Chi prende in giro la mamma?

Eccoci al terzo appuntamento con la letteratura slovena per l’infanzia.
Oggi vi propongo la storia di un ragazzino terribile, che troverete anche qui. 

Chi prende in giro la mamma?
di Branko Hofman

Chi si lava senz’acqua e si pettina senza pettine?
Niko.
Chi butta qua e là i giocattoli e si ficca le dita nel naso?
Niko.

Chi non ce la fa a inghiottire un cucchiaio di minestra ed è capace di mettersi in bocca tre tavolette di cioccolato?
Niko.

E chi è Niko?
Un ragazzo eccezionale:

Quando corre per le scale tutta la casa sussulta e gli inquilini credono che ci sia il terremoto. Quando gioca al pallone abbassano le tapparelle per salvare i vetri. Quando fischia si tappano le orecchie con l’ovatta per timore di assordarsi. Quando si piazza davanti al televisore corrono al telefono per avvertire lo zoo che dalla camera di Niko si sentono i ruggiti delle tigri. Inoltre il ragazzo mastica il chewing-gum a quattro palmenti, fa scoppiare i palloncini e sputacchia dal balcone. Fa i dispetti alle ragazzine, parla a bocca piena e ne combina tante che la sua mammina non immagina nemmeno.

Ma soprattutto Niko è così ingegnoso da far venire il capogiro a chi l’ascolta. Sa ogni cosa e s’intende di tutto. Se per caso non sa qualche cosuccia se la inventa e così sa sempre qualcosa che gli altri non sanno.

Per lo più è la mamma a non sapere. Perciò Niko la erudisce:
“Secondo me bisogna mantenere le promesse.”
“Davvero?” si meraviglia la mamma.
“Verissimo,” risponde Niko dirigendosi verso la porta. “Dove vai’?” Gli chiede la mamma.
“In cortile.”
“Ma guarda! E senza chiedere il permesso?”
“Mi avevi promesso di poter andarci dopo aver messo a posto i giocattoli.” Niko fa il broncio perché a suo giudizio non bisogna dimenticare cose così importanti.
“Li hai messi davvero a posto?”
Niko le assicura che tutto è okay. La mamma però non capisce l’inglese e quindi le deve ripetere che i giocattoli sono tutti in ordine.
“Vado proprio a dare un’occhiata,” dice la mamma e si avvia verso la stanza di Niko.
Sulla soglia si ferma di botto. Guarda in giro e non riesce a staccare gli occhi da ciò che vede:
cinque automobiline sparpagliate per la camera e la sesta giace capovolta sotto il letto. I dadi sono disseminati sotto l’armadio e il tavolo, dappertutto. L’orsacchiotto senza un orecchio prende il sole sul davanzale. La giraffa ha una sciarpa al collo, le sue gambe però sporgono da sotto la coperta di Niko. Il vigile è appeso al lampadario e osserva col cannocchiale l’orizzonte. Il brigante Bibi guarda feroce dal comodino e tre gattini bianchi sbirciano intorno sul calorifero. Per terra in un angolo c’è un libriccino illustrato malconcio sul quale galleggia la nave di Niko.

La mamma lo guarda come se tutto quello che vede fosse il colmo del disordine, un vero caos, e Niko si rende subito conto di quale piega prenderanno le cose ma non ha nessuna voglia di parlare e lascia che sia la mamma ad attaccare il discorso:
“È così che hai messo a posto i giocattoli? Ma bene, benissimo!”
Niko sospetta che la mamma pensi diversamente da come parla e per ciò per prudenza non apre bocca.
La mamma passeggia per la stanza e inciampa nei dadi:
“È questo il posto dei dadi?”
“No,” risponde Niko, “ma questi non sono i dadi bensì le rovine di un grattacielo distrutto dal terremoto.”
“Potresti mettere a posto anche le rovine,” dice la mamma.
“Non posso farlo, finché non arrivano le squadre di soccorso.”
“E dove sono?” s’incuriosisce la mamma.
“Stanno arrivando con queste vetture,” la mette al corrente Niko, mostrandole col dito le automobiline sparse il giro.
“E l’orsacchiotto alla finestra?”
“Gli ho detto che andavo a giocare al pallone e, accidenti, è salito sul davanzale per fare il tifo per me.”
“Anche la giraffa si è infilata da sola sotto la tua coperta?”
“No, la giraffa no!” ammette Niko.”L’ho messa io perché ha un forte raffreddore. È venuta dal sole africano che è molto più caldo del nostro ed ha preso freddo.”
“E cosa fa il brigante Bibi nel comodino?” continua a tempestarlo di domande la mamma.
“Non è nel comodino, ma in prigione. Non toccarlo!”
“È pericoloso?”
“Con un morso può staccarti un dito. Non vedi i suoi occhi torvi?”
“E quanto tempo rimarrà in prigione?”
Niko fa le spallucce come per dire: ”non sono io a decidere, ma il vigile sul lampadario,” che però non si pronuncia finché non cattura anche i corsari che navigano col tesoro a bordo del vascello verso l’isola del libretto illustrato.
“E i gattini sul calorifero?”
“Sono Bim, Bam, Bum.”
“Bene,” ribatte la mamma, “dimmi cosa stanno facendo Bum, Bim, Bam?”
“Non sono Bum, Bim, Bam, ma Bim, Bam, Bum. Per carità, non scambiarli, altrimenti succede una baraonda.”
“Che baraonda?”

