Il Museo della Figurina di Modena

Approfittando del viaggio verso nord per le ferie, ho chiesto a mio marito di fare tappa a Modena per poter visitare il Museo della Figurina, nello storico palazzo Santa Margherita, e la mostra “Cammina cammina… fiabe d’Europa in figurina”, che si teneva dall’8 marzo al 14 luglio.

Il museo

Il Museo della Figurina è nato dalla passione collezionistica di Giuseppe Panini, che ha fondato l’omonima e famosa azienda nel 1961 con i fratelli Benito, Franco Cosimo e Umberto. La straordinaria e completa raccolta, realizzata con pazienza e cura nel corso degli anni, è diventata museo aziendale nel 1986 e successivamente, nel 1992, fu presa la decisione di donare la collezione al comune di Modena.

Un calendarietto pubblicitario

La raccolta è un viaggio interessante nell’immaginario collettivo non solo per la grande quantità di figurine di ogni genere, ma anche per la presenza di una grande quantità di materiale affine (stampe, scatolette di fiammiferi, cartamoneta, menù, calendarietti, album pubblicitari o personali) e da una sezione più tecnica dedicata al metodo di realizzazione delle figurine, un metodo di stampa che rivoluzionò la produzione: la cromolitografia.

Deliziosi pezzi liberty

La sezione cosiddetta degli “antecedenti”, mostra incisioni d’epoca, matrici e riproduzioni che hanno avuto influenza sul successivo sviluppo dell’iconografia, suddivise  secondo i criteri di classificazione teorizzati da Achille Bertarelli.

Per la tavola

Non manca una esauriente storia della figurina, dalla sua probabile nascita in Francia nella seconda metà dell’Ottocento alla rapida diffusione nel resto d’Europa e negli Stati Uniti d’America, proprio in virtù del soddisfacente connubio tra la cromolitografia e le esigenze della pubblicità sviluppatesi in seguito alla rivoluzione industriale. Le figurine ottocentesche consistevano in una serie di piccole stampe colorate, che venivano date in omaggio ai clienti di negozi e grandi magazzini, e in seguito anche le ditte cominciarono cominciarono a farsi realizzare immagini originali ed esclusive. In Italia una ditta in particolare, la Liebig, ha legato il proprio nome alla alle piccole stampe pubblicitarie, che divennero ben presto oggetto di collezione.

La pubblicità Liebig

La struttura del museo è così articolata: dopo il passaggio nel suggestivo “tunnel delle meraviglie”, si arriva nella vera e propria sala espositiva, in cui si trovano i grandi armadi espositori, realizzati come giganteschi album da sfogliare con i loro sportelli estraibili. Ogni armadio ha un tema particolare, autonomo ma correlato, per un totale di 2.500 pezzi dei circa 500.000 che costituiscono il vero e proprio fondo del museo.

I giornalini d’epoca

Di fronte all’esposizione permanente è collocata una vetrina di dodici metri che accoglie di volta in volta le mostre temporanee, dedicate ad argomenti sempre diversi, ognuna costituita da circa un centinaio di figurine e arricchita da proiezioni e contenuti multimediali.

Le figurine pubblicitarie dei Beatles

C’è la possibilità, per grandi e piccini, di seguire attività di laboratorio con esperti educatori per approfondire la conoscenza dei materiali e stimolare l’interesse e la curiosità di ciascuno.

Le figurine dei nostri figli

Ho estratto le notizie dal ricco depliant che ho preso all’ingresso del Museo, il quale ha chiuso i battenti per la pausa estiva e riaprirà a settembre con una nuova mostra temporanea. Le foto sono state scattate da me.

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