Jim Crow

Dov’è il posto per Jim Crow
su questa giostra?
Signore, perché io voglio salire.
Giù nel Sud, da dove provengo,
bianchi e negri
non possono sedersi uno accanto all’altro.
Giù nel Sud, nel treno
c’è una carrozza apposta per Jim Crow.
Sulle corriere ci mettono dietro,
ma qui non v’è un retro
per una giostra!
Dov’è un cavallo
per un bambino negro?

Langston James Hunghes (1902-1967)

“Cloffete cloppete clocchete. Le poesie nei libri di scuola degli anni Sessanta” , Manni, pag.155

Ci sono ancora troppi Jim Crow al mondo, a distanza di di tanti anni dalla lotta di civiltà del poeta afro-americano.

126 libri per ragazzi e disabilità

Sorgente: 126 libri per ragazzi e disabilità

Vi segnalo volentieri questo interessante articolo della mia amica blogger Cecilia Barella, autrice e traduttrice. È ricco di spunti utili sia per le letture personali che per le biblioteche scolastiche.

Il gatto inverno

Ai vetri della scuola, stamattina
l’inverno strofina
la sua schiena nuvolosa
come un vecchio gatto grigio:
con la nebbia fa i giochi di prestigio,
e le case fa sparire
e ricomparire;
con le zampe di neve imbianca il suolo
e per coda ha un ghiacciuolo…

Sì, signora maestra,
mi sono un po’ distratto:
ma per forza, con quel gatto,
con l’inverno alla finestra
che mi ruba i pensieri
e se li porta in slitta
per allegri sentieri.

Invano io li richiamo:
si saranno impigliati in qualche ramo spoglio;
o per dolce imbroglio, chiotti, chiotti,
fingon d’essere merli e passerotti.

Gianni Rodari (1920-1980)

“Cloffete cloppete clocchete. Le poesie nei libri di scuola degli anni Sessanta” , Manni, pag.92

È arrivata l’estate, ma come non comprendere e condividere la distrazione di questo alunno che la fantasia trascina fuori dall’aula su un’immaginaria slitta grazie al fascino del paesaggio invernale?

Fili d’aquilone n.46

20170617

È on line il numero 46 della rivista Fili d’aquilone. Questo numero s’intitola D’acqua o di fuoco  e qui troverete il mio contributo. Buone letture!

Il risveglio del vento

Nel colmo della notte, a volte, accade
che si risvegli, come un bimbo, il vento.
Solo, pian piano, vien per il sentiero
penetra nel villaggio addormentato.
Striscia, guardingo, sino alla fontana;
poi si sofferma, tacito in ascolto.
Pallide stan tutte le case intorno;
tutte le querce, mute.

Rainer Maria Rilke (1875-1926)

“Cloffete cloppete clocchete. Le poesie nei libri di scuola degli anni Sessanta” , Manni, pag.68

Vi auguro un felice fine settimana con questa breve poesia in cui il vento, paragonato a un bimbo che si svegli all’improvviso di notte, si muove furtivo per il paese, impadronendosi di ogni angolo nel silenzio più totale di cose, persone e piante.

 

Non vivere su questa terra come un inquilino

Ragazzo mio,
io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto
mentre lavoro
nella solitudine della notte,
ho un sussulto nel cuore,
saziarsi della vita, figlio mio,
è impossibile.
Non vivere su questa terra  come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre..
Credi al grano,
alla terra,al mare,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Ama la nuvola,
il libro
la macchina,
ma prima di tutto
l’uomo.
Senti in fondo al tuo cuore
il dolore del ramo che secca,
del pianeta che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto
il dolore dell’uomo.
Godi di tutti i beni terrestri,
del sole,
della pioggia
e della neve,
dell’inverno e dell’estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto
godi dell’uomo.

Nazim Hikmet, poeta turco, (1901-1963)

“Cloffete cloppete clocchete. Le poesie nei libri di scuola degli anni Sessanta” , Manni, pag.60

Storie della buonanotte per bambine ribelli

20170603

Autrici: Francesca Cavallo e Elena Favilli

Traduttrice: Loredana Baldinucci

Editore: Mondadori, 2017

Pagine: 224

Età di lettura: da 8 anni.

