La Bella e la Bestia

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Io che appartengo alla schiera degli estimatori del sontuoso film animato del 1991, rammento che andai al cinema con i miei figli e sicuramente mi emozionai più di loro, non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione per vedere questo live action che dal trailer prometteva soddisfazioni e non sono rimasta delusa. Colore, splendore, ricchezza di particolari, musica e vivacità hanno fatto della visione di questo film un’esperienza gratificante.

Vediamo un po’ insieme qualche curiosità, giacché la storia è talmente nota da non aver proprio bisogno di essere riproposta.

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Innanzitutto qualche differenza in più rispetto al film animato.

Il film ci offre più informazioni sul passato di Belle (Emma Watson) e della Bestia (Dan Stevens).

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Apprendiamo l’infanzia difficile che ha incattivito e reso egoista il principe e vediamo la rutilante scena del ballo delle debuttanti in cui disprezza e offende la fata che si vendicherà nel modo terribile che sappiamo.

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 E qui la metamorfosi avviene sotto i nostri occhi. La fata Agata (Hattie Morahan), o strega, secondo le opinioni, è presente in carne e ossa nei momenti cruciali: all’inizio del film, quando soccorre il povero Maurice (Kevin Kline), padre di Belle, verso l’epilogo, e alla fine, mentre nel cartone ci siamo affidati solo alla fantasia: rammentate le vetrate?

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Della madre di Belle veniamo a sapere finalmente qualcosa grazie al libro magico in possesso della Bestia, altro dono della fata Agata, libro che trasporta entrambi magicamente a Parigi nella piccola casa in cui la madre di Belle morì di peste e dalla quale Maurice fuggi con la figlia in fasce per sottrarla al contagio.

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Il grassoccio Le Tont (Josh Gad), fido scudiero dello smargiasso Gaston (Luke Evans), nel film appare molto più sveglio della sua versione animata, dotato di spirito critico nei confronti dei difetti di Gaston, che si permette di biasimare, ma soprattutto è connotato da un accenno di omosessualità, che ha fatto storcere il naso a molti, reso ancora più esplicito, anche se per la durata di pochi fotogrammi, nella scena finale in cui intreccia un breve passo di danza con un altro accolito di Gaston, in quale a sua volta, nella movimentata scena dell’assalto al castello da parte dei paesani inferociti con la bestia, si era ritrovato avviluppato in sgargianti stoffe ad opera di madame Guardaroba e non ne era affatto dispiaciuto.

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La componente multirazziale costituita dalle coppie miste: monsieur Cadenza e madame Guardaroba, il maestro di musica e la cantante della scena del ballo delle debuttanti al castello del principe, tramutati dall’incantesimo della fata in un clavicembalo e in un guardaroba.

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E Lumiere e Spolverina, domestici del castello, trasformati rispettivamente in un candelabro e in un piumino.

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E poi i camei finali degli attori che danno le loro fattezze agli oggetti liberati dall’incantesimo: Emma Thompson è la teiera mrs Bric, Ewan Mc Gregor è Lumiere, Ian Mc Kellen è il maggiordomo Tockins, Stanley Tucci è maestro Cadenza, Audra McDonald è madama Guardaroba e Gugu Mbatha-Raw la cameriera Spolverina.

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Belle è sempre la ragazza amante della lettura e dallo spirito libero, ma nel film ci viene presentata come una sorta di inventrice: la vediamo infatti costruirsi una specie di lavatrice grazie alla quale dedicare alla lettura il tempo del bucato. Significativo che mentre la sua invenzione è al lavoro, Belle si dedichi a insegnare la lettura a una bambina sotto lo sguardo apertamente ostile degli ottusi abitanti del villaggio, i quali non esitano a diffidare di lei e di suo padre, visti come qualcosa di diverso, di alieno al mondo chiuso e ristretto in cui vivono senza porri troppe domande, un mondo in cui alle ragazze era consentito solo pensare al matrimonio e non ricevere un’adeguata istruzione.

Anche Maurice, il padre di Belle, cambia mestiere: è il creatore di preziosi e delicati carillon che va a vendere nel vicino mercato.

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Gaston non è solo l’ottuso bamboccio della versione animata, ma un eroe di guerra, irascibile e attaccabrighe quanto volete, ma con un certo spessore. Resta ridicolo con la sua pretesa di affascinare Belle solo con l’esibizione della forza e dei muscoli, dimostrando di non averla capita per nulla, ma è umanissimo nei suoi difetti. Infatti vedendo le ragazze del villaggio cadere in deliquio al suo arrivo, si domanda con autentico candore se Belle solo non ci veda bene o sia stupida o pazza per osare rifiutarlo.

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Un altro grande protagonista del film è il villaggio, di una accuratezza spettacolare, ricostruito per trasportarci nella Francia del 1740 e precisamente a Villeneuve (creato sul modello del paese francese di Conque), nome che omaggia l’autrice di una delle versioni più note della favola, la francese Gabrielle Suzanne Barbot del Villeneuve. Un set di quasi tremila metri quadrati con la sua piazza principale intorno alla quale troviamo negozi e mercato, la casa di Belle e la scuola, la chiesa, le abitazioni e tutta la festosa confusione di paesani, di animali e di carretti.

