’aiuto di amici e collaboratori, e pubblicate in Inghilterra in dodici volumi, ognuno contraddistinto da un diverso colore, dal 1889 al 1910.

Ho cominciato nel febbraio 2010 e devo dire che è stato un lavoro stimolante, che mi ha permesso di rileggere favole classiche in versioni leggermente differenti ma soprattutto di scoprirne la maggior parte, completamente nuove, provenienti dalle più lontane parti del mondo.

Un impegno quasi quotidiano, dico quasi perché spesso il lavoro e gli altri casi della vita e, perché no, anche le benedette distrazioni a volte mi tenevano lontana dal computer.

Adesso i dodici libri colorati sono tornati al loro posto nello scaffale della mia libreria, accanto a tutti gli altri libri di fiabe che ho raccolto negli anni.

Mi mancherà questo lavoro di traduzione, adesso farò una lunga pausa e mi dedicherò ad altre attività che mi ero ripromessa di intraprendere ma non avevo mai iniziato proprio per dare una certa continuità a questo impegno.

Ringrazio chi in tutti questi anni ha seguito fedelmente le mie traduzioni e mi ha lasciato un commento.

I libri resteranno lì, nel sito, a disposizione di chiunque abbia voglia di tuffarsi in un mondo incantato pieno di fate e mostri, di maghi e di troll, di animali parlanti e di eroi, di principesse e di straccioni. Un mondo dal quale la parte bambina di ciascuno di noi non vuole mai separarsi.

Buone letture e ancora grazie!

 

Fili d’aquilone n. 50

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È on line il nuovo numero della rivista che s’intitola Aurora.

Tra i molti testi interessanti troverete anche il mio piccolo contributo dedicato ai più piccoli, la storia di una principessa che vuole fare a modo proprio, dal titolo Il destino è quel che è.

Buone letture

Il vero amore dei dodici sofà

Titolo originale: The twelve days of Christmas
Titolo italiano: Il vero amore dei dodici sofà
Opere selezionate: William Morris
Versione poetica: Bruno Tognolini
Illustrazioni: Liz Catchpole
Editore: Salani, novembre 2018
Pagine: 64
Prezzo: euro 24,50
Età di lettura: per tutti

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I miei venticinque lettori conoscono le mie passioni, quindi non si stupiranno di trovare qui questo magnifico libro il cui arrivo aspettavo con trepidazione.
Si tratta del riuscito connubio tra l’arte di William Morris, la tradizione popolare di una filastrocca inglese, la bravura poetica di Bruno Tognolini e le illustrazioni di Liz Catchpole.

La filastrocca The twelve days of Christmas è molto celebre in Inghilterra e qui la potete ascoltare in versione originale mentre sotto ve ne propongo il testo scritto:

On the first day of Christmas, my true love gave to me
A partridge in a pear tree

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On the second day of Christmas, my true love gave to me
Two turtle doves and a partridge in a pear tree

On the third day of Christmas, my true love gave to me three French hens
Two turtle doves and a partridge in a pear tree

On the fourth day of Christmas, my true love gave to me
Four calling birds, three French hens, two turtle doves
And a partridge in a pear tree

On the fifth day of Christmas, my true love gave to me
Five golden rings, four calling birds, three French hens
Two turtle doves and a partridge in a pear tree

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On the sixth day of Christmas, my true love gave to me
Six geese a-layin’, five golden rings, four calling birds
Three French hens, two turtle doves and a partridge in a pear tree

On the seventh day of Christmas, my true love gave to me
Seven swans a-swimmin’, six geese a-layin’, five golden rings
Four calling birds, three French hens, two turtle doves
And a partridge in a pear tree

On the eighth day of Christmas, my true love gave to me
Eight maids a-milkin’, seven swans a-swimmin’
Six geese a-layin’, five golden rings, four calling birds, three French hens
Two turtle doves and a partridge in a pear tree

On the ninth day of Christmas, my true love gave to me
Nine lords a-leapin’, eight maids a-milkin’, seven swans a-swimmin’
Six geese a-layin’, five golden rings, four calling birds, three French hens
Two turtle doves and a partridge in a pear tree