Prezzo: euro 19,00

Contrariamente a quanto è successo finora, questo libro è il regalo di una figlia alla mamma e io sono molto contenta che mia figlia Benedetta lo abbia scelto per me.

La genesi di questo libro è abbastanza particolare: la sua avventura è cominciata negli Stati Uniti a opera delle due autrici e ha potuto vedere la luce grazie a un’operazione di crowfunding. In italiano questa operazione si può tradurre come “finanziamento collettivo” e indica un processo tramite il quale molte persone decidono di mettere in comune il proprio denaro per finanziare persone o organizzazioni nella realizzazione di un progetto che ritengono degno di considerazione.

Il progetto è stato finanziato da aprile a ottobre 2016, periodo nel quale è stata raccolta la notevole cifra di oltre un milione di dollari e a novembre è avvenuta pubblicazione negli Stati Uniti con grande successo, quasi centomila copie vendute. In Italia il libro è arrivato nel marzo 2017, edito da Mondadori, e la traduzione delle storie è stata affidata a Loredana Baldinucci.

Si tratta delle mini biografie di cento donne di ogni epoca e attività, che con la loro determinazione nelle scelte di vita hanno lasciato un segno nella storia e nella società e come nei più classici degli incipit, ogni pagina comincia con un C’era una volta, ma stavolta non ci troviamo di fronte alla principessa di turno bensì a ognuna di queste cento donne, diverse per epoca, età, scelte di vita e di lavoro, che, come scritto all’inizio del libro, sono state bambine ribelli perché hanno sognato in grande, puntato in alto e lottato con energia.

Cento storie di donne famose, illustrate da sessanta disegnatrici di tutto il mondo, per aiutare le bambine a credere in loro stesse e a raggiungere gli obiettivi che si prefiggono, ma io direi anche per aiutare i bambini a comprendere l’universo femminile e sperare di avere in futuro una generazione di donne determinate e di uomini capaci di rompere gli schemi e di vivere senza pregiudizi.

Il linguaggio è chiaro e comprensibile, si tratta di storie molto brevi che condensano in poche righe ciò che richiederebbe pagine e pagine, così le autrici hanno scelto di focalizzare l’attenzione su un piccolo dettaglio della vita di ognuna di queste donne per farne il fulcro della breve narrazione.

E il messaggio di fondo è inequivocabile e importante: ogni donna può e deve scegliere, da sola o con l’aiuto degli altri, per diventare ciò che sarà.

Un esempio di tale messaggio sono proprio le due autrici, due italiane che in California sono riuscite a raggiungere questo importante risultato e si legge nella loro prefazione:

Noi ci auguriamo che queste pioniere coraggiose siano di ispirazione. Che i loro ritratti imprimano nelle nostre figlie la salda convinzione che la bellezza si manifesta in ogni forma e colore, e a tutte le età. Ci auguriamo che ogni lettrice comprenda che il successo più grande è vivere una vita piena di passione, curiosità e generosità. E che tutte noi, ogni giorno, ricordiamo che abbiamo il diritto di essere felici e di esplorare con audacia. Ora che questo libro è nelle vostre mani, proviamo solo speranza ed entusiasmo per il mondo che stiamo costruendo insieme. Un mondo in cui il genere non determinerà la grandezza dei nostri sogni o le mete che possiamo raggiungere. Un mondo in cui ciascuna di noi sarà in grado di dire con certezza: Io sono libera.”

Le cento donne ritratte abbracciano un ampio ventaglio di epoche, dall’antichità ai giorni nostri, e di sfide: ci sono inventrici, politiche, artiste, sportive, scienziate, modelle, regine, guerriere, attiviste e ci insegnano dalle agili pagine di questo libro a credere sempre in noi stesse e a lottare per raggiungere le nostre mete, quali esse siano.

Non saprei scegliere un simbolo, sono tutte storie bellissime e importanti, allora mi lascio guidare dalla mia passione.

