Ordinare di leggere

Il nocciolo di questo sistema è già presente in altri ai quali ho accennato in precedenza. Esso è però tanto importante che merita una trattazione a parte. È indubbiamente il più efficace, se si vuole che i ragazzi imparino a odiare i libri. Sicuro al cento per cento. Facilissimo da applicare.
Si prende un ragazzo, si prende un libro, li si mettono entrambi a tavolino e si proibisce che il terzetto si divida prima d’una certa ora. A maggiore garanzia che l’operazione riesca, s’annunzia al ragazzo che al termine del tempo prescritto dovrà riassumere a voce le pagine lette.
Le applicazioni scolastiche sono ancora più semplici. Non c’è che da dire "Leggete da qui fin qui" e l’ordine sarà senz’altro eseguito, anche con la complicità dei genitori.
Sia dall’uno che dall’altro esperimento il ragazzo ricaverà per suo conto una lezione che non dimenticherà: e cioè, che leggere è una di quelle cose che bisogna fare perché i grandi la comandano, uno di quei mali inevitabili, collegati con l’esercizio dell’autorità da parte degli adulti. Ma appena saremo grandi anche noi, appena saremo adulti a nostra volta, appena saremo liberi…
A giudicare a posteriori, cioè dal numero degli adulti legalmente alfabetizzati che, una volta usciti dalla minore età, non leggono più un rigo, questo dev’essere, di tutti i sistemi, il più diffuso.
Da qualche centinaio d’anni i pedagogisti vanno ripetendo che come non si può ordinare a un albero di fiorire, se non è la sua stagione, se non sono state create le condizioni adatte, così non si può ottenere alcunché dai bambini per la strada larga dell’obbligo, ma bisogna per forza cercare strade meno agevoli, sentieri meno comodi. Ma i pedagogisti predicano, e il mondo va per la sua strada. Il disprezzo per la teoria è antico quanto il proverbio secondo il quale "val più la pratica della grammatica".
Parole come "disciplina", "severità" (che è la caricatura della fermezza) e simili, hanno corso tuttora come moneta buona, nonostante la progressiva svalutazione. La scienza del "creare le condizioni" perché la pianta umana voglia ciò che deve, e accetti, anzi desideri, l’innesto della cultura, e abbia bisogno del meglio, e dia insomma tutti i fiori e i frutti che può dare, è -nella pratica- ancora ai primi passi.
Una tecnica si può imparare a scapaccioni: così la tecnica della lettura. Ma l’amore per la lettura non è una tecnica, è qualcosa di assai più interiore e legato alla vita, e a scapaccioni (veri o metaforici) non s’impara.

(Gianni Rodari, Libri d’oggi per ragazzi d’oggi, 1967)

La lettura dell’ultimo dei nove punti proposti da Gianni Rodari, mi suscita una riflessione e una domanda. Andiamo con ordine. La riflessione.
Torniamo con la mente all’infanzia dei nostri figli e nipoti, all’incanto di tante ore trascorse con loro a raccontare fiabe o a leggere ad alta voce un libro. Erano momenti magici, nei quali spingevamo la loro fantasia attraverso le verdi praterie del Far West, lungo le rotte dei galeoni dei pirati, nei boschi incantati popolati da fate e folletti, negli immensi spazi siderali. E la loro fantasia non era mai sazia, le loro testoline ci chiedevano sempre nuove avventure, i loro cuoricini reclamavano la suspense del racconto pauroso che li avrebbe riportati inevitabilmente alla rassicurante realtà della nostra presenza. Che bello!
La domanda. Che cosa è successo dopo?
Inspiegabilmente e improvvisamente, raggiunte l’età della ragione e il possesso degli strumenti tecnici per dedicarsi autonomamente alla lettura, la passione cade. La prateria diventa un luogo arido, la vela maestra del galeone si affloscia per mancanza di vento, il bosco appassisce e intristisce, lo spazio sembra così buio e vuoto.
Come è avvenuto l’impercettibile passaggio dall’amore all’apatia? Forse troppe distrazioni o troppi impegni, allora bisogna por subito rimedio e qui compare sulla scena l’odioso imperativo.
LEGGI!
E’ una parola. Come dice Daniel Pennac "Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare… il verbo sognare. Naturalmente si può sempre provare. Dai, foza: Amami! Sogna! Leggi! Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere! Sali in camera tua e leggi! Risultato? Niente. Si è addormentato sul libro." (Come un romanzo, Feltrinelli, 1992)
Allora facciamoci furbi, riprendiamo in mano i libri, creiamo le occasioni per leggere ad alta voce, avviluppiamoli nel fascino di una trama, irretiamoli con la presentazioni di affascinanti personaggi, gettiamo con noncuranza i semi per una nuova fioritura d’interesse e vedremo figli e nipoti tornare con fare guardingo verso la biblioteca scolastica o di casa, verso la libreria del quartiere. Ma attenzione a non menar vanto, sforziamoci di essere discreti, offriamo appoggio e ascolto senza cedere alla tentazione del trionfalismo, della soddisfazione per l’esperimento riuscito.
Perché l’esperimento funziona, ve lo garantisco, anche con gli adulti. Provate a ripensare al successo che ebbe diversi anni fa la trasmissione "Pickwick", condotta da Alessandro Baricco e Giovanna Zucconi, o ai numerosissimi gruppi di lettura che si sono costituiti in varie città. Io ne conosco uno di Roma, che si definisce "un pericoloso gruppo di provocatori letterari" e ha capito una cosa importante:
Sarà anche vero che molta gente non legge,. Ma di sicuro c’è dell’altra gente che se continua a fare bene le solite cose, utili per carità, il lavoro e tutto il resto, è anche perché sa che poi a un certo punto si può tuffare nei libri, sa che lì dentro, nei libri, ci trova stanze parecchio più grandi di quelle solite dove tocca stare, e finestre parecchio più panoramiche. Se uno si affaccia, dopo gli viene voglia di raccontare quello che ha visto. E coi libri è facile…basta leggerli ad alta voce…

