Candy Candy

candyhome
Correva l’anno 1987 e su Rete 4 apparve una fanciullina bionda destinata a diventare un mito per le bambine e le adolescenti dell’epoca, nonché la cocca delle loro mamme: Candy Candy.
 

Il nome suonava un po’ melenso, ovviamente faceva pensare alle caramelle, ma ben presto le avventure disavventure dell’orfanella americana calamitarono l’attenzione di una vasta fascia di pubblico. Perché? 

La trama è ricca di colpi di scena, la piccola Candy in sedici anni passa dalla povera ma calda allegria della casa di Pony, l’orfanotrofio in cui cresciuta, agli agi dell’aristocratica famiglia Legan, nella quale la sua esistenza è avvelenata dalla perfidia dei rampolli di casa Iriza e Neal; dall’esclusivo collegio londinese in cui conosce i fedeli amici Archie, il damerino, Stear, l’eccentrico inventore, e Anthony, il principe azzurro incontrato nell’infanzia sulla collina di Pony, (tutti membri dell’altrettanto illustre casata degli Andrew che diventa la sua nuova famiglia, liberandola dalla tirannia dei Legan) , alla dura vita nelle corsie dell’ospedale. Nel college ritrova la compagna di orfanotrofio Annie, adottata dai Brighton, e conosce l’intellettuale Patty. Nascono i primi batticuori, Archie d Annie, Stear e Patty,  Candy e il nobile e spavaldo Terence Grandchester, malgrado Candy non abbia mai dimenticato il suo primo grande amore, il giovane Anthony Andrew, morto per una caduta da cavallo. Da qui in poi è un susseguirsi di colpi di scena, la comparsa del misterioso Albert, che vive con semplicità circondato dagli animali, il contrastato e sofferto rapporto con Terence e la rinucia a lui dopo che la compagna di lavoro Susan gli salva la vita durante un incidente di teatro. E poi il duro apprendistato sotto la rigidissima miss Mary Jane nell’omonima scuola per infermiere a New York, gli anni della Prima Guerra Mondiale con il suo carico di orrore e di morte (lo stesso Stear, arruolatosi in aviazione, morirà nei cieli d’Europa), la serrata corte del perfido Neal, disposto a qualunque inganno pur di poterla sposare, e il provvidenziale intervento del misterioso zio William, capo indiscusso della famiglia Andrew, che Candy scopre con grandissima sorpresa non essere altri che il sensibile Albert, da lei già incontrato tanti anni prima sulla collina di Pony e scambiato con Anthony per la somiglianza dovuta alla parentela. 

D’accordo, c’è molta carne al fuoco, ma perché tanto successo? Probabilmente perché il mondo reale irrompe per la prima volta nell’infanzia e nell’adolescenza con il suo carico di problemi: la morte, l’amore, la malattia, la guerra. Il giovane pubblico di Candy trepida èer lei, condivide gioe e dolori, ma  soprattutto l’apprezza perché ha carattere da vendere e non si abbatte mai sotto i duri colpi della vita. Ogni volta rialza orgogliosamente la testa e torna a lottare, magari dopo essersi concessa un periodo di riflessione e di riposo nella quiete della casa di Pony, il vecchio orfanotrofio in cui miss Pony e suor Maria l’aspettano sempre a braccia aperte. 

Candy con la sua allegria e il suo coraggio diventò così un forte modello positivo e propositivo per una generazione di adolescenti. Le veline e le letterine sono ancora di là da venire. 

