Il fiato dei draghi

20170828

Autore: Antonia S. Byatt

Titolo: Il fiato dei draghi e altre favole

Traduttori: Anna Nadotti e Fausto Galuzzi

Editore: Il Melangolo

Pagine: 103

 

Ho trovato questo libriccino su una bancarella di libri usati a Milano e non me lo sono lasciato sfuggire, come sempre mi capita quando mi imbatto in produzioni per bambini e per ragazzi di un autore che solitamente scrive per un pubblico adulto.

Le fiabe che compongono questa piccola ma preziosa raccolta sono quattro: Lo scrigno di vetro, La storia di Gode, La storia di una principessa primogenita e appunto Il fiato dei draghi.

Va detto subito che si tratta di piccole storie preziose e adatte a un pubblico di lettori già un poco più grandi per le peculiari doti di ironia e per la capacità dell’autrice di farli accostare a un mondo sì fiabesco che in apparenza è piuttosto convenzionale, ma che in realtà li pone di fronte a momenti di incertezza e di imprevedibilità.

Tutte e quattro le vicende partono da presupposti innegabilmente fiabeschi nei quali in apparenza tutto è già scritto e appare destinato a muoversi secondo schemi prestabiliti e immutabili.

In realtà i protagonisti di queste fiabe per mano della loro autrice sparigliano sotto i nostri occhi i piccoli universi in cui vivono, universi governati da precise regole alle quali il buonsenso e l’esperienza di altri suggerirebbero di non disubbidire mai, a rischio di trovarsi proiettati in un’esperienza che per molti versi potrebbe rivelarsi pericolosa o addirittura tragica.

Lo scrigno di vetro ha per protagonista un piccolo sarto, abile e onesto, che è profondamente ottimista e certo di procacciarsi un lavoro con la propria abilità. Come ricompensa per il buon lavoro fatto e la gentilezza mostrata agli abitanti della casa che lo ha accolto, il piccolo sarto ha la possibilità di scegliere fra tre doni e qui l’estro dell’artista ha la meglio sul buonsenso perché il primo dono è una borsa, che si suppone non resti mai vuota, il secondo una casseruola che di certo provvederebbe a fornire buoni pasti, ma il terzo è una meravigliosa chiave di cristallo, di finissima fattura, ma in apparenza inutile in sé per la propria delicatezza, eppure la sua bellezza e la curiosità del sarto hanno la meglio sulla scelta del dono e da questa scelta scaturirà l’avventura da vivere, la prova da superare. In realtà questo racconto fa parte del romanzo Possessione apparendovi come una creazione di uno dei personaggi, l’immaginaria poetessa vittoriana Christabel LaMotte.

La storia di Gode è a mio avviso la più cruda perché nasce come una lieve fiaba in cui un bel marinaio forte e dagli occhi chiari, abilissimo nella danza, è ammirato e desiderato da tutte le fanciulle del villaggio, compressa la bella e altezzosa figlia del mugnaio, che non vuole darlo a vedere. Quel gioco di sguardi però non sfugge al bel marinaio, che le porta in dono un prezioso nastro di seta dai colori dell’arcobaleno; lei non vuole mostrare quanto lo gradisca e ferisce l’orgoglio del marinaio chiedendo il prezzo del nastro così il si vendica legandola a sé con una richiesta che si rivelerà poi una terribile maledizione per entrambi.

La storia della principessa primogenita ha come protagoniste tre sorelle regali, la cui nascita fu contraddistinta da diversi aspetti del cielo nel suo turchino più affascinante, ma destinato a scomparire e ad essere sostituito da un colore verde che inizialmente incuriosisce e attrae il popolo, ma poi lentamente lo inquieta fino a farne incolpare niente meno che la famiglia reale. Viene così deciso che la figlia primogenita parta alla ricerca dell’azzurro del cielo, ma la giovane, più lettrice che viaggiatrice, ben rammenta tante storie in cui il primogenito fallisce e deve attendere di essere salvato o liberato da uno degli altri fratelli. Questo non sarà il suo destino, ne è certa, e farà il possibile per evitarlo.

Il fiato dei draghi ci trasporta in un bel villaggio adagiato in una valle circondata dalle montagne, accanto a un lago le cui acque cristalline si fanno più scure man mano che ci si allontana dalle rive. I genitori del villaggio sono soliti raccontare ai figli, per spaventarli benevolmente, storie cupe della calata dei draghi, ma i protagonisti della fiaba temono una cosa sopra ogni altra: la noia. E quando nel villaggio si manifestano inquietanti segni di oscure presenze, gli abitanti non si preoccupano più di tanto perché queste strane creature striscianti non hanno nulla della maestosità dei draghi fiammeggianti dipinti nelle chiese. Ma le creature avanzano e costringono gli abitanti a una fuga precipitosa, eppure la noia continua a prevalere e a fatica riusciranno a liberarsene, ma ce la faranno.

E come si legge nell’interessante prefazione dei traduttori: “Le fiabe di Antonia S. Byatt sono innanzitutto un tributo all’arte del raccontare, incursioni nel territorio del fantastico che rinunciano alle soluzioni epiche senza ripiegare nell’introspezione. I suoi personaggi non sono niente di più (e invero niente di meno) di abili sarti o guardiani di porci, le protagoniste – come sempre in Byatt le più decise a scardinare i destini dell’intreccio – sono tessitrici che sognano di viaggiare per il mondo o principesse primogenite poco propense ad accettare un convenzionale fallimento per propiziare il successo delle sorelle minori… i personaggi femminili, soprattutto, conquistano l’autonomia pagando consapevolmente il prezzo della scelta di una storia propria e della rinuncia ai rassicuranti destini che la fiaba classica riserva alle fanciulle obbedienti.

Insomma, una lettura fuori degli schemi e per molti versi illuminante, per lettori giovani, ma anche meno giovani, che non abbiano paura di andare oltre gli stereotipi.