Non offrire una scelta sufficiente

Noi non leggiamo il primo libro che ci capita per le mani. Ci piace scegliere. Raramente, invece, al bambino è offerta una scelta sufficiente. Gli regaliamo un libro di favole, lo mette da parte: ne concludiamo che non gli piacciono le favole, mentre può darsi che in quel periodo abbia semplicemente altri interessi. Ecco perché la bibliotechina personale o collettiva è indispensabile. Venti libri sono meglio di uno, e cento meglio di venti, perché possono suscitare curiosità diverse, appagare o stimolare interessi diversi, rispondere ai mutamenti d’umore, alle svolte della personalità, della formazione culturale, dell’informazione.
S’intende che dietro una una bibliotechina ci dev’essere un delicato lavoro d’aggiornamento, una riflessione attenta, una sensibilità vigile. Non si ottiene niente per niente, né dalla natura né dai bambini. Ma qui entrerei, senza volerlo, nella serie delle indicazioni dette “positive”, mentre mi sono assunto il compito di elencare alcuni metodi negativi (nella speranza, certo, che l’elencazione stessa suggerisca qualche antidoto).
(Gianni Rodari, Libri d’oggi per ragazzi d’oggi, 1967)
bibliotecaRispetto agli anni in cui Gianni Rodari parlava di questo argomento, la situazione della letteratura infantile e per ragazzi è molto cambiata. Nelle librerie hanno ampio spazio i settori dedicati ai giovani lettori, resi più accattivanti dalla presenza di seggioline e di tavolini a misura di bambino, di poltroncine che invogliano alla sosta; sono nate biblioteche esclusivamente per i giovani lettori e nelle classiche biblioteche pubbliche ci sono intere sezioni dedicate ai ragazzi. Persino nei supermercati è facile trovare una discreta scelta di libri per i più giovani. A volte tanta abbondanza di materiale può generare confusione; se il giovane lettore non ha in mente un titolo o un autore ben precisi, si farà trascinare dalla moda del momento e magari acquisterà il libro più reclamizzato, perché legato ad un film o a un cartone animato che segue abitualmente in tivù, o quello che stanno leggendo le amiche del cuore o i compagni del gruppo. Generalmente i più piccini sono attratti dai libri pop up o da quelli che riproducono suoni e rumori, o che sono morbidi al tatto; i più grandicelli si orientano anche verso testi che possano essere utili a scuola, ma in ogni caso sarà fondamentale affiancarli nella scelta, non per pilotarla, ma per collaborare. Sarà capitato a tutti noi di regalare un libro a un bambino o a un ragazzo, in occasione di un compleanno o di una qualsiasi altra ricorrenza, e forse, nella maggior parte dei casi, li abbiamo visti osservare l’oggetto con malcelato fastidio e riporlo frettolosamente per dedicarsi a regali in quel momento ritenuti più interessanti, ritenendo così che il genere da noi scelto non fosse di suo gradimento. Invece, come ha scritto Rodari, forse in quel momento i suoi interessi avevano altri orizzonti.  

Regalare un libro è un atto di grande intimità, presuppone una buona conoscenza della persona che lo riceverà, dei suoi gusti e delle sue aspettative. Ciò vale per gli adulti e, con maggior ragione, per i bambini. Concediamoci il piacere di portare in libreria un bambino o un ragazzo e esaminiamo insieme le varie possibilità che gli scaffali offrono; scopriremo nuovi lati del loro carattere, avremo un interessante scambio di opinioni e, con un po’ di abilità e di lungimiranza, riusciremo anche a orientarli verso qualche buona lettura, magari poco conosciuta. Oppure saremo noi a stupirci e a fare nuove scoperte.
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Rifiutarsi di leggere al bambino

La voce della madre, del padre (del maestro) ha una funzione insostituibile. Tutti obbediamo a questa legge, senza saperlo quando raccontiamo una favola al bambino che ancora non sa leggere, creando, per mezzo della favola, quel “lessico famigliare” (con la “g” come vuole Natalia Ginzburg) nel quale l’intimità, la confidenza, la comunione tra padri e figli s’esprimono in modo unico e irripetibile. Ma quanti hanno la pazienza di leggere una favola ai figlioli, magari anche quando sanno già leggere da soli, o saprebbero ma sono pigri per farlo, o lo fanno abitualmente, ma pure hanno bisogno, di quando in quando, di non essere soli con la favola?
La favola scritta è già il mondo; non è più “lessico famigliare”, è contatto con una realtà più vasta, conosciuta attraverso la fantasia, che nei bambini è come un terzo occhio.
Si tratti delle novelle di Andersen o della vita degli insetti, di Pinocchio o di Verne, e magari – eccezionalmente – di Paperino e Paperon dei Paperoni, quel che conta nella lettura comune non muta la sostanza: è la promozione del libro da mero oggetto di carta stampata a “medium affettuoso”, a momento della vita.
Ci vuol pazienza, per questo. Ci vuole anche abilità: bisogna saper leggere con espressione, o sforzarsi di farlo; bisogna anche saper tradurre, perché non sempre il vocabolario scritto corrisponde a quello d’una perfetta lettura e non sempre gli scrittori scrivono chiaro, o pensano al lettore prima d’adoperare un termine inconsueto, una parola aulica, un vezzo letterario fine a se stesso.
Il bambino deve essere incoraggiato sempre a fare da solo, ma c’è un limite oltre il quale non si può costringerlo, c’è il momento in cui ha bisogno di essere preso per mano, accompagnato con amore. Mai ostacolare, mai forzare.

Gianni Rodari – Libri d’oggi per ragazzi d’oggi (1967)

