Le favole di Lang_43

Ecco terminato anche il ventottesimo giro di traduzioni, buone letture!

Libro Blu: Il principe Diletto. Un principe impara a proprie spese quanto costi essere malvagio e si pentirà in tempo per essere felice. (Francia)
Libro Rosso: La filatrice di ortiche. Una bella e brava ragazza è perseguitata dal signore del paese, ma alla fine riuscirà a sposare il ragazzo che ama. (Francia)
Libro Verde: Allerleirauh o la Creatura dalle Mille Pellicce. Una bella principessa non vuole le nozze imposte dal padre e finisce come sguattera nel castello di un altro re. (Germania)
Libro Giallo: L’anello magico. Il giovane Martin riceve un anello magico che soddisfa tutti i suoi desideri, ma avrà anche guai. (Origine sconosciuta)
Libro Rosa: Il leone d’oro. Tanti giovani trovano la morte per cercare una principessa, ma uno ce la farà e sarà felice. (Sicilia, Italia)
Libro Grigio: Il sempliciotto. Un padre manda in cerca di fortuna il figlio sempliciotto, ma dovrà riconoscere che sia meno sciocco di quanto pensasse. (Italia)
Libro Viola: I ragazzi con le stelle d’oro. Un re crede che la prima moglie lo abbia ingannato, ma i loro figli, allontanati dalla perfida seconda moglie, torneranno a fare giustizia. (Romania)
Libro Cremisi: Paul il pastore. Il fortissimo pastore Paul è tradito dagli amici, ma saprà riprendere loro ciò che il suo coraggio gli aveva fatto guadagnare. (Ungheria)
Libro Marrone: Rubezahl. Uno gnomo rapisce una bella principessa e la fa vivere in uno splendido palazzo pieno di meraviglie, ma non basta a tenerla lontana dal suo innamorato. (Germania)
Libro Arancione: Il visone e il lupo. Un branco di lupi vuole vendicarsi di un visone, che è molto più furbo e si prende gioco di loro. (America del Nord)
Libro Oliva: La punizione della fata Gangana. I figli dei sovrani un po’ sventati di un piccolissimo regno vengono rapiti, ma la perfida fata responsabile sarà inesorabilmente punita. (Francia)
Libro Lilla: La strega d’acqua dell’isola di Lok. Un ragazzo cerca di ottenere le ricchezze di una strega, ma ne cade vittima e solo la sua fidanzata lo salverà. (Francia)

 

Annunci

Fili d’aquilone n. 49

20180813

È on line il numero 49 della rivista Fili d’Aquilone dal titolo Consenso & Dissenso e il mio contributo è qui. Buone letture!

Le favole di Lang_42

Ecco per voi il ventisettesimo giro di traduzioni. Buone letture!

Libri Blu: Rospi e diamanti. La famosa fiaba di Charles Perrault con due fanciulle, una bella e gentile e l’altra maleducata e sgarbata, ricompensate da una fata ciascuna come merita. (Francia)
Libro Rosso: Raperonzolo: La celeberrima fiaba dei fratelli Grimm con la bellissima fanciulla dalla lunga treccia, prigioniera in una torre. (Germania)
Libro Verde: Jorinde e Joringel. Due innamorati cadono nelle grinfie di una strega, ma lui saprà come liberare sé e l’amata. (Germania)
Libro Giallo: La strega e i suoi servi. Il giovane principe Iwanich mette nei guai per curiosità e sventatezza se stesso e la giovane sposa Militza, ma grazie alla sua bontà riuscirà a risolvere tutto. (Russia)
Libro Rosa: Maestro e allievo. Un ragazzino apprende l’arte della magia e supera il maestro in abilità e astuzia. (Danimarca)
Libro Grigio: Il principe inatteso. Un re fa un’incauta promessa a Kostiei, re del sottosuolo, e ne va della vita di suo figlio, ma il principe si salverà con l’aiuto della figlia minore di Kostiei. (fiaba slava)
Libro Viola: Il ragazzo che voleva tenere gli occhi aperti. Un ragazzo avido di conoscenza scoprirà a proprie spese come a volte sia meglio non sapere. (Estonia)
Libro Cremisi: Niels e i giganti. Il giovane Niels libera la principessa da tre giganti che la vogliono catturare, ma non osa dirglielo, però tutto si aggiusterà. (Origine sconosciuta)
Libro Marrone: Asmund e Signy. Una folle e perfida strega prende l’aspetto della bella principessa Signy, ma sarà smascherata e punita. (Islanda)
Libro Arancione: L’Uccello della Verità. Due gemelli cresciuti da un pescatore scoprono di essere figli del re e con molta fatica riusciranno a dimostrarlo. (Spagna)
Libro Oliva: La verga d’acciaio. Un’inflessibile madre adottiva cerca inutilmente di correggere il figlio traviato dalle cattive compagnie. (Armenia)
Libro Lilla: I quattro doni. Téphany riceve quattro doni da una fata, ma capirà di non averne bisogno davvero. (Francia)

