Fiabe floreali

20180623

Autore: Louisa May Alcott
Traduttore: Claudio Mapelli
Editore: Elliot, 2016
Pagine: 125
Prezzo: euro 12,50

La scrittrice americana Louisa May Alcott nacque in Pennsilvanya a Germantown nel 1832 ed è divenuta nota in tutto il mondo per la serie di romanzi dedicati alle sorelle March da Piccole donne a Piccole donne crescono, da Piccoli uomini a I figli di Jo. Si fece conoscere e apprezzare anche da un pubblico adulto per una serie di romanzi impetuosi e sensazionalistici, che catturarono immediatamente la fantasia popolare, scritti sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard quali Dietro la maschera e Un lungo, fatale inseguimento d’amore e ancora Il fantasma dell’abate o La tentazione di Maurice Treherne e Passione e tormento, mentre Un moderno Mefistofele, ascrivibile più al genere rosa, fu pubblicato in forma anonima e si ritiene che non sia opera sua.

Ma qui non voglio certo parlarvi delle celeberrime pagine dedicate alle sorelle March, bensì di un piccolo libro scritto da Alcott nel 1854 e pubblicato l’anno seguente, intitolato Fiabe floreali.

Si tratta di una breve raccolta di fiabe, una sorta di Decamerone per bambini, ambientato nel mondo delle fate e in cui l‘autrice immagina che in una notte estiva illuminata dalla luna la Regina delle Fate sieda all’ombra di una rosa selvatica presso  un fungo argenteo dove si svolge una festa, circondata dalle Damigelle d’Onore. Il popolo delle fate danza, al riparo da occhi umani, accompagnato dal suono delle campanule. La regina propone alle fate sue accompagnatrici di raccontare ciascuna una storia, perché la notte trascorra ancora più lietamente, e incarica Ciocca Luminosa, una piccola fata distesa tra le primule, di cominciare a narrare e la fatina sorridente narra la storia, raccontatale da una campanula, della fata Violetta che si offrì volontaria per recarsi quale messaggera nel regno del Re del Gelo e riuscì a sciogliere con l’amore il suo cuore ghiacciato. Dopo Ciocca Luminosa è la volta dell’elfo Ala d’Argento, il quale narra la meravigliosa avventura di una bambina, Eva, che ebbe la fortuna di essere invitata a conoscere il paese delle fate, a leggere le fiabe scritte sui petali dei fiori e a comprendere il linguaggio degli uccelli. È poi la volta della fata Scintilla di Stelle che, accompagnandosi con l’arpa, canta una canzone imparata dalle campanule in cui si racconta dell’umiltà che vince sempre sulla superbia. Dopo questo canto, molto apprezzato dagli Elfi perché amano in particolar modo la musica, è la fata Zefiro a narrare alla compagnia una storia raccontatale dalla brezza, fermatasi un momento a riposare, che parla delle avventure dell’elfo Lanugine di Cardo, vivace ed egoista, e della sua compagna fata Corolla di Giglio, dolce e generosa, che decisero di andare per il mondo in cerca di fortuna. Tocca quindi alla fata Occhio di Violetta deliziare gli ascoltatori con una storia udita da una primula un giorno in cui era seduta in un campo a intrecciare ghirlande e che narra di Gemma, una deliziosa fanciullina nata da un piccolo uovo bianco nel nido dell’uccello Peto Bruno e della sua compagna. Raggio di Luna e Brezza d’Estate, due fatine che hanno viaggiato molto, sono chiamate a turno dalla Regina a renderle tutti partecipi delle grandi meraviglie vedute. Comincia così Raggio di Luna, narrando una storia in cui si parla del sogno della piccola Annie che vuole diventare più buona, e segue poi Brezza d’Estate che depone il ventaglio di petalo di rosa e racconta la storia di Ricciolo d’Onda, uno spiritello dell’acqua che vive nelle profondità del mare e piange la morte dei naufraghi nelle tempeste e vuole raggiungere la lontana dimora degli Spiriti del Fuoco per ottenere la fiamma che possa restituire la vita a un bambino e cancellare così l’immenso dolore di sua madre.

Sulle ultime parole di Brezza d’Estate la luna tramonta, la festa finisce e le creature fatate si affrettano a tornare a casa mentre regna il silenzio della notte che svanisce, i fiori chiudono le corolle e la brezza cessa.

Si chiude così la raccolta di storie che l’autrice dedicò all’amica Elle Emerson. Sono fiabe delicate e vaporose, piene di dolcezza e di buoni sentimenti, che sembrano fatte apposta per regalare una pausa di serenità.

Louisa May Alcott morì a Boston nel 1888.

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La stanza delle meraviglie

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Titolo: La stanza delle meraviglie
Titolo originale: Wonderstruck
Autore: Brian Selznick
Traduttore: Giuseppe Iacobaci
Editore: Mondadori, 2012
Pagine: 656
Età di lettura: 10-14 anni
Prezzo: 16 euro

A volte capita di leggere un libro e di vedere subito dopo il film che ne è stato tratto ed è ciò che ho fatto io in questi giorni , leggendo il romanzo per ragazzi La stanza delle meraviglie di Brian Selznick e andando al cinema a vedere l’omonimo film di Todd Haynes, per il quale lo stesso Selznick ha scritto la sceneggiatura.

Andiamo con ordine.

Se conoscete Brian Selznick, conoscete anche il suo amore per la narrazione attraverso le immagini e l’incantevole minuzia con cui le realizza, pensate un po’ a Hugo Cabret, anche in questo caso reso magnificamente al cinema da Martin Scorsese nel 2011.

Anche qui siamo di fronte a un libro di notevoli dimensioni, oltre seicento pagine che però scorrono tra le dita con ammaliante rapidità.

I protagonisti sono due ragazzini, Ben che vive nel Minnesota nel 1977, precisamente sul lago Gunflint, e Rose, che vive a Hoboken, New Jersey, nel 1927.

Che cosa hanno in comune Ben e Rose?

Entrambi sono sordi, Ben lo è diventato a causa di un fulmine che lo ha colpito attraverso la cornetta del telefono durante un violento temporale notturno. Rose è sordomuta dalla nascita.

