Andersen – Una vita senza amore

 

la-locandina-italiana-di-andersen-una-vita-senza-amore-84491Mi sono occupata finora di film per ragazzi o nei quali i ragazzi fossero protagonisti, e questo Andersen- una vita senza amore fa eccezione. 1885005_andersenFa eccezione perché, pur essendo la biografia dell’amatissimo autore di favole che ha commosso e avvinto generazioni di giovani lettori, non è assolutamente un film adatto a un giovane pubblico per i contenuti e la maniera cruda in cui vengono proposti.

PiantoStanislav Ryadinsky (Andersen giovane)

Di fronte a questo film non si resta indifferenti: o lo si ama o lo si detesta, perché può risultare tanto attraente quanto fastidioso.

Andersen e HeriettaSergei Migitsko (Andersen Adulto) e Yelena  Babenko ( Henrietta Wulf)

Due parole sul regista, prima di tutto: l’ottantenne Eldar Ryazanov in Russia è un’istituzione del cinema nazionale e si dice abbia lavorato a questo progetto per oltre vent’anni, regalandoci così un film il quale “…è un delirio immaginifico che mette insieme musical e melodramma, cinema russo per bambini anni ’50 e omaggi ad Eisenstein (ma anche al Michael Powell di ‘Scarpette rosse’), leggende nordiche e visionarietà sovietica per raccontare la storia dello scrittore di favole danese Hans Christian Andersen, trasformando San Pietroburgon in Copenhagen con uno sfoggio di scenografia, costumi e direzione fotografica eccezionali (ed eccezionalmente costosi). Sfiorando spesso il kitch ed il grottesco (come del resto fanno molte favole nordiche), diretto da un regista che ha spesso usato il tema della fiaba nel suo lavoro, ‘Andersen – Una vita senza amore’ lascia disorientati, repelle e incanta in misura quasi uguale.” (Paola Casella, Europa, 01/08/2008).

Solo al freddoStanislav Ryadinsky (Andersen giovane)

La vicenda prende l’avvio dalla visita che il piccolo Andersen, accompagnato dalla nonna, fa al nonno ricoverato in una specie di manicomio in riva al mare e qui avviene l’incontro con un vecchio, che si presenta come Dio, il quale gli preannuncia un grande futuro.
Andersen bambino e DioIvan  Kharatyan ( Andersen bambino)

Da questo momento in poi si assiste ad uno strano biopic nel quale scene di vita infantile, adolescente e adulta del protagonista si alternano e si mescolano in una sciarada dai colori sontuosi e nitidi, da regno dei balocchi, in cui le famose favole di Andersen si manifestano come chiave di lettura di episodi della sua vita reale: bellissima in tal senso la ricostruzione della favola Il guardiano di porci nei cui protagonisti Andersen adombra se stesso e, in una sorta di metaforica punizione, la famosa cantente lirica svedese Jenny Lind che non seppe o non volle mai accettare il suo amore.

Guardiano di porciO la surreale sequenza  in cui Andersen adulto inscena un balletto con la propria ombra, che ha le fattezze di Andersen adolescente e si è macchiato della colpa di sedurre la nobildonna russa alla quale presta il vostro sempre la bellissima Jenny Lind.

Jenny e ombraStanislav  Ryadinsky  e Yevgeniya  Kryukova (Jenny Lind)

Tutto sommato la figura di Andersen non esce bene da questa prova: a sua discolpa si possono addurre senza dubbio le grandi difficoltà e i grandi patimenti sopportati,

La scuola durama ci viene mostrato come un povero lacché alla merce di uomini potenti e un individuo aggrappato al perbenismo al punto di abbandonare la madre alcolizzata e rinnegare la sorella che si è data alla prostituzione.

Andersen e sorellaGalina  Tyunina (Karen, sorella di Andersen)

Eppure non si riesce a trovarlo odioso, si parteggia per lui e lo si capisce, forse anche per la crudezza di molte scene.

Andersen adultoUna per tutte, quella dell’esibizione canora: la nonna conduce con sé il nipote adolescente nel tentativo di fargli avere un lavoro presso una manifattura di tabacco e qui vanta l’ugola d’oro e la voce da usignolo del ragazzo, il quale non esita ad esibirsi. In apparenza la scena si stempera nell’idillio, il pubblico abbrutito di uomini rozzi, ragazzetti volgari e donne sfatte sembra sciogliersi di commozione alla melodiosa esibizione del ragazzo, ma l’illusione dura poco. La crudeltà della vita quotidiana irrompe con brutalità nella selvaggia scena dell’aggressione al giovane Andersen, insultato come omosessuale e spogliato.

