Muri il gatto

Prosegue il viaggio nella letteratura slovena per l’infanzia con la storia delicata del gatto Muri e degli abitanti di Gattopoli.
Troverete la storia qui.

Il gatto Muri
di Kajetan Kovic

Suona suona la sveglietta:
Muri, il gatto senza fretta
apre gli occhi e guarda intorno
per vedere il nuovo giorno.
Ecco, subito si spiccia
a pulirsi la pelliccia
e rassetta il suo lettino,
le lenzuola ed il piumino.
Esce e va nella locanda
dove sta gatta Fernanda.
Là lo aspetta un tavolino
riservato allo spuntino:
dolce latte spumeggiante,
pane morbido e fragrante.
Mentre mangia, il bel gattino
legge i fogli del mattino,
legge tutto senza posa,
punti, virgole e ogni cosa.
Alla fine paga il conto,
ad uscire adesso è pronto:
la “Gattopoli” lo attende
con le strade sue stupende.

A Gattopoli, tranne i gatti e gli articoli per gatti, non c’è proprio niente, neanche un cane. Se per caso passa di lì qualche cucciolo sprovveduto, deve portare la museruola. Dato che i cani detestano questi arnesi, evitano la città. Per questo, lungo il Corso gli unici passanti sono i gatti di ambo i sessi. Si dirigono a frotte verso piazza Gattapelata dal baffutissimo gatto Marco per rifornirsi di pesce fresco.In mezzo alla piazza c’è il Municipio. Vi esercita le sue alte funzioni il sindaco Micione, soprannominato Micio il Grande. Quando appare sul balcone, tutti i gatti in piazza lo salutano in coro. Micione, d’altra parte, allieta sempre i suoi concittadini con qualche piacevole notizia. Talvolta li avverte:

“Domenica pomeriggio, nel parco Miagolì-Miagolà, si farà il gioco della tombola. Il primo premio sarà per tutti – psst, gatta ci cova – una grande sorpresa.”

Oppure annuncia:

“Oggi alle tre, in viale dei Gattici, avrà luogo la gara motociclistica dei sorci. Il pubblico è pregato di non divorare i concorrenti.”

E così i giorni a Gattopoli trascorrono allegramente secondo i gusti di questi felini.

Il gatto Muri vive in via degli Orticelli, all’estrema periferia della vivace città, in una vecchia bicocca. Momentaneamente non è in casa, perché si sta avviando per il Corso verso piazza Gattapelata. Prima aveva pensato di comperarsi del pesce, ma strada facendo aveva abbandonato questo progetto decidendo di mangiare all’osteria AL GATTO NERO. Anzi, per non annoiarsi. da solo, gli era balenata la felice idea di invitare a pranzo la sua amica del cuore, la micetta Federica. La gattina però abita dall’altro capo della città, Muri quindi deve telefonarle.

C’è una micia dormigliona,
va dal letto alla poltrona,
questa gatta assai carina
sembra quasi parigina.
La sua casa quieta e ombrosa
molto spesso è silenziosa
ma il telefono squillando
si fa udir di quando in quando.
Federica si ridesta
e risponde lesta lesta…
“Qui ti parla il gatto Piero,
tu stai bene per davvero?”
e la gatta allora dice:
“Io mi sento un po’ infelice.”
Suona ancora l’apparecchio,
parla Miki nell’orecchio,
Federica non dà udienza
e con lui non ha pazienza,
vuole starsene tranquilla
ma di nuovo il fono squilla,
è Peppino, il parrucchiere
per le gatte del quartiere.
E poi dopo il gatto Ciombe
scapestrato e tira bombe.
Indi il vecchio Rigoletto,
un po’ gobbo poveretto…
Quando arriva mezzodì,
chiama Muri lì per lì
e con grande decisione
sa invitarla a colazione.
Federica un po’ confusa
è felice e fa le fusa.