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Vacanze in balcone

20170708

Non c’è niente di meglio che stare sdraiati accanto a una piscina con in mano una bibita ghiacciata. È la vacanza che ho sempre sognato. E che continuerò a sognare…

Che cosa accade se un papà che non vuole sfigurare davanti a un antipatico vicino spara una bugia grossa come una casa e dice a tutti i condòmini che sta per partire con la famiglia per una vacanza alle Maldive?

Sì, è proprio questo che fa Giacomo Capossi, di professione tipografo, davanti ai vicini riuniti per la solita piccola sfida del Circolo delle Freccette. Giacomo ha la brutta abitudine di raccontare storie incredibili e se la moglie Rossella e i figli Brooke e Tex oramai non ci cascano più, amici e conoscenti invece si lasciano ancora abbindolare dalla sua parlantina.

Stavolta è in gioco l’onore della famiglia, bisogna fare in modo che tutto il vicinato della solitaria palazzina in via dei Crisantemi creda alla partenza della famiglia Capossi per questa fortunata vacanza vinta con i punti del supermercato.

Chiunque al posto dei nostri eroi si sarebbe perso d’animo, soprattutto alla notizia, come un fulmine a ciel sereno, che il signor Giacomo oltretutto è stato licenziato perché la tipografia chiude.

Non vi racconto che cosa s’inventa l’intraprendente famiglia, sorprendentemente coadiuvata dal nonno Alarico che ritrova la voglia di vivere, e mi soffermo sul messaggio che questa breve e fresca storia trasmette.

In un’epoca di connessione e di social network come la nostra, mentire è sia facile che difficile, lo impara a sue spese Brooke che non può collegarsi a  Facebook e postare foto di un luogo in cui non si trova, ma paradossalmente è proprio la rete a fornire ai nostri mancati vacanzieri ciò che al finto rientro avvalorerà la tesi della vacanza alle Maldive.

Costretti a inventarsi una strategia comune, che garantisca loro la necessaria abbronzatura e salvi le apparenze, i Capossi scopriranno che quel forzato periodo in casa cementa la loro unione, che è facile divertirsi e stare bene insieme senza dover per forza andare lontano e che la fantasia è sempre più potente della realtà. Una volta finto il trionfale rientro dalle vacanze per la famiglia Capossi nulla sarà più uguale a prima e la mania del nonno di collezionare punti e inviarli ai concorsi a premi darà finalmente e davvero i propri frutti.

Una storia che fa sorridere e riflettere sulla nostra condizione di vittime, o più o meno consapevoli, del giudizio degli altri e sulle grandi possibilità che la fantasia e i potenti mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione.

L’autrice di questa gradevole storia è la giornalista e scrittrice Fulvia Degl’Innocenti, le illustrazioni sono di Noemi Vola e il libro fa parte del progetto di alta leggibilità che la Biancoenero Edizioni  sviluppa da tempo. Un progetto i cui cardini sono le accortezze sintattiche e lessicali, capitoli brevi e paragrafi spaziati, righe di lunghezza irregolare per seguire il ritmo della narrazione, carattere tipografico studiato per chi ha problemi di dislessia e infine carta color crema che stanca meno la vista.

Come tutti i libri di questo progetto anche Vacanze in balcone è passato al veglio della Redazione Ragazzi, i cui componenti hanno letto in bozza, proponendo suggerimenti e modifiche in base alle difficoltà incontrate nella lettura.

Storie della buonanotte per bambine ribelli

20170603

Autrici: Francesca Cavallo e Elena Favilli

Traduttrice: Loredana Baldinucci

Editore: Mondadori, 2017

Pagine: 224

Età di lettura: da 8 anni.

Prezzo: euro 19,00

Contrariamente a quanto è successo finora, questo libro è il regalo di una figlia alla mamma e io sono molto contenta che mia figlia Benedetta lo abbia scelto per me.

La genesi di questo libro è abbastanza particolare: la sua avventura è cominciata negli Stati Uniti a opera delle due autrici e ha potuto vedere la luce grazie a un’operazione di crowfunding. In italiano questa operazione si può tradurre come “finanziamento collettivo” e indica un processo tramite il quale molte persone decidono di mettere in comune il proprio denaro per finanziare persone o organizzazioni nella realizzazione di un progetto che ritengono degno di considerazione.

Il progetto è stato finanziato da aprile a ottobre 2016, periodo nel quale è stata raccolta la notevole cifra di oltre un milione di dollari e a novembre è avvenuta pubblicazione negli Stati Uniti con grande successo, quasi centomila copie vendute. In Italia il libro è arrivato nel marzo 2017, edito da Mondadori, e la traduzione delle storie è stata affidata a Loredana Baldinucci.

Si tratta delle mini biografie di cento donne di ogni epoca e attività, che con la loro determinazione nelle scelte di vita hanno lasciato un segno nella storia e nella società e come nei più classici degli incipit, ogni pagina comincia con un C’era una volta, ma stavolta non ci troviamo di fronte alla principessa di turno bensì a ognuna di queste cento donne, diverse per epoca, età, scelte di vita e di lavoro, che, come scritto all’inizio del libro, sono state bambine ribelli perché hanno sognato in grande, puntato in alto e lottato con energia.

Cento storie di donne famose, illustrate da sessanta disegnatrici di tutto il mondo, per aiutare le bambine a credere in loro stesse e a raggiungere gli obiettivi che si prefiggono, ma io direi anche per aiutare i bambini a comprendere l’universo femminile e sperare di avere in futuro una generazione di donne determinate e di uomini capaci di rompere gli schemi e di vivere senza pregiudizi.

Il linguaggio è chiaro e comprensibile, si tratta di storie molto brevi che condensano in poche righe ciò che richiederebbe pagine e pagine, così le autrici hanno scelto di focalizzare l’attenzione su un piccolo dettaglio della vita di ognuna di queste donne per farne il fulcro della breve narrazione.

E il messaggio di fondo è inequivocabile e importante: ogni donna può e deve scegliere, da sola o con l’aiuto degli altri, per diventare ciò che sarà.