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Le sorelle Brontë disegnate da Elisabetta Stoinich

Una volta, in una gelida e tetra casa del nord dell’Inghilterra, vivevano tre sorelle. Charlotte, Emily e Anne erano spesso sole e, per passare il tempo e divertirsi, scrivevano storie e poesie…

La creatura

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Autore: Chris Priestley

Traduttore: Sandro Ristori

Editore: Newton Compton

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 288

Età di lettura: adolescenti

Genere: Horror, Fantasy

Londra, 1818. Billy è un piccolo furfante di strada. Portafogli e borsette sono le sue specialità. Cretur invece è un mostruoso gigante, un incubo orribile e spettrale, un essere che terrorizza e spaventa chiunque lo incontri e che non sembra neppure umano. All’inizio Billy e Cretur decidono di darsi una mano a vicenda, solo per pura convenienza. Ma tra crimini orribili e grandi slanci di generosità, a poco a poco tra loro nasce un legame che assomiglia sempre più alla vera amicizia. Fino a quando i due decidono di lasciare Londra e partire per un lungo viaggio verso nord, affrontando ladri di cadaveri, esperimenti scientifici, folle sanguinarie e amori impossibili, sulle tracce di uno scienziato che si diletta di arti oscure. Un uomo che ha commesso un peccato che non può perdonarsi e non può essere perdonato. Un uomo che si chiama Victor Frankenstein… 

La vicenda ha inizio nella fumosa e nebbiosa Londra del 1818, quindi in età georgiana, il periodo della storia inglese dal 1714 al 1830 che copre l’arco di tempo dall’ascesa al trono di re Giorgio I a quella di re Giorgio IV, e in particolare nel cosiddetto periodo Regency, (1811-1820) in cui appunto salì al trono come reggente con il nome di re Giorgio IV il Principe di Galles, durante la malattia di suo padre, re Giorgio III.

Billy è un ex spazzacamino divenuto abile ladruncolo di strada e ha solo quindici anni, ma ne dimostra solo otto. Cretur è un essere gigantesco dall’aspetto tanto terrorizzante da non sembrare neppure umano. Cretur è riverso in strada e Billy cerca di frugargli nelle tasche per ricavarne qualcosa, ma il temibile Fletcher, accompagnato come sempre dai suoi crudeli scagnozzi Skinner e Tyke, è seriamente intenzionato a punire duramente Billy per un debito non ancora saldato. All’improvviso Cretur, si alza, dimostrando di non essere l’orrendo cadavere che sembrava, e salva Billy dalla lama di Fletcher, portandolo nella soffitta in cui vive.

Comincia così una bizzarra convivenza, dettata inizialmente dalla reciproca intenzione di darsi una mano per necessità di convenienza. Nella semi oscurità della soffitta Billy si stupisce che Cretur passi il tempo leggendo, in particolare è colpito da fatto che stia leggendo Persuasione un romanzo di Jane Austen, e non può fare a meno di canzonarlo un po’ per quella che ritiene sia una lettura da donna perché “solo le donne leggono romanzi”.

Cretur si offre di proteggere Billy da Fletcher, ma in cambio gli chiede di pedinare al posto suo due uomini: Victor Frankenstein e Henry Clavel. Se mai al lettore fosse sorto un dubbio, a questo punto è diventato una certezza: è la storia della creatura del dottor Frankenstein dal punto di vista della creatura stessa.

Sulle tracce dei due uomini che Cretur gli ha chiesto di pedinare, Billy incontra Percy e Mary Shelley  e il poeta crede di riconoscere in Cretur qualcosa di familiare, ma la gigantesca creatura si dilegua prima che Shelley possa essere certo di ciò che ha visto.

Billy oramai è sempre più coinvolto nella vicenda personale di Cretur, riesce a poco a poco a strappargli qualche informazione in più sul suo passato e, pedinando Frankenstein, non tarda a scoprire quale sia l’attività dello straniero. Orripilato dalla scoperta che Cretur è un essere nato in laboratorio dalle folli manipolazioni di Frankestein, inizialmente Billy cerca di separarsi dal tetro gigante, ma si rende conto benissimo di come l’uno abbia oramai bisogno dell’altro, tuttavia la scoperta che Frankenstein stia cercando di creare una compagna per Cretur, lo sconvolge ancora più profondamente, sembrandogli tale atto ancora più blasfemo del precedente, soprattutto perché la creatura gli rivela il desiderio di avere figli, eventualità che al giovane Billy pare semplicemente mostruosa . Però in fondo al cuore di Billy si cela anche un po’ di gelosia, di fronte alla consapevolezza che Cretur si sentirà completo con accanto una compagna simile a sé e che vagheggi un futuro migliore nell’Eden incontaminato della foresta amazzonica, escludendolo così dalla propria vita.