Avendo ancora un’oretta a sua disposizione, Muri andò a passeggiare per il Corso. Andava da un marciapiede all’altro guardando di tanto in tanto le vetrine.Nella pasticceria LINGUE DI GATTO vide una serie di torte a quattro piani, ma non appartenendo alla schiera dei gattini golosi, tirò innanzi senza battere ciglio.

Nella calzoleria IL GATTO CON GLI STIVALI in una vetrinetta, tra tante cose, era esposto un paio di stivaletti modernissimi. Pensò di provarseli, ma non trovò il suo numero.

Nell’oreficeria LACRIME DI GATTA scorse una incantevole collana di perle vere. Era così bella e così salata che ogni gatta si scioglieva in un pianto davanti alla vetrina.

Poi Muri si fermò davanti alla libreria dov’era messo ben bene in mostra un grosso libro illustrato di raffinata CUCINA GATTESCA. L’aveva scritto Dino, il capocuoco dell’osteria AL GATTO NERO. Al solo pensiero dell’imminente pranzetto, venne a Muri l’acquolina in bocca e si leccò i baffi prima del tempo.

In quello stesso istante le guardie Zampetta e Musino, sul marciapiedi di fronte, portavano in gattabuia il gagliardo Ciombe. L’avevano colto in flagrante, con quattro petardi e due castagnole addosso, mentre voleva scassinare la banca.

Muri proseguì il suo cammino e, attraverso la finestra del salone GATTIN SBARBATO, adocchiò il sindaco Micione. L’impareggiabile acconciatore Peppino il bullo gli stava arroncigliando i mustacchi e inanellando la coda.

Infine, passo a passo, arrivò fino a un enorme edificio con la scritta: SCUOLA PER GATTONZOLI. Sul portone stava all’entrata il bidello Maramao, all’interno invece gli scolari cantavano con foga la loro filastrocca preferita:

Quattro topi ed una gatta,
e una capra un poco matta
– e anche sorda un pochettino –
stan giocando a rimpiattino.
“Capra sorda, correrai
ma beccarci non potrai.”
Mentre va la gatta a spasso
i topastri fanno chiasso,
ma la capra bicornuta
e mattoide, all’insaputa
dei festanti è sul balcone
a dar fiato al suo trombone.
Qua purtroppo quatta quatta
c’è la coda della gatta
e un topino saputello
sulla torre del castello.
Ma la capra che non sente
non capisce un accidente.
Beve latte ed acquavite,
organizza viaggi e gite.
Le caprette, i topi e i mici
vanno in cerca di amici,
al di là dell’equatore
troveranno anche l’amore.

Federica, nel frattempo, si vestì in fretta e prese l’autobus diretto in città. C’erano pochi passeggeri. Oltre a lei, c’era l’ormai pensionato barbiere Figaro, la studentessa di musica Pika con la sua fisarmonica ed infine la cuoca Maia e la cameriera Mara che lavoravano nelle ore pomeridiane all’ALBERGO GATTINARA. E, ovviamente, c’erano sull’autobus il conducente Tobia e il bigliettaio Silvestro. Mentre attraversavano il largo Micini, sopra il tetto dell’autobus lampeggiò e seguì un tonfo.“Dio mio!” esclamò la studentessa Pika fuori di sé. “È stato certamente un disco volante.”

Il conducente fermò l’autobus e scese in strada a vedere.

Subito si rese conto che sul tetto non era precipitato nessun UFO ma il gatto volante Felix. Mentre si arrampicava su per un albero, aveva messo sbadatamente un piede in fallo piombando come un bolide sulla vettura.

Tobia, rabbioso come un cane, chiamò immediatamente la polizia stradale. Il gatto Felix fu portato senza indugi alla stazione di polizia per aver disturbato il traffico e per caccia illecita agli uccelli. Dovette pagare una multa di cinque dugatti.

L’autobus intanto continuò il suo percorso e si fermò in piazza Gattapelata. Là Muri aspettava Federica e insieme, a braccetto, entrarono nell’osteria. Si accomodarono ad un tavolo riparato dal sole in un angolino accogliente del giardino. Il cameriere venne di corsa con la lista delle vivande.