Entrambi cercano una parte della loro identità. Ben fantastica sulla misteriosa figura del padre, di cui la madre Elaine non ha mai voluto parlargli, e nel momento più difficile della sua vita decide di partire per New York alla sua ricerca, guidato solo dalla labile traccia di un vecchio segnalibro della libreria Kinkade con una dedica a sua madre da parte di di un certo Danny. Rose vive in una bella casa con un padre autoritario e colleziona foto e ritagli di giornale sulla bellissima diva del muto Lillian Mayhew e decide di scappare a New York per cercarla quando il padre le impone lo studio della lingua dei segni.

La storia di Ben è raccontata a parole, quella di Rose è narrata solo attraverso i disegni, come se l’autore volesse condurci per mano nel suo mondo silenzioso e in bianco e nero.

Più si procede con la storia, più è evidente che in qualche modo, sia pure a cinquant’anni di distanza l’uno dall’altra, Ben e Rose sono destinati a incontrarsi e Selznick guida a piccoli passi i suoi lettori verso questo scioglimento lanciando qua e là segnali.

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La versione cinematografica di Haynes è molto fedele al libro, grazie sicuramente anche alla sceneggiatura realizzata dallo stesso autore, come vi ho anticipato, e gioca sul contrasto tra il mondo colorato degli anni Settanta di ben e quello in bianco e nero degli anni Venti di Rose, ma anche sui punti in comune tra i due mondi, sui medesimi luoghi che i due protagonisti visitano.

Non è possibile parlare più diffusamente della trama sia del libro che del film senza togliere al lettore e allo spettatore il gusto della graduale scoperta del segreto, chiamiamolo così, che lega Ben e Rose e che viene disvelato pian piano, conducendoci per mano a piccoli passi in un continuo e fluido passaggio dalla New York degli anni Settanta a quella degli anni Venti.

In conclusione, leggete il libro e poi andate a vedere il film per immergervi nel mondo silenzioso di Ben e Rose e scoprire con loro anche l’ importanza che abbia nell’economia della storia la straordinaria invenzione che è sta la stanza delle meraviglie, l’antenato dei musei come li conosciamo ora.

Qui il trailer del film

Siamo in guerra e nessuno me lo dice

20180226

Titolo: Siamo in guerra e nessuno me lo dice
Autore: Lia Levi
Illustratore: Desideria Guicciardini
Editore: Mondadori – I sassolini a colori
Pagine: 45
Età di lettura: 6 anni
Prezzo: euro 7,00

In questi giorni non è possibile guadare il telegiornale senza provare una fortissima stretta al cuore alle immagini di dolore e di paura che giungono dalla Siria, da luoghi sconvolti da una guerra che sembra infinita e nella quale i bambini stanno pagando un prezzo troppo alto.

Io credo nel caso e ho ritenuto un segno il fatto che l’altro giorno questo piccolo libro sia caduto mentre passavo accanto alla libreria nella quale ci sono i libri per bambini e ragazzi.

Che contrasto con le violente e crude immagini del telegiornale.

In questa delicata storia di Lia Levi, scritta per i più piccini, il 10 giugno 1940 tre sorelline si trovano nella loro casa di Torino, vicina ai giardini pubblici di piazza Carlo Felice e alla stazione di Porta Nuova, con la sola compagnia di Mariuccia, la ragazza che tengono a servizio, perché i genitori sono andati in Liguria a cercare un posto per la villeggiatura oramai prossima.

Le sorelline ascoltano insieme con gli altri adulti il discorso di Mussolini da Roma attraverso gli altoparlanti collocati nel giardino pubblico, ma non capiscono nulla, troppe parole difficili. Vedono solo l’esultanza degli adulti presenti che spiegano loro che l’Italia è entrata in guerra contro i francesi e gli inglesi.

Scortate dalla domestica, le tre bambine tornano a casa senza pensieri perché, per quanto ne sanno, “la guerra era più o meno fatta da soldati che si sparavano da due parti diverse in qualche sperduta pianura o su per le montagne, e perciò ci riguardava fino a un certo punto.”

Ciò che le bambine ancora non sanno è che la guerra arriverà a casa loro la sera stessa, con gli aerei dalla Francia.

È tardi, è ora di dormire, ma all’improvviso si sentono scoppi fortissimi, rumore di cose che vanno in pezzi e colpi ripetuti mentre dalle finestre della loro cameretta si vedono delle fiamme.

La gente si riversa urlando per le strade, le persone si gridano l’una con l’altra di correre nei rifugi, ma Mariuccia e le bambine non hanno idea di che cosa fare. La guerra già arrivata? I rifugi?

Di fronte allo sgomento delle bambine, Mariuccia ha un’idea. “Non sono mica bombe queste! – ci aveva detto, sforzandosi fino quasi a fingere di ridere – Sono le prove, le esercitazioni per insegnare come comportarci quando la guerra comincerà davvero… Gli scoppi con le luci sono i fuochi artificiali, proprio uguali a quelli di Capodanno!

Mariuccia è stata brava, è riuscita a tranquillizzare le bambine, ma una di loro ha capito che non si tratta di una finzione, è tutto vero e vicino.

Con parole semplici e chiare Lia Levi racconta la guerra ai più piccoli e io non posso far altro che pensare alla Siria, al distretto di Ghouta, alle strade di Duma e Zamalka e di tutte quelle altre località nelle quali nessuno può dire ai bambini e ai ragazzi siriani che si tratta di fuochi d’artificio.