Leggere ai bambini_2In poche righe Rodari ha detto un mondo di cose. Ci ha ricordato la funzione, fondamentale nello sviluppo infantile, del rapporto particolare che si instaura tra chi legge e chi ascolta, sin dalla più tenera età. Già a pochi mesi il bambino è attratto dalla voce, generalmente materna, che gli si rivolge, e con il passare del tempo sviluppa un’attenzione particolare e vivace nei confronti di questo suono che lo accompagna durante la giornata e spesso nel corso della notte.
Raccontare, prima, e leggere, poi, le favole ai bambini è una delle esperienze più interessanti che un adulto possa fare. Innanzitutto la narrazione o la lettura avvengono in un momento ben preciso di intimità, che può essere una pausa pomeridiana o il fatidico momento della buona notte, quello in cui generalmente i bambini manifestano le più disparate esigenze nel tentativo di guadagnare tempo e rimandare il momento della separazione, oppure un qualunque altro momento della giornata in cui si riesca a ritagliare un angolo di quiete per offrire al bambino un passaggio verso il mondo della vita e della realtà tramite l’immensa forza della fantasia. Questo ci rammenta Rodari, la nostra funzione di “traghettatori” dal porto sicuro dell’infanzia attraverso le pericolose acque dell’età in evoluzione. E ci rammenta anche quanto siano importanti il tono e la cadenza, che danno al bambino la possibilità di interpretare correttamente ciò che la diretta lettura potrebbe far apparire diverso. Tutti abbiamo provato a raccontare una favola ad un bambino e molto spesso ci siamo sentiti correggere per un tono, per una sfumatura, per una parola diversi dalla volta precedente e che il nostro piccolo ascoltatore aveva invece assimilati e fatti propri, rendendoli sicure chiavi di lettura. Questo perché il bambino sente profondamente e comprende  la differenza tra il tono inevitabilmente pratico e sbrigativo delle conversazioni quotidiane e quello più pacato e intimo dei momenti di lettura nei quali si crea e si sviluppa quell’intimità che aiuta a crescere.  L’adulto è uno strumento di interpretazione e di verifica e non dovrebbe mai dimenticare questo importante ruolo, incoraggiando sì il bambino all’indipendenza intellettuale, ma offrendogli un sicuro appiglio nel momento in cui la sua capacità di lettura vacilla di fronte alla realtà, anche se egli possiede tutti i mezzi tecnici per affrontarla. Spesso tacciamo di pigrizia e di svogliatezza i giovani lettori, quando invece hanno bisogno di verifiche e di conferme che solo noi, nei nostri ben precisi ruoli, di genitori, di nonni, di fratelli maggiori, di insegnanti, possiamo offrire loro. E non dimentichiamo l’importanza del contatto fisico, grazie alla lettura che avviene rincantucciati nel divano sotto una calda coperta o accoccolati nel letto, circondati dalla luce della lampada da comodino che proietta intorno una sorta di cerchio magico all’interno del quale tutto è possibile. Se abbiamo avuto modo di sperimentare noi stessi l’intimità e il calore di una lettura adulta nel buio della sera, tanto più saremo portati a ripetere l’esperienza con i piccoli di casa, ma per fortuna molto spesso ciò si verifica intuitivamente da parte di adulti che non possiedono questo ricordi e tuttavia sentono l’importanza di farsi tramite e condurre per mano il bambino sui persorsi della fantasia, verso una realtà pur sempre concreta e spesso traumatica, ma resa meno dura da una presenza costante e rassicurante.
Leggere ai bambini

Trasformare il libro in uno strumento di tortura

Questo sistema, a dispetto del rinnovamento didattico e delle belle parole, trova intensa applicazione nelle scuole di ogni ordine e grado. Gli esperti cominciano a servirsene fin dalla prima elementare, assegnando ai bambini per compito di copiare pagine su pagine del loro primo libro di lettura. In seconda al lavoro di copiatura (che per il bambino non ha il minimo senso, e non una briciola d’interesse) si può aggiungere il lavoro di divisione in sillabe. Sai che divertimento. Col tempo, arriva l’analisi grammaticale, poi fa il suo trionfale ingresso l’analisi logica. Prendete un bel raccontino di Tolstoj, condannate uno scolaretto ad analizzare nomi e pronomi, verbi e avverbi, e vi do per certo che, vita natural durante, egli assocerà il nome di Tolstoj a una viscerale sensazione di fastidio che lo terrà lontano da Anna Karenina come la peste e gli farò schivare Guerra e pace come schiverebbe un nugolo di tafani.
La trasformazione del libro in uno strumento di fatica prosegue e s’intensifica attraverso le varie fasi del riassumere, del mandare a memoria, del descrivere le illustrazioni, eccetera. Tutti questi esercizi moltiplicano le difficoltà della lettura, anziché agevolarle, fanno del libro un pretesto togliendogli ogni capacità di divertire, se originariamente ne possedeva, di commuovere, se ne era capace, d’interessare se era concepito per interessare.
La lettura non è più un fine da perseguire lodevolmente, ma un mezzo per attività più serie, o presunte tali. Ciò corrisponde perfettamente alla concezione del bambino come mezzo: sia il fine il voto, la pagella, l’addestramento alla pazienza, la preparazione alla vita. chissà quale preparazione, a quale vita: presumibilmente a quella concepita come una sofferenza, per la quale bisogna essere allenati. Il libro che entra nella scuola sotto lo schema del rendimento scolastico produce riflessi meramente scolastici: non diventa la cosa bella e buona, di cui si ha bisogno, ma la cosa che serve al maestro per esprimere un giudizio. La scuola come tribunale, anziché come vita.
Così è elusa la difficoltà principale, cioè quella di far nascere il bisogno della lettura, ch’è un bisogno culturale, non un istinto, come mangiare bere e dormire, non una cosa della natura.

Gianni Rodari – Libri d’oggi per ragazzi d’oggi (1967)