Il menù delle delizie,
per i gatti le primizie:
Tutto panna è il brodo bianco,
si tramuta il pane stanco
in crostini appetitosi
dai profumi deliziosi.
Poi ci sono la polenta
e la pizza succulenta,
il ragù con la cipolla,
trote fresche e carne frolla.
Pei gattini golosetti
ci son gran manicaretti,
per i gatti più affamati
le frattaglie e gli insaccati.
Capo cuoco è il gatto Dino
che lavora allo spiedino,
cuoce, frigge e fa bollire
cibi ghiotti a non finire.
Muri siede con l’amica,
la gattina Federica,
e si sfiorano i ginocchi
e si abbuffano di gnocchi,
di vitello fatto arrosto
e non badano al suo costo.
Sono sazi e innamorati,
sono gatti fortunati,
ma ahimé il tempo vola
tra un bacio e una parola.

Dopo il pranzo, Federica andò a trovare l’amica Teodora. Suo marito, il gatto Jumbo, era in viaggio per affari in Tigrania, e così le due amiche potevano chiacchierare indisturbate della moda, dei bambini e delle conoscenti comuni.Teodora aveva due figlioletti, Teo e Dora. Il maschietto frequentava la terza elementare e la femminuccia la prima. Tutti e due se la cavavano benissimo a scuola. Erano l’orgoglio di Teodora.

All’arrivo di Federica avevano appena finito di fare i compiti ed erano andati a giocare. Teo faceva le capriole e Dora cercava di acchiapparsi la coda. Dopo, i due gattini giocarono a carte e poi a nascondino. Dora si rannicchiò in un armadio e Teo riuscì a trovarla in un istante. La facilità del gioco lo infastidiva e sbuffava annoiato, ma non troppo.

Teodora suggerì ai due di recitare per la zia Rica qualche poesiola. Dora accettò con entusiasmo la proposta, fece subito un inchino e declamò prontamente:

                  Fa’ la pappa, bel micino,
                  crescerai se sei piccino.

Federica la applaudì clamorosamente. Teo invece cercò di farla franca dicendo di non sapere nessuna poesia. Dopo lunghe esortazioni da parte di Teodora, riuscì a ricordarsene una. Recitò con enfasi:

                  Il vicino alleva gli orsi,
                  noi le pulci che dan morsi.

Federica rise di cuore, al contrario di Teodora che gettò un gridolino di disgusto: “Mamma mia, chi ti ha insegnato questi versi impertinenti?”.

“Il bidello Maramao”, spiattellò Dora.

“Spiona!” le rinfacciò Teo facendo le boccacce.

“Smettetela!” si spazientì Teodora.”Adesso mangerete alla svelta e andrete difilato e senza far storie a dormire.”

I due gattini ubbidirono. Dopo aver bevuto il latte, s’infilarono nel letto. Il lettino di Dora era rosa, quello di Teo invece celeste.

Teodora e Federica cantarono ai frugolini la ninna nanna GATTI GATTI:

Gatti bianchi, gatti rossi,
gatti neri dentro i fossi,
viene l’ora di dormire
perché il sole va a morire.
Gatte scure, gatte chiare,
questa è l’ora di sognare.
Ogni sogno è una scodella
dove nuota una sardella,
ogni sogno sa di miele,
ha il profumo delle mele.
Gatti, gatti, vien la notte,
uno ad uno già vi inghiotte.
Ha il sapore della panna
questa dolce ninnananna,
sembra proprio un’altalena
questa breve cantilena.

Mentre Federica era da Teodora, Muri sedeva con l’amico Miao allo stadio. Era il giorno di una grande partita. In campo c’erano le squadre GATTONE e GATTINO. I Gattoni erano della città vicina, i Gattini invece giocavano in casa. Gli spettatori naturalmente tifavano per i Gattini. Anzi, si sgolavano: “Viva i Gattini! Che schifo i Gattoni!”.Nonostante questo, i Gattoni avevano avuto la meglio durante l’intero primo tempo. Solo al secondo tempo avevano subìto la prima rete. Il pubblico delirava per la propria squadra, e i più scalmanati si erano messi a scandire:”Noi tifosi abbiam gridato: rete! rete! a perdifiato.”