La favola di Natale

 

Titolo: La favola di Natale
Autore e Illustratore: Giovannino Guareschi
Editore: BUR, 2004
Pagine: 107
Prezzo: euro 9,00
Età di lettura: per tutti

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C’era una volta un bambino che si chiamava Albertino il quale aveva un papà lontano, in un campo di prigionia. Il suo papà gli mancava tanto e decise di recitare la poesia di Natale davanti alla sua sedia vuota. La Poesia approfittò di una folata di vento per uscire dalla finestra e farsi trasportare fino al luogo in cui si trova il papà di Albertino, ma il Vento la lascia alla frontiera e alla Poesia non rimane altro che incamminarsi verso il confine, ma fallisce il compito, non riesci a entrare nel campo di prigionia e dovette tristemente tornare verso casa, con l’aiuto di Babbo Natale. Che fece allora Albertino? Non si perse d’animo e quella notte, la notte della vigilia, par con la nonna, il cane Flik e una lucciola a fargli strada con il suo lumicino. Grazie a una locomotiva giunsero fino a un ponte, ma lì la locomotiva si fermò perché il ponte era stato fatto saltare, e una gallina padovana indicò loro la strada per giungere, dopo millequattrocentonovanta passi, in un bosco abitato da tante creature, sia buone che cattive.

Non vi dico altro, se non che il lungo viaggio di Albertino per raggiungere il suo papà è pieno di sogni, di paura e di poesia.

Questa emozionante favola fu scritta da Giovanni Guareschi e letta ai compagni di prigionia in un campo del nord ovest della Germania la vigilia di natale del 1944 ed è un po’ la loro storia, la storia di uomini che trovarono in fondo ai loro cuori la forza per resistere e sperare nel ritorno anche grazie a questa favola.

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Guareschi ebbe modo di raccontare che le muse ispiratrici di questa storia furono Freddo, Fame e Nostalgia e che la scrisse rannicchiato nella cuccetta inferiore di un letto a castello a due posti. Sopra di lui il compagno di prigionia Coppola fabbricava musica e Guareschi disse: “Io mandavo su da Coppola versi di canzoni nudi e infreddoliti, e Coppola me li rimandava giù rivestiti di musica soffice e calda come lana d’angora.”

Tra gli ufficiali prigionieri ve n’erano alcuni che si erano dedicati alla musica e al canto, sia da professionisti che da dilettanti, e qualcuno era riuscito a salvare e a conservare il proprio strumenti mentre altri vennero generosamente dati in prestito dai confinanti prigionieri francesi.

Coppola aveva scritto le musiche e mise insieme l’orchestra, il coro e i cantanti. Tutti soffrivano per il freddo e per la fame, ma la sera della vigilia, nella squallida baracca che fungeva da teatro, Guareschi lesse ai compagni di prigionia la favola che aveva scritto, mentre l’orchestra il coro e i cantanti la commentarono “egregiamente” come disse l’autore, e ci fu persino un rumorista per sottolineare i passaggi più movimentati.

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È importante evidenziare la vis polemica di questa fiaba, che se ai bambini può passare inosservata, per la fantasmagoria di vicende e di personaggi, non sfugge di certo agli adulti, grazie anche alla forza delle illustrazioni e l’autore stesso avvertiva: “I personaggi di questo racconto sono tutti veri e i fatti in esso accennati hanno tutti un preciso riferimento con la realtà. La realtà era tutt’intorno a noi, e io la vedevo seduta a tre metri da me, in prima fila, vestita da Dolmetscher (interprete): e quando il rumorista-imitatore cantava con voce roca la canzoncina delle tre Cornacchie e il poliziotto di servizio sghignazzava divertito, io morivo dalla voglia di dirgli che non c’era niente da ridere: ‘Guardi, signore, che quella cornacchia è lei’.”

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Con questa favola vi mando i miei più cordiali auguri di ogni bene e di tanta serenità.

Buon Natale!

 

Il fiato dei draghi

20170828

Autore: Antonia S. Byatt

Titolo: Il fiato dei draghi e altre favole

Traduttori: Anna Nadotti e Fausto Galuzzi

Editore: Il Melangolo

Pagine: 103

 

Ho trovato questo libriccino su una bancarella di libri usati a Milano e non me lo sono lasciato sfuggire, come sempre mi capita quando mi imbatto in produzioni per bambini e per ragazzi di un autore che solitamente scrive per un pubblico adulto.

Le fiabe che compongono questa piccola ma preziosa raccolta sono quattro: Lo scrigno di vetro, La storia di Gode, La storia di una principessa primogenita e appunto Il fiato dei draghi.

Va detto subito che si tratta di piccole storie preziose e adatte a un pubblico di lettori già un poco più grandi per le peculiari doti di ironia e per la capacità dell’autrice di farli accostare a un mondo sì fiabesco che in apparenza è piuttosto convenzionale, ma che in realtà li pone di fronte a momenti di incertezza e di imprevedibilità.

Tutte e quattro le vicende partono da presupposti innegabilmente fiabeschi nei quali in apparenza tutto è già scritto e appare destinato a muoversi secondo schemi prestabiliti e immutabili.

In realtà i protagonisti di queste fiabe per mano della loro autrice sparigliano sotto i nostri occhi i piccoli universi in cui vivono, universi governati da precise regole alle quali il buonsenso e l’esperienza di altri suggerirebbero di non disubbidire mai, a rischio di trovarsi proiettati in un’esperienza che per molti versi potrebbe rivelarsi pericolosa o addirittura tragica.

Lo scrigno di vetro ha per protagonista un piccolo sarto, abile e onesto, che è profondamente ottimista e certo di procacciarsi un lavoro con la propria abilità. Come ricompensa per il buon lavoro fatto e la gentilezza mostrata agli abitanti della casa che lo ha accolto, il piccolo sarto ha la possibilità di scegliere fra tre doni e qui l’estro dell’artista ha la meglio sul buonsenso perché il primo dono è una borsa, che si suppone non resti mai vuota, il secondo una casseruola che di certo provvederebbe a fornire buoni pasti, ma il terzo è una meravigliosa chiave di cristallo, di finissima fattura, ma in apparenza inutile in sé per la propria delicatezza, eppure la sua bellezza e la curiosità del sarto hanno la meglio sulla scelta del dono e da questa scelta scaturirà l’avventura da vivere, la prova da superare. In realtà questo racconto fa parte del romanzo Possessione apparendovi come una creazione di uno dei personaggi, l’immaginaria poetessa vittoriana Christabel LaMotte.