Fiabe floreali

20180623

Autore: Louisa May Alcott
Traduttore: Claudio Mapelli
Editore: Elliot, 2016
Pagine: 125
Prezzo: euro 12,50

La scrittrice americana Louisa May Alcott nacque in Pennsilvanya a Germantown nel 1832 ed è divenuta nota in tutto il mondo per la serie di romanzi dedicati alle sorelle March da Piccole donne a Piccole donne crescono, da Piccoli uomini a I figli di Jo. Si fece conoscere e apprezzare anche da un pubblico adulto per una serie di romanzi impetuosi e sensazionalistici, che catturarono immediatamente la fantasia popolare, scritti sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard quali Dietro la maschera e Un lungo, fatale inseguimento d’amore e ancora Il fantasma dell’abate o La tentazione di Maurice Treherne e Passione e tormento, mentre Un moderno Mefistofele, ascrivibile più al genere rosa, fu pubblicato in forma anonima e si ritiene che non sia opera sua.

Ma qui non voglio certo parlarvi delle celeberrime pagine dedicate alle sorelle March, bensì di un piccolo libro scritto da Alcott nel 1854 e pubblicato l’anno seguente, intitolato Fiabe floreali.

Si tratta di una breve raccolta di fiabe, una sorta di Decamerone per bambini, ambientato nel mondo delle fate e in cui l‘autrice immagina che in una notte estiva illuminata dalla luna la Regina delle Fate sieda all’ombra di una rosa selvatica presso  un fungo argenteo dove si svolge una festa, circondata dalle Damigelle d’Onore. Il popolo delle fate danza, al riparo da occhi umani, accompagnato dal suono delle campanule. La regina propone alle fate sue accompagnatrici di raccontare ciascuna una storia, perché la notte trascorra ancora più lietamente, e incarica Ciocca Luminosa, una piccola fata distesa tra le primule, di cominciare a narrare e la fatina sorridente narra la storia, raccontatale da una campanula, della fata Violetta che si offrì volontaria per recarsi quale messaggera nel regno del Re del Gelo e riuscì a sciogliere con l’amore il suo cuore ghiacciato. Dopo Ciocca Luminosa è la volta dell’elfo Ala d’Argento, il quale narra la meravigliosa avventura di una bambina, Eva, che ebbe la fortuna di essere invitata a conoscere il paese delle fate, a leggere le fiabe scritte sui petali dei fiori e a comprendere il linguaggio degli uccelli. È poi la volta della fata Scintilla di Stelle che, accompagnandosi con l’arpa, canta una canzone imparata dalle campanule in cui si racconta dell’umiltà che vince sempre sulla superbia. Dopo questo canto, molto apprezzato dagli Elfi perché amano in particolar modo la musica, è la fata Zefiro a narrare alla compagnia una storia raccontatale dalla brezza, fermatasi un momento a riposare, che parla delle avventure dell’elfo Lanugine di Cardo, vivace ed egoista, e della sua compagna fata Corolla di Giglio, dolce e generosa, che decisero di andare per il mondo in cerca di fortuna. Tocca quindi alla fata Occhio di Violetta deliziare gli ascoltatori con una storia udita da una primula un giorno in cui era seduta in un campo a intrecciare ghirlande e che narra di Gemma, una deliziosa fanciullina nata da un piccolo uovo bianco nel nido dell’uccello Peto Bruno e della sua compagna. Raggio di Luna e Brezza d’Estate, due fatine che hanno viaggiato molto, sono chiamate a turno dalla Regina a renderle tutti partecipi delle grandi meraviglie vedute. Comincia così Raggio di Luna, narrando una storia in cui si parla del sogno della piccola Annie che vuole diventare più buona, e segue poi Brezza d’Estate che depone il ventaglio di petalo di rosa e racconta la storia di Ricciolo d’Onda, uno spiritello dell’acqua che vive nelle profondità del mare e piange la morte dei naufraghi nelle tempeste e vuole raggiungere la lontana dimora degli Spiriti del Fuoco per ottenere la fiamma che possa restituire la vita a un bambino e cancellare così l’immenso dolore di sua madre.

Sulle ultime parole di Brezza d’Estate la luna tramonta, la festa finisce e le creature fatate si affrettano a tornare a casa mentre regna il silenzio della notte che svanisce, i fiori chiudono le corolle e la brezza cessa.

Si chiude così la raccolta di storie che l’autrice dedicò all’amica Elle Emerson. Sono fiabe delicate e vaporose, piene di dolcezza e di buoni sentimenti, che sembrano fatte apposta per regalare una pausa di serenità.

Louisa May Alcott morì a Boston nel 1888.

La stanza delle meraviglie

20180621a

Titolo: La stanza delle meraviglie
Titolo originale: Wonderstruck
Autore: Brian Selznick
Traduttore: Giuseppe Iacobaci
Editore: Mondadori, 2012
Pagine: 656
Età di lettura: 10-14 anni
Prezzo: 16 euro

A volte capita di leggere un libro e di vedere subito dopo il film che ne è stato tratto ed è ciò che ho fatto io in questi giorni , leggendo il romanzo per ragazzi La stanza delle meraviglie di Brian Selznick e andando al cinema a vedere l’omonimo film di Todd Haynes, per il quale lo stesso Selznick ha scritto la sceneggiatura.