Il cantoIn tutto il film, come sottintende anche il titolo, vibra l’impossibilità di Andersen di avere rapporti con le donne, sia fisici (il fallito tentativo di seduzione da parte della moglie dell’odioso direttore della scuola e l’altrettanto fallimentare incontro con una prostituta) che spirituali (l’amore non corrisposto per Jenny Lind e l’incapacità di accettare quello appassionato e fedele negli anni di Henrietta Wulf).

Andersen e JennyScorre così sullo schermo tutta la vita dello scrittore Christian Andersen,  sicuramente non a tutti nota,  una vita all’insegna della lotta di chi è diverso e vuole farsi essere accettato come tale. Dalle difficoltà di un’infanzia povera all’emarginazione della scuola in cui si trova già adolescente, alla mercè del perfido direttore e degli altrettanto perfidi scolari, lui che  quasi non sa né leggere né scrivere, ma è conscio dell’immenso tesoro che possiede dentro di sé, sino al successo e ai fasti di corte, per arrivare alla sua morte, dopo i riconoscimenti e gli elogi che tutta Europa gli ha tributato. Bizzarra anche la sequenza del funerale, con il vecchio Andersen che si gode la scena della disperazione, o più o meno sincera, di chi partecipa alla celebrazione.

La bella favola del brutto anatroccolo fatta realtà.
Henrietta WulfYelena  Babenko ( Henrietta Wulf)
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re Artù

Il mondo eroico dei cavalieri della Tavola Rotonda ha sempre affascinato i lettori di ogni età e innumerevoli libri e film sono stati dedicati alla figura leggendaria del sovrano di Camelot.Nel mondo dei ragazzi ovviamente non è mancata la produzione a fumetti, come le storie del principe Valiant,dell’americano Harold Foster, le avventure coraggioso principe vichingo, approdato alla corte di re Artù, che in Italia conobbe notevole fama sulle pagine del Corriere dei Piccoli nel 1966.

E poi la versione animata con l’anime giapponese La spada di King Arthur, proposta dapprima negli anni ’80 e riproposta negli anni’90.

In entrambi i casi però si tratta delle avventure di Artù adulto.
Ma che cosa faceva, o avrebbe potuto fare da bambino?

Se Walt Disney ce lo ha raccontato qui, ci ha poi pensato Giuliano a spiegarcelo ancora meglio, qui e qui.

Buon divertimento a tutti!

La spada nella roccia

Le location di Narnia

Prendendo spunto dalla recente uscita nelle sale del secondo capitolo (in ordine cinematografico) della saga di Narnia, Il principe Caspian, vorrei mostrarvene le location perché i paesaggi sono di una bellezza spettacolare. Ancora una volta, dopo l’epica esperienza de Il Signore degli Anelli, la Nuova Zelanda si rivela come il set naturale più adatto a questo tipo di produzioni fantastiche per il fascino della sua natura incontaminata.

È il caso della penisola di Coromandel, con i suoi oltre 400 chilometri di coste suggestive, e in particolare di Cathedral Cove, la bellissima spiaggia bianca con le rocce che compare all’inizio della seconda avventura dei fratelli Pevensie a Narnia, al loro ritorno nel mitico paese in cui l’età d’oro che avevano lasciato nella precedente avventura pare definitivamente tramontata sotto la tirannia della razza di origine umana dei Telmarini.

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A nord ovest di Aukland i cupi alberi di Woodhill Forest sono diventati il temuto accampamento della Strega Bianca, colei che ha usurpato il potere di Aslan il leone e ha tenuto in scacco Narnia nella morsa di un gelido inverno senza fine nel primo episodio, Il leone, la strega e l’armadio.

woodhill_forestCave Stream Scenic Reserve vicino al fiume Brocken è un altro paesaggio abbondantemente usato per ricreare l’ambientazione di Narnia.

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Elephant Rocks, vicino Oamaru nel distretto Waitaki del South Island si è trasformato nell’accampamento del leone Aslan.
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Sulle rocce Purakaunui Bay l’ambientazione spettacolare nella quale è stato ricostruito con la computer graphic il favoloso castello di Cair paravel, in cui vivono durante la loro permanenza a Narnia i re e le regine.

Parakaunui bayParadise (Glenorchy) vicino Queenstown è l’ambientazione di Narnia al ritorno della primavera.

Paradise
Ma diverse parti dei film sono state girate anche in Europa.
Nella repubblica Ceca è stato utilizzato l’Ardspach National Park vicino Trutnov per altre scene che necessitavano di paesaggio innevato e di foreste.

Ardspach
Mentre il castello di Praga è stato il punto di partenza per la creazione del superbo maniero del tiranno Miraz.

Castello praga
Il Polonia, al confine con la Bielorussia,  la splendida ambientazione della foresta  di Bialowieza attraverso la quale fugge il principe Caspian.