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Quella che Rodari descrive è effettivamente l’esperienza personale di un gran numero di scolari delle scuole elementari e medie inferiori, per fortuna andata migliorando nel tempo per qualità.
Per carità, lo studio e la successiva applicazione dell’analisi grammaticale e logica sono una sacrosanta necessità, ma perché farlo uccidendo il fascino e l’immediatezza di un testo narrativo? Nei testi scolastici sono sempre esistiti dignitosi brani da analizzare e l’uso di un testo narrativo dovrebbe costituire l’eccezione, non la regola. Nel senso che è interessante studiare la struttura di un racconto o di un brano di romanzo, ma per il fascino che esercita la possibilità di entrare così nel meccanismo di scrittura dell’autore, non certo ai fini puramente utilitaristici di ottenere  almeno la sufficienza in italiano.
In questo modo sì che, come scriveva Rodari, anche il testo più bello si rivela un arido ginepraio di regole teoriche da riconoscere e applicare in pratica e lo sforzo costringe il giovane lettore a sorvolare sull’armonia delle frasi che sta leggendo.
Ovviamente molti romanzi e racconti sono utilizzati come testi scolastici e quindi sono dotati inevitabilmente di un apparato didattico che lo studente deve utilizzare per dimostrare di aver compreso e assimilato ciò che ha letto.Libri-3
Anche in ciò la didattica ha fatto progressi.  Le schede sono più interessanti e articolate, sfruttano tutte le possibilità offerte dal testo per sconfinare anche in altri campi del sapere, favorendo incursioni nella storia, nell’arte, nella scienza, secondo la trama e l’argomento, incursioni che consentono di attuare relazioni interdisciplinari molto più stimolanti della fredda richiesta di una breve esposizione che metta in evidenza il pensiero dell’autore o la comprensione del testo da parte del lettore. Le schede didattiche possono costituire parte integrante del libro, di solito inserite alla fine di ogni capitolo, o un supporto a sé, abbinato al libro.
Per concludere vorrei dissentire, almeno in parte, sull’ultima affermazione di Rodari sulla lettura intesa come bisogno culturale che va fatto nascere e non può essere considerato un istinto, una cosa della natura. Io non sono pienamente convinta di ciò, al contrario ritengo che  un gran numero di  lettori, o più o meno forti, abbia sviluppato in sé e da sé questo bisogno di leggere, spesso in un ambiente scarso di stimoli e di Libri-2sollecitazioni, nel quale il libro costituiva l’eccezione e non la regola. Mi è capitato spesso di parlare con persone che si sono descritte come amanti dei libri e della lettura per istinto, istinto poi affinato nel tempo e con i mezzi più idonei, ma in ogni caso bisogno primario non generato da favorevoli condizioni ambientali e sociali. Io stessa ho cercato molte volte di capire per quale meccanismo interno fossi irresistibilmente attratta dalle vetrine delle librerie quando le mie compagne di scuola s’incantava di fronte a quelle dei negozi di giocattoli. Ho rinunciato da tempo, non trovo una spiegazione, così come non la trovo al fatto che molti ragazzi non si possano definire “lettori” pur essendo cresciuti in mezzo ai libri, avendoli avuti sempre a disposizione per qualunque necessità o curiosità. Che sia una specie di assuefazione? Dicono che chi viva nelle città d’arte finisca con il diventare indifferente alle bellezze che lo circondano; si può forse dire la medesima cosa di chi cresca all’ombra di una biblioteca domestica ben fornita?

Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura

Questo non è propriamente un sistema: è un atteggiamento generale, che però ha l’importanza e l’efficacia di un sistema. Dare la colpa ai bambini oltre che facile, è comodissimo, perché serve a coprire le colpe proprie.
Riconosciamo (rovesciando in parte un ragionamento precedente) che i bambini non leggono abbastanza, che le tirature potrebbero essere maggiori, che il «boom» del libro per ragazzi è ancora di là da venire. Se cerchiamo dei «perché» un po’ meno comodi dell’accusa prepotente che si rivolge ai bambini, troviamo colpe di genitori: vi sono troppe case in cui non entra mai un libro, vi sono migliaia di laureati senza biblioteca, ci sono tanti padri che non leggono nemmeno il giornale, e poi si meravigliano se i figli fanno come loro. Vi sono colpe pubbliche: della scuola e dello Stato; e vi sono colpe della nostra alta cultura, sempre troppo aristocratica per porsi dei compiti pedagogici. Leggiamo sui giornali brillanti articoli di brillanti e colti personaggi che deridono il pubblico che compra a dispense la Divina Commedia o una delle tante enciclopedie a puntate. Forse rimpiangono il tempo in cui a puntate si compravano solo i romanzi di Carolina Invernizio. In America, in Inghilterra, in Russia i professori universitari non disdegnano di scrivere opere di divulgazione scientifica rivolte ai ragazzi: da noi i «divulgatori» di qualità si contano ancora su mezza mano.
Più in generale, non c’è presa di coscienza collettiva della società adulta nei confronti della società infantile. Nel campo dell’editoria per ragazzi il criterio commerciale prevale tuttora sul criterio pedagogico: non esiste quasi un collegamento tra le punte avanzate della pedagogia e gli editori, per i quali «educativo» è generalmente sinonimo di «noioso».
Accusato come il solo responsabile d’una situazione complessa, e ancor più complicata dalla crisi degli ideali educativi fino a ieri pacificamente accettati, il bambino reagisce come può: scappando in cortile a giocare, o nascondendo sotto il cuscino il caro albo a fumetti.

“Libri d’oggi per ragazzi d’oggi” Gianni Rodari

Questo atteggiamento generale ha un riscontro ancora oggi, a quarant’anni di distanza dalla composizione di queste righe. Ma non è la prima volta in cui sottolineo la grande attualità del pensiero di Rodari e la modernità delle sue intuizioni.

Oggi il “boom” dei libri per ragazzi almeno in parte è avvenuto, ma non si sottrae alla critica di prevalenza del criterio commerciale mossa dallo scrittore già negli anni Sessanta.

In qualunque libreria per ragazzi, o nella sezione a loro dedicata nelle librerie degli adulti, lo spazio dedicato alle opere di divulgazione storica o scientifica è tuttora molto limitato, e non credo solo per ragioni di spazio o, al contrario, per scarso interesse da parte dei giovani lettori.

L’ironico accenno alla Divina Commedia a dispense mi fa rammentare che in quegli anni io collezionavo con accanimento, pensate un po’, le figurine dei Promessi Sposi. Chi può dire che un tale esercizio, condiviso con chissà quanti altri coetanei, non abbia alimentato l’amore per la lettura?

Sempre negli anni dei quali Rodari parla erano assai diffuse due enciclopedie acquistabili a rate, un Enciclopedia Conoscere volume il mese, e conobbero un gran successo. Si trattava di Conoscere e Capire e si differenziavano per la diversa impostazione: la prima dedicata ai più piccoli, volumi rilegati in un bel colore rosso vivo con caratteri dorati, e venivano trattati, tutti in modo esaustivo, la storia, la geografia e le scienze, rendendoli così adatti all’uso degli alunni di scuola elementare e media; Capire aveva la rilegatura beige, sempre con caratteri dorati, e si rivolgeva a un pubblico di studenti più grandicelli, presentando argomenti che spaziavano dalla letteratura italiana e internazionale al cinema e al teatro, dall’archeologia alle arti (architettura, pittura, scultura), dalla musica alla numismatica, dai musei alle prime nozioni di filosofia e di psicologia, di diritto e di economia.

Enciclopedia CapireLe due serie di volumi erano un universo di notizie e una lettura molto gradevole e interessante, perché corredata di bellissimi disegni a colori, tanto che l’appuntamento della consegna mensile era vissuto come un piccolo evento. Oggi per giovani studenti e lettori è difficile provare la medesima emozione, visto che basta loro inserire una domanda, anche la più astrusa, in un buon motore di ricerca e in pochi secondi saranno sommersi da una valanga di risposte e di immagini, o più o meno pertinenti. Ricavare notizie da quelle enciclopedie richiedeva un lavoro di lettura, di riflessione, di rielaborazione; oggi ci si libera dall’impaccio con un bel copia-e-incolla e tutto il gusto della scoperta va a farsi benedire.