Niko spiega alla mamma che i mici sono dei gran furbastri, non c’è da fidarsi di loro. Non perdono nessuna occasione per combinare qualche disastro. Basta che Niko guardi irato Bum, ecco che Bum giura di essere Bim e d’un tratto ci sono due gatti Bim e nessun Bum. Se invece loda Bam, vogliono essere Bam tutti e tre. Insomma, tutto va a catafascio. E addio ordine.

“A te l’ordine sta molto a cuore?” gli chiede la mamma.
“Sì, molto. Voglio averlo, punto e basta,” dice Niko, perché così parla il papà, quando cerca gli occhiali che ha dimenticato in ufficio, però è colpa della mamma se non li trova a casa.
“Anch’io pretendo l’ordine!” replica la mamma. “Perciò metti prima a posto la camera, se vuoi andare in cortile.”
“Perché devo farlo?”
“Perché è la tua camera.”
“L’ho ceduta ai giocattoli, appartiene a loro. I giocattoli quindi sono responsabili dell’ordine, perciò rivolgiti a loro, me cancella pure dall’elenco.” Niko si ribella disperatamente, gli sembra addirittura incredibile che la mamma si ostini a non capire verità così elementari.
“Esigo da te di riordinare la stanza, e perciò non m’interessano i tuoi patti con i giocattoli,” lo rimbecca la mamma.
“Ma non vedi che è a posto?” insiste testardo.
“Ti sembra?” La mamma lo guarda in un modo che solo lei conosce.
“Non si può fare di più, meglio di così è impossibile. Inoltre, al giocattoli non rinfacci mai il disordine. lo invece non sento altro che rimproveri. Non è giusto.”
“Credi che i giocattoli mi ubbidirebbero se pretendessi da loro di tornare dritti dritti al loro posto negli scaffali?”
Niko increspa la fronte e alla fine sbotta:
“Anche se ti ubbidissero, te ne vorrebbero.”
“Perché?”
“Perché interromperesti tutte le straordinarie avventure che stanno felicemente vivendo. Li priveresti della gioia e senza gioia non c’è vita. I giocattoli non se lo meritano proprio.”
“E questa dove l’hai pescata?”
“Non l’ho pescata da nessuna parte. So che è così.”
“Oh, le tue solite vanterie!” sospira la mamma, poi si mette a pensare e, alquanto perplessa, non sa che partito prendere.

Per Niko è un buon segno, anzi, è venuto il tempo, a suo parere, di non dover risparmiare le parole: “Lascia in pace la stanza. Se ai giocattoli piace così, deve piacere pure a noi. Su, mammina, andiamo, spicciamoci,” la sollecita.

La mamma finalmente sorride e gli dà una tiratina ai capelli:
“Sei proprio bravo a prendermi in giro, mio piccolo zazzerone! A furia di frequentarti imparerò ancora moltissime cose.”
“Senza dubbio,” giubila Niko, compiaciuto.

Poi pian piano chiudono la porta per non disturbare i giocattoli mentre giocano.
Niko è contento che tutto sia finito in questo modo, anche se non capisce perché la mamma sopporti con tanta indulgenza le sue burle. Senza spazientirsi perfino o provare imbarazzo. Al contrario: sorride dolcemente e cammina ancora più disinvolta.
Da Niko, naturalmente, imparerà ancora tanto, ma proprio tanto. Nessuno ne dubita.

Titolo del testo originale “KDO MAMICI SOLI PAMET”
Mladinska knjiga, Ljubljana 1985

Traduzione dallo sloveno di Jolka Mili&#269

Biografia (a cura di Jolka Mili&#269)

