Il racconto dei racconti

Locandina

È passato oramai un po’ di tempo da quando ho visto questo film e già non se ne parla più, ma io mi ero ripromessa di scriverne qui e lo faccio adesso, con notevole ritardo dovuto a tante altre faccende ( in primis il lavoro) che mi hanno tenuta lontana dal blog e dalla traduzione delle favole.

Bisogna dire subito che non è un film per bambini, nonostante le storie siano tre fiabe rielaborate da Matteo Garrone dal monumentale Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de’ peccerille di Giambattista Basile.

Qui il trailer.

Non c’è nulla di infantile nelle storie e nei personaggi, adatti a un pubblico quanto meno adolescente e adulto.

Dal vasto tesoro a disposizione, Garrone ha attinto scegliendo tre storie: La cerva fatata, La pulce e La vecchia scorticata, intrecciandole e rendendole visivamente abbaglianti con un cast di tutto rispetto, ambientazioni straordinarie e atmosfere barocche.

Filo conduttore delle tre storie che si intrecciano è l’amore in tutte le sue sfaccettature, da quello materno alla passione carnale, dall’amore filiale al puro amore che nasce dall’amicizia e la narrazione oscilla tra il dramma e la commedia, il comico e il grottesco, il bello e il brutto.

Quali sono, per sommi capi, le tre trame che si intrecciano?

La regina di Selvascura si strugge perché non riesce ad avere un figlio e lo ottiene al prezzo del sacrifico del consorte e della libertà del fanciullo, nato da un incantesimo, il quale invece conoscerà l’amicizia e lo slancio del cuore sincero incontrando il proprio doppio.

Il re e la regina di Selvascura

Il negromante che svela alla regina il segreto per avere il figlio tanto desiderato

Il drago al quale il re di Selvascura strappa il cuore perché la regina possa mangiarlo

La regina mangia il cuore del drago

il principe e il suo doppio

Il re di Altomonte bandisce un torneo per trovare un marito alla figlia, certo che nessuno indovinerà che la pelle esposta appartiene a una mostruosa e gigantesca pulce da lui allevata e che così mai la figlia gli sarà strappata, ma un brutale orco scioglie l’enigma e porta via la principessa.

Il re di Altomonte e la pulce

La principessa Viola e l’orco che l’ha ottenuta in sposa

Il salvataggio di Viola da parte di una compagnia di saltimbanchi

Due anziane sorelle attirano involontariamente  l’attenzione del re di Roccaforte con il canto di una di loro e gli fanno credere si tratti di una giovane e bellissima fanciulla, attirandolo in una spirale di desiderio e di passione che sembrerà conoscere un doloroso e brutale arresto alla scoperta della verità, ma che magicamente rinascerà con la vecchia trasformata in una bellissima giovane.

Il re di Roccaforte

la vecchia Dora ringiovanita dalla magia

Le due sorelle si ritrovano al matrimonio di Dora con il re

I sovrani di Roccaforte

I costumi del film sono stati esposti a palazzo Braschi a Roma nella mostra “I vestiti dei sogni”.

È tutto un rincorrersi di doppi e di citazioni, di sogno e di realtà, di bellezza e di bruttezza e le immagini talora impressionanti non ne fanno appunto un film per bambini, ma in questo Seicento sospeso nel tempo voluto da Garrone c’è tutta la potenza evocativa della fiaba, grazie anche alle splendide ambientazioni e allo sfarzo delle scenografie e dei costumi.

I sovrani di Selvascura vivono nel castello di Donnafugata, vicino Ragusa, e il re si immerge alla caccia del drago nelle acque delle Gole dell’Alcantara. Il re di Roccaforte va a caccia nel bosco del Sasseto, vicino Acquapendente, nel Viterbese, e abita nel castello orientaleggiante di Sammezzano, vicino Firenze, mentre il borgo in cui vivono le due vecchie è il bellissimo paesino di Cave, vicino Roma. Le vicende del re di Altomonte si snodano tra Casteldemonte e il castello di Gioa del Colle, vicino Bari.

Garrone si è impegnato in un film sontuoso e spettacolare che però non è affatto di facile presa sul pubblico e forse necessita di una lunga riflessione per essere capito e assorbito, come ripeto non certamente dai bambini. Ha nobilitato la “materia” di Basile e ne ha estratto forse qualcosa di troppo rarefatto e calligrafico rispetto all’essenza del Cunto de li Cunti, ma resta pur sempre un film di grande impatto, che a me è piaciuto molto e ha catturato la mia immaginazione.

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