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Non si può non menzionare il castello, tanto rococò nei fastosi interni quanto cupo all’esterno, anch’esso colpito dalla maledizione e condannato a perdere un pezzo ogni volta in cui cade un petalo della rosa.

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E naturalmente la biblioteca, splendida arma di seduzione della Bestia nei confronti di Belle! Se nella versione animata la fonte di ispirazione della splendida biblioteca era stata quella dell’abbazia di St. Florian, in Austria (che ho visitato, con mia somma gioia!) nel film ci si rifà a una non meglio precisata biblioteca in Portogallo, non sono riuscita a scoprirne il nome.

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Mi chiederete forse: ma non hai trovato proprio nessun difetto in questo film? Ebbene uno c’è e non è da poco per una fan come me del film animato: le canzoni sono state ritoccate, alcuni versi cambiati e non mi è piaciuto per niente. Mi son ritrovata a canticchiarle e a perdere il filo perché le parole erano in parte diverse. Se volete i testi originali, eccoli qui.

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Però il film mi è piaciuto davvero e vi consiglio di andarlo a vedere, se ancora non l’avete fatto, perché non resterete delusi.

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Gli animali fantastici e dove trovarli

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Aspettavo con impazienza il 17 novembre e ho trascinato al cinema mio marito, così eccomi qui a raccontarvi di questo film che mi è piaciuto davvero, grazie anche alla visione in 3D che ha esaltato tanto i momenti più spettacolari quanto i piccoli particolari, cha altrimenti sarebbero sfuggiti.

Questa nuova immersione nel mondo immaginario di Harry Potter si deve alla regia di David Yates, molto apprezzato per i capitoli della saga da lui diretti, e prende l’avvio da uno dei libri di testo della scuola di Hogwarts immaginati dalla fertile fantasia di J.K.Rowling.

Il libro in questione s’intitola appunto Animali fantastici e dove trovarli e ne è autore il mago Newt Scamander (un bravissimo Eddie Redmayne). Harry studia sulla cinquantaduesima ristampa del volume con la prefazione di Albus Silente, rettore della scuola. Lo stesso Harry, cita in alcuni episodi della saga diversi animali che compaiono nel manuale, come per esempio il rinoceronte (I doni della morte) o il temibile ragno Aragog (La camera dei segreti). In tutto si tratta di settantacinque specie  magiche scoperte da Scamander nel corso dei suoi viaggi in giro per il mondo.

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Protagonisti dell’avventura insieme a Scamander troviamo la giovane Porpentina Goldstein (Katherine Waterston), ex Auror, strega talentuosa ma sottovalutata dal MACUSA e quindi giustamente insoddisfatta; Jacob Kowalski (Dan Fogler), pasticciere in cerca di un prestito, un babbano, o meglio un No-Mag come viene definito negli Stati Uniti, che avrà il primo, fatale incontro-scontro con Scamander proprio in banca, con lo scambio delle valigie che darà il via alle avventure e ai guai; il potente mago Percival Graves (Colin Farrell) elegante e carismatico quanto basta per avere un segreto da nascondere, chiamato a vigilare sulla sicurezza del Congresso

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Altri personaggi minori, ma non meno importanti, intrecciano le loro vicende con quelle di Newt , Tina e Jacob: dalla bellissima e un po’ frivola sorella di Tina, Queenie (Alison Sudol), al misterioso orfano Credence Barebone (Ezra Miller), vittima della lucida follia della madre adottiva Mary Lou (Samantha Morton), profetessa invasata e leader invasata di un gruppo estremista, i Secondi Salemiani, (dalla città di Salem famosa per la caccia alle streghe), il cui scopo è dare la caccia a maghi e streghe fino a distruggerli.; dal senatore Henry Shaw Sr.  (Jon Voight) che sostiene la New Salem Philantropic Society a Madame Seraphina Picquery (Carmen Ejogo), presidente del MACUSA.

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La vicenda si svolge settant’anni prima rispetto all’inizio dell’avventura di Harry Potter e ci trasporta in una New York fantastica e reale nel medesimo tempo. Qui approda un giovane mago inglese, Newt Scamader, con la sua valigia magica, allo scopo di partecipare al Magical Congress of the United States of America, indicato per brevità con l’acronimo MACUSA. La vita a New York si presenta subito difficile per il giovane Scamander, proprio a causa degli animali fantastici, custoditi con il loro habitat nella sua valigia, i quali tentano con successo la fuga. Questa fuga, oltre a mettere nei pasticci Scamander con il MACUSA, acuisce i problemi di convivenza tra maghi e no-mag, infatti si ritiene, erroneamente, che uno degli animali fantastici fuggiti abbia causato la morte di Henry Shaw, Jr, brillante e promettente politico, figlio del potente senatore Henry Shaw Sr. Tina, Newt e Jacob, aiutati da Queenie, se la vedono brutta, ma… non vi dico altro per non rubarvi il piacere di lasciarvi coinvolgere in questa avventura che ha visto la costante presenza sul set e la stretta collaborazione di J.K.Rowling, coinvolta mai come in questo caso nella realizzazione di un film legato all’universo potteriano.