Branko Hofman, poeta, scrittore, drammaturgo e pubblicista, nacque nel 1929 a Rogatec in Stiria e morì stroncato dal cancro al culmine della sua creatività, nel 1991, a Ljubljana in Slovenia, dove passò la maggior parte della sua vita. Laureato in letteratura comparata e filosofia, iniziò la sua carriera come giornalista, poi fino alla morte fu redattore in una delle case editrici più importanti, concentrate quasi tutte nella capitale.
Opere letterarie: sette raccolte di poesia, quattro libri per l’infanzia, cinque lavori di teatro, un libro di racconti e tre romanzi, l’ultimo dei quali Noc do jutra (Notte fino all’alba), 1981, ha sollevato in quei tempi molto scalpore, trattandosi di un suggestivo romanzo giallo psicologico con colpi di scena, ma anche con un capitolo che i governanti non si aspettavano che trattava con abbondanza di dettagli l’inquietante tematica dei detenuti politici sul Goli otok e della violenza repressiva comunista che allora erano argomenti severamente proibiti e messi sotto silenzio. Ben poche persone ne sapevano qualcosa. Il libro, per un dato periodo, è stato tolto dalla circolazione e Hofman sottoposto a pressioni di ogni genere, ma i tempi erano ormai maturi anche per questa specie di informazioni carenti di critica e autocritica del governo. Dopo la… burrasca il libro è stato rimesso in vendita e tradotto in più lingue pubblicato anche all’estero. Hofman ha pubblicato inoltre due volumi di conversazioni. Il primo è intitolato: Pogovori s slovenskimi pisatelji (Conversazioni con gli scrittori sloveni), 1978, in cui c’è un esiguo numero di donne tra gli imperanti uomini e, dopo dieci anni, nel 1988, forse per riparare il torto fatto nei confronti del sesso gentile ha dato alle stampe Iskani in najdeni svet (Il mondo cercato e trovato), riempendolo stavolta solo di… penne al femminile, dedite all’arte difficile della scrittura, anche questa operazione ironico-arbitraria non è passata inosservata, ma discussa da ambo i sessi, comunque tutti e due i libri molto letti e di piacevolissima lettura.
E adesso i titoli dei libri per l’infanzia: Ringo star, 1980; Tonka Paconka (Simona la pasticciona), 1982; Kdo mamici soli pamet (Chi prende in giro la mamma?), 1985 e Ringo potepuh (Ringo, il vagabondo), 1990.

num011hofman

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9 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. utente anonimo
    Ago 31, 2008 @ 08:49:00

    da Giuliano:
    ci sono tanti libri che si leggerebbero volentieri, a partire da questi che hai proposto. Che peccato che non si riesca mai a leggere tutto! A dir la verità, mi ispirano più queste cose dei vincitori del premio Strega.
    Questo brano di Hofmann mi ricorda un po’ il Codice di Perelà, ma forse è solo perché ho voglia di rileggerlo.

    Rispondi

  2. amfortas
    Set 01, 2008 @ 08:52:00

    Di letteratura slovena, io che sono triestino, so davvero poco e me ne vergogno profondamente.
    Però è anche vero ciò che sostiene Giuliano: la mancanza di tempo non aiuta per niente.
    Ciao!

    Rispondi

  3. annaritav
    Set 01, 2008 @ 18:46:00

    Non avevo pensato a Palazzeschi, Giuliano, ma indubbiamente la scrittura di Branko Hofman ha qualcosa di futurista nello stile nervoso e apparentemente slegato.
    Amfortas, io ho cominciato a interessarmene perché li ho letti sulla rivista Fili d’aquilone e devo ammettere anch’io l’ignoranza .
    Per quanto riguarda il binomio lettura/tempo, è sempre la solita storia: so many books, so little time!
    Buona serata, Annarita

    Rispondi

  4. habanera2
    Set 04, 2008 @ 00:42:00

    Cara Annarita,
    scavando nel tuo archivio ho incontrato, tra tante altre cose interessanti, un’anatra sventata di nome Jemima. Me ne sono innamorata e vorrei rapirla per portarla anche su Nonblog.
    Se sei favorevole anche tu (come mi sembra di aver capito) alla Schengen applicata ai blog, cioè alla libera circolazione dei post, penso che la cosa sia fattibile ma aspetto in ogni caso una conferma.
    Un saluto affettuoso ed a presto
    H.

    Rispondi

  5. annaritav
    Set 04, 2008 @ 18:29:00

    Lusingata, Habanera, saccheggia pure quanto vuoi! 😉
    Un saluto altrettanto affettuoso.

    Rispondi

  6. habanera2
    Set 04, 2008 @ 20:17:00

    Bene, carissima. Se passi da me tra un paio di giorni troverai la tua simpatica Jemima pronta ad accoglierti ad… ali aperte.

    Grazie e saluti affettuosi
    H.

    Rispondi

  7. sgnapisvirgola
    Set 04, 2008 @ 20:58:00

    Questo Niko è davvero un simpatico furbacchione. Interessane questo sguardo oltre confine:)

    Rispondi

  8. annaritav
    Set 05, 2008 @ 17:40:00

    Grazie, Habanera, a presto 🙂
    Sì, Silvia, non è un giamburrasca, ma un ragazzino sveglio che usa la testa e ragiona con grande fantasia, se mi permetti l’apparente contraddizione.
    Buon fine settimana 🙂

    Rispondi

  9. cuoredigiada
    Set 07, 2008 @ 11:16:00

    sembra interessante!
    un sorrisone:)))

    Rispondi

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