Due parole anche sui bravissimi doppiatori. 
Ecco qui le voci dei personaggi ( mi limito ai principali perché sono tantissimi): 

Candy Candy: Laura Boccanera ( sua anche la voce di Maria Antonietta in Lady Oscar, di Belle nel film Disney La Bella e la Bestia; il fratello Fabio è doppiatore (sua la voce di Stear), così come i cugini Rossi: Massimo, Emanuela e Riccardo, il primo e l’ultimo entrambi nel cast dei doppiatori di Candy Candy)
Annie Brighton: Susanna Fassetta (doppiatrice di tantissimi personaggi dei cartoon, cito uno per tutti: Jeanne de la Motte in Lady Oscar; sia lei che il fratello Christian hanno lasciato il doppiaggio))
Candy e Annie TV
Anthony Andrew: Marco Guadagno (attore dall’età di dieci anni, è la storica voce del puffo Quattrocchi, e ha anche lui una sorella doppiatrice, Francesca)
Anthony TV
Terence Grandchester: Massimo Rossi (ha prestato la suadente voce  anche ad André in Lady Oscar)
Candy e Terence TV
Albert /zio William Andrew: Guido Sagliocca (tra le tante interpretazioni, sua la voce di Blue Falcon nell’omonima serie)
Albert TV
Iriza Legan: Laura Lenghi ( la simpatica voce di Serine in Hello Spank e di Ape Magà)
Neal Legan: Riccardo Rossi (voce di Lucky Luke, Lowell in Lady Georgie e Frankie in “Angie Girl”, cartone animato al quale ho intenzione di dedicare un post, per quanto mi piacque.)
Neal e Iriza TV
Archie Andrew: Sergio Luzi (Bernard Chatelet in Lady Oscar e Ryoga in Ranma 1/2 2^ parte)
Stear Andrew: Fabio Boccanera (Willy in Ape maia, Ranma Saotome in Ranma 1/2 2^ parte 2^ ediz. Ryonosuke Akagi in Full Metal Panic)/Oliviero Dinelli (Naoto Date o l’Uomo Tigre nel cartone omonimo 2^ voce)
Stear e Archie TV
Patty: Cinzia De Carolis (la mitica lady Oscar e poi Evil-Lyn in He-Man e Simone Lorene/La Stella della Senna in Il Tulipano Nero)
Patty
Miss Pony: Laura Carli (la fata Smemorina nella Cenerentola disneyana)

Miss Pony TV(disegni del cartoon  dal sito di OnlyShojo)
Tutti gli interpreti hanno anche una rispettabilissima carriera di doppiatori cinematografici, ma a noi che siamo piccoli interessano i cartoni animati, vero? 😉

E poi ci tengo a precisare che la mia ricca fonte di informazione è stata questo utile sito

Candy Candy in origine fu un romanzo del 1975 di Keiko Nagita, o meglio Kyoko Mizuki, pseudonimo con cui era molto popolare l’autrice. Fu lei stessa ricavarne un manga, con le illustrazioni di Yumiko Igarashi e diventò una pubblicazione mensile dall’aprile 1975 al marzo 1979. Il successo fu talmente travolgente che la Toei Animation lo trasformò in un anime televisivo di  115 episodi che andarono in onda in Giappone dal 1° ottobre 1976 al 2 febbraio 1979.
Candy Candy arriva in Italia prima di tutto come anime e viene vissuta come la prima soap opera animata per teenager. La serie viene doppiata dalla CITIEMME su dialoghi adattati da Stefania Froia, e trasmessa per la prima volta nel 1980 su diverse emittenti locali (prima fra tutte Telesanterno di Bologna), e successivamente dal circuito Euro TV, per poi essere acquisita dalla allora Fininvest, e trasmessa su Rete 4 nel 1987 e su Italia 1 nel 1988, con la sigla italiana cantata dai Rocking Horse. Nel 1989 viene ritrasmessa su Canale 5, ma con il titolo Dolce Candy ed una nuova sigla cantata da Cristina D’Avena. (Da Wikipedia).
Le puntate di Candy Candy diventarono un appuntamento irrinunciabile per milioni di ragazzine e non solo. Rimanga fra noi, non ne ho persa una e non mi sono fatta mancare neppure l’album con le figurine, tanto avevo la scusa di due figli piccoli…

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