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Inizialmente questo film doveva far parte di una trilogia, la cui seconda uscita è stata fissata tra due anni e la terza tra quattro, ma recentemente la stessa Rowling ha dichiarato che i film sarebbero stati cinque e il regista Yates che li avrebbe diretti tutti.

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Qui il trailer italiano.

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Per chiudere, un’indiscrezione che non c’entra nulla con il film, ma che vorrà dire qualcosa per i Whovian… si dice che Eddie Redmayne potrebbe essere il tredicesimo Dottore…

Aggiornamento: ecco qui un video con le easter egg contenute del film… attenzione, SPOILER! 😀

Labyrinth

Sono passati trent’anni dall’uscita nelle sale di questo film che costituisce una delle pietre miliari del cinema per ragazzi, grazie a un irripetibile mix di elementi che oggi non sarebbe poi così facile rimettere in campo.

Ho letto in proposito un interessante articolo sul trentennale del film e lo condivido qui con voi.

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Cenerentola

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Raccontando la trama di questo film, non si toglie nulla allo spettatore che ancora non ha incontrato la Cenerentola di Kenneth Branagh perché la vicenda è molto fedele alla versione animata Disney del 1950, ma ha il tocco inconfondibile del regista britannico.

La storia è presto detta. La piccola Ella (Eloise Webb) cresce felice in una splendida casa di campagna, arredata con gusto e calore, grazie all’amore dei genitori. Il padre (Ben Chaplin) è un amorevole mercante che spesso si allontana da casa per mesi a causa del lavoro; la madre (Hayley Atwell) è una donna affettuosa e serena, che insegna alla sua bambina una cosa fondamentale: nella vita bisogna “aver coraggio ed essere gentile”.

Il padre

Ella e la madre

Ella non comprende appieno il significato dell’insegnamento materno, almeno non fino a quando la malattia strappa prematuramente la donna all’affetto del marito e della figlia e soprattutto fino a quando il padre, sempre fedele al caro ricordo della moglie scomparsa, ma desideroso e speranzoso di ritrovare un po’ di felicità, sposa lady Tremaine (Cate Blanchette), la vedova di un amico.
Lady Tremaine si trasferisce nella casa del mercante con le due figlie, Anastasia (Holliday Grainger) e Genoveffa (Sophie McShera). La loro superficialità e crudeltà è subito manifesta, ma limitata dalla presenza del mercante, ed Ella (Lily James) si sforza di mettere in pratica ciò che le ha insegnato sua madre, non come vuoto esercizio di bontà e di modestia, ma perché finalmente si sta rendendo conto di quanto importanti siano la gentilezza e il coraggio nella vita di tutti i giorni.

Lady Tremaine, Genoveffa e Anastasia

Gli eventi precipitano con l’inattesa morte del mercante durante un viaggio.
A Ella resta solo come ricordo il ramo che lo ha sfiorato lungo la strada e che l’uomo di fiducia le riporta indietro, fedele alla promessa fattale dal padre di recarglielo in dono. Ben diversa è la reazione di lady Tremaine e delle ragazze: l’una paventa la possibile perdita degli agi e della ricchezza, le altre rimpiangono i doni promessi e che ora non riceveranno, mostrando tutta la
loro meschinità.
L’allontanamento della servitù da parte di lady Tremaine trasforma lentamente Ella in Cenerentola, una sguattera, umiliata e tenuta a distanza dalla matrigna e dalle sorellastra, costante oggetto della loro crudeltà, derisa e confinata a vivere in soffitta.

Ella è diventata Cenerentola

Per cercare conforto, Ella è solita cavalcare nel bosco e qui incontra un giovane, Kit (Richard Madden), che si presenta come apprendista alla corte del re.

Ella e Kit si incontrano nel bosco

Tra i due nasce subito una forte attrazione, nata dalla profonda sensibilità che anima entrambi e i due giovani si separano serbando in cuore il prezioso ricordo del loro incontro.
Intanto a corte il re (Derek Jacobi) fa pressioni sul giovane figlio ed erede, che in realtà è Kit,  al trono affinché sposi una delle principesse che gli saranno presentate al ballo di corte.

Kit e il re

Il principe ottiene dal padre il permesso di estendere l’invito al ballo a tutte le fanciulle del regno. La sua speranza, niente affatto segreta, è che possa parteciparvi anche la misteriosa fanciulla del bosco, colei che si è impadronita del suo cuore e dei suoi sogni.
Se il fedele capitano (Nonso Anozie) lo asseconda in ogni modo, il rigido e ambizioso Gran Duca (Stellan Skarsgard) cerca in tutti i modi di ostacolarlo e di dissuaderlo, in quanto lo ha già promesso in sposo a Selina, una delle principesse che parteciperanno al ballo.