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In Inghilterra  la Severn Valley Railway vicino Ludlow, nello Shropshire, è servita per ambientare il viaggio dei fratelli Pevensie in fuga da Londra bombardata verso la misteriosa dimora dello zio professore.

Severn Railway
In Slovenia sono state girate le potenti immagini della battaglia sul fiume ambientandole in un bellissimo tratto dell’Isonzo (Soca, in sloveno), detto la bellezza di smeraldo per il colore acceso delle sue acque.

SocaCosì come già Il signore degli anelli, anche Le cronache di Narnia è un avvincente trasposizone visiva del mondo incantato che la fervida immaginazione di C.S.Lewis ha creato. Qui ci sono tantissime specie diverse di mitiche creature realizzate con perizia coniugando l’abilità manuale dell’uomo con la raffinatezza delle tecniche computerizzate.

Tanti lettori che hanno sognato sulle pagine il mondo di Narnia, ora lo possono vedere con i loro occhi. Dopo la Terra di Mezzo, Narnia è entrata far parte del nostro immaginario collettivo grazie ai sofisticati mezzi che oramai il cinema ha a disposizione, ma le bellezze della natura sono sempre una parte determinate nella spettacolare riuscita di colossali produzioni come queste.

Una curiosità. Sembra che il nome Narnia, Lewis lo abbia ricavato da un’antica carta geografica italiana sulla quale era riportato il nome latino della città umbra di Narni. Narnia, appunto.

L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

 

LocandinaIl titolo è un eufemismo.
Lo si capisce  subito dal nervosismo con cui la giovane Bia passeggia tra le valige pronte e la finestra, fumando una sigaretta dopo l’altra. Il marito Daniel è in ritardo e ogni tanto Bia si volta a sollecitare il figlio dodicenne affinché metta via tutto ciò che ha sul tavolo e si tenga pronto. Il piccolo Mauro invece non sembra avere nessuna fretta, continua a sistemare con cura il pacchetto di sigarette che funge da portiere e si appresta a tirare la pedina in porta. Finalmente Daniel arriva, trafelato, e la famigliola è pronta per partire. Mauro ha appena il tempo di un ultimo tiro con il papà e poi di sistemare le porte e le pedine del sacchetto. Si parte. Bia e Daniel cercano di reprimere la tensione, ma lungo la strada che li porta da Belo Horizonte a San Paulo si vedono camion militari.
E sì, perchè siamo nel Brasile del 1970, il fatidico anno dei  mondiali di calcio, e il paese è schiacciato dalla dittatura e pure se non viene detto esplicitamente, intuiamo che Bia e Daniel devono scappare per motivi politici, come tanti in quegli anni.
Ma questo Mauro non lo sa, la sua testolina di dodicenne è piena di entusiasmo per la formazione della nazionale di calcio e per la possibilità che conquisti il titolo mondiale per la terza volta.
Il viaggio della piccola famiglia si conclude nel colorito e rumoroso quartiere multietnico di Bom Retiro e i genitori lasciano il piccolo Mauro davanti al condominio in cui abita il nonno paterno Mòtel, al quale sarà affidato. La separazione è dura, Bia piange, non si decide a lasciare il figlio, Daniel la sollecita e continua a ripetere a Mauro di rispondere a chiunque glielo chieda che loro due sono andati in vacanza.1212595746022_genitori04_hires

Mauro guarda la Volkswagen azzurra dei genitori allontanarsi e poi  si decide a salire e a suonare alla porta del nonno. Ma il tempo passa e nessuno gli risponde. Il destino ha deciso diversamente. Mòtel è morto d’infarto quella mattina.Nonno MothelÈ l’anziano vicino di casa Shlomo, impiegato nella sinagoga,  a trovare Mauro sul pianerottolo  e ad occuparsi di lui nell’immediato. Difficile l’inizio della forzata convivenza tra un anziano scapolo, scrupoloso ebreo praticante, e il piccolo Mauro ammalato di nostalgia per i genitori. Oltretutto Shlomo scopre con orrore che il ragazzino, pur essendo figlio e nipote di ebreo, non è mai stato circonciso e il suo sconforto aumenta. Il rabbino e tutta la comunità lo esortano a rispondere alla chiamata divina e a continuare a prendersi cura del bambino, che viene ribattezzato Moishele. A questo proposito Mauro interroga una vicina di casa, la quale gli racconta la storia del piccolo Mosè salvato dallae acque dalla figlia del faraone, e da quel momento in poi non può fare a meno di sorridere ogni volta in cui guarda il vecchio e burbero Shlomo, assai improbabile in quel ruolo biblico.