Andiamo con ordine.

Se conoscete Brian Selznick, conoscete anche il suo amore per la narrazione attraverso le immagini e l’incantevole minuzia con cui le realizza, pensate un po’ a Hugo Cabret, anche in questo caso reso magnificamente al cinema da Martin Scorsese nel 2011.

Anche qui siamo di fronte a un libro di notevoli dimensioni, oltre seicento pagine che però scorrono tra le dita con ammaliante rapidità.

I protagonisti sono due ragazzini, Ben che vive nel Minnesota nel 1977, precisamente sul lago Gunflint, e Rose, che vive a Hoboken, New Jersey, nel 1927.

Che cosa hanno in comune Ben e Rose?

Entrambi sono sordi, Ben lo è diventato a causa di un fulmine che lo ha colpito attraverso la cornetta del telefono durante un violento temporale notturno. Rose è sordomuta dalla nascita.

Entrambi cercano una parte della loro identità. Ben fantastica sulla misteriosa figura del padre, di cui la madre Elaine non ha mai voluto parlargli, e nel momento più difficile della sua vita decide di partire per New York alla sua ricerca, guidato solo dalla labile traccia di un vecchio segnalibro della libreria Kinkade con una dedica a sua madre da parte di di un certo Danny. Rose vive in una bella casa con un padre autoritario e colleziona foto e ritagli di giornale sulla bellissima diva del muto Lillian Mayhew e decide di scappare a New York per cercarla quando il padre le impone lo studio della lingua dei segni.

La storia di Ben è raccontata a parole, quella di Rose è narrata solo attraverso i disegni, come se l’autore volesse condurci per mano nel suo mondo silenzioso e in bianco e nero.

Più si procede con la storia, più è evidente che in qualche modo, sia pure a cinquant’anni di distanza l’uno dall’altra, Ben e Rose sono destinati a incontrarsi e Selznick guida a piccoli passi i suoi lettori verso questo scioglimento lanciando qua e là segnali.

20180621b

La versione cinematografica di Haynes è molto fedele al libro, grazie sicuramente anche alla sceneggiatura realizzata dallo stesso autore, come vi ho anticipato, e gioca sul contrasto tra il mondo colorato degli anni Settanta di ben e quello in bianco e nero degli anni Venti di Rose, ma anche sui punti in comune tra i due mondi, sui medesimi luoghi che i due protagonisti visitano.

Non è possibile parlare più diffusamente della trama sia del libro che del film senza togliere al lettore e allo spettatore il gusto della graduale scoperta del segreto, chiamiamolo così, che lega Ben e Rose e che viene disvelato pian piano, conducendoci per mano a piccoli passi in un continuo e fluido passaggio dalla New York degli anni Settanta a quella degli anni Venti.

In conclusione, leggete il libro e poi andate a vedere il film per immergervi nel mondo silenzioso di Ben e Rose e scoprire con loro anche l’ importanza che abbia nell’economia della storia la straordinaria invenzione che è sta la stanza delle meraviglie, l’antenato dei musei come li conosciamo ora.

Qui il trailer del film

Il linguaggio delle fiabe dei fratelli Grimm

Ho letto questo articolo, che qui trovate in originale, e ve lo propongo.

IL LINGUAGGIO DELLE FIABE DEI FRATELLI GRIMM

I modesti inizi

C’erano una volta due fratelli di Hanau la cui famiglia si trovava in ristrettezze. Il padre era morto, lasciando una moglie e sei figli completamente senza denaro. La loro povertà era così grande che la famiglia era costretta a mangiare una volta il giorno.

Così fu deciso che i fratelli dovessero andare in giro per il mondo in cerca di fortuna. Ben presto trovarono la loro strada all’università di Marburgo per studiare legge, ma lì non poterono fare fortuna da nessuna parte. Sebbene fossero figli di un magistrato statale, erano i figli dei nobili a ricevere assistenza dallo stato e stipendi. I poveri fratelli incontrarono innumerevoli umiliazioni e ostacoli per farsi un’istruzione lontano da casa.

All’incirca in questo periodo, dopo che Jacob ebbe abbandonato gli studi per sostenere la famiglia, l’intero regno tedesco di Westfalia divenne parte dell’impero francese sotto il dominio di Napoleone Bonaparte. Rifugiandosi in biblioteca, i fratelli trascorrevano molte ore studiando e cercando storie, poemi e canzoni che narrassero racconti delle persone che avevano lasciato dietro di sé. Sullo sfondo delle avvisaglie della guerra e del sovvertimento politico, in qualche modo la nostalgia delle storie di un tempo più lontano, delle vite e del linguaggio delle persone, in piccoli villaggi e città, nei campi e nella foresta, sembrò più importante che mai.

Allora questa è la strana storia del passaggio dalla miseria alla ricchezza di due mansueti bibliotecai, Jacob e Wilhelm Grimm (affettuosamente conosciuti come i fratelli Grimm) che andarono in cerca di fiabe e casualmente finirono con il cambiare il corso della linguistica storica e con il dare l’avvio a un intero, nuovo campo del sapere riguardo il folklore.