Il Gran Duca e il Capitano

La notizia del ballo getta nella più frenetica confusione lady Tremaine e le sue sciocche figlie, che si accapigliano come sempre e già si vedono al fianco del principe. Ella desidera con tutto il cuore di partecipare al ballo perché spera così di rivedere Kit, ignorando che si tratti del principe, e adatta un vestito di sua madre per l’occasione. Lady Tremaine non esita a umiliarla
davanti alle figlie e a strapparle il vestito.
La povera Ella si rifugia in giardino, dando sfogo al dolore; è così difficile essere fedele all’insegnamento di sua madre. Una vecchia mendicante le chiede un po’ di latte e Ella non esita ad accontentarla perché le sue tribolazioni non le fanno dimenticare quanto sia importante essere sempre gentile. La sconosciuta si rivela essere invece una fata (Helena Bonham-
Carter) e con la magia trasforma una zucca in carrozza, le lucertole in valletti, i topolini compagni di Cenerentola in cavalli e il vestito in uno sfarzoso abito azzurro da ballo con splendide scarpette di cristallo.

La fata madrina

Il vestito

La carrozza

Per Ella è un sogno che si avvera e il ballo è un trionfo; riconosce Kit nel principe e persino il vecchio re è colpito dall’evidente amore tra i due giovani, arrivando in punto di morte a liberare Kit dalla promessa di sposare una principessa.

La matrigna e le sorellastre al ballo

Ella e Kit al ballo

Trascorso il doveroso periodo di lutto, Kit manda il Gran Duca e il Capitano in cerca della misteriosa fanciulla, della quale gli è rimasta solo una scarpetta di cristallo. Scarpetta che è un mero strumento, non la prova decisiva. Kit segue il cuore per ritrovare la fanciulla che ama.
Malgrado gli intrighi del Gran Duca e di lady Tremaine, Kit ed Ella si ritrovano e possono finalmente unirsi per sempre.

Il Gran Duca e Lady Tremaine complottano

Vedendo questo film, vi ho ritrovato le atmosfere e i colori di Molto rumore per nulla e il lieto fine, pur parte fondante della favola, non è scontato. Bravo il regista che ha saputo dare spessore ai personaggi, liberandoli dallo schema del principe fascinoso e della povera fanciulla per calarli nella realtà di due giovani sensibili e di saldi sentimenti che si scelgono consapevolmente. Ella
mantiene la promessa fatta alla madre e affronta la vita con gentilezza e coraggio perché così deve essere e non per mero buonismo, pur nella difficoltà di non cedere alla tentazione di cambiare di fronte alle avversità, rivelandosi un’eroina moderna che non sogna il principe affascinante, ma è decisa e scegliersi un compagno degno di amore e di stima, così come fa il principe stesso.
Splendidi la vivida fotografia di Haris Zambarloukos e i costumi sontuosi di Sandy Powell. Non manca il tocco di talento italiano con le maestose scenografie di Dante Ferretti, coadiuvato come sempre dalla moglie Francesca Lo Schiavo.

I fantastici libri volanti di Mr Morris Lessmore

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Titolo: I fantastici libri volanti di Mr Morris Lessmore
Autore: William Joyce
Traduttore: Elisabetta Tramacere
Illustratori: William Joyce e Joe Bluhm
Editore: Rizzoli
Prezzo: euro 15,00