Un esempio di tale messaggio sono proprio le due autrici, due italiane che in California sono riuscite a raggiungere questo importante risultato e si legge nella loro prefazione:

Noi ci auguriamo che queste pioniere coraggiose siano di ispirazione. Che i loro ritratti imprimano nelle nostre figlie la salda convinzione che la bellezza si manifesta in ogni forma e colore, e a tutte le età. Ci auguriamo che ogni lettrice comprenda che il successo più grande è vivere una vita piena di passione, curiosità e generosità. E che tutte noi, ogni giorno, ricordiamo che abbiamo il diritto di essere felici e di esplorare con audacia. Ora che questo libro è nelle vostre mani, proviamo solo speranza ed entusiasmo per il mondo che stiamo costruendo insieme. Un mondo in cui il genere non determinerà la grandezza dei nostri sogni o le mete che possiamo raggiungere. Un mondo in cui ciascuna di noi sarà in grado di dire con certezza: Io sono libera.”

Le cento donne ritratte abbracciano un ampio ventaglio di epoche, dall’antichità ai giorni nostri, e di sfide: ci sono inventrici, politiche, artiste, sportive, scienziate, modelle, regine, guerriere, attiviste e ci insegnano dalle agili pagine di questo libro a credere sempre in noi stesse e a lottare per raggiungere le nostre mete, quali esse siano.

Non saprei scegliere un simbolo, sono tutte storie bellissime e importanti, allora mi lascio guidare dalla mia passione.

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Le sorelle Brontë disegnate da Elisabetta Stoinich

Una volta, in una gelida e tetra casa del nord dell’Inghilterra, vivevano tre sorelle. Charlotte, Emily e Anne erano spesso sole e, per passare il tempo e divertirsi, scrivevano storie e poesie…

La creatura

20170527

Autore: Chris Priestley

Traduttore: Sandro Ristori

Editore: Newton Compton

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 288

Età di lettura: adolescenti

Genere: Horror, Fantasy

Londra, 1818. Billy è un piccolo furfante di strada. Portafogli e borsette sono le sue specialità. Cretur invece è un mostruoso gigante, un incubo orribile e spettrale, un essere che terrorizza e spaventa chiunque lo incontri e che non sembra neppure umano. All’inizio Billy e Cretur decidono di darsi una mano a vicenda, solo per pura convenienza. Ma tra crimini orribili e grandi slanci di generosità, a poco a poco tra loro nasce un legame che assomiglia sempre più alla vera amicizia. Fino a quando i due decidono di lasciare Londra e partire per un lungo viaggio verso nord, affrontando ladri di cadaveri, esperimenti scientifici, folle sanguinarie e amori impossibili, sulle tracce di uno scienziato che si diletta di arti oscure. Un uomo che ha commesso un peccato che non può perdonarsi e non può essere perdonato. Un uomo che si chiama Victor Frankenstein… 

La vicenda ha inizio nella fumosa e nebbiosa Londra del 1818, quindi in età georgiana, il periodo della storia inglese dal 1714 al 1830 che copre l’arco di tempo dall’ascesa al trono di re Giorgio I a quella di re Giorgio IV, e in particolare nel cosiddetto periodo Regency, (1811-1820) in cui appunto salì al trono come reggente con il nome di re Giorgio IV il Principe di Galles, durante la malattia di suo padre, re Giorgio III.

Billy è un ex spazzacamino divenuto abile ladruncolo di strada e ha solo quindici anni, ma ne dimostra solo otto. Cretur è un essere gigantesco dall’aspetto tanto terrorizzante da non sembrare neppure umano. Cretur è riverso in strada e Billy cerca di frugargli nelle tasche per ricavarne qualcosa, ma il temibile Fletcher, accompagnato come sempre dai suoi crudeli scagnozzi Skinner e Tyke, è seriamente intenzionato a punire duramente Billy per un debito non ancora saldato. All’improvviso Cretur, si alza, dimostrando di non essere l’orrendo cadavere che sembrava, e salva Billy dalla lama di Fletcher, portandolo nella soffitta in cui vive.

Comincia così una bizzarra convivenza, dettata inizialmente dalla reciproca intenzione di darsi una mano per necessità di convenienza. Nella semi oscurità della soffitta Billy si stupisce che Cretur passi il tempo leggendo, in particolare è colpito da fatto che stia leggendo Persuasione un romanzo di Jane Austen, e non può fare a meno di canzonarlo un po’ per quella che ritiene sia una lettura da donna perché “solo le donne leggono romanzi”.

Cretur si offre di proteggere Billy da Fletcher, ma in cambio gli chiede di pedinare al posto suo due uomini: Victor Frankenstein e Henry Clavel. Se mai al lettore fosse sorto un dubbio, a questo punto è diventato una certezza: è la storia della creatura del dottor Frankenstein dal punto di vista della creatura stessa.

Sulle tracce dei due uomini che Cretur gli ha chiesto di pedinare, Billy incontra Percy e Mary Shelley  e il poeta crede di riconoscere in Cretur qualcosa di familiare, ma la gigantesca creatura si dilegua prima che Shelley possa essere certo di ciò che ha visto.

Billy oramai è sempre più coinvolto nella vicenda personale di Cretur, riesce a poco a poco a strappargli qualche informazione in più sul suo passato e, pedinando Frankenstein, non tarda a scoprire quale sia l’attività dello straniero. Orripilato dalla scoperta che Cretur è un essere nato in laboratorio dalle folli manipolazioni di Frankestein, inizialmente Billy cerca di separarsi dal tetro gigante, ma si rende conto benissimo di come l’uno abbia oramai bisogno dell’altro, tuttavia la scoperta che Frankenstein stia cercando di creare una compagna per Cretur, lo sconvolge ancora più profondamente, sembrandogli tale atto ancora più blasfemo del precedente, soprattutto perché la creatura gli rivela il desiderio di avere figli, eventualità che al giovane Billy pare semplicemente mostruosa . Però in fondo al cuore di Billy si cela anche un po’ di gelosia, di fronte alla consapevolezza che Cretur si sentirà completo con accanto una compagna simile a sé e che vagheggi un futuro migliore nell’Eden incontaminato della foresta amazzonica, escludendolo così dalla propria vita.