Collezionando fiabe

I fratelli Grimm lavoravano come bibliotecari, occupazione che allora come ora non era molto lucrativa, anche se lavoravi per il nuovo re nella biblioteca privata reale. Il giovane e disoccupato Jacob Grimm ottenne il lavoro dopo che il segretario reale l’ebbe raccomandato; dimenticarono di verificare la sua formale qualifica e (come Jacob sospettava) nessuno la rese ufficiale. (Wilhelm si unì a lui come bibliotecario poco dopo) l’unica istruzione che il segretario reale gli aveva dato era: “Scriverai a grandi lettere sulla porta: biblioteca privata reale”; ciò gli diede una gran quantità di tempo per fare altre cose, come lo studio delle lingue e il radunare la tradizione folklorica. Ma quale linguaggio aveva che fare con le fate?

Molte persone sono consapevoli che i fratelli Grimm raccolsero storie di fate per la delizia dei bambini in ogni luogo. Secondo la gente logica e razionale, simili storie, statisticamente improbabili, con le loro streghe, fate, principi e principesse, taglialegna, sarti, bambini smarriti, animali parlanti, che se la spassavano tra i boschi dal primo maggio al gelido solstizio d’inverno, erano spesso archiviate come qualcosa di strano, qualcosa di sciocco, mai serio e di certo non erudito. Perché dovremmo curarci di simili storie?

L’impulso che spinse i Grimm verso la duplici passione per il linguaggio e il folklore probabilmente deriva da quell’ universale stimolo che è la nostalgia di casa.

Fin da quando era uno scolaro, Jacob Grimm ebbe familiarità con quale linguaggio si potesse usare per far sentire qualcuno a casa o un estraneo. Come il topo di campagna a scuola, uno dei suoi insegnanti era solito rivolgersi a lui con la terza persona egli piuttosto che il più rispettoso voi, in uso per tutti gli alunni di città. Lui non lo dimenticò mai. Sentiva la mancanza delle passeggiate con il padre nei villaggi vicini e della vista della gente di campagna che continuava la propria vita, dal lavoro al divertimento, tra una nube di fumo di tabacco e la luminosa luce del sole, prima che tutto fosse cambiato.

All’università i Grimm per fortuna incontrarono il poeta romantico Clemens Brentano, che chiese loro di aiutarlo a raccoglie canzoni popolari e poesie. Ciò cominciò a indirizzare il loro amore per la famiglia, la casa natale e il retaggio verso uno studio della tradizione orale tedesca. I fratelli nutrivano particolare interesse per le storie, facendo una cernita tra i frammenti culturali che fino a quel momento nessuno si era davvero mai curato di mettere per iscritto. Le storie delle vecchie moglie erano per le vecchie mogli e per i bambini, di certo non per i rispettabili studenti, ma i fratelli Grimm sentivano l’urgenza di annotare queste storie popolari “per preservarle dallo svanire come rugiada sotto il sole caldo, o come fuoco spento dalla sorgente, eternamente in silenzio nel tumulto dei nostri tempi.”

Per tedeschi romantici come i Grimm, questa purezza fu espressa in “naturpoesie” o poesia popolare.

Le guerre napoleoniche portarono un periodo di grande turbolenza politica e sociale. Il regno di lingua tedesca fu diviso e molti studenti tedeschi, Jacob e Wilhelm tra essi, furono guidati dal nazionalismo alla conservazione dell’eredità tedesca in via di sparizione. Il cuore di tutto ciò fu il movimento del Romanticismo tedesco, con il suo toccante desiderio di autenticità. I Romantici credevano di trovare questa verità nelle più semplici parole e nella saggezza della gente comune, prestando attenzione e un passato nostalgico e onorato. Per i Romantici questa purezza era espressa dalla “naturpoesie” o poesia popolare.

Come nota l’etnologa Regina Bendix, fu difficile per i conservatori culturali della “naturpoesie” – i precursori degli odierni intellettuali hipster – conciliare ciò che essi ritenevano fosse il più autentico genere di poesia con le classi più bassi, specialmente quelle povere della città. Cita Johann Gottfried Herder il quale disse sdegnosamente: “Il popolo – che non è la marmaglia nelle strade, non canta o compone mai, ma solo urla e mutila.”

Così il buon popolo che aveva creato e condiviso questa tradizione orale con le proprie parole, isolate e preservate dagli studenti, estrapolate dal contesto sociale, fu in realtà idealizzata, immaginario popolo da qualche parte nella nebbia, persino il passato medievale,

non dissimile da una fiaba, piena di terrore e di bellezza che fu eliminata dal presente. Raggiungere l’autenticità del folklore tedesco e del linguaggio significò ricercarla il più indietro possibile nel tempo per scoprire le sue origini fondamentali.

