La straordinaria invenzione di Hugo Cabret

CopertinaTitolo: La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
Autore e illustratore: Brian Selznick
Traduttore: Fabio Paracchini
Editore: Mondadori, Milano, 2007
Prezzo: euro 18,00
Pagine: 542
Età di lettura: dai 14 anni

Hugo Cabret interior image1Un romanzo per parole e immagini, si legge sotto il titolo, e la definizione è quanto mai calzante.

Lo si può definire tranquillamente, con un termine tecnico, graphic novel, ma la sostanziale differenza è che qui sono le parole a descrivere le immagini e non il contrario come avviene di solito.Vi delineo rapidamente la trama, senza troppo svelare per non togliervi il gusto di una lettura che dai quattordici anni in su non conosce limiti di età.

Hugo Cabret è un orfano nella Parigi del 1931, vive in un nascondiglio segreto della Gare Montparnasse.

normal_hugo-cabretDopo la morte di suo zio, che manteneva in ordine i ventisette orologi della stazione, Hugo si adatta a vivere di espedienti e continua a coltivare il proprio sogno: diventare un illusionista e ridare vita all’automa che suo padre gli ha lasciato prima di morire. Hugo è certo che dalla penna immobile che l’automa stringe uscirà un messaggio di suo padre.

brian selznick hugo cabret copia 2lowDal momento in cui conosciamo Hugo e il suo miserando modo di vivere, entrano nella storia altri personaggi che lo condurranno alla sorpresa finale. Il burbero papà Georges e sua moglie, la dolce mamma Jeanne;

2092852351_dbae3af6c1la piccola Isabelle loro figlioccia;

Isabellalo studente Etienne che vuole diventare un operatore cinematografico.

Etienne
Attraverso le immagini a carboncino che si susseguono, nella storia di Hugo c’è un appassionato omaggio al mondo del cinema delle origini e all’arte di Georges Méliès. La trama è un viluppo di topoi letterari: la condizione di orfano e la complicità infantile, segreti che nascondono identità straordinarie, vite che si trascinano nell’ombra dell’immensa e scura Parigi dei passages e morti reali o solo ritenute vere, meccanismi, giocattoli e automi, e tutto il mirabile apparato del feuilleton.

2457730392_face8c8c0aDal sito della casa editrice Mondadori vi riporto una breve intervista all’autore:

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret unisce parole e immagini in un modo davvero originale. Quando hai iniziato a lavorare al libro, sono nate prima le parole o i disegni? Come hai deciso quali scene illustrare e quali raccontare?
Ho iniziato a scrivere come se fosse un romanzo tradizionale, pensando di inserire al limite un’illustrazione per capitolo. Ma mi piacciono i libri illustrati e il concetto di narrazione visiva, e mi sono chiesto cosa sarebbe successo se avessi illustrato un romanzo come un vero picture book.
Ho sempre amato i libri di Maurice Sendak, dove le parole scompaiono e le immagini si impossessano della pagina. Ho pensato che sarebbe stata un’idea perfetta per Cabret, perché parla del cinema delle origini. Le immagini sarebbero state una serie di piccoli film muti proiettati sulle pagine. Quando mi è venuta quest’idea, sono dovuto tornare indietro per eliminare tutto il testo che avrei sostituito con le illustrazioni, poi ho creato dei modellini con le immagini in sequenza.

Che ricerche hai fatto per scrivere Hugo Cabret?

Ho letto molti libri e sono andato tre volte a Parigi. Ho camminato lungo le strade dove Méliès ha trascorso gli ultimi anni della sua vita e ho fotografato tutto. E siccome mi piace documentarmi quando lavoro a un libro, ho parlato con molti esperti: con il giovane proprietario di un negozio di orologi fondato da suo padre molti anni fa, con studenti di storia del cinema e con un tale Andy Baron, che è un genio della meccanica e mi ha spiegato come funzionano i meccanismi degli oroogi, di cosa sono fatti, di quali strumenti sarebbero serviti a Hugo per ripararli.

Ti riconosci in qualcuno dei tuoi personaggi?

In tutti i miei personaggi c’è una parte di me. In generale, tendo a scrivere di bambini ossessionati da qualcosa, e anche se non sono bravo come Hugo, mi è sempre piaciuto costruire oggetti in miniatura quand’ero piccolo. Ricavavo intere città dai ramoscelli del giardino dietro casa, e mi piaceva costruire modellini.
Brian Selznick è nato nel New Jersey nel 1966 ed ha pubblicato il suo primo libro nel 1991. È un famoso illustratore per ragazzi che ha riportato numerosi premi e segnalazioni.
La Warner Bros si è assicurata i diritti cinematografici del libro e ne farà un film. All’inizio si vociferava che sarebbe stato affidato a Martin Scorsese, ma ora sembra che il film sarà diretto dal regista Chris Wedge (Ice Age) e adattato per lo schermo dallo sceneggiatore John Logan (The Aviator, Sweeny Todd).Una curiosità: La gare Montparnasse è la stazione del famoso e spettacolare incidente ferroviario del 22 ottobre 1895.