Shlomo

Tra alti e bassi la vita di Mauro prosegue: ospitato a turno dalle famiglie del palazzo il piccolo fa la conoscenza del nutrito e varipinto mondo del quartiere in cui convivono pacificamente persone di varie nazionalità. Entrano così a far parte della sua vita la piccola Hanna, deliziosa coetanea ebrea con uno spiccato talento per gli affari che attua grazie al negozio di abbigliamento gestito dalla madre (ha praticato dei fori sulle pareti delle cabine di prova degli abiti e i suoi compagni pagano per guardarvi attraverso);Anna la splendida Irene di origine greca, sogno proibito degli adolescenti del quartiere, segretamente fidanzata con Edgar, un mulatto che è anche il portiere della squadra di calcio locale (immaginate la fila dei clienti di Hanna, quando si sa che Irene andrà a provare dei vestiti?);

Irenelo studente universitario Italo, di origini italiane, coinvolto nei disordini all’università, il Rabbino e la comunità ebraica.

Italo

I mondiali cominciano  e Mauro si attacca tenacemente al ricordo della promessa dei genitori di tornare in tempo per vederli insieme, ma naturalmente non è così. L’eco dei disordini e della repressione si fa sempre più forte, ma tutti sembrano volersi stordire nell’ebbrezza delle partite di calcio, seguendo il trascinante percorso della nazionale brasiliana fino alla partita finale contro l’Italia.
Mauro non compie solo il classico percorso di formazione, è il narratore in prima persona di vicende più grandi di lui delle quali ha solo una vaga e pallida idea, tutto preso com’è tra la spasmodica attesa dei genitori e gli stupori e le curiosità che gli derivano dal trovarsi improvvisamente immerso nella composita realtà di Bom Retiro.
Tutto il film ha l’andamento di una commedia dolce-amara nella quale spesso si sorride perché le vicende sono filtrate dallo sguardo stupito del piccolo protagonista e dei suoi amici, che in una fase delicata della loro vita quale il passaggio all’adolescenza si trovano di fronte a una dura realtà più grande di loro, ma nella quale riescono a vivere con il tipico e robusto spirito di adattamento dei ragazzini. Ed è proprio uno dei maggiori pregi del regista Cao Hamburger l’esser riuscito a non annacquare il film in stereotipi o inutili sdolcinatezze o in retoriche rappresentazioni dell’adolescenza. La naturalezza e l’umorismo sono i punti di forza della vicenda, che pure non dirada mai completamente, e non potrebbe, la nube oscura della realtà quotidiana costituita dall’inquietante presenza della dittatura.I disordini studenteschi

I mondiali si concludono con la vittoria del Brasile sull’Italia e la conquista dell’ultima coppa Rimet della storia del calcio moderno e nell’eco dei festeggiamenti che si spengono Bia fa ritorno, sola. Mauro non ha bisogno di fare domande alla madre, e dietro la quieta affermazione che il papà è sempre il ritardo, come  suo solito, c’è tutto un mondo di sentimenti e di sensazioni, di parole non dette.Mauro
Grazie a Solimano che ha voluto inserire il mio post nel suo ricco blog dedicato al cinema

Ortone e il mondo dei Chi

 

Tutto ha inizio nella giungla di Nullo il quindici maggio, quando l’elefante Ortone si trastulla nell’acqua fresca di una piscina naturale. Mentre nuota beato, le sue finissime orecchie sono colpite da un suono flebile, un labilissimo grido di aiuto che proviene da un granello di polvere fluttuante nell’aria. Ortone non perde tempo, lo individua e lo fa depositare dolcemente su un trifoglio maturo. Le sue innate generosità e sensibilità verso le creature più piccole fanno sì che scopra in quel minuscolo granello l’esistenza di un intero mondo, quello dei microscopici Chi, delle loro case e del Sindaco che li governa. I continui movimenti del granello di polvere sottopongono il minuscolo universo a scosse simili a un terremoto di proporzioni catastrofiche per le loro dimensioni e al Sindaco non pare vero di avere trovato qualcuno disposto ad aiutarli. Sì, perché Ortone non dubita neppure per un istante della necessità di salvare quelle invisibile creature, fedele alla propria filosofia che tutti abbiano diritto a vivere e prova a a spiegarlo all’odiosa cangura, che governa la giungla con pugno di ferro, tenendo a bada i pericolosi slanci della fantasia che potrebbero destabilizzare il sistema , e ai suoi ottusi macachi, servi obbedienti che gli danno la caccia per imprigionarlo credendolo pazzo. “Questo io penso – che ognuno è importante, sia piccolo o immenso.” continua ripetere testardo Ortone, disposto a tutto pur di salvare l’invisibile mondo dei Chi. La sua perseveranza è tale che riesce a ritrovare il trifoglio con il granello anche in mezzo a milioni di altri trifogli dove lo ha lasciato perfidamente cadere l’aquila Razzìa e infine tutto il minuscolo popolo di Chi, chiamato a raccolta dal sindaco in uno sforzo supremo, riesce a far sentire la propria voce e a  convincere gli scettici della propria esistenza.
Copertina libroTitolo: Ortone e i piccoli Chi!
Autore: Dr.Seuss
Traduttore: Anna Sarfatti
Grafica: Simonetta Zuddas
Editore: Giunti Junior
Età di lettura: 6/8 anni
Prezzo: euro 6,90