Ciò è quel che fecero i fratelli Grimm nel raccogliere quante più storie poterono, in dialetto, in tutto il paese, non importava quanto fossero violente, offensive o macabre. In quel periodo le fiabe che affascinavano la classe sociale più alta erano scritte per essere momenti di insegnamento letterario o morale, come le storie di Charles Perrault. I fratelli Grimm pensavano che questa specie di di stile francese reso più accettabile fosse più “fakelore” che folklore, con il linguaggio artificiosamente letterario, scritto amorevolmente per essere letto dalle classi colte. Il loro originale approccio era includere le storie popolari come una sorta di “naturpoesie” e metterle per iscritto non soltanto per la letteratura, ma per la scienza.

La linguistica e la legge di Grimm

Non è ben noto che nel mondo della linguistica Jacob Grimm è più famoso come linguista per la cosiddetta “legge dei Grimm” qualcosa di completamente avulso dalla raccolta delle storie vecchie come il tempo. Non è neppure abbastanza noto un inatteso successo dei fratelli Grimm “Kinder und Hausmarchen” (Bambini e storie domestiche) che inizialmente fu un lavoro scientifico di erudizione sulla cultura locale, non scritto per i bambini. Jacob scrive: “Non ho scritto questo libro di storie per i bambini, sebbene mi faccia piacere che sia a loro gradito; ma non vi avrei lavorato con piacere se non avessi creduto che potesse sembrare e essere importante per la poesia, la mitologia e la storia tanto per le persone più serie e di una certa età quanto per me.”

Invece furono i primi a impostare un rigoroso metodo di raccolta e di ricerca della tradizione orale in cui furono serbate numerose annotazioni dei narratori, dei luoghi e dei tempi. Insolitamente l’autentico linguaggio dei narratori, le parole dialettali e vernacolari che usarono, furono preservate. Furono fatte accurate comparazioni tra le differenti versioni di una storia narrata ai Grimm. I Grimm dichiararono: “Il nostro primo scopo nel raccogliere queste storie è stato la precisione e la verità. Non abbiamo aggiunto nulla di nostro, né abbellito eventi o struttura della storia, ma le abbiamo dato valore proprio come noi stessi l’avevamo ricevuta.”

Questo fu davvero un lavoro pionieristico nella disciplina folkloristica. E siccome confrontava le storie, sforzandosi di ricostruire il lontano inizio della cultura tedesca, Jacob Grimm si interessò sempre di più al linguaggio. Il linguaggio era un mezzo che avrebbe permesso di giungere fino all’autentico e originario passato tedesco. Come e perché le parole si erano trasformate da differenti linguaggi o dialetti tedeschi in altre lingue indoeuropee?

Il lavoro di Jacob Grimm conduce a un approccio più rigoroso e scientifico nella linguistica storica, che in definitiva apre la strada alla moderna linguistica formale come scienza.

Sebbene non fosse stato il primo a osservare il fenomeno, fu la ricerca linguistica di Grimm che spiegò la completa e sistematica rispondenza sonora tra la lingua tedesca e le sue affini nelle altre lingue indoeuropee, come il cambiamento dalla muta “p” nella parola che sta per padre in latino e in sanscrito in “pater” e “pità” alla muta fricativa “f” nella lingua tedesca come in “father” in inglese e “vater” in tedesco. Questo fenomeno è ora noto come Legge di Grimm.

E a questo proposito, la linguistica storica tedesca è nata dal desiderio di conoscere meglio le origini delle storie popolari tedesche, e la fonologia storica si è sviluppata come un nuovo campo di studio. Il lavoro di Jacob Grimm, insieme con quelllo dei suoi contemporanei, conduce a un approccio più rigoroso e scientifico nella linguistica storica, il quale in definitiva apre la via alla moderna e formale linguistica come scienza.

La trama s’infittisce

Con questi grandi risultati, possiamo dire che i fratelli Grimm vissero felicemente fino alla fine dei loro giorni. Naturalmente ogni bella storia ha una svolta (e non riferisco la parte in cui i fratelli Grimm, come membri dei Sette di Gottinga, furono in seguito esiliati dall’amata patria dal re di Hannover, causando proteste di massa da parte degli studenti).

Con le migliori intenzioni i fratelli Grimm hanno impostato la struttura scientifica e concettuale dello studio del folklore. Ma la loro passione dominante in realtà fu la costruzione di una letteratura folklorica nazionale. Immaginiamo i due emotivi bibliotecari che viaggiano per il paese raccogliendo storie dalla loro gente di paese, attaccando bottone nei campi fangosi, nelle taverne e nelle locande, in mano boccali di birra e quaderni per gli appunti. Tutto ciò è tristemente apocrifo. In realtà molte delle loro fonti erano o letterarie o raccolte tra le conoscenze più anziane della loro stessa classe. (alcune delle quali erano raccolte in forma anonima per evitare domande scomode) e come risultato, alcune non erano neppure originarie della Germania.