On the tenth day of Christmas, my true love gave to me
Ten ladies dancin’, nine lords a-leapin’, eight maids a-milkin’
Seven swans a-swimmin’, six geese a-layin’, five golden rings
Four calling birds, three French hens
Two turtle doves and a partridge in a pear tree

On the eleventh day of Christmas, my true love gave to me
Eleven pipers pipin’, ten ladies dancin’, nine lords a-leapin’
Eight maids a-milkin’, seven swans a-swimmin’
Six geese a-layin’, five golden rings, four calling birds, three French hens
Two turtle doves and a partridge in a pear tree

On the twelfth day of Christmas, my true love gave to me
Twelve drummers drummin’, eleven pipers pipin’, ten ladies dancin’
Nine lords a-leapin’, eight maids milkin’, seven swans a-swimmin’
Six geese a-layin’ five golden rings, four calling birds, three French hens
Two turtle doves and a partridge in a pear tree.

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Presso il Victoria & Albert Museum di Londra è conservata una ricca collezione di opere di William Morris, che fu il pioniere del movimento Arts and Craft il cui intento, per altro riuscito, fu riformare le arti applicate. Liz Catchpole, illustratrice per bambini e Art Director della Penguin, ha selezionato alcuni motivi di Morris e da essi si è fatta ispirare per creare disegni che li accompagnassero, così che le immagini insieme, quelle di Morris e le sue, hanno ispirato e sostenuto il delizioso tessuto della versione poetica e un po’ nonsense che Bruno Tognolini ha fatto della canzone.

Le opere di Morris scelte per illustrare i dodici giorni della canzone sono le seguenti:
Primo giorno: St. James, (tappezzeria, 1881)
Secondo giorno: Colomba e Rosa (tessuto d’arredo, 1879)
Terzo giorno: Uccello (Tessuto d’arredo, 1877)
Quarto giorno: Ladro di fragole (tessuto d’arredo, 1883)
Quinto giorno: Girasole (Tappezzeria, 1879)
Sesto giorno: Frutta (tappezzeria, 1866)
Settimo giorno: Delphinium (tappezzeria, 1874)
Ottavo giorno: Ghianda (tappezzeria, 1879)
Nono giorno: Cray (tessuto d’arredo, 1884)
Decimo giorno: Fiori d’autunno (tappezzeria, 1888)
Undicesimo giorno: Centonchio (tappezzeria, 1876)
Dodicesimo giorno: Fritillaria (tessuto d’arredo, 1876)

Qui potete leggere direttamente dalle parole di Bruno Tognolini la nascita, la storia e il significato di quest’opera che è una vera festa per gli occhi e per il cuore, ma vi riporto un brano tratto dalla pagina che mi ha particolarmente colpita.
Il primo sogno che ha preso corpo è stato scartato: o meglio l’editore, per i motivi che presto dirò, mi ha chiesto di riprovare. Era il sogno della noia di un bambino in visita alla nonna, agli zii, a qualche altro anziano parente o amico di famiglia. Quelle ore – fossero pure decine di minuti, che ore parevano – passate in quei salotti, seduti su divani foderati da tessuti damascati, con quelle forme di foglie strane intrecciate e rami e serti, e se si era fortunati anche di uccelli, in cui gli occhi e le mani della noia si posavano e perdevano.

Ecco, io in quella noia di bambino mi sono ritrovata e mi son detta che se avessi avuto in mano un libro così, le ore sarebbe state minuti. (Però non dubitate che trovavo ugualmente di che distrarmi sui divani damascati, saccheggiando gli scaffali della libreria di turno, senza un briciolo di vergogna, resa ardita dalla voglia di fuggire).

Voci precedenti più vecchie

The Victorianist: BAVS Postgraduates

British Association for Victorian Studies Postgraduate Pages, hosted by Danielle Dove (University of Surrey) and Heather Hind (University of Exeter)

Mammaoca

Fiabe integrali e poco altro. Si fa tutto per i bambini

La Fattoria dei Libri

di Flavio Troisi, scrittore e ghostwriter

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Il cavaliere della rosa

Un blog orgogliosamente di nicchia: opera, ricordi e piccole manie di un improvvisato collezionista

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Romanticism and Victorianism on the Net

Open access Journal devoted to British Nineteenth-Century Literature since 1996

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