La storia di Gode è a mio avviso la più cruda perché nasce come una lieve fiaba in cui un bel marinaio forte e dagli occhi chiari, abilissimo nella danza, è ammirato e desiderato da tutte le fanciulle del villaggio, compressa la bella e altezzosa figlia del mugnaio, che non vuole darlo a vedere. Quel gioco di sguardi però non sfugge al bel marinaio, che le porta in dono un prezioso nastro di seta dai colori dell’arcobaleno; lei non vuole mostrare quanto lo gradisca e ferisce l’orgoglio del marinaio chiedendo il prezzo del nastro così il si vendica legandola a sé con una richiesta che si rivelerà poi una terribile maledizione per entrambi.

La storia della principessa primogenita ha come protagoniste tre sorelle regali, la cui nascita fu contraddistinta da diversi aspetti del cielo nel suo turchino più affascinante, ma destinato a scomparire e ad essere sostituito da un colore verde che inizialmente incuriosisce e attrae il popolo, ma poi lentamente lo inquieta fino a farne incolpare niente meno che la famiglia reale. Viene così deciso che la figlia primogenita parta alla ricerca dell’azzurro del cielo, ma la giovane, più lettrice che viaggiatrice, ben rammenta tante storie in cui il primogenito fallisce e deve attendere di essere salvato o liberato da uno degli altri fratelli. Questo non sarà il suo destino, ne è certa, e farà il possibile per evitarlo.

Il fiato dei draghi ci trasporta in un bel villaggio adagiato in una valle circondata dalle montagne, accanto a un lago le cui acque cristalline si fanno più scure man mano che ci si allontana dalle rive. I genitori del villaggio sono soliti raccontare ai figli, per spaventarli benevolmente, storie cupe della calata dei draghi, ma i protagonisti della fiaba temono una cosa sopra ogni altra: la noia. E quando nel villaggio si manifestano inquietanti segni di oscure presenze, gli abitanti non si preoccupano più di tanto perché queste strane creature striscianti non hanno nulla della maestosità dei draghi fiammeggianti dipinti nelle chiese. Ma le creature avanzano e costringono gli abitanti a una fuga precipitosa, eppure la noia continua a prevalere e a fatica riusciranno a liberarsene, ma ce la faranno.

E come si legge nell’interessante prefazione dei traduttori: “Le fiabe di Antonia S. Byatt sono innanzitutto un tributo all’arte del raccontare, incursioni nel territorio del fantastico che rinunciano alle soluzioni epiche senza ripiegare nell’introspezione. I suoi personaggi non sono niente di più (e invero niente di meno) di abili sarti o guardiani di porci, le protagoniste – come sempre in Byatt le più decise a scardinare i destini dell’intreccio – sono tessitrici che sognano di viaggiare per il mondo o principesse primogenite poco propense ad accettare un convenzionale fallimento per propiziare il successo delle sorelle minori… i personaggi femminili, soprattutto, conquistano l’autonomia pagando consapevolmente il prezzo della scelta di una storia propria e della rinuncia ai rassicuranti destini che la fiaba classica riserva alle fanciulle obbedienti.

Insomma, una lettura fuori degli schemi e per molti versi illuminante, per lettori giovani, ma anche meno giovani, che non abbiano paura di andare oltre gli stereotipi.

Vacanze in balcone

20170708

Non c’è niente di meglio che stare sdraiati accanto a una piscina con in mano una bibita ghiacciata. È la vacanza che ho sempre sognato. E che continuerò a sognare…

Che cosa accade se un papà che non vuole sfigurare davanti a un antipatico vicino spara una bugia grossa come una casa e dice a tutti i condòmini che sta per partire con la famiglia per una vacanza alle Maldive?

Sì, è proprio questo che fa Giacomo Capossi, di professione tipografo, davanti ai vicini riuniti per la solita piccola sfida del Circolo delle Freccette. Giacomo ha la brutta abitudine di raccontare storie incredibili e se la moglie Rossella e i figli Brooke e Tex oramai non ci cascano più, amici e conoscenti invece si lasciano ancora abbindolare dalla sua parlantina.

Stavolta è in gioco l’onore della famiglia, bisogna fare in modo che tutto il vicinato della solitaria palazzina in via dei Crisantemi creda alla partenza della famiglia Capossi per questa fortunata vacanza vinta con i punti del supermercato.

Chiunque al posto dei nostri eroi si sarebbe perso d’animo, soprattutto alla notizia, come un fulmine a ciel sereno, che il signor Giacomo oltretutto è stato licenziato perché la tipografia chiude.

Non vi racconto che cosa s’inventa l’intraprendente famiglia, sorprendentemente coadiuvata dal nonno Alarico che ritrova la voglia di vivere, e mi soffermo sul messaggio che questa breve e fresca storia trasmette.

In un’epoca di connessione e di social network come la nostra, mentire è sia facile che difficile, lo impara a sue spese Brooke che non può collegarsi a  Facebook e postare foto di un luogo in cui non si trova, ma paradossalmente è proprio la rete a fornire ai nostri mancati vacanzieri ciò che al finto rientro avvalorerà la tesi della vacanza alle Maldive.

Costretti a inventarsi una strategia comune, che garantisca loro la necessaria abbronzatura e salvi le apparenze, i Capossi scopriranno che quel forzato periodo in casa cementa la loro unione, che è facile divertirsi e stare bene insieme senza dover per forza andare lontano e che la fantasia è sempre più potente della realtà. Una volta finto il trionfale rientro dalle vacanze per la famiglia Capossi nulla sarà più uguale a prima e la mania del nonno di collezionare punti e inviarli ai concorsi a premi darà finalmente e davvero i propri frutti.

Una storia che fa sorridere e riflettere sulla nostra condizione di vittime, o più o meno consapevoli, del giudizio degli altri e sulle grandi possibilità che la fantasia e i potenti mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione.

L’autrice di questa gradevole storia è la giornalista e scrittrice Fulvia Degl’Innocenti, le illustrazioni sono di Noemi Vola e il libro fa parte del progetto di alta leggibilità che la Biancoenero Edizioni  sviluppa da tempo. Un progetto i cui cardini sono le accortezze sintattiche e lessicali, capitoli brevi e paragrafi spaziati, righe di lunghezza irregolare per seguire il ritmo della narrazione, carattere tipografico studiato per chi ha problemi di dislessia e infine carta color crema che stanca meno la vista.