Lo studio di Orrin W. Robinson mostra come, malgrado la perseveranza dei fratelli Grimm nel prender nota del linguaggio del narratore alla lettera così come lo ricevevano, la verità e che quelle storie sono state revisionate e manipolate, in particolare da Wilhelm. Possiamo tracciare i cambiamenti attraverso le edizioni e prestarono un manoscritto iniziale al distratto Clemens Brentano il quale dimenticò di distruggerlo. I fratelli Grimm furono capaci di usare la loro considerevole esperienza di storie popolari e di linguistica per alterare le storie in sembianze più autenticamente tedesche. Per esempio i nomi di Hansel e Gretel, che noi conosciamo così bene, sono stati scelti semplicemente perché davano l’apparenza esteriore di un’autentica storia popolare di una certa zona, sebbene inizialmente la fiaba fosse nota come “Il fratellino e la sorellina”.

Sebbene in versioni precedenti alcune storie fossero narrate con il discorso indiretto, o nel tedesco consueto usato dalle fonti della classe media dei Grimm, in versioni successive acquisirono il discorso diretto, spesso in dialetti locali, includendo espressioni popolari e proverbi così come autentici versi e poesie popolari. I fratelli Grimm avrebbero involontariamente rivelato i loro pregiudizi morali e di genere, commutando i pronomi per i personaggi femminili anche all’interno di una singola storia, per esempio quando era avvenuta una trasformazione. Considerando l’esperienza infantile dello stesso Jacob Grimm con i pronomi, ciò è strano. Robinson mostra che quando le ragazze sono buone o molto giovani, ci si riferisce a loro con il pronome neutro <i>essa</i> mentre alle ragazze cattive o più mature ci si riferisce con il femminile <i>ella, lei</i>. Il contrasto nell’uso chiarisce che non è casuale, specialmente quando è paragonato a un’altra fonte scritta della medesima storia in cui i pronomi sono usati coerentemente. Per qualcuno il fallimento dei fratelli Grimm nel seguire i loro stessi metodi di ricerca rappresenta una perdita disastrosa per il folklore tedesco. Ma va anche sottolineato che, revisionando uniformemente la struttura narrativa, i fratelli Grimm hanno anche messo le basi della struttura stilistica dalla quale noi riconosciamo una fiaba e che quella struttura è stata seguita da allora. Con C’era una volta, malgrado le loro imperfezioni, i fratelli Grimm hanno compiuto qualcosa di leggendario nella costruzione del corpus nazionale della letteratura popolare. E l’eredità che hanno lasciato dietro di loro per i linguisti e i folcloristi è sopravvissuto felicemente anche successivamente.

Le favole di Lang_41

Terminato il ventiseiesimo giro di traduzioni, eccomi qui a proporvele. Buona lettura.

Libro Blu: La ragazza delle oche. Una cameriera prende il posto della principessa promessa sposa a un giovane re, ma sarà scoperta e punita (Germania)
Libro Rosso: I dodici fratelli. Una principessa sembra la causa della rovina dei fratelli e invece li salva. (Germania)
Libro Verde: Unocchietto, Dueocchietti e Treocchietti. Dueocchietti è maltrattata dalla madre e dalle sorelle, ma sarà ricompensata. (Germania)
Libro Giallo: L’anitra bianca. Una strega invidiosa getta un crudele incantesimo su una regina, ma l’amore vincerà. (Origine sconosciuta)
Libro Rosa: I due fratelli. Due fratelli salvano la vita a un pesciolino che darà loro l’opportunità di fare fortuna. (Sicilia, Italia)
Libro Grigio: Occhio che ride e occhio che piange o la volpe zoppa. Il più sciocco di tre fratelli, grazie alla volpe zoppa, accontenta il padre e si sposa. (folclore slavo)
Libro Viola: Gli gnomi senza testa. Hans fa grazia della vita a uno gnomo e questi farà la sua fortuna. (Estonia)
Libro Cremisi: Motikatika. Una madre promette il figlio all’orco per salvarsi la vita, ma il bambino ha poteri magici e si vendicherà. (Sudan)
Libro Marrone: Chi è stato il più sciocco? Due donne scommettono di dimostrare ciascuna che il proprio marito sia il più sciocco, ma lo sono talmente entrambi che è impossibile stabilirlo. (Islanda)
Libro Arancione: La principessa Belfiore. Jose si comporta con generosità e sarà ricompensato conquistando l’amore e la corona. (Spagna)
Libro Oliva: Vince chi aspetta. Un giovane fa tesoro dei consigli di un vecchio e ottiene il meritato successo. (Armenia)
Libro Lilla: La dama della fontana. Il cavaliere Owen, della corte di re Artù, sente il racconto di un compagno e parte per una mirabile avventura. (Galles)

Le favole di Lang_40

Completato il venticinquesimo giro di traduzioni, a vostra disposizione. Buone letture.

