Fiabe floreali

20180623

Autore: Louisa May Alcott
Traduttore: Claudio Mapelli
Editore: Elliot, 2016
Pagine: 125
Prezzo: euro 12,50

La scrittrice americana Louisa May Alcott nacque in Pennsilvanya a Germantown nel 1832 ed è divenuta nota in tutto il mondo per la serie di romanzi dedicati alle sorelle March da Piccole donne a Piccole donne crescono, da Piccoli uomini a I figli di Jo. Si fece conoscere e apprezzare anche da un pubblico adulto per una serie di romanzi impetuosi e sensazionalistici, che catturarono immediatamente la fantasia popolare, scritti sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard quali Dietro la maschera e Un lungo, fatale inseguimento d’amore e ancora Il fantasma dell’abate o La tentazione di Maurice Treherne e Passione e tormento, mentre Un moderno Mefistofele, ascrivibile più al genere rosa, fu pubblicato in forma anonima e si ritiene che non sia opera sua.

Ma qui non voglio certo parlarvi delle celeberrime pagine dedicate alle sorelle March, bensì di un piccolo libro scritto da Alcott nel 1854 e pubblicato l’anno seguente, intitolato Fiabe floreali.

Si tratta di una breve raccolta di fiabe, una sorta di Decamerone per bambini, ambientato nel mondo delle fate e in cui l‘autrice immagina che in una notte estiva illuminata dalla luna la Regina delle Fate sieda all’ombra di una rosa selvatica presso  un fungo argenteo dove si svolge una festa, circondata dalle Damigelle d’Onore. Il popolo delle fate danza, al riparo da occhi umani, accompagnato dal suono delle campanule. La regina propone alle fate sue accompagnatrici di raccontare ciascuna una storia, perché la notte trascorra ancora più lietamente, e incarica Ciocca Luminosa, una piccola fata distesa tra le primule, di cominciare a narrare e la fatina sorridente narra la storia, raccontatale da una campanula, della fata Violetta che si offrì volontaria per recarsi quale messaggera nel regno del Re del Gelo e riuscì a sciogliere con l’amore il suo cuore ghiacciato. Dopo Ciocca Luminosa è la volta dell’elfo Ala d’Argento, il quale narra la meravigliosa avventura di una bambina, Eva, che ebbe la fortuna di essere invitata a conoscere il paese delle fate, a leggere le fiabe scritte sui petali dei fiori e a comprendere il linguaggio degli uccelli. È poi la volta della fata Scintilla di Stelle che, accompagnandosi con l’arpa, canta una canzone imparata dalle campanule in cui si racconta dell’umiltà che vince sempre sulla superbia. Dopo questo canto, molto apprezzato dagli Elfi perché amano in particolar modo la musica, è la fata Zefiro a narrare alla compagnia una storia raccontatale dalla brezza, fermatasi un momento a riposare, che parla delle avventure dell’elfo Lanugine di Cardo, vivace ed egoista, e della sua compagna fata Corolla di Giglio, dolce e generosa, che decisero di andare per il mondo in cerca di fortuna. Tocca quindi alla fata Occhio di Violetta deliziare gli ascoltatori con una storia udita da una primula un giorno in cui era seduta in un campo a intrecciare ghirlande e che narra di Gemma, una deliziosa fanciullina nata da un piccolo uovo bianco nel nido dell’uccello Peto Bruno e della sua compagna. Raggio di Luna e Brezza d’Estate, due fatine che hanno viaggiato molto, sono chiamate a turno dalla Regina a renderle tutti partecipi delle grandi meraviglie vedute. Comincia così Raggio di Luna, narrando una storia in cui si parla del sogno della piccola Annie che vuole diventare più buona, e segue poi Brezza d’Estate che depone il ventaglio di petalo di rosa e racconta la storia di Ricciolo d’Onda, uno spiritello dell’acqua che vive nelle profondità del mare e piange la morte dei naufraghi nelle tempeste e vuole raggiungere la lontana dimora degli Spiriti del Fuoco per ottenere la fiamma che possa restituire la vita a un bambino e cancellare così l’immenso dolore di sua madre.

Sulle ultime parole di Brezza d’Estate la luna tramonta, la festa finisce e le creature fatate si affrettano a tornare a casa mentre regna il silenzio della notte che svanisce, i fiori chiudono le corolle e la brezza cessa.

Si chiude così la raccolta di storie che l’autrice dedicò all’amica Elle Emerson. Sono fiabe delicate e vaporose, piene di dolcezza e di buoni sentimenti, che sembrano fatte apposta per regalare una pausa di serenità.

Louisa May Alcott morì a Boston nel 1888.

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