Come tutti i libri di questo progetto anche Vacanze in balcone è passato al veglio della Redazione Ragazzi, i cui componenti hanno letto in bozza, proponendo suggerimenti e modifiche in base alle difficoltà incontrate nella lettura.

Storie della buonanotte per bambine ribelli

20170603

Autrici: Francesca Cavallo e Elena Favilli

Traduttrice: Loredana Baldinucci

Editore: Mondadori, 2017

Pagine: 224

Età di lettura: da 8 anni.

Prezzo: euro 19,00

Contrariamente a quanto è successo finora, questo libro è il regalo di una figlia alla mamma e io sono molto contenta che mia figlia Benedetta lo abbia scelto per me.

La genesi di questo libro è abbastanza particolare: la sua avventura è cominciata negli Stati Uniti a opera delle due autrici e ha potuto vedere la luce grazie a un’operazione di crowfunding. In italiano questa operazione si può tradurre come “finanziamento collettivo” e indica un processo tramite il quale molte persone decidono di mettere in comune il proprio denaro per finanziare persone o organizzazioni nella realizzazione di un progetto che ritengono degno di considerazione.

Il progetto è stato finanziato da aprile a ottobre 2016, periodo nel quale è stata raccolta la notevole cifra di oltre un milione di dollari e a novembre è avvenuta pubblicazione negli Stati Uniti con grande successo, quasi centomila copie vendute. In Italia il libro è arrivato nel marzo 2017, edito da Mondadori, e la traduzione delle storie è stata affidata a Loredana Baldinucci.

Si tratta delle mini biografie di cento donne di ogni epoca e attività, che con la loro determinazione nelle scelte di vita hanno lasciato un segno nella storia e nella società e come nei più classici degli incipit, ogni pagina comincia con un C’era una volta, ma stavolta non ci troviamo di fronte alla principessa di turno bensì a ognuna di queste cento donne, diverse per epoca, età, scelte di vita e di lavoro, che, come scritto all’inizio del libro, sono state bambine ribelli perché hanno sognato in grande, puntato in alto e lottato con energia.

Cento storie di donne famose, illustrate da sessanta disegnatrici di tutto il mondo, per aiutare le bambine a credere in loro stesse e a raggiungere gli obiettivi che si prefiggono, ma io direi anche per aiutare i bambini a comprendere l’universo femminile e sperare di avere in futuro una generazione di donne determinate e di uomini capaci di rompere gli schemi e di vivere senza pregiudizi.

Il linguaggio è chiaro e comprensibile, si tratta di storie molto brevi che condensano in poche righe ciò che richiederebbe pagine e pagine, così le autrici hanno scelto di focalizzare l’attenzione su un piccolo dettaglio della vita di ognuna di queste donne per farne il fulcro della breve narrazione.

E il messaggio di fondo è inequivocabile e importante: ogni donna può e deve scegliere, da sola o con l’aiuto degli altri, per diventare ciò che sarà.

Un esempio di tale messaggio sono proprio le due autrici, due italiane che in California sono riuscite a raggiungere questo importante risultato e si legge nella loro prefazione:

Noi ci auguriamo che queste pioniere coraggiose siano di ispirazione. Che i loro ritratti imprimano nelle nostre figlie la salda convinzione che la bellezza si manifesta in ogni forma e colore, e a tutte le età. Ci auguriamo che ogni lettrice comprenda che il successo più grande è vivere una vita piena di passione, curiosità e generosità. E che tutte noi, ogni giorno, ricordiamo che abbiamo il diritto di essere felici e di esplorare con audacia. Ora che questo libro è nelle vostre mani, proviamo solo speranza ed entusiasmo per il mondo che stiamo costruendo insieme. Un mondo in cui il genere non determinerà la grandezza dei nostri sogni o le mete che possiamo raggiungere. Un mondo in cui ciascuna di noi sarà in grado di dire con certezza: Io sono libera.”

Le cento donne ritratte abbracciano un ampio ventaglio di epoche, dall’antichità ai giorni nostri, e di sfide: ci sono inventrici, politiche, artiste, sportive, scienziate, modelle, regine, guerriere, attiviste e ci insegnano dalle agili pagine di questo libro a credere sempre in noi stesse e a lottare per raggiungere le nostre mete, quali esse siano.

Non saprei scegliere un simbolo, sono tutte storie bellissime e importanti, allora mi lascio guidare dalla mia passione.

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Le sorelle Brontë disegnate da Elisabetta Stoinich

Una volta, in una gelida e tetra casa del nord dell’Inghilterra, vivevano tre sorelle. Charlotte, Emily e Anne erano spesso sole e, per passare il tempo e divertirsi, scrivevano storie e poesie…

La creatura

20170527

Autore: Chris Priestley

Traduttore: Sandro Ristori

Editore: Newton Compton

Anno di pubblicazione: 2012

Pagine: 288

Età di lettura: adolescenti

Genere: Horror, Fantasy

Londra, 1818. Billy è un piccolo furfante di strada. Portafogli e borsette sono le sue specialità. Cretur invece è un mostruoso gigante, un incubo orribile e spettrale, un essere che terrorizza e spaventa chiunque lo incontri e che non sembra neppure umano. All’inizio Billy e Cretur decidono di darsi una mano a vicenda, solo per pura convenienza. Ma tra crimini orribili e grandi slanci di generosità, a poco a poco tra loro nasce un legame che assomiglia sempre più alla vera amicizia. Fino a quando i due decidono di lasciare Londra e partire per un lungo viaggio verso nord, affrontando ladri di cadaveri, esperimenti scientifici, folle sanguinarie e amori impossibili, sulle tracce di uno scienziato che si diletta di arti oscure. Un uomo che ha commesso un peccato che non può perdonarsi e non può essere perdonato. Un uomo che si chiama Victor Frankenstein… 

La vicenda ha inizio nella fumosa e nebbiosa Londra del 1818, quindi in età georgiana, il periodo della storia inglese dal 1714 al 1830 che copre l’arco di tempo dall’ascesa al trono di re Giorgio I a quella di re Giorgio IV, e in particolare nel cosiddetto periodo Regency, (1811-1820) in cui appunto salì al trono come reggente con il nome di re Giorgio IV il Principe di Galles, durante la malattia di suo padre, re Giorgio III.