Tuttavia il pedinamento dei due stranieri si trasforma in un inseguimento quando Billy apprende che stanno per lasciare Londra alla volta di Windsor e poi di Oxford. Stavolta lo stesso Cretur si mette sulle loro tracce con il ragazzo, che per la prima volta comincia a interrogarsi sui grandi dubbi etici e morali della vita, coinvolto come si trova nelle vicende della mostruosa creatura di Frankenstein.

La trama del libro si gioca tutta sul delicato equilibrio tra le emozioni e i sentimenti contrastanti che Cretur suscita in Billy, in un crescendo di consapevolezza e purtroppo anche di orrore alla scoperta di una parte di verità che Cretur ha celato e che invece Frankenstein rivela a Billy. E irrisolto appare il finale, nel momento della separazione tra i due così mal assortiti compagni di vita e di viaggio e sul futuro della peregrinazione di Frankenstein e di Clavel , ma è giusto che sia così e che il lettore scopra altro, come dice l’autore nella post fazione, leggendo il romanzo da cui tutto ha avuto origine.

E pieno di riferimenti e di citazioni è questo libro, vi ho già citato il fuggevole incontro con Percy e Mary Shelley, colei che creò il mito della creatura con il romanzo Frankenstein pubblicato proprio nel 1818, non a caso l’anno in cui si svolgono le vicende di Billy e di Cretur. I due, lasciata Londra, incontrano una carovana di creature mostruose, i freak, e a loro si aggregano sotto la protezione di mr Browning, dal medesimo cognome del regista che nel 1932 diresse un film dal titolo Freaks, dedicato alle vicende di un gruppo di creature appunto dotate dalla natura di irregolarità tali da renderle vittime di esibizioni nei baracconi delle fiere cittadine. All’epoca del viaggio di Billy nella zona del Distretto dei laghi i poeti Coleridge e Wodsworth vivevano lì. Il poeta John Keats e l’amico Charles Brown fecero un tour nel nord dell’Inghilterra e della Scozia proprio nel 1818 e si fermarono presso il circolo di pietre di Castlerigg, vicino Kensiwk, che Billy visita e presso il quale si trova l’abitazione della giovane Jane, di cui Billy si innamora. Keats parla di questa esperienza nell’Endimione, che Billy cita alla bella Jane spacciandolo per opera propria. All’epoca della pubblicazione di Frankestein Charles Dickens aveva cinque anni e non si può fare a meno di pensare a lui e al suo futuro Oliver Twist nel leggere che il nipote del vecchio rigattiere Gratz si chiema Fagin e che Billy, dopo la separazione da Cretur e la fuga da Kensiwk dice al locandiere di chiamarsi Bill Sikes.

E con questo delizioso gioco di citazioni, vi rimando al piacere di una gradevole lettura, ricca di colpi di scena e storicamente ben costruita.

Le favole di Lang_35

E anche il ventesimo giro di traduzioni è completato, eccovi il riepilogo:

Libro Blu: La storia di Whittington. Un povero orfano trova la fortuna grazie a una gattina formidabile nell’acchiappare i topi e all’onestà del proprio padrone. (Origine sconosciuta)

Libro Rosso: L’acchiapatopi. Un acchiappatopi libera la città di Hamel infestata, ma non viene pagato come aveva chiesto e si vendica in modo terribile (origine sconosciuta, raccolta da Charles Marel)

Libro Verde: Re Kojata. Un sovrano fa un incauta promessa a un perfido mago, ma il figlio saprà liberarsene e troverà l’amore. (Russia)