Dopo ci fu una gran mischia davanti alla porta dei Gattini e più d’uno era rimasto per terra lungo disteso e ammaccato. L’arbitro Matteo Rigattieri assegnò ai fallosi un calcio di rigore. I tifosi si misero a fischiare. Il più accanito di tutti era il grande e grosso Ciombe. Poco mancava che non saltasse in campo. Ululava come un ossesso: “L’arbitro Matteo è un babbeo!”.

Ciombe veramente avrebbe dovuto marcire in gattabuia, ma poiché le guardie Zampetta e Musino avevano voluto vedere la partita a tutti i costi, l’avevano portato con sé.

Dopo, nello stadio si fece un gran silenzio. Il centravanti dei Gattoni sferrò un colpo magistrale che il portiere dei Gattini parò con altrettanta maestria, anzi, riuscì a bloccare il pallone a un pelo dalla porta. Tutto lo stadio esplose dalla gioia; Miao abbracciò Muri promettendogli un boccale di latte frappé a fine partita.

Subito i Gattini tornarono alla carica e segnarono ben presto altre tre reti. Vinsero per quattro a zero. Gli spettatori sventolavano le bandiere, la banda municipale intonò la marcia dei calciatori e i più focosi si misero a cantare e a sfottere: “Questo gatto centro-avanti / ne fa quattro in pochi istanti!”.

Anche Miao si unì per un po’ al coro, ma a furia di spolmonarsi gli venne una sete da morire e con Muri andò a bersi il progettato frappé.

E così la giornata di Muri a Gattopoli sta lentamente finendo. I suoi amici lo hanno lasciato, andando ognuno per la sua strada.

Federica guarda Tom e Jerry alla televisione, il bidello Maramao racconta ai suoi micetti favole di gattopardi, gattimammoni e gattemorte.

Miao è andato in piena notte a pesca di gattucci.

Le guardie Zampetta e Musino invece giocano con Ciombe a rubamazzo e a su le mani!

Insomma, tutti si divertono un mondo.

Muri si incammina verso il vicolo degli Orticelli chiedendosi meditabondo cosa scriverà nel libro che sta compilando di sera in sera, già da qualche annetto. Muri, bisogna dirlo, è uno scrittore e tempo fa il sindaco gli aveva affidato l’ingrato compito di eternare tutti gli eventi degni di memoria accaduti a Gattopoli.

Sotto il raggio della luna
già le case ad una ad una
si addormentano beate
lungo strade abbandonate.
Solo Muri è ancora desto,
scrive scrive, lesto lesto
il suo LIBRO DI FELINO,
lo compone per benino.
E non c’è nulla di meglio
del caffè per stare sveglio.
Muri scrive, Muri beve,
la fatica si fa lieve.
Mezzanotte è già battuta
quando l’opera è compiuta.
Ora il gatto gran scrivano
può buttarsi sul divano
e in men che non si dica
sta sognando Federica.

Titolo del testo originale ” MACEK MURI”
Mladinska knjiga, Ljubljana 1975

Traduzione dallo sloveno di Jolka Milič,
per le filastrocche con l’aiuto della
poetessa triestina Valeria Sisto Comar