Nata nel lontano 1954 con il titolo “Horton Hears a Who!”, la storia di Ortone dei suoi minuscoli amici approda sul grande schermo nella versione dei creatori de “L’era glaciale”.
locandina
Dilatato nella parte centrale dedicata alla conoscenza del favoloso mondo dei Chi, il film non è un’annacquamento della storia, ma un riuscito gioco di incastri che attira tanto il piccolo spettatore quanto l’adulto. Il livello immediato è quelo visivo, con la lussureggiante bellezza della giungla e i colori dei personaggi e della vegetazionelo, ma si intuisce subito che la comunità della giungla siamo noi, la nostra società nella quale spesso chi è dotato di fantasia e di sensibilità come Ortone viene guardato con sospetto e tenuto sotto controllo in quanto potenziale disturbo, proprio come fa la terribile Kangaroo, che non permette nemmeno al figlio Rudy di avventurarsi fuori dal marsupio.
Ortone e cangura
Eppure Ortone è amatissimo dai suoi allievi della giungla proprio per le sue doti di umanità e fantasia, eccessiva a volte e alla quale pone rimedio il topo Morton, suo migliore amico.
gli alunni di Ortone
Stesse ripercussioni sociali anche nel piccolo mondo dei Chi, nel quale il Sinda-Chi è ritenuto un inetto  dal Consiglio Comunale che lo sbeffeggia per la sua fissazione che la città di Chi-Non-So sia in pericolo. Il sindaco è alle prese con i problemi di tutti i giorni, come quello di una famiglia composta di 96 figlie più un figlio, il piccolo dark Jo-Jo che non pronuncia mai una sola parola, temendo di dire qualcosa che possa deludere il padre e fa pensare tanto ai personaggi di Tim Burton
Sinda-chi
In parallelo i due essseri tanto diversi, il gigantesco Ortone e il microbico Sinda-Chi, lottano e affrontano ostacoli perché sono corcordi nel ritenere che ogni creatura sia importante nel gioco complesso della vita.
Ben caratterizzati tutti i personaggi, dall’aquila Vlad, improbabile accento transilvanico, che si spaccia per molto più abile e cattiva di quanto sia in realtà, allo scervellato scimmione Yummo, stolido scagnozzo di Kangaroo.
Per non parlare del mondo di Chi-Non-So, con la profonda scienza della dottoressa Mary Lou Larue e con il pragmatismo  di Sally O’Malley, l’avveduta consorte del Sinda-Chi, con le sue strutture mirabolanti e il segreto dell’immenso Sinfonofono costruito da Jo-Jo neli locali abbandonati dell’Osservatorio del Brutto Tempo.
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Ai minuscoli Chi appartiene anche un altro personaggio del dottor Seuss, quel Grinch verde che aveva in odio il Natale, reso famoso dal film di Ron Howard del 2000, interpretato da Jim Carrey che qui torna in veste di doppiatore e ispiratore, avendo dato voce e fattezze mimiche a Ortone.
Nella versione italiana è Christian De Sica a dare voce a Ortone, scivolando di tantio in tanto nel romanesco, ma in un modo simpatico che non guasta.La storia molto breve e in rima è nata dalla penna del dr.Seuss, Theodor Seuss Geisel (1904-91), uno degli scrittori americani per l’infanzia più apprezzati. che scelse il proprio nome d’arte nella metà degli anni Venti, alludendo ironicamente alla vana speranza paterna di vederlo laureato a Oxford.
La sua fama è tuttora limitata ai paesi di lingua anglosassone e la maggior parte dei suoi libri sono scritti in rima e in versi, rispettando un metro particolare, il tetrametro anapestico. Infatti uno dei suoi scopi era trasmettere ai piccoli lettori l’amore per il linguaggio appunto attraverso l’uso dei versi e della rima.

Il messaggio di questo libro è stato interpretato in chaive antiabortista, ma la vedova del dr.Seuss non ha esitato un momento a controbatterla, affermandone piuttosto l’universalità che non doveva essere soggetta a strumentalizzazioni di parte.

