Siamo in guerra e nessuno me lo dice

20180226

Titolo: Siamo in guerra e nessuno me lo dice
Autore: Lia Levi
Illustratore: Desideria Guicciardini
Editore: Mondadori – I sassolini a colori
Pagine: 45
Età di lettura: 6 anni
Prezzo: euro 7,00

In questi giorni non è possibile guadare il telegiornale senza provare una fortissima stretta al cuore alle immagini di dolore e di paura che giungono dalla Siria, da luoghi sconvolti da una guerra che sembra infinita e nella quale i bambini stanno pagando un prezzo troppo alto.

Io credo nel caso e ho ritenuto un segno il fatto che l’altro giorno questo piccolo libro sia caduto mentre passavo accanto alla libreria nella quale ci sono i libri per bambini e ragazzi.

Che contrasto con le violente e crude immagini del telegiornale.

In questa delicata storia di Lia Levi, scritta per i più piccini, il 10 giugno 1940 tre sorelline si trovano nella loro casa di Torino, vicina ai giardini pubblici di piazza Carlo Felice e alla stazione di Porta Nuova, con la sola compagnia di Mariuccia, la ragazza che tengono a servizio, perché i genitori sono andati in Liguria a cercare un posto per la villeggiatura oramai prossima.

Le sorelline ascoltano insieme con gli altri adulti il discorso di Mussolini da Roma attraverso gli altoparlanti collocati nel giardino pubblico, ma non capiscono nulla, troppe parole difficili. Vedono solo l’esultanza degli adulti presenti che spiegano loro che l’Italia è entrata in guerra contro i francesi e gli inglesi.

Scortate dalla domestica, le tre bambine tornano a casa senza pensieri perché, per quanto ne sanno, “la guerra era più o meno fatta da soldati che si sparavano da due parti diverse in qualche sperduta pianura o su per le montagne, e perciò ci riguardava fino a un certo punto.”

Ciò che le bambine ancora non sanno è che la guerra arriverà a casa loro la sera stessa, con gli aerei dalla Francia.

È tardi, è ora di dormire, ma all’improvviso si sentono scoppi fortissimi, rumore di cose che vanno in pezzi e colpi ripetuti mentre dalle finestre della loro cameretta si vedono delle fiamme.

La gente si riversa urlando per le strade, le persone si gridano l’una con l’altra di correre nei rifugi, ma Mariuccia e le bambine non hanno idea di che cosa fare. La guerra già arrivata? I rifugi?

Di fronte allo sgomento delle bambine, Mariuccia ha un’idea. “Non sono mica bombe queste! – ci aveva detto, sforzandosi fino quasi a fingere di ridere – Sono le prove, le esercitazioni per insegnare come comportarci quando la guerra comincerà davvero… Gli scoppi con le luci sono i fuochi artificiali, proprio uguali a quelli di Capodanno!

Mariuccia è stata brava, è riuscita a tranquillizzare le bambine, ma una di loro ha capito che non si tratta di una finzione, è tutto vero e vicino.

Con parole semplici e chiare Lia Levi racconta la guerra ai più piccoli e io non posso far altro che pensare alla Siria, al distretto di Ghouta, alle strade di Duma e Zamalka e di tutte quelle altre località nelle quali nessuno può dire ai bambini e ai ragazzi siriani che si tratta di fuochi d’artificio.

Gustave Doré

Ho pochi ricordi nitidi della mia infanzia e quello che sto per raccontarvi è uno di essi.

Nel salotto di casa mia c’era la libreria dei miei genitori, che ho sempre frequentato con curiosità, e in un ripiano piuttosto in alto, fuori della mia portata, c’era un volume di grandi dimensioni rilegato in cuoio rosso.

Oramai avevo letto quasi tutti i libri in casa e quel grande volume stuzzicava molto la mia cutiosità. Mi sarebbe bastato salire su una sedia per prenderlo, ma ero una bambina obbediente, non mi piaceva fare le cose di nascosto, così un giorno chiesi a mia madre di prenderlo per me.

Lei mi spiegò con decisione che non era un libro adatto alla mia età e che non avrei mai dovuto cercare di leggerlo perché mi avrebbe fatto troppa paura.

Non potevo credere che i miei genitori tenessero un casa libri spaventosi e siccome la mamma non mi aveva voluto dire altro, decisi che avrei fatto di testa mia.

Ho detto che ero una bambina obbediente, ma non ci pensai due volte e colsi l’occasione più propizia per placare la curiosità che cresceva.

Un pomeriggio in cui sapevo che mia madre sarebbe stata occupata a lungo, mi arrampicai e presi il pesante volume, poi sedetti sul divano e me lo misi in grembo.

Avevo il batticuore mentre lo aprivo e sis psiegavano sotto i miei occhi impressionanti disegni in bianco e nero che raffiguravano esseri demoniaci e animali feroci, scene di dolore e di tormento, ma più avanti anche immagini lumnose e cvelstiali.

Il libro proibito non era altro che la Divina Commedia di Dante illustrata da Gustave Doré.

Capìì perchè mia madre mi avesse probito di leggerlo e infatti quelle immagini incisive e drammatiche per un po’ di tempo popolarono i miei sogni.

Diventata grande, mi feci regalare qul libro da mia madre e lo conservo tuttora con amore.

Gustave Doré (1832-1883) fu un grande pittore e incisore francese, illustratore di straordinaria perizia, le cui opere sono un fedele specchio del gusto romantico dell’epoca, ma sono anche rese più incisive dalla sua grandiosa visionarietà e dalla sua abilità nel padroneggiare la tecnica.

Forse anche voi non sapete, come ho avuto modo di scoprire, che non illustrò solo libri per adulti, ma anche le fiabe di Charles Perrault nel 1862 e di Jean de la Fontaine nel 1866.

Un rapido giro nella rete mi ha permesso di trovare numerose immagini e ve ne propongo alcune.

Dalle fiabe di Perrault:

Cappuccetto Rosso guarda attonita lo strano aspetto della nonna

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L’orco della fiaba di Pollicino
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Il fatidico fuso de La bella addormentata nel bosco
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L’interno del castello addormentato
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Cenerentola prova la scarpetta
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Il gatto con gli stivali al cospetto dell’orco
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La fuga di Pelle d’asino
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Il terribile Barbablu consegna la fatidica chiave alla moglie
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Dalle favole di la Fontaine:

Il topo di città e il topo di campagna
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La cicala e la formica
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La morte e il boscaiolo
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Il consiglio dei ratti
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Il leone e il moscerino
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Il pavone e Giunone
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Il mugnaio, suo figlio e l’asino
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Come potete vedere, sono immagine di grande forza e con molto gusto per il particolare, che denotano un notevole impianto grafico e esprimono tutta la vitale fantasia del loro autore.

Di lui possiamo dire che fu un artista assai versatile e nella sua carriera, oltre che nell’incisione, si cimentò con buon successo anche nell’acquerello, nella pittura, nel disegno e nella scultura.

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