Quando l’ho visto in libreria, non ho saputo resistere. Mi ha riportato subito alla memoria lo splendido cortometraggio vincitore di un Oscar nel 2012 e ho acquistato il libro per rivivere su carta la magia di quelle immagini.
Rivive anche sulla carta la magica vicenda del giovane Morris Lessmore, che ama le parole, le storie, i libri.
Quando l’uragano sconvolge la sua esistenza al punto di far volare via persino le parole dal libro che sta scrivendo, Morris si trova a vagare sperduto per un mondo grigio e devastato nel quale non sembra essere più nemmeno una briciola di speranza.
O almeno fino a quando Morris alza lo sguardo e vede stupito una bella fanciulla librarsi in aria appesa a un gruppo di libri come se fossero palloncini.
Comincia così la sua magica avventura, grazie a un libro che la ragazza gli offre, Morris arriva in un luogo straordinario, il nido segreto dei libri in cui vivrà il resto di una vita magica e avventurosa oltre ogni immaginazione.
La grande casa in cui vivono i libri è brulicante di vita e il compito di Morris è tenerli in ordine, prendersi cura di loro.
E lo fa con grande passione e con dolcezza, a volte tuffandosi per giorni interi fra le pagine di un libro, ma soprattutto condividendoli.
“C’è una storia per ciascuno” diceva Morris e tutti i libri erano d’accordo con lui.
La sera, quando tutti i libri sono al loro posto sugli scaffali, Morris Lessmore ricomincia a scrivere tutto ciò che riempie la sua vita: le gioie e i dolori, ciò che sa e ciò che spera.
Il tempo passa e Morris Lessmore è diventato vecchio, tanto che ora sono i suoi libri ad occuparsi di lui leggendogli le loro storie.
Morris ha un solo rimpianto, dopo aver scritto l’ultima pagina del suo libro: andarsene e lasciare i libri, anche se essi comprendono bene che sia nella natura delle cose.
In realtà Morris Lessmore non li lascia, li conserva tutti nel proprio cuore.
Adesso tocca a Morris volare via con un grappolo di libri. E più vola, più ritorna giovane.
Nella grande casa i libri sono rimasti soli, ma una bambina sulla soglia riceve il libro di Morris Lessmore e comincia a leggerlo.
È la storia che finisce come ha avuto inizio e così sarà di nuovo.
Perché questa piccola storia ha avuto tanto successo? Secondo me perché ha saputo esprimere in modo poetico una grande e semplice verità: la vita dell’uomo continua attraverso i libri perché ci sarà sempre qualcuno che li prenderà in mano, li leggerà e ne farà parte di sé.
È un piacere per gli occhi e per il cuore ritrovare in questo libro le immagini del cortometraggio che vi ripropongo con grande piacere.
William Joyce è americano; è illustratore, autore e regista. Ha scritto e illustrato molti libri per ragazzi e ha collaborato con quelle fabbriche di sogni che sono Pixar, Disney e Dreamworks.

Up da Oscar

Ci siamo lasciati alle spalle la notte degli Oscar, che ha portato la sorpresa di una donna premiata per la prima volta come miglior regista, ma io sono qui per parlare di Up, vincitore come miglior film d’animazione.

locandinaDiciamo subito che la vittoria del film prodotto dalla Pixar era data da molti come scontata benché avesse nelle nomination avversari di tutto rispetto: il visionario Coraline e la porta magica (dal romanzo per ragazzi di Neil Gaiman), Fantastic Mr.Fox (dall’omonimo romanzo di Roald Dahl, doppiato da George Clooney e Meryl Streep), La Principessa e il Ranocchio (con la sua eroina afroamericana, icona dell’era Obama) e The Secret of Kells (una coproduzione franco-belga-irlandese non ancora arrivata sugli schermi italiani, che narra la storia della creazione del famosissimo Book of Kells, manoscritto miniato da monaci irlandesi del nono secolo e conservato nel Trinity College di Dublino.)

Al momento della presentazione a Cannes 2009 Up ha avuto l’onore di aprire la manifestazione ed è stato proiettato in 3D. In origine era nato come film bidimensionale, è stato adattato successivamente nella versione in tre dimensioni, lungo una pista oramai aperta dal successo di un film come Mostri contro Alieni.

Bisogna dire che in questo caso la visione in due o in tre dimensioni non togli e non aggiunge nulla al fascino di una storia solo in apparenza allegra e fanciullesca. Innanzitutto il protagonista è un uomo anziano, Carl Fredricksen, visto con tutti i problei e i difetti dei suoi settantotto anni. Carl è pieno di rughe, cammina con fatica appoggiandosi al bastone e ha un caratteraccio.

8583_80_Up5Quando facciamo la sua conoscenza abbiamo già scoperto tutto di lui nella commovente prima parte. Qui incontriamo Carl impacciato bambino con la passione per l’avventura, che presto trova l’anima gemella nella maschiaccia Ellie, la ragazzina di cui s’innamora e che dividerà con lui la vita e un sogno: costruire una casetta nel luogo mitico e incantato, Paradise Falls, in cui scomparve il loro idolo, l’esploratore Charles Muntz, sulle tracce di un animale misterioso.

8593_80_Up15Carl ed Ellie, accomunati dalla passione per le esplorazioni, crescono e si sposano, dividono la vita fatta di alti e bassi, di gioie e dolori, continuando a coltivare il sogno di Paradise Falls.  Ma come spesso accade nella vita reale, Carl resta solo e chiuso in se stesso dopo la morte dell’adorata Ellie, pieno di rimpianto per non essere riuscito a realizzare con lei quel sogno infantile.

8586_80_Up8Ecco dunque il momento in cui facciamo la conoscenza con Carl come è adesso, vecchio e solo, in solitaria e inutile lotta contro gli speculatori che vogliono far abbattere la sua casa e confinarlo in un ospizio per poter completare il loro ambizioso progetto di riconversione commerciale e modernizzazione del quartiere.

Sembra che tutto sia finito, Carl appare stanco e sconfitto, ma nel momento in cui gli addetti della casa di riposo vengono a prelevarlo e cco che Carl (che gli autori hanno reso graficamente e caratterialmente un incrocio tra Spencer Tracy e Walter Matthau) ci riserva una sorpresa. Grazie al febbrile lavoro di una notte la piccola casa piena di ricordi si solleva dal suolo ancorata a migliaia di palloncini colorati. È il momento della riscossa, finalmente Carl compirà il mitici viaggio portando Ellie nel cuore fino alla destinazione tanto sognata.