Bisogna riconoscere che attualmente i libri di divulgazione per ragazzi sono molto più numerosi e a essi si sono affiancate anche pubblicazioni mensili come Focus Junior (tecnologia e scienza, ecologia e ambiente), Art Attack Magazine (lavori manuali, nato dalla trasmissione televisiva), Touring Junior (viaggi e turismo), Andersen (attività e iniziative rivolte alla scuola con un’ampia sezione di segnalazioni bibliografiche e comunicazione per l’infanzia), Il Pepe Verde (letteratura e libri per ragazzi), Dada (arte, archeologia e antiquariato).

Per fortuna oggi gli adulti dedicano più interesse ai bisogni della società infantile e se c’è ancora qualche bambino che, come diceva Rodari, scappa in cortile, speriamo lo faccia anche perché ha trovato un angolino tranquillo nel quale sedersi a leggere un bel libro, magari scelto con la complicità di un adulto che è rimasto un po’ bambino dentro.

Ritenere che i bambini abbiano troppe distrazioni

“I bambini d’oggi hanno troppe distrazioni, ecco perché leggono poco”. Mettersi da questo punto di vista è indispensabile per chi non voglia capirne nulla dei bambini d’oggi, e si proponga tra l’altro di non riuscire a farli diventare amici del libro.
Uno dei drammi dell’infanzia d’oggi ( e non solo dell’infanzia) riguarda appunto l’organizzazione del tempo libero. Quello che noi chiamiamo “tempo libero”, se non ha un’adeguata organizzazione, non è che “tempo vuoto”, tempo sprecato. Pensiamo alle nostre città dove non ci sono spazi per giocare, non ci sono teatri per bambini , non ci sono biblioteche, e così via pensiamo alle nostre case cittadine, dove non c’è posto per la “stanza dei bambini”. Pensiamo alle campagne, dove il bambino o vagabonda per i prati (beato lui) o viene messo precocemente al lavoro.
I paragoni sono sempre odiosi, e perciò sono inutili: bisogna farli proprio perché il pregiudizio li vieta, perché dai paragoni può nascere la critica e l’agitazione. Io non voglio paragonare il sistema educativo sovietico a quello italiano, la scuola sovietica e quella italiana: non so quale sia meglio, e conosco non pochi difetti sia dell’una sia dell’altra parte. Una cosa è certa: che il tempo libero dei ragazzi, in Urss, è infinitamente più curato e organizzato che in Italia. Le “casa  dei pionieri” non sono che un elemento di quell’organizzazione, nella quale i ragazzi trovano la scelta tra numerosissime occupazioni creative o ricreative, scientifiche o giocose, e via dicendo. Un ragazzo sovietico ha tante più occasioni e possibilità di dedicarsi a qualche attività extrascolastica che verrebbe quasi da dubitare che la sua giornata sia troppo occupata. Questo però non toglie che nell’Urss vi sia una rete vastissima e capillare di biblioteche infantili e giovanili, e chi le ha visitate le ha trovate ogni volta, a ogni ora del giorno, affollate di giovani lettori, ha visto libri consumati dall’uso sugli scaffali, s’è reso conto che i ragazzi sovietici conoscono i nomi dei loro autori per l’infanzia quanto i nostri conoscono quelli dei calciatori.
Insomma, più distrazioni e più libri, è possibile? Non è possibile, è un fatto. E questo non dipende dal numero e dalla qualità delle “distrazioni” (ossia dalle occupazioni più libere, e perciò più amate, e perciò più ricche di efficacia educativa); dipende dal posto che il libro ha nella vita del paese, della società, della famiglia, della scuola.

“Libri d’oggi per ragazzi d’oggi” Gianni Rodari

 

Libri e gattiSe c’è una cosa che non credo si possa dire dei nostri ragazzi oggi è proprio che il loro tempo libero non sia organizzato. Al contrario, lo è troppo. Conosco bambini e ragazzi le cui giornate sono meticolosamente scandite dagli impegni: dopo compiti e lezioni, ci sono gli allenamento o la piscina, il corso di lingue straniere o di danza o di computer. Solo che in questo modo non c’è più nemmeno il tempo per giocare, figuriamoci per fermarsi a leggere un libro. Si corre il rischio che tante attività, pur notevoli e interessanti, vadano a discapito di quello sviluppo interiore che, per arricchirsi, ha bisogno del gioco, non solo inteso come competizione, e dell’esplorazione di altre realtà, cosa che tuttora avviene ancora magnificamente grazie ai libri. E non è vero che i ragazzi e i bambini non ne siano attratti. Basta entrare in una libreria e andare nel settore dedicato alla narrativa per ragazzi, solitamente attrezzato con tavolini, poltroncine o cuscini che invoglino alla sosta e alla lettura. Troverete sempre qualche Manina e giornalelettore in erba, abbandonato nelle posizioni più strane e, a volte, scomode, perso in mezzo alle illustrazioni e alla trama di un libro. Difficilmente li troverete in una biblioteca, luogo tetro e silenzioso che incute sacrosanto timore di disturbare. Perché le bibliotechine scolastiche sono molto più frequentate? Perché non vi regna la regola del silenzio, perché il giovane lettore è libero di lasciarsi trascinare al punto di vivere “fisicamente” il libro che legge, coinvolgendo chi gli sta intorno, esprimendo con gesti e con parole l’emozione dell’avventura che sta sperimentando. Dal punto di vista dell’organizzazione del gioco un’interessante realtà locale è costituita dalle ludoteche, strutture pubbliche o private nelle quali i bambini possono seguire attività organizzate con l’aiuto di animatori o educatori professionisti, avendo a disposizione un ventaglio di giochi del quale difficilmente potrebbero disporre singolarmente; spesso sono suddivise in zone secondo le fasce d’età dei frequentatori. I più piccoli hanno a disposizione spazi arredati a loro misura, con materiali idonei, i più grandicelli possono dedicarsi ad attività di laboratorio o di animazione mentre gli adolescenti si dedicano ai giochi di ruolo.  che peraltro stanno riscuotendo un notevole successo anche tra gli adulti.