Tuttavia il pedinamento dei due stranieri si trasforma in un inseguimento quando Billy apprende che stanno per lasciare Londra alla volta di Windsor e poi di Oxford. Stavolta lo stesso Cretur si mette sulle loro tracce con il ragazzo, che per la prima volta comincia a interrogarsi sui grandi dubbi etici e morali della vita, coinvolto come si trova nelle vicende della mostruosa creatura di Frankenstein.

La trama del libro si gioca tutta sul delicato equilibrio tra le emozioni e i sentimenti contrastanti che Cretur suscita in Billy, in un crescendo di consapevolezza e purtroppo anche di orrore alla scoperta di una parte di verità che Cretur ha celato e che invece Frankenstein rivela a Billy. E irrisolto appare il finale, nel momento della separazione tra i due così mal assortiti compagni di vita e di viaggio e sul futuro della peregrinazione di Frankenstein e di Clavel , ma è giusto che sia così e che il lettore scopra altro, come dice l’autore nella post fazione, leggendo il romanzo da cui tutto ha avuto origine.

E pieno di riferimenti e di citazioni è questo libro, vi ho già citato il fuggevole incontro con Percy e Mary Shelley, colei che creò il mito della creatura con il romanzo Frankenstein pubblicato proprio nel 1818, non a caso l’anno in cui si svolgono le vicende di Billy e di Cretur. I due, lasciata Londra, incontrano una carovana di creature mostruose, i freak, e a loro si aggregano sotto la protezione di mr Browning, dal medesimo cognome del regista che nel 1932 diresse un film dal titolo Freaks, dedicato alle vicende di un gruppo di creature appunto dotate dalla natura di irregolarità tali da renderle vittime di esibizioni nei baracconi delle fiere cittadine. All’epoca del viaggio di Billy nella zona del Distretto dei laghi i poeti Coleridge e Wodsworth vivevano lì. Il poeta John Keats e l’amico Charles Brown fecero un tour nel nord dell’Inghilterra e della Scozia proprio nel 1818 e si fermarono presso il circolo di pietre di Castlerigg, vicino Kensiwk, che Billy visita e presso il quale si trova l’abitazione della giovane Jane, di cui Billy si innamora. Keats parla di questa esperienza nell’Endimione, che Billy cita alla bella Jane spacciandolo per opera propria. All’epoca della pubblicazione di Frankestein Charles Dickens aveva cinque anni e non si può fare a meno di pensare a lui e al suo futuro Oliver Twist nel leggere che il nipote del vecchio rigattiere Gratz si chiema Fagin e che Billy, dopo la separazione da Cretur e la fuga da Kensiwk dice al locandiere di chiamarsi Bill Sikes.

E con questo delizioso gioco di citazioni, vi rimando al piacere di una gradevole lettura, ricca di colpi di scena e storicamente ben costruita.

Autunno 1152 – Guardie d’Onore

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Titolo: Autunno 1152 – Guardie d’onore

Autore e Illustratore: David Petersen

Editore: De Agostini, 2008

Prezzo: euro 14,90

Età di lettura: da 10 anni.

Nell’appena trascorso 2016 mio marito ed io ci siamo recati spesso a Bologna, per una serie di incontri su Jane Austen nella biblioteca Salaborsa in piazza del Nettuno. Nella piazza antistante l’albergo in cui pernottavamo spesso veniva allestito un grande tendone nel quale trovavano posto numerose bancarelle di libri usati. Tra di esse ve n’erano alcune dedicate ai ragazzi e in una ho trovato questo libro, che ho acquistato incuriosita dal tratto delicato dei disegni, che mi ricordavano un po’ gli animali protagonisti delle storie di Beatrix Potter e un po’ gli abitanti del delizioso Boscodirovo di Jill Barklem.

Una volta tornata a casa, come spesso purtroppo mi accade, presa da altre cose, ho lasciato da parte questo libro, ma in questi giorni mi è capitato di nuovo tra le mani, mentre cercavo un altro titolo, e ho deciso di parlarvene.

Autunno 1152 è il primo volume di una trilogia di fumetti scritta e disegnata da David Petersen, artista americano di 39 anni che vive nel Michigan.

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La vicenda è ambientata in un immaginario mondo medievale e ha per protagonisti una colonia di topolini, accanto a loro altri personaggi antropomorfi, per i quali la vota è una sfida quotidiana tra nemici predatori e intemperie. In particolare in questo primo volume, composto da una serie di sei storie, facciamo la conoscenza della colonia, costretta a trovare rifugio dai pericoli nelle zone più impervie in cui ha costruito piccole città-fortezza. L’evento principale è la lotta vittoriosa contro il Signore della Guerra delle Donnole, svoltasi nel 1149. Però anche l’estrema sicurezza di queste piccole città ha un rovescio della medaglia, cioè il rischio che tanta sicurezza si trasformi in una sorta di prigione per la comunità. Ecco quindi che viene creata un’altra fortezza, battezzata Lockhaven, nella quale si stabilisce un manipolo di topolini tra i più agguerriti e coraggiosi, i quali costituiscono così la Guardia d’Onore, in difesa della sicurezza della comunità, che possa così vivere e prosperare senza rischi. Lockhaven è una fortezza scavata nella pietra e avvolta da un folto manto di edera per cui dall’esterno è visibile solo la facciata principale; al suo interno, oltre alle guardie scelte, un gruppetto di civili ingaggiati in qualità di artigiani. Sono impiegati nella produzione e nella manutenzione delle armi necessarie alla difesa, lavoro che richiede molto tempo e non può essere quindi affidato alle guardie; nel lavoro in cucina, in quanto non si può mai sapere quanti topi saranno presenti all’interno della fortezza, per badare all’immagazzinamento delle provviste e alla preparazione del famoso pane farcito di noci, semi e frutta, il Gabcroon, ottimo per nutrirsi nei viaggi; nella produzione di tessuti caldi e resistenti, così importanti per l’abbigliamento dei soldati; nell’apicoltura per produrre miele e cera, utili in artigianato e in medicina, ma anche perché la presenza di numerosi api agisce da deterrente contro certi tipi di predatori. Altri artigiani presenti nella fortezza sono gli scalpellini, i carpentieri, i vasai, i mugnai e i fornai.

