Il pinguino senza frac

copertina

Titolo: Il pinguino senza frac
Autore: Silvio D’Arzo
Illustratore: Elisa Pellacani
Editore: Consulta Librieprogetti
Prezzo: 15,00 euro
Età di lettura: da sei anni in su

La biografia di Silvio D’Arzo è scarna. Ezio Comparoni (questo è il suo vero nome) nasce a Reggio Emilia nel 1920 e vi muore nel 1952 a soli trentadue anni. Il suo unico romanzo pubblicato in vita è  All’insegna del buon corsiero (1942), ma ci lascia una serie di racconti tra i più importanti eppure poco riconosciuti della letteratura del Novecento, tra i quali il racconto postumo Casa d’altri che tanto piacque a Eugenio Montale da definirlo “perfetto”.

Se mi occupo di Silvio D’Arzo però è perché nella sua produzione rientrano anche racconti per bambini. Ne ha scritti quattro e qui vi parlerò di quello appena pubblicato dalla Consulta LibrieProgetti e presentato al Salone del Libro di Torino 2014 dove l’ho acquistato.

Si tratta di Il pinguino senza frac, progettato e intensamente illustrato da Elisa Pellacani.

Questo racconto, che Giuseppe Pontremoli ha definito “Il più bel libro per ragazzi in lingua italiana dopo Pinocchio”, fu molto amato da Silvio D’Arzo perché segnò il suo esordio nella narrativa per l’infanzia, ma sebbene fosse considerato dalla critica una delle sue opere migliori, non conobbe la fortuna editoriale.

La storia è molto semplice eppure intensa.
Assitiamo alla nascita nel freddo Nord di un pinguino che l’orgoglioso padre chiama Limpopo, rassegnandosi ad abbreviare il nome in Limpo perché la moglie ritiene che sia un nome troppo impegnativo e superiore ai loro scarsissimi mezzi. Sì, perché i genitori di Limpo non hanno abbastanza denaro per procurargli il frac che tutti i pinguini sfoggiano e quando il piccolo comincia a frequentare la scuola, questa mancanza diventa motivo di emarginazione. Il piccolo Limpo, che è gentile e educato, soffre di questa situazione e ottiene dai carissimi genitori il permesso di partire per il vasto mondo allo scopo di scoprire come mai lui sia il solo pinguino a non possedere un frac e a procurarselo quindi con il duro lavoro quotidiano. Molteplici e dure sono le esperienze di Limpo, che ovunque e con chiunque trova il modo di capire ciò che lo circonda e di apprendere qualcosa ogni giorno di più. Con sua grande meraviglia apprende soprattutto la più profonda e inattesa delle verità: tutti i cuccioli di animali, compresi i cuccioli d’uomo, piangono con la medesima voce quando si trovano in situazioni di dolore e di violenza. I piccoli orfani delle foche uccise dall’orso piangono proprio come i piccoli dell’orso quando questi a sua volta viene ucciso dagli uomini, e i bambini piangono come i cuccioli di foca e di orso quando sono gli uomini a morire nella tempesta. Limpo s’interroga angosciato e non trova nessuno che gli dia conforto, persino il medico non tarda a giudicarlo matto, simpatico ma matto, e al povero Limpo non resta che tornare sconsolato dai carissimi genitori, convinto di essere per loro motivo di vergogna. Non è difficile immaginare come la sua tristezza si muti in stupore alla scoperta di indossare il frac più elegante che si sia mai visto da quelle parti. Non è una magia, e neppure un sogno, ma solo la prova tangibile che Limpo ha raggiunto la vera conoscenza, quella fatta di coraggio e di esperienza quotidiana, uniti alla sensibilità di un cuore puro e aperto agli altri. Oramai può fregiarsi con merito del titolo MAESTRO LIMPOPO Diplomato in Tutto e altre cose.

Pur scritto con un linguaggio un po’ datato, che potrebbe un po’ disorientare i nostri piccoli lettori di oggi, “Il pinguino senza frac” rimane un classico di grande attualità, un esempio di stile impeccabile arricchito da una vivida e coinvolgente fantasia.

Quella che segue, ragazzi e ragazze, è la storia del povero Limpo e di come un bel giorno anche lui riuscì ad avere il suo frac. E se il vostro maestro per caso vi dovesse dire che è una storia un po’ stramba e che queste cose non capitano mai, bene: tanto peggio per lui, mi dispiace. Tutto quello che vi resta da fare è di cambiare in giornata maestro. E di dirgli di aprire più gli occhi. Ma voi, intanto, aprite bene le orecchie. Ecco qui…

Dedica

La bellissima immagine che vedete è la dedica che mi ha fatto al Salone del Libro di Torino l’illustratrice Elisa Pellacani, che progetta libri per nuove edizioni illustrate e come prototipi artistici, dal 2008 è la curatrice del
Festival del Libro d’artista di Barcellona e con la Scuola Itinerante del Libro promuove ricerche sul libro.

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