Dire ai bambini di oggi che i bambini di una volta leggevano di più

L’adulto ha spesso la tentazione ( e raramente vi resiste) di lodare i «suoi tempi» specie quelli di quand’era bambino, che la memoria gli dipinge di vivaci colori e gli presenta come una stagione ideale. La memoria è una adulatrice e imbrogliona di prima forza, ma è difficile rendersene conto.
C’è una canzone milanese, piuttosto sboccata, ma efficace. Tradotta in italiano suona pressappoco così:«Belli come noi – la mamma non ne fa più – si è rotta la macchinetta, eccetera eccetera». Molta gente che non ha mai sentito parlare di questa canzone pensa e vive rispettando il suo imperativo categorico.
«Una volta si leggeva di più». Una volta, quando? Cent’anni  fa, quando sessanta italiani su cento non sapevano leggere? Venti anni fa, quando avevamo ancora una decina di milioni di analfabeti? Chi leggeva di più? Quanti erano? Forse leggevano i ragazzi della buona borghesia o piuttosto alcuni di loro: una piccola minoranza di una minoranza.
Ci sono le cifre, a smentire i genitori che portano continuamente se stessi a esempio alla loro prole: le cifre della scolarizzazione, le statistiche dell’editoria, le case editrici in aumento, le tirature che salgono. «Una volta la lira faceva aggio sull’oro». Bravi. Ma chi pagava, perché fosse solida e benestante la signora lira? Milioni di disoccupati, milioni di famiglie che mangiavano pane e cipolla, e la carne una volta l’anno.
«Una volta c’erano dei bei libri per bambini». Per quali bambini? Siamo sempre lì. Così succede che degli ottimi genitori regalino il Cuore ai loro figlioli e si stupiscano di non vederli tutto il giorno con gli occhi rossi e gonfi di pianto. O regalino Giamburrasca e si meraviglino perché i loro figlioli non si divertono più.
Non si può chiedere ai ragazzi di amare il passato, un passato che non è il loro: e quando s’ottiene di far identificare i libri col passato altrui, come cosa che non fa parte della loro vita, ma bisogna ficcarci dentro «per far piacere a papà e mamma», s’è creato un motivo di più perché i ragazzi, appena possono, si tengano lontano dai libri.

“Libri d’oggi per ragazzi d’oggi” Gianni Rodari

Gianni Rodari, 1967

piangerePiù leggo le riflessioni di Rodari, più mi stupisco della loro attualità. Anche noi, come gli adulti di quarant’anni fa, cediamo spessissimo alla tentazione del laudator temporis acti.
Rimproveriamo i bambini e i ragazzi, che siano nostri figli o nostri studenti,  ammorbandoli con questo fantomatico passato nel quale, secondo la nostra rosea memoria, ci sarebbero state legioni di giovani e eroici lettori, tra i quali noi stessi.
Ma quando mai. Siamo stati trattati né più e né meno come adesso trattiamo loro, ma non ce lo ricordiamo più. O non vogliamo ricordarcelo.
Rispetto al periodo in cui Rodari scriveva le sue riflessioni, la produzione per ragazzi è migliorata e, senza dubbio, si è ampliata; i giovani lettori dispongono di una ventaglio di offerte tanto vasto da essere talvolta imbarazzante, nel senso della scelta, e noi adulti spesso non siamo di grande aiuto. Osservando genitori e insegnanti che ho avuto o che ho a portata di mano, ho notato che il loro atteggiamento si sviluppa secondo due opposte tendenze: la riproposizione del “classico” ritenuto sempreverde e come tale degno dell’attenzione del giovane lettore, o l’offerta indiscriminata del successo del momento.essere triste
In entrambi i casi gli effetti possono essere negativi, se non nefasti.
Come giustamente sottolineava già Rodari quarant’anni fa, il “nostro” libro non può essere il “loro” libro. Una storia che, bambini o adolescenti, ci ha commossi, divertiti, catturati, non è assolutamente detto susciti  l’attenzione di figli, nipoti o studenti d’oggi.
Io stessa, che pure sono stata sin da bambina una lettrice vorace, rammento con fastidio, e a volte con pena, la lettura “obbligata” di libri considerati classici e edificanti, che mi hanno invece angustiata. Come l’intramontabile “Cuore” (Edmondo De Amicis,1886) o “Incompreso” (Montgomery Florence, 1869) o “I pattini d’argento” (Mary Mapes Dodge, 1865). Per non parlare di “Marcellino pane e vino” (José Sanchez da aver pauraSilva,  1953), trasportato sullo schermo due anni dopo in un commovente film che fece epoca e credo contribuì moltissimo a instillare nei bambini la paura di morire da piccoli. (Io personalmente lo ritengo anche responsabile della mia fobia nei confronti degli scorpioni).
L’atteggiamento opposto è quello dell’ultima moda. Mi è capitato spesso di sentir chiedere in libreria un libro di successo, da regalare a un giovane lettore per fare bella figura mostrandosi aggiornati e al passo con le novità editoriali. Neppure questo può essere un buon sistema, non è detto che l’ultimo best seller per ragazzi incontri i gusti del destinatario.
La soluzione ideale credo sia sempre quella di far scegliere al lettore il proprio testo. Consideriamo per esempio anche il fatto che libri assolutamente per adulti siano poi stati eletti a testi preferiti dai ragazzi. Penso a “Don Chisciotte”, “I viaggi di Gulliver”, “Robinson Crusoe” “Moby Dick”. Come dice Rodari, si tratta appunto di “libri non nati per i ragazzi e adottati invece dai ragazzi come libri di avventure, spogliati dei loro significati satirici, dai loro personaggi culturali e ridotti ad azione, ridotti a intreccio, a caratteri, a scontro di caratteri”.ridere
Rammento mia figlia, molto piccola, che apprezzava tanto la lettura ad alta voce da parte mia di “Due uomini in barca” per il semplice motivo, ne sono convinta, che ne intuisse il lato puramente comico e gradisse molto riderne con me fino alle lacrime. Per il medesimo motivo, poco più grande, ha letto con altrettanto gusto tutta la saga della famiglia Malaussène di Pennac.
Quindi cercare di conoscere il lettore e offrirgli ciò che desidera, magari aiutandolo nella ricerca di una propria identità, ma sempre con il massimo rispetto per i gusti e le idee. E non angustiare più nessuno con il fatidico “ai miei tempi”…