Libro Giallo: Bella-più-di-una-fata. Una bellissima principessa è vittima della tirannia delle fate cattive, ma le fate buone l’aiuteranno a ricongiungersi al principe che ama. (Origine sconosciuta)

Libro Rosa: Il re che voleva avere una moglie bellissimaUn re sposa una vecchia credendola una bellissima giovane, ma le fate risolveranno la situazione e la vecchia sorella invidiosa pagherà con la vita. (Sicilia)

Libro Grigio: La storia dei tre figli di HaliLe mirabolanti avventure del giovane Neagir tra magie , riconoscimenti e sorprese. (Origine sconosciuta)

Libro Viola: I lavoratori del sottosuolo. Il giovane Hans fa uno stranissimo incontro e diventa un uomo ricco. (Estonia)

Libro Cremisi: Le tre toghe. Le disavventure del principe Sigurd e di sua sorella Lineik, sfuggiti alla perfida matrigna, li porteranno alla felicità. (Islanda)

Libro Marrone: La testa fatata. Una testa spiccata dal corpo compie prodigi e conquista l’amore della figlia del sultano, che sarà ricompensata per la sua fiducia. (Asia Minore)

Libro Arancione: Il Vagabondo della Pianura. Una giovane sposa un ragazzo di un’altra tribù e porta con se il prezioso bufalo che è l’orgoglio del proprio villaggio, ma sarà una decisione pessima che porterà a drammatiche conseguenze. (tribù dei Baronga, Africa)

Libro Oliva: Afferra tutto, perdi tutto. L’avidità gioca un brutto tiro a quattro uomini diversi tra loro: un commerciante, un banchiere, un visir e un rajah./Ferozpur, Punjiab, India)

libro Lilla: Le ossa di Djulung. Una ragazza alleva e nutre un bellissimo pesciolino il quale da morto farà la sua fortuna. (Origine sconosciuta)

Buona lettura!

 

 

 

 

La Bella e la Bestia

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Io che appartengo alla schiera degli estimatori del sontuoso film animato del 1991, rammento che andai al cinema con i miei figli e sicuramente mi emozionai più di loro, non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione per vedere questo live action che dal trailer prometteva soddisfazioni e non sono rimasta delusa. Colore, splendore, ricchezza di particolari, musica e vivacità hanno fatto della visione di questo film un’esperienza gratificante.

Vediamo un po’ insieme qualche curiosità, giacché la storia è talmente nota da non aver proprio bisogno di essere riproposta.

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Innanzitutto qualche differenza in più rispetto al film animato.

Il film ci offre più informazioni sul passato di Belle (Emma Watson) e della Bestia (Dan Stevens).

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Apprendiamo l’infanzia difficile che ha incattivito e reso egoista il principe e vediamo la rutilante scena del ballo delle debuttanti in cui disprezza e offende la fata che si vendicherà nel modo terribile che sappiamo.

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 E qui la metamorfosi avviene sotto i nostri occhi. La fata Agata (Hattie Morahan), o strega, secondo le opinioni, è presente in carne e ossa nei momenti cruciali: all’inizio del film, quando soccorre il povero Maurice (Kevin Kline), padre di Belle, verso l’epilogo, e alla fine, mentre nel cartone ci siamo affidati solo alla fantasia: rammentate le vetrate?

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Della madre di Belle veniamo a sapere finalmente qualcosa grazie al libro magico in possesso della Bestia, altro dono della fata Agata, libro che trasporta entrambi magicamente a Parigi nella piccola casa in cui la madre di Belle morì di peste e dalla quale Maurice fuggi con la figlia in fasce per sottrarla al contagio.

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Il grassoccio Le Tont (Josh Gad), fido scudiero dello smargiasso Gaston (Luke Evans), nel film appare molto più sveglio della sua versione animata, dotato di spirito critico nei confronti dei difetti di Gaston, che si permette di biasimare, ma soprattutto è connotato da un accenno di omosessualità, che ha fatto storcere il naso a molti, reso ancora più esplicito, anche se per la durata di pochi fotogrammi, nella scena finale in cui intreccia un breve passo di danza con un altro accolito di Gaston, in quale a sua volta, nella movimentata scena dell’assalto al castello da parte dei paesani inferociti con la bestia, si era ritrovato avviluppato in sgargianti stoffe ad opera di madame Guardaroba e non ne era affatto dispiaciuto.