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I protagonisti principali sono i tre topolini Saxon, Kenzie e Lieam. Il primo è un abile, ma rude guerriero sempre pronto a menare lo spadone; il secondo è il veterano delle Guardie, abile nel maneggiare il bastone e famoso per la ponderatezza con cui affronta le situazioni; il terzo è il più giovane, una recluta ancora inesperta, ma dotata di grande coraggio.

David Petersen nel libro parla così delle sue storie: “Iniziai a pensare alle avventure che state per leggere più di dieci anni fa. Tutto cominciò con una frase, un semplice appunto annotato su un pezzetto di carta: ‘I topo hanno una cultura tutta loro, sono troppo piccoli per integrarsi con gli altri animali’. Queste parole mi hanno spinto a pensare in che modo i topi sarebbero potuti sopravvivere in un mondo ostile e infestato da feroci predatori. Di certo avrebbero dovuto nascondere le loro città, difenderle nel territorio e renderle il più possibile autosufficienti. Dal punto di vista della mia storia, ciò significa che i topi erano prigionieri delle loro stesse case. Così sono nati Saxon, Kenzie e Lieam, tre topi che avevano il compito di esplorare il territorio per il loro popolo. Dal momento in cui l’idea delle guardie d’onore iniziò a frullarmi nella testa, il loro mondo si arricchì di tantissimi personaggi, città e villaggi e delle loro storie che, nel 2005, si riversarono sulla carta.”

Come vi ho scritto all’inizio, Autunno 1152 è il primo volume della trilogia, seguito da Inverno 1152, in cui vediamo i personaggi della saga lottare contro la mancanza di viveri e di medicinali mentre l’oscura ombra di un nemico sconfitto torna a profilarsi.

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Il terzo volume, La Scure Nera, in realtà è un prequel dei primi due perché le vicende si svolgono nel 1115 e i protagonisti sono i due topolini Em e Celanawe, l’una saggia studiosa e l’altro una guardia veterana.

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Questo è il sito in inglese dedicato alle Guardie d’Onore.

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Magician

Ho letto di questa trilogia sul blog di un’amica e mi sono incuriosita, sapendo che generalmente i nostri gusti di lettura collimano, e poi si trattava di libri Young Adult quindi il mio interesse è aumentato.

Ammetto di aver pensato lì per lì “un’altra storia di maghi, ma sarà proprio necessaria?” tuttavia le premesse mi sembravano interessanti e ho acquistato il primo volume. Bene ho continuato con il secondo e finito in questi giorni il terzo e devo dirvi che il mio giudizio è molto positivo.

Andiamo per ordine. L’autrice è Charlie Nicholes. Holmberg, una scrittrice americana di fantasy, nata a Salt Lake City e che attualmente vive nello Utah con la sua famiglia. Nel suo sito si legge che nell’estate del 2013, dopo aver collezionato una serie di lettere di rifiuto, mando il primo volume della trilogia, Paper Magician, e i successivi alla casa editrice 47North che poi effettivamente li pubblicò. Qui in italia il primo volume della  trilogia è stato pubblicato da Fanucci nel 2015 sono seguito quest’anno Glass Magician e Master Magician.

Eccovi le trame dei tre volumi, prese dal sito della casa editrice:

Paper Magician, Fanucci, 2015

Traduttore:Marina Scarsella

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Ceony Twill, giovane e talentuosa allieva dell’accademia di magia Tagis Praff, sta finalmente per cominciare l’apprendistato che la legherà per tutta la vita all’elemento magico che ha sempre desiderato. Eppure, contrariamente a quanto sognava, il suo destino non sarà scritto nel metallo ma sulla carta. Tra fogli che si animano dando vita a personaggi incredibili e storie fantastiche che la lasceranno a bocca aperta, toccherà allo stravagante mago Emery Thane convincerla delle qualità straordinarie di un elemento così delicato e allo stesso tempo prodigioso. Così, quando Lira, malvagia praticante di arti magiche proibite, priverà il maestro del suo cuore, Ceony per tenerlo in vita gliene confezionerà uno di carta, per poi volare sulle ali di un enorme aeroplanino all’inseguimento della perfida maga, verso un’avventura che porterà alla luce i ricordi più lontani e i segreti più taciuti, nascosti nell’angolo più remoto dell’anima.

 

Glass Magician, Fanucci,2016

Traduttore:Marina Scarsella

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Tre mesi dopo aver restituito il cuore di Emery Thane, maestro di arti magiche, al suo legittimo proprietario, Ceony Twill è sulla buona strada per diventare una Piegatrice. Adora dare vita alle forme che disegna e creare esseri inanimati da semplici pezzi di carta. Non tutte le sue attenzioni, però, sono rivolte allo studio della magia; i suoi pensieri più dolci sono per il suo giovane maestro, a cui Ceony spera di avvicinarsi sempre più anche se sa di non essere riuscita a rompere la barriera che ancora li separa. Nel frattempo una nuova minaccia è in arrivo: un mago in cerca di vendetta è convinto che Ceony custodisca un importante segreto e sarà disposto a tutto pur di venirne a conoscenza… anche se per farlo dovrà mettere e repentaglio l’esistenza stessa del mondo magico. Di fronte a pericoli spaventosi che metteranno a repentaglio la vita di coloro che le stanno più a cuore, Ceony dovrà affrontare una nuova prova, confrontandosi con i limiti delle sue paure e scoprendo la reale misura del proprio valore. 