Billy è un ex spazzacamino divenuto abile ladruncolo di strada e ha solo quindici anni, ma ne dimostra solo otto. Cretur è un essere gigantesco dall’aspetto tanto terrorizzante da non sembrare neppure umano. Cretur è riverso in strada e Billy cerca di frugargli nelle tasche per ricavarne qualcosa, ma il temibile Fletcher, accompagnato come sempre dai suoi crudeli scagnozzi Skinner e Tyke, è seriamente intenzionato a punire duramente Billy per un debito non ancora saldato. All’improvviso Cretur, si alza, dimostrando di non essere l’orrendo cadavere che sembrava, e salva Billy dalla lama di Fletcher, portandolo nella soffitta in cui vive.

Comincia così una bizzarra convivenza, dettata inizialmente dalla reciproca intenzione di darsi una mano per necessità di convenienza. Nella semi oscurità della soffitta Billy si stupisce che Cretur passi il tempo leggendo, in particolare è colpito da fatto che stia leggendo Persuasione un romanzo di Jane Austen, e non può fare a meno di canzonarlo un po’ per quella che ritiene sia una lettura da donna perché “solo le donne leggono romanzi”.

Cretur si offre di proteggere Billy da Fletcher, ma in cambio gli chiede di pedinare al posto suo due uomini: Victor Frankenstein e Henry Clavel. Se mai al lettore fosse sorto un dubbio, a questo punto è diventato una certezza: è la storia della creatura del dottor Frankenstein dal punto di vista della creatura stessa.

Sulle tracce dei due uomini che Cretur gli ha chiesto di pedinare, Billy incontra Percy e Mary Shelley  e il poeta crede di riconoscere in Cretur qualcosa di familiare, ma la gigantesca creatura si dilegua prima che Shelley possa essere certo di ciò che ha visto.

Billy oramai è sempre più coinvolto nella vicenda personale di Cretur, riesce a poco a poco a strappargli qualche informazione in più sul suo passato e, pedinando Frankenstein, non tarda a scoprire quale sia l’attività dello straniero. Orripilato dalla scoperta che Cretur è un essere nato in laboratorio dalle folli manipolazioni di Frankestein, inizialmente Billy cerca di separarsi dal tetro gigante, ma si rende conto benissimo di come l’uno abbia oramai bisogno dell’altro, tuttavia la scoperta che Frankenstein stia cercando di creare una compagna per Cretur, lo sconvolge ancora più profondamente, sembrandogli tale atto ancora più blasfemo del precedente, soprattutto perché la creatura gli rivela il desiderio di avere figli, eventualità che al giovane Billy pare semplicemente mostruosa . Però in fondo al cuore di Billy si cela anche un po’ di gelosia, di fronte alla consapevolezza che Cretur si sentirà completo con accanto una compagna simile a sé e che vagheggi un futuro migliore nell’Eden incontaminato della foresta amazzonica, escludendolo così dalla propria vita.

Tuttavia il pedinamento dei due stranieri si trasforma in un inseguimento quando Billy apprende che stanno per lasciare Londra alla volta di Windsor e poi di Oxford. Stavolta lo stesso Cretur si mette sulle loro tracce con il ragazzo, che per la prima volta comincia a interrogarsi sui grandi dubbi etici e morali della vita, coinvolto come si trova nelle vicende della mostruosa creatura di Frankenstein.

La trama del libro si gioca tutta sul delicato equilibrio tra le emozioni e i sentimenti contrastanti che Cretur suscita in Billy, in un crescendo di consapevolezza e purtroppo anche di orrore alla scoperta di una parte di verità che Cretur ha celato e che invece Frankenstein rivela a Billy. E irrisolto appare il finale, nel momento della separazione tra i due così mal assortiti compagni di vita e di viaggio e sul futuro della peregrinazione di Frankenstein e di Clavel , ma è giusto che sia così e che il lettore scopra altro, come dice l’autore nella post fazione, leggendo il romanzo da cui tutto ha avuto origine.

E pieno di riferimenti e di citazioni è questo libro, vi ho già citato il fuggevole incontro con Percy e Mary Shelley, colei che creò il mito della creatura con il romanzo Frankenstein pubblicato proprio nel 1818, non a caso l’anno in cui si svolgono le vicende di Billy e di Cretur. I due, lasciata Londra, incontrano una carovana di creature mostruose, i freak, e a loro si aggregano sotto la protezione di mr Browning, dal medesimo cognome del regista che nel 1932 diresse un film dal titolo Freaks, dedicato alle vicende di un gruppo di creature appunto dotate dalla natura di irregolarità tali da renderle vittime di esibizioni nei baracconi delle fiere cittadine. All’epoca del viaggio di Billy nella zona del Distretto dei laghi i poeti Coleridge e Wodsworth vivevano lì. Il poeta John Keats e l’amico Charles Brown fecero un tour nel nord dell’Inghilterra e della Scozia proprio nel 1818 e si fermarono presso il circolo di pietre di Castlerigg, vicino Kensiwk, che Billy visita e presso il quale si trova l’abitazione della giovane Jane, di cui Billy si innamora. Keats parla di questa esperienza nell’Endimione, che Billy cita alla bella Jane spacciandolo per opera propria. All’epoca della pubblicazione di Frankestein Charles Dickens aveva cinque anni e non si può fare a meno di pensare a lui e al suo futuro Oliver Twist nel leggere che il nipote del vecchio rigattiere Gratz si chiema Fagin e che Billy, dopo la separazione da Cretur e la fuga da Kensiwk dice al locandiere di chiamarsi Bill Sikes.

E con questo delizioso gioco di citazioni, vi rimando al piacere di una gradevole lettura, ricca di colpi di scena e storicamente ben costruita.

Autunno 1152 – Guardie d’Onore

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Titolo: Autunno 1152 – Guardie d’onore

Autore e Illustratore: David Petersen

Editore: De Agostini, 2008

Prezzo: euro 14,90

Età di lettura: da 10 anni.