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La componente multirazziale costituita dalle coppie miste: monsieur Cadenza e madame Guardaroba, il maestro di musica e la cantante della scena del ballo delle debuttanti al castello del principe, tramutati dall’incantesimo della fata in un clavicembalo e in un guardaroba.

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E Lumiere e Spolverina, domestici del castello, trasformati rispettivamente in un candelabro e in un piumino.

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E poi i camei finali degli attori che danno le loro fattezze agli oggetti liberati dall’incantesimo: Emma Thompson è la teiera mrs Bric, Ewan Mc Gregor è Lumiere, Ian Mc Kellen è il maggiordomo Tockins, Stanley Tucci è maestro Cadenza, Audra McDonald è madama Guardaroba e Gugu Mbatha-Raw la cameriera Spolverina.

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Belle è sempre la ragazza amante della lettura e dallo spirito libero, ma nel film ci viene presentata come una sorta di inventrice: la vediamo infatti costruirsi una specie di lavatrice grazie alla quale dedicare alla lettura il tempo del bucato. Significativo che mentre la sua invenzione è al lavoro, Belle si dedichi a insegnare la lettura a una bambina sotto lo sguardo apertamente ostile degli ottusi abitanti del villaggio, i quali non esitano a diffidare di lei e di suo padre, visti come qualcosa di diverso, di alieno al mondo chiuso e ristretto in cui vivono senza porri troppe domande, un mondo in cui alle ragazze era consentito solo pensare al matrimonio e non ricevere un’adeguata istruzione.

Anche Maurice, il padre di Belle, cambia mestiere: è il creatore di preziosi e delicati carillon che va a vendere nel vicino mercato.

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Gaston non è solo l’ottuso bamboccio della versione animata, ma un eroe di guerra, irascibile e attaccabrighe quanto volete, ma con un certo spessore. Resta ridicolo con la sua pretesa di affascinare Belle solo con l’esibizione della forza e dei muscoli, dimostrando di non averla capita per nulla, ma è umanissimo nei suoi difetti. Infatti vedendo le ragazze del villaggio cadere in deliquio al suo arrivo, si domanda con autentico candore se Belle solo non ci veda bene o sia stupida o pazza per osare rifiutarlo.

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Un altro grande protagonista del film è il villaggio, di una accuratezza spettacolare, ricostruito per trasportarci nella Francia del 1740 e precisamente a Villeneuve (creato sul modello del paese francese di Conque), nome che omaggia l’autrice di una delle versioni più note della favola, la francese Gabrielle Suzanne Barbot del Villeneuve. Un set di quasi tremila metri quadrati con la sua piazza principale intorno alla quale troviamo negozi e mercato, la casa di Belle e la scuola, la chiesa, le abitazioni e tutta la festosa confusione di paesani, di animali e di carretti.

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Non si può non menzionare il castello, tanto rococò nei fastosi interni quanto cupo all’esterno, anch’esso colpito dalla maledizione e condannato a perdere un pezzo ogni volta in cui cade un petalo della rosa.

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E naturalmente la biblioteca, splendida arma di seduzione della Bestia nei confronti di Belle! Se nella versione animata la fonte di ispirazione della splendida biblioteca era stata quella dell’abbazia di St. Florian, in Austria (che ho visitato, con mia somma gioia!) nel film ci si rifà a una non meglio precisata biblioteca in Portogallo, non sono riuscita a scoprirne il nome.

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Mi chiederete forse: ma non hai trovato proprio nessun difetto in questo film? Ebbene uno c’è e non è da poco per una fan come me del film animato: le canzoni sono state ritoccate, alcuni versi cambiati e non mi è piaciuto per niente. Mi son ritrovata a canticchiarle e a perdere il filo perché le parole erano in parte diverse. Se volete i testi originali, eccoli qui.

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Però il film mi è piaciuto davvero e vi consiglio di andarlo a vedere, se ancora non l’avete fatto, perché non resterete delusi.

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