8580_80_Up28598_80_Up20 Il guaio è che Carl non ha neppure il tempo per godersi l’incredibile effetto della sua trovata perché inaspettatamente qualcuno bussa alla sua porta. È il piccolo e imbranato boy scout Russel, che Carl ha già avuto modo di conoscere, pieno di buona volontà e ansioso di procurarsi il distintivo che gli manca, ma, ahimé, irrimediabilmente pasticcione e confusionario.

Up_4Non c’è nulla da fare, per quanto burbero  e irritato, Carl non può abbandonare a chissà quale ingrato destino un bambino di otto anni e così l’improbabile duo arriva in sud America, tra gag da consolidata coppia comica.

Up-2Up_38597_80_Up19Nel vasto continente americano sono molte le sorprese che li attendono: Kevi, un uccello mitico e in via di estinzione, goloso di cioccolata; Dug, il cane parlante tanto affettuso quanto confusionario e nientemeno che il redivivo Charles Muntz, invecchiato e incattivito dallo scherno dei colleghi che ritengono solo bufale le sue scoperte.

8596_80_Up188590_80_Up12Carl non si arrende, non è arrivato fin lì per rinunciare a un passo dal sogno, ma molte sorprese lo attendono.

8594_80_Up168591_80_Up13Dopo una prima parte più intimista si passa così a una seconda parte tutta gag e azione, nella quale Carl e Russel impareranno a conoscersi e perfino a volersi bene, mentre il nostro ineffabile vecchietto capirà che la vita può ancora offrirgli molto e non è giusto affondare nei ricordi e nei rimpianti.

8589_80_Up118587_80_Up9La Pixar è la divisone tecnologica più avanzata della Disney, oramai ci sta abituando a piccoli capolavori nei quali gli eroi possno essere tanto di carne e ossa quanto di qualsiasi altro materiale (vedi Wall-e o le automibili simopaticamente umanizzate di Cars); il denominatore comune,soprattuto nel caso di Up, è l’interesse che suscita nel pubblico di ogni età e qui, in particolare, i bambini apprezzeranno la figura di questo nonno un po’ sui generis, finalmente libero dallo stereotipo del vecchio inutile e solo, buono solo per l’ospizio.

8588_80_Up10Qui sotto il trailer italiano del film

Inkheart – La leggenda di Cuore d’inchiostro

Mortimer “Mo” Folchart è un rilegatore di libri e da anni custodisce un segreto. Leggendo ad alta voce, ha provocato la scomparsa di sua moglie Resa tra le pagine di un libro fantasy. Da quella notte Mo vive solo per la figlia Meggie, la quale ignora il vero motivo della sparizione della madre, che ricorda appena, ma la cui mancanza è viva nel suo giovane cuore…
Se volete continuare a leggere, mi trovate qui.
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Viaggio alla Luna

Recentemente mi sono occupata del bel libro di Brian Selznick La straordinaria invenzione di Hugo Cabret la lettura ha riacceso in me l’interesse per il cinema delle origini…

Se volete continuare a leggere, cliccate qui

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Kung fu panda

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Po è un panda ciccione e ingordo, lavora svogliatamente nel ristorante gestito dal padre (un volatile, anatra cinese, per la precisione, il signor Ping, che cucina buonissimi noodles secondo un’antica ricetta segreta) e la sua passione è il kung fu.
Nutre, oltre che un grande appetito, un’autentica venerazione per i Furious Five, cinque eroici e famosi guerrieri allenati con sapienza dal saggio maestro Shifu.
Tutti i personaggi
Ed è proprio questa sua grande passione che gli fa accarezzare un sogno impossibile: diventare a propria volta un guerriero Shaolin.
Così combattuto tra il sogno irrealizzabile e la monotona vita nella pur felice Valle della Pace, Po si sforza di accontentare il padre, che desidera vederlo presto e felicemente sistemato nel ristorante di famiglia, finalmente padrone della ricetta segreta per i noodles che egli desidera tramandargli.
Po non fa fatica a conquistare la simpatia degli spettatori. Tutti, o più o meno, abbiamo sperimentato nella vita un frustrante senso di inadeguatezza e accarezzato sogni che ci sembravano impossibili.

