Le favole di Lang_42

Ecco per voi il ventisettesimo giro di traduzioni. Buone letture!

Libri Blu: Rospi e diamanti. La famosa fiaba di Charles Perrault con due fanciulle, una bella e gentile e l’altra maleducata e sgarbata, ricompensate da una fata ciascuna come merita. (Francia)
Libro Rosso: Raperonzolo: La celeberrima fiaba dei fratelli Grimm con la bellissima fanciulla dalla lunga treccia, prigioniera in una torre. (Germania)
Libro Verde: Jorinde e Joringel. Due innamorati cadono nelle grinfie di una strega, ma lui saprà come liberare sé e l’amata. (Germania)
Libro Giallo: La strega e i suoi servi. Il giovane principe Iwanich mette nei guai per curiosità e sventatezza se stesso e la giovane sposa Militza, ma grazie alla sua bontà riuscirà a risolvere tutto. (Russia)
Libro Rosa: Maestro e allievo. Un ragazzino apprende l’arte della magia e supera il maestro in abilità e astuzia. (Danimarca)
Libro Grigio: Il principe inatteso. Un re fa un’incauta promessa a Kostiei, re del sottosuolo, e ne va della vita di suo figlio, ma il principe si salverà con l’aiuto della figlia minore di Kostiei. (fiaba slava)
Libro Viola: Il ragazzo che voleva tenere gli occhi aperti. Un ragazzo avido di conoscenza scoprirà a proprie spese come a volte sia meglio non sapere. (Estonia)
Libro Cremisi: Niels e i giganti. Il giovane Niels libera la principessa da tre giganti che la vogliono catturare, ma non osa dirglielo, però tutto si aggiusterà. (Origine sconosciuta)
Libro Marrone: Asmund e Signy. Una folle e perfida strega prende l’aspetto della bella principessa Signy, ma sarà smascherata e punita. (Islanda)
Libro Arancione: L’Uccello della Verità. Due gemelli cresciuti da un pescatore scoprono di essere figli del re e con molta fatica riusciranno a dimostrarlo. (Spagna)
Libro Oliva: La verga d’acciaio. Un’inflessibile madre adottiva cerca inutilmente di correggere il figlio traviato dalle cattive compagnie. (Armenia)
Libro Lilla: I quattro doni. Téphany riceve quattro doni da una fata, ma capirà di non averne bisogno davvero. (Francia)

Fiabe floreali

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Autore: Louisa May Alcott
Traduttore: Claudio Mapelli
Editore: Elliot, 2016
Pagine: 125
Prezzo: euro 12,50

La scrittrice americana Louisa May Alcott nacque in Pennsilvanya a Germantown nel 1832 ed è divenuta nota in tutto il mondo per la serie di romanzi dedicati alle sorelle March da Piccole donne a Piccole donne crescono, da Piccoli uomini a I figli di Jo. Si fece conoscere e apprezzare anche da un pubblico adulto per una serie di romanzi impetuosi e sensazionalistici, che catturarono immediatamente la fantasia popolare, scritti sotto lo pseudonimo di A.M. Barnard quali Dietro la maschera e Un lungo, fatale inseguimento d’amore e ancora Il fantasma dell’abate o La tentazione di Maurice Treherne e Passione e tormento, mentre Un moderno Mefistofele, ascrivibile più al genere rosa, fu pubblicato in forma anonima e si ritiene che non sia opera sua.

Ma qui non voglio certo parlarvi delle celeberrime pagine dedicate alle sorelle March, bensì di un piccolo libro scritto da Alcott nel 1854 e pubblicato l’anno seguente, intitolato Fiabe floreali.

Si tratta di una breve raccolta di fiabe, una sorta di Decamerone per bambini, ambientato nel mondo delle fate e in cui l‘autrice immagina che in una notte estiva illuminata dalla luna la Regina delle Fate sieda all’ombra di una rosa selvatica presso  un fungo argenteo dove si svolge una festa, circondata dalle Damigelle d’Onore. Il popolo delle fate danza, al riparo da occhi umani, accompagnato dal suono delle campanule. La regina propone alle fate sue accompagnatrici di raccontare ciascuna una storia, perché la notte trascorra ancora più lietamente, e incarica Ciocca Luminosa, una piccola fata distesa tra le primule, di cominciare a narrare e la fatina sorridente narra la storia, raccontatale da una campanula, della fata Violetta che si offrì volontaria per recarsi quale messaggera nel regno del Re del Gelo e riuscì a sciogliere con l’amore il suo cuore ghiacciato. Dopo Ciocca Luminosa è la volta dell’elfo Ala d’Argento, il quale narra la meravigliosa avventura di una bambina, Eva, che ebbe la fortuna di essere invitata a conoscere il paese delle fate, a leggere le fiabe scritte sui petali dei fiori e a comprendere il linguaggio degli uccelli. È poi la volta della fata Scintilla di Stelle che, accompagnandosi con l’arpa, canta una canzone imparata dalle campanule in cui si racconta dell’umiltà che vince sempre sulla superbia. Dopo questo canto, molto apprezzato dagli Elfi perché amano in particolar modo la musica, è la fata Zefiro a narrare alla compagnia una storia raccontatale dalla brezza, fermatasi un momento a riposare, che parla delle avventure dell’elfo Lanugine di Cardo, vivace ed egoista, e della sua compagna fata Corolla di Giglio, dolce e generosa, che decisero di andare per il mondo in cerca di fortuna. Tocca quindi alla fata Occhio di Violetta deliziare gli ascoltatori con una storia udita da una primula un giorno in cui era seduta in un campo a intrecciare ghirlande e che narra di Gemma, una deliziosa fanciullina nata da un piccolo uovo bianco nel nido dell’uccello Peto Bruno e della sua compagna. Raggio di Luna e Brezza d’Estate, due fatine che hanno viaggiato molto, sono chiamate a turno dalla Regina a renderle tutti partecipi delle grandi meraviglie vedute. Comincia così Raggio di Luna, narrando una storia in cui si parla del sogno della piccola Annie che vuole diventare più buona, e segue poi Brezza d’Estate che depone il ventaglio di petalo di rosa e racconta la storia di Ricciolo d’Onda, uno spiritello dell’acqua che vive nelle profondità del mare e piange la morte dei naufraghi nelle tempeste e vuole raggiungere la lontana dimora degli Spiriti del Fuoco per ottenere la fiamma che possa restituire la vita a un bambino e cancellare così l’immenso dolore di sua madre.