 

Master Magician, Fanucci2016

Traduttore:Marina Scarsella

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Durante il suo lungo apprendistato, Ceony Twill ha tenuto nascosto un segreto al suo stesso mentore, Emery Thane: ha scoperto di poter praticare forme di magia diverse dalla propria, un’abilità da sempre ritenuta impossibile da acquisire. Ormai è giunta al termine del suo percorso e sta per affrontare l’esame finale, ma proprio quando tutto sembra andare per il verso giusto ecco che gli imprevisti si mettono sulla sua strada, complicandole un bel po’ la vita. Per allontanare da sé i sospetti di favoritismo, Emery fa testare le qualità di Ceony da un tale Prit, un piegatore che, come tutti sanno, odia il maestro e a cui non importa nulla della sua apprendista. Proprio nel momento in cui un efferato criminale con cui la ragazza ha avuto un tempo a che fare è scappato di prigione e ora è pronto a regolare i conti con il passato. Ceony sa che se vuole evitare la sua vendetta dovrà trovarlo prima che sia troppo tardi, perché colui che ha di fronte è il peggiore dei suoi incubi, il solo in grado di padroneggiare l’unica forma di magia che lei non riesce a dominare…

Indubbiamente l’autrice ha saputo introdurre un soffio di aria nuova nell’argomento ‘magia’ che poteva risultare pericolosamente già esplorato con dovizia di particolari nella letteratura per bambini e per ragazzi, a partire naturalmente dall’arcinoto Harry Potter; molto interessante l’idea di maghi che si legano a un materiale che padroneggiano abilmente: Piegatori o Maghi della Carta, Vetrai o Maghi del Vetro, Polimerici o Maghi della Plastica, Fonditori o Maghi dei Metalli e infine i più pericolosi, gli Escissionisti che si legano a una materia insolita, il Sangue, e porta terrore e morte nel mondo della magia e degli uomini (anche se non tutti, ovviamente; esistono Escissionisti che non procurano ferite, ma le curano e le guariscono). La protagonista Ceony, contrariamente alle proprie aspettative di diventare Fonditrice, viene affidata al maestro Thane per diventare una Piegatrice e scopre nel corso delle numerose vicissitudini di poter fare una cosa che tutta la congrega dei maghi riteneva impossibile: sciogliersi dal legame con un materiale per congiungersi temporaneamente ad altri. Devo dire che il personaggio di Ceony è proprio quello più sopra le righe, una ragazzina ancora inesperta, ma di gran cuore che si getta a capofitto in avventure e in situazioni pericolose nelle quali soccombono maghi più abili e preparati di lei, ma è sostenuta appunto dalla sua caparbietà e soprattutto dall’amore verso il maestro Emery Thane, per salvare il quale affronterà nemici e pericoli fino allo scioglimento finale del terzo capitolo della saga.

Scritti in uno stile fluido e accattivante, che sa coinvolgere e incalzare il lettore, è un riuscito mix di avventura e di sentimenti, anche se la narrazione dell’innamoramento di Ceony secondo me è troppo insistita, a scapito della dinamicità della trama.

Molto ben sviluppata l’ambientazione in un’Inghilterra dei primi del ‘900 in cui la magia fa parte della vita quotidiana e in particolare ho trovato molto interessanti e fantasiose le descrizioni degli incantesimi di carta.

La Disney non si è lasciata sfuggire l’occasione e ne ha acquistato i diritti, per ora si sa soltanto che la produzione esecutiva è stata affidata a Allison Sheamur, la medesima dei film della serie di Hunger Games. Staremo a vedere e senza dubbio sarà interessante scoprire come saranno resi sullo schermo questi tre romanzi.

La trilogia della nebbia

Carlos Ruiz Zàfon è un famoso scrittore spagnolo che ha esordito nella narrativa scrivendo libri per ragazzi e qui oggi voglio parlarvi dei titoli che compongono la cosiddetta Trilogia della nebbia: Il principe della nebbia, Il palazzo della mezzanotte e Le luci di settembre.

Sono storie indipendenti l’una dall’altra, ma accomunate dalla presenza dell’elemento fantastico e, a mio giudizio, possono essere letti con molto piacere anche da un pubblico più adulto.

Il principe della nebbia, scritto nel 1993 e pubblicato in Italia per la prima volta nel 2002, è una storia che prende l’avvio nel 1943 e narra le vicende della famiglia Carver, trasferitasi in una piccola cittadina che si affaccia sull’oceano per sfuggire ai bombardamenti. Il loro figlio Max ben presto si accorge che una strana atmosfera aleggia nella casa in cui si è stabilità la sua famiglia e fa la conoscenza con Roland, nipote adottivo del guardiano del faro. Insieme con lui e con la propria sorella Alicia il giovane Max scava nel misterioso passato della casa e si mette sulle tracce di un certo dottor Cain; la trama si fa via via più inquietante e sottile fino al drammatico scioglimento finale.

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Il palazzo della mezzanotte, scritto nel 1994 e pubblicato in Italia nel 2010, è invece ambientato a Calcutta nel 1932 e narra le vicende di Ben e Sheere, due gemelli che sono stati separati alla nascita dalla nonna nella speranza di sottrarli a un sicuro destino di morte: Ben è stato affidato alle cure del direttore dell’orfanotrofio di st.Patrick e Sheere invece è cresciuta con lei, fuggendo di paese di in città. Al compimento del sedicesimo compleanno i gemelli si trovano riuniti e, con l’aiuto della società segreta detta Chowbar Society, composta oltre che da Ben da altri sei orfani, cercheranno di far luce sul loro destino e di sfuggire al misterioso individuo che li bracca dalla nascita.

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Le luci di settembre, scritto nel 1995 e pubblicato in Italia nel 2011, è ambientato a Cravenmore, in Normandia, nell’estate del 1937 e narra la storia della giovane vedova Simone, che trova lavoro come governante nella dimora del ricco ed eccentrico Lazarus Jann, presso il quale si trasferisce con i figli adolescenti Irene e Dorian. Sarà proprio Irene, con l’aiuto del giovane pescatore Ismael, a fare luce sui misteri che circondano l’esistenza di Lazarus e della sua sinistra abitazione.

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Non vi ho di proposito anticipato troppe informazioni sulle trame per non togliervi il piacere di leggere questi tre romanzi, giunti in Italia sulla scia del travolgente successo che Zàfon ebbe come autore di libri per adulti, nel suo paese e in Europa, Italia compresa, con L’ombra del vento.