Presentare il libro come una alternativa al fumetto

Dopo aver analizzato le reazioni degli adulti di fronte al fenomeno TV, Rodari sposta la propria attenzione sul versante del fumetto, altro terreno scottante del contrasto da grandi e piccoli, visto al pari della prima come una degenerazione  della lettura. Anzi, come un vero e proprio imbarbarimento dei gusti…


La tecnica d’applicazione di questo sistema ricalca quella accennata alla voce precedente.
– Ti brucerò tutti i giornalini, se non ti vedo leggere.
– Cinque in lingua, eh? Da domani niente più giornalini.
Eccetera.
Proibire anche in questo caso non serve a nulla. Vale la pena di proibire? Si è tanto discusso sui fumetti che oramai spezzare una lancia in loro favore equivarrebbe a sfondare un portone spalancato. Farò solo un caso. Trent’anni fa, mese più mese meno, uscì in Italia il primo autentico giornale a fumetti, l’ormai storico “Avventuroso“, sparando nel tranquillo mondo provinciale delle nostre letture infantili i suoi Gordon, i suoi Mandrake e compagnia bella. Chi era ragazzo allora non può aver dimenticato l’effetto di quell’improvvisa apparizione. A quei tempi nella letteratura infantile, la parte dell’ebreo, di quello a cui tutti danno addosso, era ancora rappresentata, (incredibile ma vero) dall’innocuo Salgari e dai suoi nobili pirati, fumettari ante litteram. La nostra provincia pedagogica, già soffocata dal pedantismo tradizionale, era interamente occupata dentro e fuori della scuola dal fascismo ballilaceo, dalla sua retorica nazionalistica e guerriera, dai suoi impulsi regressivi. E coi fumetti, senza preavviso, piombavano tra noi gli spaziali. Una finestra si apriva a un tratto, non già sul mondo, ch’era impossibile, ma almeno sul cosmo della fantasia.
Guidati da un Verne meno poeta e meno responsabile ma indubbiamente più moderno, prendevamo contatto col mondo del futuro. Fantascienza, magia e stregoneria offrivano una via d’evasione che – date le circostanze – appariva quasi una via di liberazione.I quarantenni d’oggi, guardandosi indietro e mettendosi una mano sulla coscienza, debbono riconoscere che Gordon è stata la lettura più stimolante, più istruttiva, probabilmente anche più educativa della loro infanzia.
Le cose stanno oggi diversamente, il fumetto ha conservato solo la funzione di nutrire e alimentare il bisogno d’avventure, di comicità, da consumare in fretta, da rinnovare spesso: è maneggevole, economico, scambievole; sostituisce un cinema per ragazzi che non c’è, e che la Tv ancora non da: non ha niente a che fare con la lettura, è un’altra cosa, ma i ragazzi non hanno bisogno solo di buone letture.
Del resto, leggere i fumetti è difficilissimo. Se non si ha una buona pratica, ci si rovinano gli occhi. Cominciare con fumetti, è come cominciare col saltare un metro per imparare a saltare venti centimetri.
Conosco filosofi che almeno una volta alla settimana leggono un libro giallo. Eppure non si  può mettere in dubbio che la loro passione dominante sia la filosofia. Conosco ragazzi che leggono molto e coltivano, con la mano sinistra, anche l’orticello dei fumetti. Ciò vuol dire, secondo me, che non c’è rapporto di causa e d’effetto tra la passione per i fumetti e l’assenza d’interesse per le buone letture. Questo interesse, evidentemente, deve nascere da  qualche altra parte, dove le radici del fumetto non arrivano.
“Libri d’oggi per ragazzi d’oggi” Gianni Rodari


Commentare queste righe precise e nette è superfluo. Che cosa è cambiato nel rapporto tra libro e fumetto, se già quarant’anni fa Rodari, sosteneva riguardo quest’ultimo,che “ha conservato solo la funzione di nutrire e alimentare il bisogno d’avventure, di comicità, da consumare in fretta, da rinnovare spesso“? Oggi la letteratura per ragazzi è vastissima, il cinema produce molto per loro, anche se non sempre i risultati sono all’altezza delle esigenze e delle aspettative, la televisone ha cercato di adeguarsi e a volte i prodotti sono molto buoni. Il cinema gioca buona parte della sua partita sulla velocità, sugli effetti speciali. Penso al recentissimo Eragon, film che secondo molti non si sta rivelando all’altezza dei libri da cui è tratto e che  invece tanto favore hanno incontrato presso i giovani lettori: Eragon e Eldest di Christopher Paolini. Film che, a sua volta, affonda le radici in produzioni altrettanto sontuose, ma di diverso spessore, come Le cronache di Narnia,  la saga di Harry Potter o, ancora più indietro nel tempo, un capolavoro qual era La storia infinita.
La televisione offre ai più piccini l’interessante e istruttiva Melevisione, ai più grandicelli il GT Ragazzi o Art Attack e la vasta gamma delle proposte dalla tv satellitare, da Disney Channel a Cartoon Network a Rai Educational.
Al di là di queste opportunità la funzione del fumetto evidenziata da Rodari oggi si rivela soprattutto nel proliferare dei manga, che occupano un posto speciale nella classifica delle letture dei nostri ragazzi.
Il termine manga letteralmente vuol dire “immagini casuali, senza nesso logico” e contraddistingue tutta la produzione giapponese; i personaggi hanno tratti infantili, un po’ irreali, e la struttura stessa del fumetto è diversa dalla nostra, infatti si legge al contrario, dall’ultima pagina alla prima, e le vignette dall’alto in basso nel senso da destra a sinistra. Quando un personaggio ha particolare successo di pubblico, le sue avventure vengono trasposte, o più o meno fedelmente, in un anime, cioè un cartone animato. E’ il caso dei nomi attualmente più noti al giovane pubblico:
bastardBastard
 

berserkBerserk

hollyCapitan Tsubasa ( da noi più noto come Holly e Benji)

cow boyCow Boy Bebop

dragonballDragonball

full metalExcel Saga

alchemistFull Metal Alchemist

excelFull Metal Panic

GTOGTO

kenKen il Guerriero

narutoNaruto

neon genesisNeon

Genesis Evangelionone pieceOne Piece

ranmaRanma 1/2

Slam dunkSlam Dunk.

