Le lacrime dell’assassino

Copertina

Titolo: Le lacrime dell’assassino
Autore: Anne-Laure Bondoux
Traduttore: Francesca Capelli
Editore: Edizioni San Paolo
Pagine: 187
Prezzo: euro 14,50
Età di lettura:  da 11 anni

La donna Poloveredo tirò fuori la brocca. I suoi occhi incrociarono quelli di Angel Alegrìa. Due occhi piccoli, cacciati in fondo alle orbite come se ci fossero voluti i pugni per riuscirci, occhi in cui si leggeva una malvagità selvaggia. La donna tremava più del solito. Il marito, seduto su una panca davanti al delinquente, chiese: “Resterete qui per molto?” “Sì”, rispose l’altro. E intinse le labbra nel vino. Là fuori, dal mare, risalivano nubi dense di pioggia. Pablo si era allontanato dalla casa. Aspettava che iniziassero a cadere le gocce, il viso verso il cielo, la bocca aperta. Assomigliava agli animali di quella terra, sempre assetato, istintivo e avido. I poeti passati di lì l’avevano paragonato a un seme caduto sulla roccia, condannato a non fiorire mai. Era una specie di balbettio, un semplice accenno di umanità. Nel momento in cui le prime gocce cadevano nella polvere e sulla lingua di Pablo, Angel Alegrìa tirò fuori un coltello e lo piantò nella gola dell’uomo, poi in quella della donna. Sul tavolo, il vino e il sangue si mescolarono, tingendo di rosso tutte le profonde crepe del legno.

Raramente ho avuto un sussulto paragonabile a quello della lettura di questo brano in un libro per ragazzi. Siamo alla seconda pagina del romanzo Le lacrime dell’assassino della scrittrice francese Anne-Laure Bondoux e già siamo nel brutale cuore della storia.

La famiglia Poloverdo vive in una fattoria isolata nell’estremo sud del Cile, in un paesaggio desolato in cui mai nessuno arriva per caso. Poteva trattarsi di poeti, di scienziati, a volte di mercanti. Tutti chiedevano ospitalità per una notte in quel miraggio di rifugio prima del nulla, del deserto e del mare. Fino all’arrivo di Angel Alegrìa, che con due coltellate recide i fili dell’infanzia di Pablo.

Quando Pablo ritorna a casa, bagnato fradicio, guarda i corpi dei genitori e capisce tutto. Resta immobile a fissare la lama insanguinata, poi la mano che la stringe, poi il braccio saldo, mentre la pioggia batte sul tetto di lamiera come su un tamburo. Angel lo fissa a sua volta, non ha mai ucciso un bambino e non intende farlo adesso. Forse per un barlume di coscienza o di pietà.

Eppure ha dato al piccolo Pablo qualcosa di peggiore della morte. Gli ha dato la consapevolezza di una vita priva dell’unico sostegno di cui aveva goduto fino a quel momento.

Non ho mai ucciso un bambino”, disse. “Io nemmeno”, rispose Pablo. Questa risposta strappò un sorriso ad Angel. “Sai fare la minestra, sì o no?” “penso di sì”. “E allora fammela“.

E così Pablo, ripetendo i gesti imparati dai genitori, accende il fuoco e cucina la minestra, ma non ce la fa a mangiare. Il suo sguardo corre continuamente ai corpi abbandonati sul pavimento. Angel capisce, prende un badile e con molta fatica strappa alla dura terra lo spazio appena sufficiente per accogliere i due cadaveri.

Contento, adesso?”, disse rivolto al moccioso. Pablo, la lampada alzata all’altezza del viso, guardò la tomba. Gli venne voglia, per un attimo, di sotterrarsi anche lui sotto quella terra, e di dormire, ma sapeva che non ne aveva il diritto, perchè non era morto. Era questo a fare la differenza. In quel mondo, in quella terra perduta, solo i morti conoscevano il riposo. I vivi, loro, non potevano fare altro che stringere i denti e sopportare l’esistenza. Ecco il regalo che Angel aveva appena fatto a Pablo: la vita. Ma che vita? “Vieni via!” disse l’uomo. “Non c’è più niente da vedere e la minestra si fredda.

Inizia così lo strano sodalizio tra Pablo e Angel. Questi non osa lasciare la fattoria perché sa di essere al sicuro, ma deve fare i conti ogni giorno con lo sguardo e con la presenza di Pablo, e con il tumulo. Tutto ciò sembra esistere solo per ricordargli la sequela di errori di cui è composta la sua vita.ma non lo uccide. Non lo sfiora mai il pensiero. Forse perché non lo fa innervosire, suppone tra sé. Finché un altro forestiero giunge alla fattoria, Luis Secunda, e sembra che il precario equilibrio si debba spezzare. Angel sente di nuovo il formicolio del delitto nelle vene perché Luis viene accolto da Pablo e sembra desideroso di fermarsi proprio lì. Luis che voleva fare il giro del mondo e che invece non è mai uscito dal Cile.

Tuttavia una notte la sparizione di Pablo getta Angel nella paura e quando lo ritrova sano e salvo e lo stringe a sé per riscaldarlo, si sente sereno per la prima volta, come se avesse compiuto “qualcosa di importante per il mondo“. E anche il progetto di assassinare Luis, di cui in fondo è geloso, passa in secondo piano.

Lo strano sodalizio continua, tra alti e bassi, mentre Angel è sempre più geloso di Luis, che pare rubargli l’affetto di Pablo, affetto di cui non può più fare a meno. Al punto di assecondare Luis nel folle progetto di lasciare tutti e tre la fattoria e dirigersi verso sud. Il pericolo è a nord, verso Valparaiso, che vuol dire polizia e galera, ma allontanarsi dal sicuro isolamento della fattoria equivale in ogni caso a mettersi in un gioco pericoloso.

Da qui in poi è un susseguirsi di vicende e di pensieri, di moti del cuore e di sferzate della ragione, mentre gli anni passano e Pablo si fa sempre più grande e diventa padrone della propria vita. Luis, Angel e gli altri incontri della sua vita, finiscono in un angolo del cuore e non lo abbandoneranno mai, insieme con il ricordo di quegli anni strani e in fondo eccezionali. Arriva anche l’amore, nei panni di una giovane postina e la vita continua in una bimba dal nome emblematico: Angelina.

Bellissima storia, scritta in uno stile asciutto e incisivo, merito anche della bella traduzione di Francesca Capelli. Un suggerimento di lettura senz’altro da cogliere.

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