Spiderwick – Le cronache

Se sua madre (Mary Louise Parker, assai credibile) è nevrotica e stressata perché sta divorziando e il nuovo lavoro l’assorbe completamente, se sua sorella Mallory  (l’energica Sarah Bolger) è una quindicenne tanto abile con le parole quanto con il fioretto, se il suo gemello Simon è un tipo che non vuole complicazioni e pensa solo ai propri animali, che altro  può capitare al tredicenne Jared Grace ?(Freddie Highmore, che interpreta con bravura anche il gemello Simon)

I fratelli GraceI fratelli Grace

Di essere obbligato a lasciare la vita di New York per finire in una tetra casa nel New England, ereditata dalla prozia Lucinda, finita in manicomio.

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Una casa non proprio attraente

Cupa e piuttosto fatiscente, la casa sperduta nella natura non sembra proprio il punto di partenza ideale per ricostruire insieme un’esistenza più tranquilla, soprattutto a causa della costante tensione che c’è tra Jared e la madre, alla quale egli attribuisce la colpa della separazione dall’amato padre, inseguito per telefono con la speranza di un incontro che si rivelerà sempre più improbabile.

famiglia

Interno di famiglia con problemi

E proprio a causa del suo atteggiamento di totale ribellione Jared viene accusato delle stranezze che accadono in casa, interpretate come sue vendette.

Jared non conosce altra difesa che la solitudine e la soffitta di casa Spiderwick è un posto troppo invitante.

il libro

Guida Pratica di Arthur Spiderwick al Mondo Fantastico che Vi Circonda

Da qui partono le avventure che coinvolgono a uno a uno tutti membri della famiglia. A incominciare da Jared  che rinviene, accuratamente nascosto in una cassa, uno strano libro dal titolo “Guida Pratica di Arthur Spiderwick al Mondo Fantastico che Vi Circonda”. Quelle pagine fitte di scrittura e di disegni sono il risultato di anni e anni di lavoro del prozio Arthur Spiederwick (David Strathaim che mi è sembrato un po’ spaesato), padre di Lucinda (la sempre brava Joan Plowright), alla cui realizzazione egli ha sacrificato tutto, dalla propria vita all’amore per la figlia. È un ricchissimo manuale che insegna a mettersi in contatto con le fantastiche creature che vivono nei dintorni: folletti, fate, troll, silfidi, grifoni alati, goblin.spiderwick7

Un tale, ricco manuale è troppo prezioso, Arthur lo sapeva bene, ed è stato necessario proteggerlo dalle mire del perfido e mostruoso orco Mulgarath (un perfido e subdolo Nick Nolte) , il cui scopo sarebbe, una volta divenuto padrone del libro, dominare tutte le creature fantastiche e gli uomini.

Mulgarath

Mulgarath

Con l’aiuto del buffo Thimbletack, un brownie ghiotto di miele (che, quando si arrabbia, diventa un bogarth verde come l’incredibile Hulk), Il browniedell’esilarante Maistrillo e del grifone

alato (che ricorda un po’ il Drago della Fortuna Fuchur dell’indimenticabile “La storia infinita”), Jared ingaggia una lotta sempre più serrata contro il male rappresentato da Mulgarath  e avrà bisogno di tutta la sua famiglia per portare a termine la missione, che culminerà in una lotta all’ultimo vasetto di salsa di pomodoro nella cucina della casa.

Thimbletack

Il film è tratto dai  libri che compongono la serie delle Cronache di Spiderwick, opera di due autori, la scrittrice Holly Black e l’illustratore Tony Di Terlizzi. I cinque titoli sono:

·  l libro dei segreti1

·  La pietra magica2

·  Il segreto di Lucinda3

·  L’albero d’argento4

·  L’ira di Mulgarath5

La regia è di Mark Waters e l’inizio del film può far pensare alle atmosfere un po’ cupe di Tim Burton, la casa ne è senza dubbio un ottimo esempio. La sceneggiatura è un concentrato dei testi che compongono la saga, la scenografia è accattivante e il resto dell’opera lo fanno gli effetti digitali targati Industrial Light & Magic di George Lucas, che io non ho trovato poi così debordanti, come qualcuno ha ritenuto, ma adatti a sostenere la fantasia dello spettatore nell’universo fantastico che si cela dietro il manuale di Arthur Spiderwick.

Locandinawww.comingsoon.it/video.asp

È una storia assai movimentata, che fa pensare più a “Un ponte per Terabithia” che a “Le cronache di Narnia: Il leone, la strega e l’armadio”, per la sua ambientazione nella realtà, a tratti pecca di eccessiva confusione nel senso di esagitazione e di fracassone ria, ma che pure sa trattare la crisi familiare dei giovani Grace senza scivolare nel patetico e rende credibilmente la ritrovata unità familiare di fronte al pericolo, fino al chiarimento finale di madre e figlio tra mezze verità e mezze bugie nascoste e dette a fin di bene.

LucindaLucinda

Molti e godibili i momenti quasi horror, ma di quello che spaventa senza sconvolgere.