Mi fermo qui perché la serie è incompleta e sarebbe suscettibile di moltissime integrazioni da parte dei giovani lettori-spettatori. Questi manga, e relativi anime, a volte adottano un linguaggio molto disinvolto, a volte presentano situazioni violente o inquietanti, e forse proprio per questo hanno una grande presa sul giovane pubblico. Ipotizzo che attraverso essi  i ragazzi compensino la loro voglia di trasgressione e esorcizzino in parte le loro paure. Resta il fatto che non li si può accusare di distogliere i ragazzi dalla lettura e la sola  e sterile condanna non ci esime dal continuare a cercare, come sottolineava Rodari, le cause di una mancanza di interesse che alligna “da qualche altra parte, dove le

radici del fumetto non arrivano“.
(continua)

Presentare il libro come una alternativa alla tivù

"Libri d’oggi per ragazzi d’oggi" è una conferenza che Gianni Rodari tenne a Napoli presso il Circolo della Stampa il 18 maggio 1967, ma solo nel 2000 è stata pubblicata (Il Melangolo euro 6,20).libri d
Oltre ad essere un un’accurata e acuta analisi del fenomeno allora nascente dell’editoria per ragazzi, riporta in appendice un breve scritto molto interessante sul rapporto tra i ragazzi e la lettura, rapporto che può "far nascere nei bambini una inestinguibile nausea per la carta stampata".
Così se poi Daniel Pennac avrebbe scritto nel 1999 i "Diritti imprescrittibili del lettore", a Gianni Rodari in quell’anno dobbiamo invece "Nove modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura".

I    PRESENTARE IL LIBRO COME UNA ALTERNATIVA ALLA TV
II   PRESENTARE IL LIBRO COME UNA ALTERNATIVA AL FUMETTO
III  DIRE AI BAMBINI DI OGGI CHE I BAMBINI DI UNA VOLTA LEGGEVANO DI PIù
IV   RITENERE CHE I BAMBINI ABBIANO TROPPE DISTRAZIONI
V    DARE LA COLPA AI BAMBINI SE NON AMANO LA LETTURA
VI   TRASFORMARE IL LIBRO IN UNO STRUMENTO DI TORTURA
VII  RIFIUTARSI DI LEGGERE AL BAMBINO
VIII NON OFFRIRE UNA SCELTA SUFFICIENTE
IX   ORDINARE DI LEGGERE

I    PRESENTARE IL LIBRO COME UNA ALTERNATIVA ALLA TV

– Leggi, invece di guardare la televisione.
– Se non ti vedo leggere, vendo il televisore.
– Prendi il libro di scuola, invece di perdere il tempo con quelle stupidate.
Non pretendo di conoscere tutte le espressioni particolari usate dai sostenitori di questo sistema quasi
infallibile. I bambini sanno che la TV non è una "stupidata", la trovano divertente, piacevole, utile. Può darsi che le sacrifichino qualche ora più del necessario, può darsi che si riducano talvolta in quello stato di semi incoscienza nel quale il telespettatore abituale bambino e adulto, casca dopo qualche tempo, e di cui è un sintomo la totale passività con cui accetta dal teleschermo senza scegliere e senza reagire qualsiasi programma. Questo non toglie che nel complesso i meriti educativi della TV superino i suoi demeriti. Il teleschermo arricchisce il punto di vista, nutre il vocabolario, mette in circolo una quantità inverosimile di informazioni, inserisce i nostri piccoli analfaberi in un circuito più vasto di quello familiare, che non sempre è vivificato dalle informazioni, dalla cultura, dalle idee. Si potrebbe dire quasi che la TV diminuisce le difficoltà della lettura. Intanto perché crea (sia pure a un livello discretamente basso) una specie d’unità nazionale della lingua e aiuta l’orecchio del bambino a superare l’ostacolo delle profonde differenze fra il dialetto nativo e materno e la lingua scolastica. Poi perché rende familiari, attraverso il suono e l’immagine, un certo numero di "parole difficili", di quelle davanti a cui i piccoli lettori incespicano inevitabilmente; e forse oggi incespicano meno di prima. Psicologicamente, poi, non mi pare che negare un divertimento, un’occupazione piacevole, (o sentita come tale, che è lo stesso) sia il modo ideale di farne amare un’altra: sarà piuttosto il modo di gettare su quest’altra un’ombra di fastidio e di castigo.

Queste e altre "espressioni particolari" sono ancora molto diffuse. Bambini e adolescenti se le sentono rivolgere quasi quotidianamente da genitori, insegnanti e nonni. La sua osservazione sul ridursi talvolta in uno stato di semi incoscienza è attualissima, connota ancora oggi, molto spesso, la nostra condizione di spettatori, grandi e piccoli. Però lo scrittore riconosce alla televisone di allora il merito di essere stata un mezzo di divulgazione della cultura. Negli anni ’60 l’analfabetismo era ancora un grosso problema, infatti ebbe grande successo Non è mai troppo tardi un programma di insegnamento elementare condotto da albertomanziun maestro,il famoso Alberto Manzi . Grazie a quella trasmissione moltissimi italiani, che non avevano più l’età per frequentare la scuola, impararono a leggere e a scrivere. Alla penna di Alberto Manzi dobbiamo il romanzo Orzowei , dal quale fu tratto un telefilm andato in onda negli anni ’70. Per i bambini c’era la tivù dei più piccini, annunciata da un’allegra musichetta, fatta di giochetti e telefilm, programmi semplici ma avvincenti per gli spettatori di allora. Alle diciassette del pomeriggio scoccava l’ora della tivù dei ragazzi: telefilm comeorzoweiVacanze all’Isola dei gabbiani  , e Pippi Calzelunghe, entrambe  storie pippinate dalla fantasia della grande scrittrice svedese Astrid Lindgren . Poi c’erano Il giornalino di Gian Burrasca , sceneggiato tratto dall’omonimo romanzo di Vamba  e giochi come gianburrascaChissà chi lo sa , condotto da Febo Conti, che più tardi sarebbe stato sostituito da Il Dirodorlando  presentato da Ettore Andenna. E chissachilosacome non ricordare il mitico Carosellocarosello che per anni segnò il momento della buonanotte per tanti bambini? Forse se i bambini e i ragazzi di oggi vedessero i programmi di cui ho parlato, li troverebbero ingenui e poco interessanti. Ma che cosa direbbe Rodari, se vedesse la tivù di oggi?
(continua)