Come ho scritto in apertura, pur non essendo legate tra di loro riguardo i personaggi, le vicende e le ambientazioni, molto diversi, queste tre storie sono state riunite in una trilogia perché appunto si tratta di vicende in cui l’elemento fantastico e misterioso predomina, scaturendo sempre da un passato rimasto sepolto a lungo. Lo stile mai banale di Zàfon fa di queste trame storie avvincenti, scritte in modo fluido e accattivante, di godibile lettura pur con qualche pecca e ingenuità, qua e là, che salta agli occhi di chi abbia cominciato a conoscere e ad apprezzare l’autore nella sua produzione per adulti. Ripeto però che a mio avviso si tratta di storie che si possono leggere con piacere senza limiti di età, magari approfittando di questo scampolo di vacanza che ci regala il mese di agosto o tenendole pronte per le prime giornate autunnali davanti al camino e a una buona tazza di tè.

Red Love. Rosso come il sangue, freddo come l’acciaio

Titolo: Red Love. Rosso come il sangue, freddo come l’acciaio
Autore: Kady Cross
Traduttore: Elisa Leonzio
Editore: Newton Compton, 2012
Prezzo: euro 14,90
Pagine: 315
Genere: Young Adult

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Sono una grande appassionata del genere Steampunk e ho cominciato ad interessarmene perché adoro l’epoca vittoriana. Infatti nei romanzi steampunk la realtà storica dell’epoca si integra con narrazioni in cui abbondano tecnologie impossibili per il periodo in questione, in un risultato finale molto accattivante.
Ho cominciato ad accostarmi al genere leggendo la trilogia di Paul Di Filippo, il quale per primo ha utilizzato il termine nel titolo, e da quel momento in poi sono andata alla ricerca di altre opere, passando anche per i fumetti e per il cinema.
Così quando mi sono imbattuta per caso in un libro Steampunk per ragazzi, non me lo sono lasciato sfuggire.
Si tratta di Red Love. Rosso come il sangue, freddo come l’acciaio (The girl in a steel corset) di Kady Cross, pseudonimo dell’autrice americana di best seller Kathryn Smith.
La vicenda si svolge nella Londra del 1897, nei giorni in cui sta per celebrarsi il sessantesimo anniversario di regno di Vittoria. La giovane Finley Jayne viene accolta ferita nella lussuosa dimora del giovane duca di Greythorne, Griffin King. Entrambi nascondono un segreto: Finley è spesso dominata da un potente lato oscuro che fa di lei una sorta di dr. Jackill e mr. Hyde mentre Griffin non è un giovane nobile dedito all’ozio, ma il capo riconosciuto di una piccola ma potente organizzazione che cerca di sventare le oscure trame del Macchinista, misterioso criminale autore di una serie di strani e per il momento incomprensibili misfatti, il cui vero senso si svelerà il giorno della festa. Sodali di Griffin sono l’intelligentissima inventrice Emily di origine irlandese, il possente Sam ( ricostruito in parte da Emily come una macchina dopo essere stato aggredito e quasi ucciso da un automa del Macchinista) e il pistolero americano Jasper Renn. Ultimo, ma non meno importante membro della compagnia è la zia di Griffin, lady Cordelia. Inizialmente Finley non si sente parte di quel nuovo e sconosciuto mondo, a causa anche della diffidenza di Sam, ma non tarda a comprendere che Griffin è in grado di aiutarla a dominare il proprio lato oscuro. A complicare le cose la scoperta di sentirsi attratta tanto da Griffin quanto da Jack Dandy, riconosciuto e temutissimo capo della nobile malavita giovanile con il quale è venuta in contatto e che non le nasconde il proprio interesse. I genitori di Griffin e di Finley avevano collaborato dopo la scoperta degli ‘organiti’ misteriosa sostanza in grado di riprodursi e di consentire una rapida e quasi miracolosa guarigione dalle ferite, prelevata in una spedizione al centro della Terra.
Ciò che Griffin e Finley scopriranno con stupore è il legame tra i misterioso Macchinista e il loro passato, mentre Sam, che non riesce a perdonare agli amici di averlo quasi trasformato in una macchina pur di salvargli la vita, rischia di mettere a repentaglio tutta l’organizzazione.
Non aggiungo altro, se non che il triangolo amoroso Finley-Griffin-Jack resta solo abbozzato a livello di flirt, così come resta in sospeso fino al termine della vicenda la competizione amorosa tra Sam e Jasper per la piccola Emily, mentre i personaggi sono tutti o più o meno ben sviluppati, a parte Jasper, che resta un po’ defilato. La vicenda è accattivante al punto giusto, con accurate descrizioni tecnologiche e una buona dose di inventiva; qualche banalità nello stile, ma non saprei se attribuirla magari a scelte di traduzione.
Questo romanzo è il primo di una serie che va sotto il nome di Steampunk Chronicles, ma i successivi non sono stati ancora tradotti in italiano e questi sono i titoli:
The girl in the clockwork collar
The girl with the iron touch
The girl with the windup heart
Fanno da corollario le vicende di alcuni dei personaggi: Finley (The strange case of Finley Jayne), Jasper (The wild adventures of Jasper Renn) e Jack (The dark discovery of Jack Dandy)

La rapina del secolo & La casa di riposo dei supereroi

Seguo da tempo con piacere la produzione per bambini e per ragazzi della casa editrice Bianconero, e in particolare i testi che fanno parte del progetto Alta leggibilità, che prevede l’uso di un font creato appositamente per favorire l’approccio alla lettura dei giovani lettori con difficoltà, pagine dai colori che non stanchino la vista, righe spezzate per seguire il ritmo della narrazione e brevi paragrafi, accortezze sintattiche e lessicali. Basilare poi il passaggio dei testi per un gruppo di lettura, composto di ragazzi, i quali evidenziano le criticità emerse e suggeriscono modifiche e miglioramenti fino a giungere a un’opera finale che soddisfi sia le esigenze del lettore che la creatività dell’autore.

Oggi vi presento una nuova collana, Minizoom, composta di testi dedicati a chi abbia imparato a leggere da poco tempo e quindi possa apprezzare storie brevi ma accattivanti, ricche di illustrazioni e di colori, che diano immediata soddisfazione al piccolo lettore e incrementino il suo senso dell’autonomia.