Il prozio Arthur

Arthur Spiderwick

Nel febbraio di quest’anno è uscito l’immancabile videogioco ispirato al film

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Sonetàula

 

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Centocinquanta minuti immersi nella natura aspra e selvaggia della Sardegna, percorsa in lungo e in largo nelle ventotto settimane di riprese che sono occorse al regista Salvatore Mereu per dare corpo e vita alla terra descritta da Giuseppe Fiori nel romanzo “Sonetàula” e che andava ricostruita con amore per restituire allo spettatore tutta  la forza arcaica della Sardegna a cavallo tra gli anni Trenta e Cinquanta, fatta di ovili, di paesi sperduti, di paesaggi aridi (per la città Tempio, Oristano, Bosa, Alghero; per Orgiadas, paese immaginario,  Orgosolo, Oliena, Dorgali e Olzai).
 

La breve e dolorosa parabola di Sonetàula si compie infatti nell’arco di tredici anni, a partire dal 1937 fino al 1950.
Incontriamo Zuanne Malune appena dodicenne, fragile alberello abbarbicato alla roccia che è il padre, sottrattogli da una faida locale della quale è tenuto all’oscuro per preservare il più possibile i suoi sogni e la sua innocenza. Zuanne crede il padre al nord, al lavoro in una fabbrica, ma il nonno Cicerone Malune, splendida figura di méntore insieme con l’altro grande vecchio, tiu Giobatta Irde, nonno di Maddalena, lo strappa all’illusione mettendo brutalmente a nudo la realtà della falsa lettera scritta da Battista Murrighile, a causa della quale Egidio Malune è stato ingiustamente accusato della morte di Anania Medas, e rivelandogli che il padre è stato condannato al confino a Ustica. Tutto si fa più chiaro nella mente confusa di Zuanne, che finalmente può dare un senso ai silenzi, alle domande, alle parole che il padre gli ha rivolto prima di partire. Incomincia il suo duro apprendistato, è un servo pastore e la vita è lontano da casa, dove sono riamste le donne, la madre Rosa e la giovane Maddalena, che presto accenderà nel suo cuore un sentimento che nulla avrà più dell’amore fraterno. È vita grama, esposti al freddo e alle intemperie, dietro al gregge che va sorvegliato continuamente perché nessuno rubi i capi, come accade ai maiali custoditi dal piccolo Giuseppino Bande, che Zuanne insieme con il nonno aiuta. E l’inverno segue all’estate, se l’uno era terribile per il freddo e le piogge battenti, l’altra è inclemente per la siccità che condanna le pecore a morire sotto lo sguardo impotente dei pastori.

sonetaula13_hiresGli anni si succedono con monotona crudezza, Zuanne cova dentro di sé il rancore e l’odio per chi ha fatto del male a suo padre e non si sottrae alla dura legge della faida. A un furto risponde con lo sgarrettamento di alcuni capi del gregge dei colpevoli e comincia la sua discesa all’inferno. Ignora la chiamata dei Carabinieri quando ancora potrebbe una svolta alla propria vita e preferisce la latitanza, che lo allontana inesorabilmente da Maddalena e da Giuseppino, il quale invece rimane sordo al richiamo della tradizione e tenta di costruirsi un futuro migliore lasciando la pastorizia e accettando un lavoro come lamierista.

Intanto la Sardegna è scossa dal vento della modernità, rappresentata dalle attività industriali,  dal volo radente degli elicotteri che spargono le sostanze chimiche per combattere la malaria, quella malaria che ha rovinato la vita di Rosa e di tante persone, e dall’avvento dell’energia elettrica. Passa anche la guerra come un’eco lontana, che però tocca di nuovo crudelmente la vita di Zuanne; quella guerra che avrebbe potuto restituirgli il padre, liberandolo dal confino, finisce col sottrarglielo per sempre in terra d’Africa. Oramai Zuanne non ha più motivi per voltarsi indietro, i fatti criminosi si succedono l’uno all’altro fino al culmine della vendetta, l’esecuzione  a sangue freddo di Murrighile. È preda completamente della “balentia” la vendetta d’onore nelle terre del Gennargentu. Sul suo capo pende una taglia che fa gola a molti, due milioni di lire, e oramai vive nel timore che qualcuno lo denunci.