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Se vi è venuta voglia voglia di tuffarvi in un libro avvincente  come un film, avete trovato ciò che fa per voi. Vi garantisco che le oltre cinquecento pagine si divorano.

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La storia che sto per svelarvi ha inizio nel 1931 sotto i tetti di Parigi. Qui incontrerete un ragazzo di nome Hugo Cabret, che un giorno, tanto tempo fa, scoprì un misterioso disegno che cambiò la sua vita per sempre.

Ma prima che voltiate pagina, voglio che immaginiate voi stessi, seduti nel buio, come all’inizio di un film. Sullo schermo sorgerà il sole fra pochi istanti e la macchina da presa inquadrerà una stazione nel cuore della città. In un atrio pieno di gente vedrete finalmente un ragazzo che si muove rapidamente. Seguitelo, perché quello è Hugo Cabret. La sua mente è piena di segreti e sta aspettando che la sua storia abbia inizio.

Professor H.Alcofrisbas

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Il ragazzo che non mangiava le ciliegie

 

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Titolo: Il ragazzo che non mangiava le ciliegie
Autore: Sarah Weeks
Traduttore: Chiara Belliti
Editore:Beisler (collana il serpente a sonagli)
Prezzo: euro 10,50
Pagine: 134
Età di lettura: + 10 anni
Jamie Reardon ci tiene al proprio nome.

Jamie e non James, come si ostina a chiamarlo quella donna ottusa che è la signorina Miller, l’insegnante.Jamie detesta la scuola, detesta Traverse City, la disgustosa città del Michigan nella quale abbondano le ciliegie, quelle ciliegie sfatte e sdolcinate che vengono sciroppate nella fabbrica in cui ha trovato lavoro sua madre.

Jamie non è stato sempre a Traverse city. No, lui viene da Battle Creek, cittadina famosa perché alla sua periferia sorge la fabbrica dei fiocchi di cereali Kellogg’s. E lui è sempre stato normale come un corn flakes, così si diceva a Battle Creek per indicare i ragazzi che non avevano particolari motivi per farsi notare. Nel bene e soprattutto nel male.

Jamie ha rinunciato a tre cose importanti, lasciando Battle Creek: suo padre, la sua casa e il gatto Mister, “un gatto randagio, un gatto che aveva avuto un padrone finché un giorno era scappato via.”

Adesso è tutto diverso, c’è la vita assurda a Prato Meraviglia, nella roulotte di quella svitata della zia Saffi. Ci sono voluti un bel coraggio e una buona dose di fantasia per chiamare così una striscia di asfalto sulla quale sono parcheggiate quindici roulotte, alcune contrassegnate da nomi di fantasia, quasi a voler strappare a quella vita grama un pezzetto di gioia e di serenità. La roulotte di Jamie ha mantenuto il proprio anonimo numero cinque, sotto il sole, che pare volerla sciogliere con perfido accanimento, o in mezzo al freddo e in balia del vento.

Jamie sa che se dovesse dare un altro nome alla sua roulotte sarebbe uno solo: “Arrangiati”.

Jamie sa che arrangiarsi è diventata una necessità in questa vita impossibile, nella quale non ha trovato un solo amico, forse perché è lui il primo a non piacersi.
Oddio, veramente c’è quella ragazzina strana che vive nella roulotte accanto. Come si chiama… ah, sì, Audrey Krouch. Porta occhiali da uomo privi di lenti e crede fermamente di avere poteri soprannaturali.

Ma ben presto la vita di Jamie si complica ancora di più. E noi lo seguiamo con trepidazione a scuola, dove gli riesce tanto difficile seguire le lezioni della signorina Miller, sull’autobus in cui è preso di mira dagli immancabili bulletti del posto, nella lavanderia con la stramba Audrey, nella roulotte.

Passo dopo passo ci addentriamo verso il terribile segreto che Jamie nasconde.
“…Ma non passò molto tempo che accadde qualcosa. Qualcosa che mi avrebbe cambiato per sempre. Non lo raccontai a nessuno, neppure a mia madre. Lo tenni per me, dentro, pigiato nell’anima, e lottai con tutto me stesso per dimenticare.”

Con mano ferma e abile, ma al tempo stesso delicata, l’autrice Sarah Weeks ci guida attraverso pagine dense nelle quali veniamo a conoscere i tremendi ostacoli nei quali può imbattersi un ragazzino giorno dopo giorno: solitudine, mancanza di dialogo e di comprensione, bullismo, pedofilia.

Il tutto fino allo scioglimento che ci fa asciugare una “furtiva lacrima” e ci induce alla speranza.

Questo libro ha partecipato al premio Bancarellino 2008, vinto da Pina Varriale con “Ragazzi di camorra”, edito da Piemme

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