Nell’appena trascorso 2016 mio marito ed io ci siamo recati spesso a Bologna, per una serie di incontri su Jane Austen nella biblioteca Salaborsa in piazza del Nettuno. Nella piazza antistante l’albergo in cui pernottavamo spesso veniva allestito un grande tendone nel quale trovavano posto numerose bancarelle di libri usati. Tra di esse ve n’erano alcune dedicate ai ragazzi e in una ho trovato questo libro, che ho acquistato incuriosita dal tratto delicato dei disegni, che mi ricordavano un po’ gli animali protagonisti delle storie di Beatrix Potter e un po’ gli abitanti del delizioso Boscodirovo di Jill Barklem.

Una volta tornata a casa, come spesso purtroppo mi accade, presa da altre cose, ho lasciato da parte questo libro, ma in questi giorni mi è capitato di nuovo tra le mani, mentre cercavo un altro titolo, e ho deciso di parlarvene.

Autunno 1152 è il primo volume di una trilogia di fumetti scritta e disegnata da David Petersen, artista americano di 39 anni che vive nel Michigan.

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La vicenda è ambientata in un immaginario mondo medievale e ha per protagonisti una colonia di topolini, accanto a loro altri personaggi antropomorfi, per i quali la vota è una sfida quotidiana tra nemici predatori e intemperie. In particolare in questo primo volume, composto da una serie di sei storie, facciamo la conoscenza della colonia, costretta a trovare rifugio dai pericoli nelle zone più impervie in cui ha costruito piccole città-fortezza. L’evento principale è la lotta vittoriosa contro il Signore della Guerra delle Donnole, svoltasi nel 1149. Però anche l’estrema sicurezza di queste piccole città ha un rovescio della medaglia, cioè il rischio che tanta sicurezza si trasformi in una sorta di prigione per la comunità. Ecco quindi che viene creata un’altra fortezza, battezzata Lockhaven, nella quale si stabilisce un manipolo di topolini tra i più agguerriti e coraggiosi, i quali costituiscono così la Guardia d’Onore, in difesa della sicurezza della comunità, che possa così vivere e prosperare senza rischi. Lockhaven è una fortezza scavata nella pietra e avvolta da un folto manto di edera per cui dall’esterno è visibile solo la facciata principale; al suo interno, oltre alle guardie scelte, un gruppetto di civili ingaggiati in qualità di artigiani. Sono impiegati nella produzione e nella manutenzione delle armi necessarie alla difesa, lavoro che richiede molto tempo e non può essere quindi affidato alle guardie; nel lavoro in cucina, in quanto non si può mai sapere quanti topi saranno presenti all’interno della fortezza, per badare all’immagazzinamento delle provviste e alla preparazione del famoso pane farcito di noci, semi e frutta, il Gabcroon, ottimo per nutrirsi nei viaggi; nella produzione di tessuti caldi e resistenti, così importanti per l’abbigliamento dei soldati; nell’apicoltura per produrre miele e cera, utili in artigianato e in medicina, ma anche perché la presenza di numerosi api agisce da deterrente contro certi tipi di predatori. Altri artigiani presenti nella fortezza sono gli scalpellini, i carpentieri, i vasai, i mugnai e i fornai.

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I protagonisti principali sono i tre topolini Saxon, Kenzie e Lieam. Il primo è un abile, ma rude guerriero sempre pronto a menare lo spadone; il secondo è il veterano delle Guardie, abile nel maneggiare il bastone e famoso per la ponderatezza con cui affronta le situazioni; il terzo è il più giovane, una recluta ancora inesperta, ma dotata di grande coraggio.

David Petersen nel libro parla così delle sue storie: “Iniziai a pensare alle avventure che state per leggere più di dieci anni fa. Tutto cominciò con una frase, un semplice appunto annotato su un pezzetto di carta: ‘I topo hanno una cultura tutta loro, sono troppo piccoli per integrarsi con gli altri animali’. Queste parole mi hanno spinto a pensare in che modo i topi sarebbero potuti sopravvivere in un mondo ostile e infestato da feroci predatori. Di certo avrebbero dovuto nascondere le loro città, difenderle nel territorio e renderle il più possibile autosufficienti. Dal punto di vista della mia storia, ciò significa che i topi erano prigionieri delle loro stesse case. Così sono nati Saxon, Kenzie e Lieam, tre topi che avevano il compito di esplorare il territorio per il loro popolo. Dal momento in cui l’idea delle guardie d’onore iniziò a frullarmi nella testa, il loro mondo si arricchì di tantissimi personaggi, città e villaggi e delle loro storie che, nel 2005, si riversarono sulla carta.”

Come vi ho scritto all’inizio, Autunno 1152 è il primo volume della trilogia, seguito da Inverno 1152, in cui vediamo i personaggi della saga lottare contro la mancanza di viveri e di medicinali mentre l’oscura ombra di un nemico sconfitto torna a profilarsi.

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Il terzo volume, La Scure Nera, in realtà è un prequel dei primi due perché le vicende si svolgono nel 1115 e i protagonisti sono i due topolini Em e Celanawe, l’una saggia studiosa e l’altro una guardia veterana.

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Questo è il sito in inglese dedicato alle Guardie d’Onore.

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Magician

Ho letto di questa trilogia sul blog di un’amica e mi sono incuriosita, sapendo che generalmente i nostri gusti di lettura collimano, e poi si trattava di libri Young Adult quindi il mio interesse è aumentato.

Ammetto di aver pensato lì per lì “un’altra storia di maghi, ma sarà proprio necessaria?” tuttavia le premesse mi sembravano interessanti e ho acquistato il primo volume. Bene ho continuato con il secondo e finito in questi giorni il terzo e devo dirvi che il mio giudizio è molto positivo.

Andiamo per ordine. L’autrice è Charlie Nicholes. Holmberg, una scrittrice americana di fantasy, nata a Salt Lake City e che attualmente vive nello Utah con la sua famiglia. Nel suo sito si legge che nell’estate del 2013, dopo aver collezionato una serie di lettere di rifiuto, mando il primo volume della trilogia, Paper Magician, e i successivi alla casa editrice 47North che poi effettivamente li pubblicò. Qui in italia il primo volume della  trilogia è stato pubblicato da Fanucci nel 2015 sono seguito quest’anno Glass Magician e Master Magician.