Po e Shifu
Tanti bambini ameranno il candore e consapevolezza dei propri limiti che Po non si vergogna di esibire, pur continuando ad accarezzare il proprio, grande sogno.
Per buona parte del film soffriamo e ci agitiamo con Po, consapevoli di quanto sia assura l’impresa di trasformarlo in un agile guerriero, ma il saggio maestro Shifu non è mica un maestro saggio per niente!
Facendo leva proprio sull’ingordigia incoercibile del grasso panda riesce ad inventare uno speciale allenamento che aiuta Po a dare il meglio di sé.
Metteteci pure che la sacra e inarrivabile pergamena, quella che il perfido leopardo delle nevi Tai Lung, fuggito di prigione, vorrebbe avere, contiene il più semplice e in fondo perfetto dei segreti del successo. E non vi dico quale perché rovinerei la sopresa ai bambini di ogni età che ancora non avesseerro visto il film.
Sono davvero convinta che in momenti come i nostri, nei quali la prevaricazione sia vissuta come momento di esaltazione da emulare, una pellicola in cui il messaggio finale sia all’insegna della più totale positività è quanto ci piace vedere.
C’è un grande insegnamento nella consapevolezza di una forza che nasce dal proprio intimo, supportata da quegli stessi difetti che possono aiutarci a tirare fuori la parte migliore di noi.
Se ne renderano conto gli stessi Furious Five, inizialmente irritati per quella che sembra loro solo una sciocca e senile cantonata del maestro Oogway, il vecchissimo e saggio istruttore dello stesso Shifu.
Vediamo più da vicino i personaggi del film, tra parentesi le voci dei doppiatori, originali e italiane.

Po (Jack Black/Fabio Volo); se la fisicità e la mimica di Black sono parsi i più adatti al goffo panda, un po’ meno azzeccata mi è sembrata la scelta di Fabio Volo, per altro tanto reclamizzata. Un doppiaggio quasi monocorede e un’abbondanza di esclamazioni che alla fine stancavano un po’.

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Shifu (Dustin Hoffman/Eros Pagni), qui niente da eccepire nell’ottima resa del saggio e inflessibile maestro, un panda minore.Shifu
I Furious Five:
Tigre (Angelina Jolie/Francesca Fiorentini) flessuosa e coraggiosissima, apertamente ostile a Po fino a quando non riconosce la sua semplice superiorità di fronte alla vana crudeltà di Tai Lung.

Tigre
Scimmia (Jackie Chan/Angelo Maggi), l’unico guerriero che combatta con un arma, un bastone. Agile e abbordabile presbite dorato.

Scimmia
Vipera (Lucy Liu/ Tiziana Avarista),sensuale e implacabile, guerriera affascinante.

Vipera
Gru (David Cross/Danilo De Girolamo), la sua arma più efficace è una mente fredda e razionale.

Gru
Mantide (Seth Rogen/Simone Mori) piccola e instancabile mantide religiosa, il suo punto di forza è il senso dell’umorismo.

Mantide
Tai Lung ( Ian McShane/Fabrizio Pucci) il leopardo delle nevi, l’orfanello cresciuto e allenato da Shifu, fino al momento in cui passa tra le forze del male.

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Oogway (Randall Duk Kim/Dante Biagioni) la secolare tartaruga, maestro di Shifu, grande saggio al punto di vedere in Po l’eroe che sconfiggerà il male rappresentato da Tai Lung.

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Da un punto di vista tecnico e puramente visivo la storia non colpisce particolarmente come altre pellicole, ma non è questa la cosa più importante, naturalmente.
Conta il forte messaggio posotivo di fiducia in se stessi che la trama e il personaggio di Po vogliono trasmettere. Riuscendoci.
Nel trailer che segue, una citazione: prima di accingersi al combattimento con Vipera, alla domanda dell’avversaria Sei pronto? Po risponde Sono nato pronto. È un omaggio al film di John Carpenter Grosso guaio a Chinatown; infatti la battuta appartiene al personaggio di Jack Burton, interpretato da Kurt Russel.

Andersen – Una vita senza amore

 

la-locandina-italiana-di-andersen-una-vita-senza-amore-84491Mi sono occupata finora di film per ragazzi o nei quali i ragazzi fossero protagonisti, e questo Andersen- una vita senza amore fa eccezione. 1885005_andersenFa eccezione perché, pur essendo la biografia dell’amatissimo autore di favole che ha commosso e avvinto generazioni di giovani lettori, non è assolutamente un film adatto a un giovane pubblico per i contenuti e la maniera cruda in cui vengono proposti.

PiantoStanislav Ryadinsky (Andersen giovane)

Di fronte a questo film non si resta indifferenti: o lo si ama o lo si detesta, perché può risultare tanto attraente quanto fastidioso.

Andersen e HeriettaSergei Migitsko (Andersen Adulto) e Yelena  Babenko ( Henrietta Wulf)

Due parole sul regista, prima di tutto: l’ottantenne Eldar Ryazanov in Russia è un’istituzione del cinema nazionale e si dice abbia lavorato a questo progetto per oltre vent’anni, regalandoci così un film il quale “…è un delirio immaginifico che mette insieme musical e melodramma, cinema russo per bambini anni ’50 e omaggi ad Eisenstein (ma anche al Michael Powell di ‘Scarpette rosse’), leggende nordiche e visionarietà sovietica per raccontare la storia dello scrittore di favole danese Hans Christian Andersen, trasformando San Pietroburgon in Copenhagen con uno sfoggio di scenografia, costumi e direzione fotografica eccezionali (ed eccezionalmente costosi). Sfiorando spesso il kitch ed il grottesco (come del resto fanno molte favole nordiche), diretto da un regista che ha spesso usato il tema della fiaba nel suo lavoro, ‘Andersen – Una vita senza amore’ lascia disorientati, repelle e incanta in misura quasi uguale.” (Paola Casella, Europa, 01/08/2008).