Nella vana speranza di riconquistare Maddalena, ora legata a Giuseppino, Zuanne si fida di un ingegnere che gli promette una nuova vita in Toscana, ma è solo l’ennesima trappola che lo ricaccia, solo e randagio, nella macchia, fino al tragico epilogo, seguito all’ultimo struggente incontro con Maddalena, divenuta madre, alla quale offre rudemente la ricca taglia che potrebbe essere un grande aiuto per la piccola famiglia. Bello e spontaneo il gesto della mano con il quale Maddalena sembra voler allontanare materialmente la proposta di Zuanne.  Così come è bello il finale, in cui il giovane bandito, dopo l’ultima tragica sparatoria, viene idealmente incontro allo spettatore e si ferma a fissarlo, quasi a chiedergli ragione di una vita negata, di un’infanzia rubata. Tanti sono i gesti, gli sguardi, i silenzi in un film dall’andamento lento e solenne, nel quale non  c’è musica, ma solo una nenia di donne nel corso di una cerimonia;  i dialoghi scarni sono in dialetto sardo, affidati a molti attori non professionisti, una scelta coraggiosa che ho trovato cònsona alla scabra essenzialità del romanzo da cui la vicenda è tratta, belle figure di uomini e donne asciugati e induriti, la pelle di scorza d’albero, dai travagli di una vita.

Ho letto il libro di Fiori tutto d’un fiato in due giorni, presa dalle maglie di questa trama antica, tanto distante da sembrare quasi  il corale ritratto di un’altra civiltà.
“Sonetàula” è stato pubblicato nel 1962  da Canesi e l’autore, morto nel 2003, lo ha ripreso in mano nel 2000, togliendo centocinquanta pagine e traendone un “nuovo romanzo” come lui stesso ha scritto in una nota in principio all’edizione Einaudi. Il risultato è una storia prosciugata, ridotta all’essenziale.

Il titolo prende origine dal soprannome del piccolo Zuanne. (…) Non poteva averne, di paura. Una volta, sì, era bianco come il latte, nient’altro che ossa involte in pelle. Lo avevano soprannominato Sonetàula perché ogni colpo dato a lui, dicevano i compagni per ridere, faceva sonu ‘e taula, rumore di legna, come  ad essere dentro una bara.(…) (pag.21)

Copertina

Miss Potter

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Chi è miss Potter? Il cognome potrebbe suggerire ai giovani lettori una parentela con il famoso maghetto Harry. Meglio sgombrare il campo da ogni dubbio. Io parlo di Helen Beatrix Potter, scrittrice e illustratrice di libri per bambini, nata a Londra nel 1866 e morta nel 1943. La sua vita viene ora proposta in un film di Chris Noonan, uscito nelle sale il 2 febbraio scorso e che si intitola appunto Miss Potter Il ritratto che ne esce è assai gustoso, il film ha l’andamento piacevole di una favola, nella quale non mancano però i momenti drammatici. Conosciamo Beatrix e il suo fratellino Bertram nella loro bella e accogliente casa vittoriana, circondati dalla servitù e dominati dalle convenzioni sociali che i genitori rispettano scrupolosamente. Beatrix ha una fantasia sbrigliata e inventa deliziosi personaggi prendendo spunto dagli animali che porta a casa o che osserva durante le vancanze in Scozia o nel Lake District. Li dipinge ad acquerello e inventa le loro storie, che racconta la sera al fratellino. Con il passare degli anni, Beatrix si convince di non essere destinata al matrimonio, come invece vorrebbe sua madre, che le presenta giovanotti ai suoi occhi improponibili, e decide di dedicarsi completamente ai suoi piccoli amici. Seguita da una dama di compagnia che non la perde mai di vista, Beatrix incomincia fare una cosa assai disdicevole per una fanciulla vittoriana; gira per Londra, va presso le case editrici a proporre i disegni e le storie, finché gli editori Warne accettano di pubblicare il libriccino con le storie di Peter Coniglio. A seguire tutta la procedura per la pubblicazione è il più giovane dei tre fratelli Warne, Norman, e piano piano i due si innamorano.La madre di Beatrix si oppone tenacemente al matrimonio con un uomo che deve lavorare per vivere e porta Beatrix per tre mesi in vacanza nel Lake District, certa che la lontananza da Norman porterà frutto.Ma è qualcosa di peggiore della lontananza a separarli; Millie, la sorella di Norman e grande amica di Beatrix, scrive per avvertirla che il fratello è gravemente malato. Beatrix parte immediatamente per Londra, ma non arriva in tempo per rivederlo. La vita di Beatrix prende una svolta decisiva, i suoi libri hanno successo, oramai gode di indipendenza economica e decide di ritirarsi a vivere nel Lake District, dove acquista Hill Top tramite il suo avvocato William Heelis. Non si allontanerà mai più da lì e infine sposerà William, passo che naturalmente sarà disapprovato dalla madre. In Italia Beatrix Potter non è forse famosa come nei paesi anglosassoni, ma le sue storie e i suoi personaggi hanno un innegabile fascino sui bambini. Una ricca collezione di disegni, manoscritti, lettere e fotografie è conservata al Victoria and Albert Museum di Londra

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