Sulle ultime parole di Brezza d’Estate la luna tramonta, la festa finisce e le creature fatate si affrettano a tornare a casa mentre regna il silenzio della notte che svanisce, i fiori chiudono le corolle e la brezza cessa.

Si chiude così la raccolta di storie che l’autrice dedicò all’amica Elle Emerson. Sono fiabe delicate e vaporose, piene di dolcezza e di buoni sentimenti, che sembrano fatte apposta per regalare una pausa di serenità.

Louisa May Alcott morì a Boston nel 1888.

La stanza delle meraviglie

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Titolo: La stanza delle meraviglie
Titolo originale: Wonderstruck
Autore: Brian Selznick
Traduttore: Giuseppe Iacobaci
Editore: Mondadori, 2012
Pagine: 656
Età di lettura: 10-14 anni
Prezzo: 16 euro

A volte capita di leggere un libro e di vedere subito dopo il film che ne è stato tratto ed è ciò che ho fatto io in questi giorni , leggendo il romanzo per ragazzi La stanza delle meraviglie di Brian Selznick e andando al cinema a vedere l’omonimo film di Todd Haynes, per il quale lo stesso Selznick ha scritto la sceneggiatura.

Andiamo con ordine.

Se conoscete Brian Selznick, conoscete anche il suo amore per la narrazione attraverso le immagini e l’incantevole minuzia con cui le realizza, pensate un po’ a Hugo Cabret, anche in questo caso reso magnificamente al cinema da Martin Scorsese nel 2011.

Anche qui siamo di fronte a un libro di notevoli dimensioni, oltre seicento pagine che però scorrono tra le dita con ammaliante rapidità.

I protagonisti sono due ragazzini, Ben che vive nel Minnesota nel 1977, precisamente sul lago Gunflint, e Rose, che vive a Hoboken, New Jersey, nel 1927.

Che cosa hanno in comune Ben e Rose?

Entrambi sono sordi, Ben lo è diventato a causa di un fulmine che lo ha colpito attraverso la cornetta del telefono durante un violento temporale notturno. Rose è sordomuta dalla nascita.

Entrambi cercano una parte della loro identità. Ben fantastica sulla misteriosa figura del padre, di cui la madre Elaine non ha mai voluto parlargli, e nel momento più difficile della sua vita decide di partire per New York alla sua ricerca, guidato solo dalla labile traccia di un vecchio segnalibro della libreria Kinkade con una dedica a sua madre da parte di di un certo Danny. Rose vive in una bella casa con un padre autoritario e colleziona foto e ritagli di giornale sulla bellissima diva del muto Lillian Mayhew e decide di scappare a New York per cercarla quando il padre le impone lo studio della lingua dei segni.

La storia di Ben è raccontata a parole, quella di Rose è narrata solo attraverso i disegni, come se l’autore volesse condurci per mano nel suo mondo silenzioso e in bianco e nero.

Più si procede con la storia, più è evidente che in qualche modo, sia pure a cinquant’anni di distanza l’uno dall’altra, Ben e Rose sono destinati a incontrarsi e Selznick guida a piccoli passi i suoi lettori verso questo scioglimento lanciando qua e là segnali.

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La versione cinematografica di Haynes è molto fedele al libro, grazie sicuramente anche alla sceneggiatura realizzata dallo stesso autore, come vi ho anticipato, e gioca sul contrasto tra il mondo colorato degli anni Settanta di ben e quello in bianco e nero degli anni Venti di Rose, ma anche sui punti in comune tra i due mondi, sui medesimi luoghi che i due protagonisti visitano.

Non è possibile parlare più diffusamente della trama sia del libro che del film senza togliere al lettore e allo spettatore il gusto della graduale scoperta del segreto, chiamiamolo così, che lega Ben e Rose e che viene disvelato pian piano, conducendoci per mano a piccoli passi in un continuo e fluido passaggio dalla New York degli anni Settanta a quella degli anni Venti.

In conclusione, leggete il libro e poi andate a vedere il film per immergervi nel mondo silenzioso di Ben e Rose e scoprire con loro anche l’ importanza che abbia nell’economia della storia la straordinaria invenzione che è sta la stanza delle meraviglie, l’antenato dei musei come li conosciamo ora.

Qui il trailer del film

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