Solo al freddoStanislav Ryadinsky (Andersen giovane)

La vicenda prende l’avvio dalla visita che il piccolo Andersen, accompagnato dalla nonna, fa al nonno ricoverato in una specie di manicomio in riva al mare e qui avviene l’incontro con un vecchio, che si presenta come Dio, il quale gli preannuncia un grande futuro.
Andersen bambino e DioIvan  Kharatyan ( Andersen bambino)

Da questo momento in poi si assiste ad uno strano biopic nel quale scene di vita infantile, adolescente e adulta del protagonista si alternano e si mescolano in una sciarada dai colori sontuosi e nitidi, da regno dei balocchi, in cui le famose favole di Andersen si manifestano come chiave di lettura di episodi della sua vita reale: bellissima in tal senso la ricostruzione della favola Il guardiano di porci nei cui protagonisti Andersen adombra se stesso e, in una sorta di metaforica punizione, la famosa cantente lirica svedese Jenny Lind che non seppe o non volle mai accettare il suo amore.

Guardiano di porciO la surreale sequenza  in cui Andersen adulto inscena un balletto con la propria ombra, che ha le fattezze di Andersen adolescente e si è macchiato della colpa di sedurre la nobildonna russa alla quale presta il vostro sempre la bellissima Jenny Lind.

Jenny e ombraStanislav  Ryadinsky  e Yevgeniya  Kryukova (Jenny Lind)

Tutto sommato la figura di Andersen non esce bene da questa prova: a sua discolpa si possono addurre senza dubbio le grandi difficoltà e i grandi patimenti sopportati,

La scuola durama ci viene mostrato come un povero lacché alla merce di uomini potenti e un individuo aggrappato al perbenismo al punto di abbandonare la madre alcolizzata e rinnegare la sorella che si è data alla prostituzione.

Andersen e sorellaGalina  Tyunina (Karen, sorella di Andersen)

Eppure non si riesce a trovarlo odioso, si parteggia per lui e lo si capisce, forse anche per la crudezza di molte scene.

Andersen adultoUna per tutte, quella dell’esibizione canora: la nonna conduce con sé il nipote adolescente nel tentativo di fargli avere un lavoro presso una manifattura di tabacco e qui vanta l’ugola d’oro e la voce da usignolo del ragazzo, il quale non esita ad esibirsi. In apparenza la scena si stempera nell’idillio, il pubblico abbrutito di uomini rozzi, ragazzetti volgari e donne sfatte sembra sciogliersi di commozione alla melodiosa esibizione del ragazzo, ma l’illusione dura poco. La crudeltà della vita quotidiana irrompe con brutalità nella selvaggia scena dell’aggressione al giovane Andersen, insultato come omosessuale e spogliato.

Il cantoIn tutto il film, come sottintende anche il titolo, vibra l’impossibilità di Andersen di avere rapporti con le donne, sia fisici (il fallito tentativo di seduzione da parte della moglie dell’odioso direttore della scuola e l’altrettanto fallimentare incontro con una prostituta) che spirituali (l’amore non corrisposto per Jenny Lind e l’incapacità di accettare quello appassionato e fedele negli anni di Henrietta Wulf).

Andersen e JennyScorre così sullo schermo tutta la vita dello scrittore Christian Andersen,  sicuramente non a tutti nota,  una vita all’insegna della lotta di chi è diverso e vuole farsi essere accettato come tale. Dalle difficoltà di un’infanzia povera all’emarginazione della scuola in cui si trova già adolescente, alla mercè del perfido direttore e degli altrettanto perfidi scolari, lui che  quasi non sa né leggere né scrivere, ma è conscio dell’immenso tesoro che possiede dentro di sé, sino al successo e ai fasti di corte, per arrivare alla sua morte, dopo i riconoscimenti e gli elogi che tutta Europa gli ha tributato. Bizzarra anche la sequenza del funerale, con il vecchio Andersen che si gode la scena della disperazione, o più o meno sincera, di chi partecipa alla celebrazione.

La bella favola del brutto anatroccolo fatta realtà.
Henrietta WulfYelena  Babenko ( Henrietta Wulf)

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Ho bisogno di manualità e di creatività, partendo dalle piccole cose. Di riscoprire materiali che sanno riscaldare, avvolgere e colorare. Ho bisogno di leggerezza, di spazi aperti e tranquillità. Di riscoprire, nella semplicità, momenti in cui lasciare andare la mente. Ho bisogno di ritrovare il "bandolo della matassa"