Puskin’s Fairy Tales

 

imagewrap.img Durante il breve soggiorno sanpietroburghese mi sono imbattuta in questo piccolo libro, del quale purtroppo non ho trovato la traduzione italiana, con una raccolta di sei fiabe del massimo poeta russo, Aleksandr Puskin.
Vi espongo brevemente le trame, in parte note anche a noi europei, ma ci tengo a proporvi anche una parte, minima invero, delle splendide e ricche illustrazioni che adornano le storie.
Sulle illustrazioni tornerò a soffermarmi più tardi.

Ruslan e Ludmila

È un poema epico che Puskin iniziò nel 1817 e terminò quattro anni dopo, ma che fu dato alle stampe  nel 1822 perché l’autore era stato esiliato a causa delle proprie idee liberali. Si rifà alla bylina, l’antica canzone epica russa, ma in buona sostanza vi si trova forte l’impronta ariostesca. Si narrano le tragicomiche vicissitudini del valoroso principe Ruslan al quale un orrido mago gobbo sottrae l’amata Ludmila il giorno delle nozze.
Da quest’opera è stato tratto il libretto per l’omonimo melodramma fantastico in cinque atti di Michail Glinka, le cui musiche sono raffinate e fantastiche, ben sorrette in ciò dalla trama e dall’ambientazione.

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Fiaba dello zar Saltan

Lo zar Saltan sposa la bella e buona Militrissa, ma le due invidiose sorelle e la perfida parente Barbaricha gli fanno credere che abbia generato un figlio mostruoso. Lo zar, lontano per una guerra, cade nel perfido tranello e fa condannare a morte la zarina e suo figlio Guidon, ma i due si salvano e dopo varie vicissitudini riabbracceranno lo zar, pentito del proprio gesto.
Nicolaj Andreevic Rimskij-Korsakov musicò la storia su libretto di Vladimir Ivanovic Bel’skij nel 1831, il medesimo anno della pubblicazione della fiaba di Puskin, con il lungo titolo Fiaba dello Zar Saltan, del suo glorioso e potente figlio l’eroe Principe Guidòn Saltanovic e della bellissima Principessa Cigno.

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Il gallo d’oro

In questa fiaba del 1834 lo zar Dodon riceve in dono da un mago un magico galletto d’oro che lo avvisa ogni volta in cui un nemico minaccia il suo regno, e in cambio gli promette di esaudire qualunque suo desiderio. ma quando giunge il momento di pagare, lo zar cerca di rifiutarsi e paga caro il suo diniego.
Anche da questa fiaba Vladimir Ivanovic Bel’skij trasse il libretto per un’opera fantastica in un prologo, tre atti e un epilogo, musicata nel 1906 sempre da Rimskij-Korsakov . Il musicista morì senza vederla rappresentata, a causa di un attacco di angina pectoris dovuto al clima di tensione che si era creato intorno ad essa in quanto la fiaba di Puskin era una forte critica all’indolenza degli zar e anche nei primi anni del ‘900 manteneva intatta la sua carica satirica.

pag086pag093La fiaba del pope e del suo servo Balda

Qui uno sciocco e avaro pope prende come servo l’energico Balda, tanto furbo da farla in barba anche al diavolo.

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La fiaba della principessa morta e dei sette eroi

Fu scritta nel 1833 e suppongo sia la rivisitazione russa della fiaba europea di Biancaneve, visto che Perrault ne scrisse una versione nel 1696 e i fratelli Grimm seguirono nel 1814. Una perfida zarina allontana la bella principessa per gelosia, sette baldi cavalieri  la ospitano, c’è una mela avvelenata per togliere di mezzo la principessa e il lieto fine è assicurato dal salvataggio finale da parte del promesso sposo.

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La fiaba del pescatore e del pesciolino d’oro

Molto nota anche in Italia, narra di come un pesciolino d’oro, al quale un vecchio pescatore salva la vita, esaudisca l’uno dopo l’altro i desideri  sempre più esigenti della sua bisbetica moglie, fino a perdere la pazienza e a punirla come merita.

pag123pag125Come vi dicevo all’inizio, le illustrazioni sono una parte importantissima nel fascino di questo piccolo libro.
Appartengono alla scuola di Palekh.
Palekh è un piccolo villaggio nel quale convivono l’antico e il moderno e i cui colori continuano ad essere fonte di ispirazione per gli artisti della famosa scuola.
La fama dei pittori di Palekh era dovuta in massima parte alle icone, ma con l’avvento del regime sovietico la produzione di queste opere sacre si bloccò e gli artisti trovarono il loro naturale sbocco nella produzione di minuscole scatole, pannelli e gioielli, incontrando immediatamente un grande successo e un immenso gradimento da parte del pubblico.
Fanno uso solo di colori a tempera con il tuorlo d’uovo come base e le caratteristiche che distinguono la pittura di Palekh sono i colori brillanti, l’espressività delle figure sinuose e slanciate, impreziosite da ombreggiature di filigrana o cerchiature d’oro, la presenza di più composizioni sui vari lati della scatola per sviluppare più efficacemente il soggetto.
Come molti altri artisti delle scuole russe, i pittori di Palekh hanno tratto grande ispirazione dai lavori degli autori russi (Pushkin, Lermontov, Nekrassov, Gorky, Mayakovsky e Bazhov), dalle canzoni popolari, dalle bylina, dalle opere liriche e dai balletti.

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