Eccovi le trame dei tre volumi, prese dal sito della casa editrice:

Paper Magician, Fanucci, 2015

Traduttore:Marina Scarsella

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Ceony Twill, giovane e talentuosa allieva dell’accademia di magia Tagis Praff, sta finalmente per cominciare l’apprendistato che la legherà per tutta la vita all’elemento magico che ha sempre desiderato. Eppure, contrariamente a quanto sognava, il suo destino non sarà scritto nel metallo ma sulla carta. Tra fogli che si animano dando vita a personaggi incredibili e storie fantastiche che la lasceranno a bocca aperta, toccherà allo stravagante mago Emery Thane convincerla delle qualità straordinarie di un elemento così delicato e allo stesso tempo prodigioso. Così, quando Lira, malvagia praticante di arti magiche proibite, priverà il maestro del suo cuore, Ceony per tenerlo in vita gliene confezionerà uno di carta, per poi volare sulle ali di un enorme aeroplanino all’inseguimento della perfida maga, verso un’avventura che porterà alla luce i ricordi più lontani e i segreti più taciuti, nascosti nell’angolo più remoto dell’anima.

 

Glass Magician, Fanucci,2016

Traduttore:Marina Scarsella

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Tre mesi dopo aver restituito il cuore di Emery Thane, maestro di arti magiche, al suo legittimo proprietario, Ceony Twill è sulla buona strada per diventare una Piegatrice. Adora dare vita alle forme che disegna e creare esseri inanimati da semplici pezzi di carta. Non tutte le sue attenzioni, però, sono rivolte allo studio della magia; i suoi pensieri più dolci sono per il suo giovane maestro, a cui Ceony spera di avvicinarsi sempre più anche se sa di non essere riuscita a rompere la barriera che ancora li separa. Nel frattempo una nuova minaccia è in arrivo: un mago in cerca di vendetta è convinto che Ceony custodisca un importante segreto e sarà disposto a tutto pur di venirne a conoscenza… anche se per farlo dovrà mettere e repentaglio l’esistenza stessa del mondo magico. Di fronte a pericoli spaventosi che metteranno a repentaglio la vita di coloro che le stanno più a cuore, Ceony dovrà affrontare una nuova prova, confrontandosi con i limiti delle sue paure e scoprendo la reale misura del proprio valore. 

 

Master Magician, Fanucci2016

Traduttore:Marina Scarsella

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Durante il suo lungo apprendistato, Ceony Twill ha tenuto nascosto un segreto al suo stesso mentore, Emery Thane: ha scoperto di poter praticare forme di magia diverse dalla propria, un’abilità da sempre ritenuta impossibile da acquisire. Ormai è giunta al termine del suo percorso e sta per affrontare l’esame finale, ma proprio quando tutto sembra andare per il verso giusto ecco che gli imprevisti si mettono sulla sua strada, complicandole un bel po’ la vita. Per allontanare da sé i sospetti di favoritismo, Emery fa testare le qualità di Ceony da un tale Prit, un piegatore che, come tutti sanno, odia il maestro e a cui non importa nulla della sua apprendista. Proprio nel momento in cui un efferato criminale con cui la ragazza ha avuto un tempo a che fare è scappato di prigione e ora è pronto a regolare i conti con il passato. Ceony sa che se vuole evitare la sua vendetta dovrà trovarlo prima che sia troppo tardi, perché colui che ha di fronte è il peggiore dei suoi incubi, il solo in grado di padroneggiare l’unica forma di magia che lei non riesce a dominare…

Indubbiamente l’autrice ha saputo introdurre un soffio di aria nuova nell’argomento ‘magia’ che poteva risultare pericolosamente già esplorato con dovizia di particolari nella letteratura per bambini e per ragazzi, a partire naturalmente dall’arcinoto Harry Potter; molto interessante l’idea di maghi che si legano a un materiale che padroneggiano abilmente: Piegatori o Maghi della Carta, Vetrai o Maghi del Vetro, Polimerici o Maghi della Plastica, Fonditori o Maghi dei Metalli e infine i più pericolosi, gli Escissionisti che si legano a una materia insolita, il Sangue, e porta terrore e morte nel mondo della magia e degli uomini (anche se non tutti, ovviamente; esistono Escissionisti che non procurano ferite, ma le curano e le guariscono). La protagonista Ceony, contrariamente alle proprie aspettative di diventare Fonditrice, viene affidata al maestro Thane per diventare una Piegatrice e scopre nel corso delle numerose vicissitudini di poter fare una cosa che tutta la congrega dei maghi riteneva impossibile: sciogliersi dal legame con un materiale per congiungersi temporaneamente ad altri. Devo dire che il personaggio di Ceony è proprio quello più sopra le righe, una ragazzina ancora inesperta, ma di gran cuore che si getta a capofitto in avventure e in situazioni pericolose nelle quali soccombono maghi più abili e preparati di lei, ma è sostenuta appunto dalla sua caparbietà e soprattutto dall’amore verso il maestro Emery Thane, per salvare il quale affronterà nemici e pericoli fino allo scioglimento finale del terzo capitolo della saga.

Scritti in uno stile fluido e accattivante, che sa coinvolgere e incalzare il lettore, è un riuscito mix di avventura e di sentimenti, anche se la narrazione dell’innamoramento di Ceony secondo me è troppo insistita, a scapito della dinamicità della trama.

Molto ben sviluppata l’ambientazione in un’Inghilterra dei primi del ‘900 in cui la magia fa parte della vita quotidiana e in particolare ho trovato molto interessanti e fantasiose le descrizioni degli incantesimi di carta.

La Disney non si è lasciata sfuggire l’occasione e ne ha acquistato i diritti, per ora si sa soltanto che la produzione esecutiva è stata affidata a Allison Sheamur, la medesima dei film della serie di Hunger Games. Staremo a vedere e senza dubbio sarà interessante scoprire come saranno resi sullo schermo questi tre romanzi.

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