Libro Blu: Biancaneve e Rosarossa. Due sorelle salvano un orso e uno gnomo malvagio, l’orso le ricompenserà e lo gnomo farà la fine che merita. (Germania)

Libro Rosso: La canarina incantata. Il principe Desiderio cerca una sposa con la pelle dorata e la troverà dopo molte peripezie. (Francia)

Libro Verde: Il principe Vivien e la principessa Placida. Le incredibili vicissitudini di due principi prima di poter raggiungere la felicità. (Francia)

Libro Giallo: Nella terra delle anime. Un giovane guerriero vuole riportare indietro dall’aldilà la moglie, ma capirà che non è nell’ordine delle cose. (folklore dei Pellerossa)

Libro Rosa: L’uomo senza un cuore. Un vecchio mago svela alla giovane moglie dove sia custodito il suo cuore e sarà la sua tutto sommato meritata fine. (Origine sconosciuta)

Libro Grigio: La figlia di Buk Ettemsuch. Una ragazza va a vivere con un orco che le vuole bene come a una figlia e le trova un marito regale. (Tripoli, Libia)

Libro Viola: La scimmia e la medusa. Tanto tempo fa pare che le meduse avessero la conchiglia. Scoprite come la persero. (Giappone)

Libro Cremisi: La morte di Abu Nowas e di sua moglie. Il giullare Abu Nowas tenta di ingannare il sultano e la sultana, ma sarà perdonato per la sua astuzia.

Libro Marrone: Il leone e il gatto. Come il leone e suo fratello minore, il gatto selvatico, si separarono per colpa di una sfera magica. (Nord America)

Libro Arancione: Le avventure di Covan dai capelli marroni. Il giovane Covan è coraggioso e modesto e saprà salvare la vita alla sorella e ai fratelli. (Francia)

Libro Oliva: Il ragazzo che alla fine scoprì la paura. Un ragazzino non ha paura di nulla, ma finalmente accadrà qualcosa che gli farà capire che significhi. (Turchia)

Libro Lilla: La battaglia degli uccelli. Un principe fa una promessa a un gigante, ma non vuole mantenerla e saranno guai. (Scozia)

Siamo in guerra e nessuno me lo dice

20180226

Titolo: Siamo in guerra e nessuno me lo dice
Autore: Lia Levi
Illustratore: Desideria Guicciardini
Editore: Mondadori – I sassolini a colori
Pagine: 45
Età di lettura: 6 anni
Prezzo: euro 7,00

In questi giorni non è possibile guadare il telegiornale senza provare una fortissima stretta al cuore alle immagini di dolore e di paura che giungono dalla Siria, da luoghi sconvolti da una guerra che sembra infinita e nella quale i bambini stanno pagando un prezzo troppo alto.

Io credo nel caso e ho ritenuto un segno il fatto che l’altro giorno questo piccolo libro sia caduto mentre passavo accanto alla libreria nella quale ci sono i libri per bambini e ragazzi.

Che contrasto con le violente e crude immagini del telegiornale.

In questa delicata storia di Lia Levi, scritta per i più piccini, il 10 giugno 1940 tre sorelline si trovano nella loro casa di Torino, vicina ai giardini pubblici di piazza Carlo Felice e alla stazione di Porta Nuova, con la sola compagnia di Mariuccia, la ragazza che tengono a servizio, perché i genitori sono andati in Liguria a cercare un posto per la villeggiatura oramai prossima.

Le sorelline ascoltano insieme con gli altri adulti il discorso di Mussolini da Roma attraverso gli altoparlanti collocati nel giardino pubblico, ma non capiscono nulla, troppe parole difficili. Vedono solo l’esultanza degli adulti presenti che spiegano loro che l’Italia è entrata in guerra contro i francesi e gli inglesi.

Scortate dalla domestica, le tre bambine tornano a casa senza pensieri perché, per quanto ne sanno, “la guerra era più o meno fatta da soldati che si sparavano da due parti diverse in qualche sperduta pianura o su per le montagne, e perciò ci riguardava fino a un certo punto.”

Ciò che le bambine ancora non sanno è che la guerra arriverà a casa loro la sera stessa, con gli aerei dalla Francia.

È tardi, è ora di dormire, ma all’improvviso si sentono scoppi fortissimi, rumore di cose che vanno in pezzi e colpi ripetuti mentre dalle finestre della loro cameretta si vedono delle fiamme.

La gente si riversa urlando per le strade, le persone si gridano l’una con l’altra di correre nei rifugi, ma Mariuccia e le bambine non hanno idea di che cosa fare. La guerra già arrivata? I rifugi?

Di fronte allo sgomento delle bambine, Mariuccia ha un’idea. “Non sono mica bombe queste! – ci aveva detto, sforzandosi fino quasi a fingere di ridere – Sono le prove, le esercitazioni per insegnare come comportarci quando la guerra comincerà davvero… Gli scoppi con le luci sono i fuochi artificiali, proprio uguali a quelli di Capodanno!

Mariuccia è stata brava, è riuscita a tranquillizzare le bambine, ma una di loro ha capito che non si tratta di una finzione, è tutto vero e vicino.

Con parole semplici e chiare Lia Levi racconta la guerra ai più piccoli e io non posso far altro che pensare alla Siria, al distretto di Ghouta, alle strade di Duma e Zamalka e di tutte quelle altre località nelle quali nessuno può dire ai bambini e ai ragazzi siriani che si tratta di fuochi d’artificio.

Gustave Doré

Ho pochi ricordi nitidi della mia infanzia e quello che sto per raccontarvi è uno di essi.