Di seguito breve biogragfia dell’autore a cura di Jolka Milič 

Il poeta, romanziere, scrittore per l’infanzia e traduttore sloveno Kajetan Kovic è nato nel 1931 a Maribor in Slovenia. Si è laureato in letteratura comparata e teoria letteraria all’università di Ljubljana nel 1956. Fino al pensionamento è stato editore capo della casa editrice nazionale DZS. Per ragioni di studio ha soggiornato a Parigi e a Praga. Ha partecipato a numerosi incontri letterari nelle più svariate città europee. Membro dell’Associazione degli scrittori sloveni e del Pen club. Membro anche dell’Accademia slovena delle Scienze e delle Arti.
Autore di quatto romanzi, di un libro di racconti, di un libro di saggi sulla poesia slovena, di diciassette raccolte di poesia e di una decina di libri per l’infanzia, tra cui segnaliamo: Franca izpod klanca (Francesca vattelappesca), 1963, premio Levstik; Zlata ladja (Il vascello d’oro), 1969, 1975 e 1980; Moj prijatelj Piki Jakob (Il mio amico Piki Jakob), 1972, ristampato fino ad oggi moltissime volte; Macek Muri (Il gatto Muri), 1975, anche questo con numerose ristampe; Zgodnje zgodbe (Racconti iniziali), 1978; Križemkraž (A sbieco e di traverso), 1980, edizione ampliata 1991; Zmaj direndaj (Il draghetto chiassosetto oppure Il dragone fracassone), 1981, 1991; Pajacek in puncka (Il pagliaccio e la bambina), 1984 – premio Levstik 1985 e Macji sejem (La fiera dei gatti), 1999.num010kovic

(foto di Tihomir Pinter)

Una lunga e articolata storia nella quale i protagonisti assoluti sono i gatti, visti nelle loro attività quotidiane, alle prese con situazioni e problemi molto umani.
Da notare anche il ricorrere, quasi un gioco di parole, di termini derivati e composti della parola gatto. Come non pensare al “Gatto con gli stivali”, proposto all’attenzione dei lettori per la prima volta da Giovanni Francesco Straparola (e non si sa se sia una sua invenzione o la ripresa di un tema popolare), rielaborato da Gianbattista Basile, ma definitivamento attestato come personaggio grazie ai fratelli Grimm e a Charles Perrault.
Ma ci sono gatti più moderni sono lo Stregatto di Alice e altri resi celebri dai film, come gli Aristogatti di Walt Disney o la versione spagnola del Gatto con gli stivali in Shrek.
Persino nei fumetti e nei cartoni animati i gatti non mancano, da  gatto Silvestro a Felix , da Tom a Garfield e poi il delizioso Tom Micio di Beatrix Potter.
I gatti hanno sempre occupato un posto di rilievo nella storia, o venerati, come ai tempi degli Egizi, o odiati e perseguitati, come nel medioevo, e ancora oggi un gatto nero può suscitare superstizioso fastidio oppure essere considerato un portafortuna come il famoso Maneki Neko, la statuina giapponese detta anche gatto della fortuna.


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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. utente anonimo
    Ago 20, 2008 @ 19:55:00

    Mi appassionano codesti post dedicati ad autori stranieri per lo più sconosciuti in Italia. Complimenti.
    Rino, leggendo con cura e attenzione.

    Rispondi

  2. utente anonimo
    Ago 21, 2008 @ 15:40:00

    da Giuliano:
    io mi ricordo anche del Gatto Murr, che dovrebbe essere di E.T.A. Hoffmann. Però è un ricordo molto sfocato, chissà quanti anni fa l’ho letto. (ma non credo che sia un racconto per bambini)

    Rispondi

  3. annaritav
    Ago 22, 2008 @ 20:14:00

    Grazie, Rino, anche a me piace molto proporvi queste novità, oltre i libri solitamente a noi noti 🙂
    Rammenti bene, Giuliano, credo si tratti di Considerazioni filosofiche del gatto Murr 🙂
    Grazie anche a te, Annita, se proverai a leggerlo ai tuoi bambini, mi farai sapere come è andata? 🙂
    Un caro saluto a tutti, Annarita

    Rispondi

  4. utente anonimo
    Giu 11, 2010 @ 10:20:00

    Sono mezza slovena e sono cresciuta con Macek Muri. La traduzione delle canzoni mi piace molto, spero che gli italiani possano apprezzare Muri!

    Rispondi

  5. annaritav
    Giu 12, 2010 @ 09:09:00

    Lo spero anche io, ecco perché l'ho voluto proporre!Un caro saluto, Annarita

    Rispondi

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