Entrambi i testi sono scritti e illustrati da Davide Calì, giovane fumettista, illustratore e autore per bambini. È nato in Svizzera nel 1972, ma è cresciuto in Italia e ora vive in Francia. Molto apprezzato anche all’estero, i cui lavori sono stati pubblicati in venticinque paesi e tradotti in molte lingue. Moltissimi i riconoscimenti che ha ricevuto

Per la collana Minizoom di Biancoenero, Davide Calì ha scritto e illustrato due testi. La rapina del secolo e La casa di riposo dei supereroi. Entrambi i titoli constano di 48 pagine e sono adatti a un pubblico di lettori dai 7 anni.

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La rapina del secolo ci presenta una piccola banda di tre ladri, composta da il Furbo,( capo indiscusso di cui nessuno conosce il nome), Carlone (un omone un po’ tonto  dalle mani enormi e sempre affamato) e Luigino detto lo Svelto (nessuno è bravo come lui a sfuggire alla Polizia). Ci tengono subito a precisare di essere ladri per bene, insomma non rapinano certo le vecchiette, e stavolta il Furbo ha organizzato un colpo davvero in grande, per compiere il quale Carlone e Luigino lo seguono fiduciosi prima attraverso le fogne poi attraverso un negozio di orologi e una banca. Ma se non si fermano a portare via nulla, qual è la loro vera meta? Quando vi arriveranno, Carlone e Luigino non riusciranno a credere ai loro occhi… ma soprattutto al loro naso! E non vi dico altro perché la rapina è davvero un colpo di genio quale solo il Furbo poteva ideare… peccato ci sia di mezzo Carlone!

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La casa di riposo dei supereroi invece ci fa entrare in punta di piedi dentro Villa Viale del Tramonto, nella quale vivono oramai tristemente uomini e donne che sono stati famosi supereroi, ma ora, troppo anziani, si sono rassegnati al riposo forzato perché gli acciacchi hanno fatto perdere loro i superpoteri. Però a Villa Viale del Tramonto c’è anche un super cattivo, il temibile Dottor Nefasto, il più cattivo dei cattivi, accolto qui perché nessuno ha mai pensato a una casa di riposo per super cattivi, che deve sopportare gli scherzi dei suoi vecchi nemici. Che tristezza! Però quando in città compare Vortice, un nuovo e temibilissimo super cattivo che neppure i nuovi super eroi sembrano in grado di sconfiggere, i nostri ex eroi della casa di riposo non esitano a rimettersi in gioco e lo sfidano con un sms. Il temibile Vortice si presenta con aria strafottente di fronte a quel gruppo di ridicoli ex supereroi, ma dovrà ricredersi quando scoprirà che, tutti insieme, possono avere la meglio su di lui, e non vi dico come… insomma, anche il perfido Vortice diventerà un ospite di Villa Viale del Tramonto, destinato a diventare la vittima preferita degli scherzi della combriccola.

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Lolò, il Principe delle fate

Titolo: Lolò il Principe delle Fate

Autore: Magda Szabó

Traduttore: Vera Gheno

Illustratore: Donatella Espositi

Editore: Edizioni Anfora, 2005

Pagine: 194

Prezzo: euro 11,00

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È sempre una soddisfazione per me scoprire che un autore molto apprezzato si cimenti o si sia cimentato nella narrativa per ragazzi, secondo me a riprova del fatto che non si tratti, come purtroppo ancora molti ritengono, una forma minore rispetto alla narrativa adulta.

Stavolta vi parlerò di un libro per ragazzi di Magda Szabó, famosissima scrittrice ungherese, scomparsa nel 2007, autrice di romanzi che sono considerati di grande importanza nella letteratura contemporanea.

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Lolò, il Principe delle Fate (titolo originale Tündér Lala) fu scritto dalla Szabó nel 1965, ma è stato tradotto e pubblicato in Italia nel 2005. L’autrice ebbe vari problemi con il regime che vigeva nel suo paese e probabilmente questa fiaba fu per lei anche una sorta di evasione, e al tempo stesso un bellissimo regalo per i bambini e i ragazzi.

La storia in apparenza è semplice, ma si snoda ricca di personaggi e di colpi di scena che la rendono una gradevole lettura per chiunque ami le storie nelle quali la magia la fa da padrona.

Si tratta infatti della storia di un principino, Lolò, figlio della regina delle fate, il quale non è venuto al mondo come tutti i bambini, ma è il dono di un fico magico alla fata Iris, nel giorno della sua incoronazione a Regina delle Fate. Inizialmente tutto procede bene, Lolò è sveglio e intelligente e  apprende tutto con grande facilità, ma con il trascorrere degli anni il principino sente cresce il desiderio di essere un bambino del mondo reale e crea non pochi problemi alla madre e al precettore Omicron. Non gli basta la vita serena e gioiosa nel suo bel regno pieno di colori, vuole sapere e fare cose diverse da quelle di cui si occupano di solito le fate. Sa bene che oltre la porta del regno si stende la terra degli uomini, ma l’ha studiata solo sui libri e non gli basta più.

Prende così una decisione grave: beve una pozione magica che gli permette di trasformarsi in un piccolo essere umano e con le nuove sembianze, si avventura nel mondo oltre le porte incantate.

Lolò dovrà combattere contro il perfido mago Aterpater, che vuole togliere il potere alla regina Iris, e incontrerà personaggi simpatici e insoliti, come l’unicorno Gigi, la piccola Beata e suo zio Pietro, il farmacista Brill e la moglie Pomatina, il coraggioso capitano Amalfi, il ciclope Lardello.

Si snodano così lungo il libro le avventure di Lolò, in cui i due mondi, quello umano e quello fatato, si incontrano e si intrecciano, facendoci pensare che in fondo poi non siano così dissimili e lontani l’uno dall’altro.

La ricchezza narrativa e simbolica fa di questo libro una storia adatta senza dubbio anche agli adulti.

La traduzione dall’ungherese è stata fatta da Vera Gheno e qui potete leggere una sua interessante intervista sull’esperienza.

Le illustrazioni sono opera di Donatella Espositi e Magda Szabó stessa le ha condivise e approvate.

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