Nel salotto di casa mia c’era la libreria dei miei genitori, che ho sempre frequentato con curiosità, e in un ripiano piuttosto in alto, fuori della mia portata, c’era un volume di grandi dimensioni rilegato in cuoio rosso.

Oramai avevo letto quasi tutti i libri in casa e quel grande volume stuzzicava molto la mia cutiosità. Mi sarebbe bastato salire su una sedia per prenderlo, ma ero una bambina obbediente, non mi piaceva fare le cose di nascosto, così un giorno chiesi a mia madre di prenderlo per me.

Lei mi spiegò con decisione che non era un libro adatto alla mia età e che non avrei mai dovuto cercare di leggerlo perché mi avrebbe fatto troppa paura.

Non potevo credere che i miei genitori tenessero un casa libri spaventosi e siccome la mamma non mi aveva voluto dire altro, decisi che avrei fatto di testa mia.

Ho detto che ero una bambina obbediente, ma non ci pensai due volte e colsi l’occasione più propizia per placare la curiosità che cresceva.

Un pomeriggio in cui sapevo che mia madre sarebbe stata occupata a lungo, mi arrampicai e presi il pesante volume, poi sedetti sul divano e me lo misi in grembo.

Avevo il batticuore mentre lo aprivo e sis psiegavano sotto i miei occhi impressionanti disegni in bianco e nero che raffiguravano esseri demoniaci e animali feroci, scene di dolore e di tormento, ma più avanti anche immagini lumnose e cvelstiali.

Il libro proibito non era altro che la Divina Commedia di Dante illustrata da Gustave Doré.

Capìì perchè mia madre mi avesse probito di leggerlo e infatti quelle immagini incisive e drammatiche per un po’ di tempo popolarono i miei sogni.

Diventata grande, mi feci regalare qul libro da mia madre e lo conservo tuttora con amore.

Gustave Doré (1832-1883) fu un grande pittore e incisore francese, illustratore di straordinaria perizia, le cui opere sono un fedele specchio del gusto romantico dell’epoca, ma sono anche rese più incisive dalla sua grandiosa visionarietà e dalla sua abilità nel padroneggiare la tecnica.

Forse anche voi non sapete, come ho avuto modo di scoprire, che non illustrò solo libri per adulti, ma anche le fiabe di Charles Perrault nel 1862 e di Jean de la Fontaine nel 1866.

Un rapido giro nella rete mi ha permesso di trovare numerose immagini e ve ne propongo alcune.

Dalle fiabe di Perrault:

Cappuccetto Rosso guarda attonita lo strano aspetto della nonna

20180222a

L’orco della fiaba di Pollicino
20180222b

Il fatidico fuso de La bella addormentata nel bosco
20180222c

L’interno del castello addormentato
20180222d

Cenerentola prova la scarpetta
20180222e

Il gatto con gli stivali al cospetto dell’orco
20180222f

La fuga di Pelle d’asino
20180222g

Il terribile Barbablu consegna la fatidica chiave alla moglie
20180222h

Dalle favole di la Fontaine:

Il topo di città e il topo di campagna
20180222i

La cicala e la formica
20180222l

La morte e il boscaiolo
20180222n

Il consiglio dei ratti
20180222o

Il leone e il moscerino
20180222p

Il pavone e Giunone
20180222q

Il mugnaio, suo figlio e l’asino
20180222r

Come potete vedere, sono immagine di grande forza e con molto gusto per il particolare, che denotano un notevole impianto grafico e esprimono tutta la vitale fantasia del loro autore.

Di lui possiamo dire che fu un artista assai versatile e nella sua carriera, oltre che nell’incisione, si cimentò con buon successo anche nell’acquerello, nella pittura, nel disegno e nella scultura.

Voci precedenti più vecchie

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il cavaliere della rosa

Un blog orgogliosamente di nicchia: opera, ricordi e piccole manie di un improvvisato collezionista

BUTAC - Bufale un tanto al chilo

Harder. Better. Faster. Bufaler.

Romanticism and Victorianism on the Net

Open access Journal devoted to British Nineteenth-Century Literature since 1996

giuseppecartablog

Tutto inizia da adesso

Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)

L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Parole Infinite

Articoli, commenti, considerazioni su libri, film e molto altro. Una Community della parola.....

Mix&Match

Dalla provincia, con amore

farefuorilamedusa

romanzo a puntate di Ben Apfel

NonSoloProust

Il blog di Gabriella Alù

il blog di Gianmarco Veggetti

...SOTTO A CHI TOCCA...

In-Folio

Lettura Studio Editoria Traduzione

biblioragazzi

Biblioteche per ragazzi in Italia e nel mondo

Il bandolo della matassa

Ho bisogno di manualità e di creatività, partendo dalle piccole cose. Di riscoprire materiali che sanno riscaldare, avvolgere e colorare. Ho bisogno di leggerezza, di spazi aperti e tranquillità. Di riscoprire, nella semplicità, momenti in cui lasciare andare la mente. Ho bisogno di ritrovare il "bandolo della matassa"