Bruno, il bambino che imparò a volare

Titolo: Bruno. Il bambino che imparò a volare
Autore: Nadia Terranova
Illustratore: Ofra Amit
Editore: Orecchio Acerbo
Pagine: 40
Età di lettura: dai 10 anni in su
Prezzo: € 16,00

Quando sul web leggevo con piacere un blog dal nome evocativo, Le botteghe color cannella, ignoravo, lo ammetto, chi fossero Bruno Schulz e la blogger che si muoveva con leggerezza dietro quelle parole. Poi la blogger l’ho conosciuta. E lei, Nadia Terranova, adesso mi ha riportata tra i colori tenui di quelle botteghe e a sua volta mi ha fatto conoscere Bruno Schulz attraverso le pagine di questo libro magico, in cui la dolcezza dei disegni di Ofra Amit si sposa perfettamente con la semplice profondità del suo racconto.

Sì, perché non è facile raccontare ai bambini lo sbriciolarsi di una vita, cristalli di zucchero di un sogno che un bambino dalla testa grossa, e dal cuore e dalla mente altrettanto grandi, sogna quotidianamente grazie a Jakob, padre amatissimo il quale custodisce un grande segreto di verità: “La materia pullulava di vita, bisognava solo stanarla e forgiarla. Jakob si mischiava e si impastava con il mondo per guardare tutto con occhi nuovi e diventare ogni volta un po’ meno se stesso.” È con amore che “Bruno spiava le instancabili gesta di suo padre e si chiedeva come fare a imitarlo.”

A imitare un padre così straordinario nella consapevolezza dei propri limiti. Non gli sembra vero che quel padre amato, in apparenza solido commerciante, immerso nelle stoffe colorate della sua bottega dal parquet color cannella in una strada di Drohobycz, possa con tale e tanta facilità lasciarsi distrarre da un dettaglio, da un dubbio, da una domanda improvvisa, e abbandonare la “noia quotidiana.”

E poi un giorno i delicati cristalli di zucchero di quella vita tra sogno e realtà si sbriciolano. Jakob non fa più ritorno e vanamente il piccolo Bruno dalla grossa testa lo cerca con amorevole e testarda insistenza. Il dolore è troppo grande, la malinconia invincibile una ferita troppo profonda, e Bruno deve trovare una via d’uscita. Jakob e il suo mondo di segreta verità rinascono sotto le sue dita grazie a una matita e a una manciata di fogli bianchi.  Bruno, diventato grande, sa come parlare ai bambini e ai ragazzi per rendere loro sopportabile il dolore per una perdita o per una mancanza, lui che sente ogni istante la perdita e la mancanza di Jakob, amatissimo padre. “Poiché aveva imparato a vivere con una testa abnorme, Bruno conosceva le parole giuste per trasformare la diversità in opportunità.”


Le sparizioni a Drohobycz aumentano di giorno in giorno, ma non sono le fantastiche sparizioni di Jakob, queste sparizioni sanno di buio e di dolore, di paura e di sospetto. Anche se alla diversità Bruno è abituato, ora la diversità ha un nome: ebreo. E vuol dire desolazione, vergogna, isolamento. Sempre più perplesso, Bruno si domanda che cosa avrebbe inventato Jakob, amatissimo padre, per “combattere il deserto.” Ma non avrà modo di scoprirlo. Perché Jakob non torna. Perché un ufficiale tedesco usa il modo più freddo e più inaccettabile per impedire a Bruno di farlo. NIENTE. NULLA. IL VUOTO. Eppure Bruno non è svanito e, magicamente come era scomparso, ricompare  sotto l’intonaco di una stanza, sulle pareti di quella che era stata la camera dei bambini di Felix Landau, ufficiale delle SS che tirava i fili della sua vita di povero burattino tra le mani di un piccolo gerarca nazista.


Si snoda così tra queste pagine dai caldi colori l’infanzia di un uomo geniale, in un racconto che sa parlare al cuore dei lettori di ogni età con la voce lieve della poesia, anche e soprattutto se parla della diversità e dell’orrore di una pagina di storia che dobbiamo ricordare ogni giorno e non solo il 27 gennaio di ogni anno.
In chiusura del libro, dopo l’ovattato percorso della fantasia tra le parole e le immagini, l’autrice traccia per i suoi lettori un sentiero di realtà che conduce all’essenza di Bruno Schulz uomo e artista.
Il riuscito connubio di questo libro è la prova, caso mai ve ne fosse bisogno, che non si può e non si deve nascondere la realtà ai bambini. Impedire loro di affrontarla è tanto ingiusto quanto pericoloso, ben vengano dunque gli strumenti adatti, come questo libro.
Ci vuole un animo bambino per saper parlare ai bambini, offrire loro ciò che un adulto spesso dimentica o tralascia o nasconde, per pigrizia, per paura, per insicurezza. E dobbiamo augurarci che i piccoli lettori incontrino sul loro percorso di crescita tanti adulti dall’orecchio acerbo.


Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
“Signore, – gli dissi – dunque lei ha una certa età:
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa” ?
Rispose gentilmente: ” Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
E’ un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.”
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno sul diretto Capranica – Viterbo.
(Gianni Rodari)

Maturare verso l’infanzia. Questa soltanto sarebbe l’autentica maturità“. (Bruno Schulz)

Fiabe e filastrocche vetrallesi

Titolo: Fiabe e filastrocche vetrallesi

Curatrice: Gabriella Norcia

Editore: Davide Ghaleb Editore

Pagine: 47

Prezzo: euro 10,00

Leggendo l’introduzione di Gabriella Norcia, curatrice della raccolta, è facile immedesimarsi nelle sue parole e riandare con la memoria alle nostre giornate infantili, quando nel nostro piccolo mondo c’era una figura adulta, mamma o nonna o zia o amica che fosse, la quale ci introduceva, tenendoci per mano, nel fantastico mondo delle fiabe, narrate la sera nel rifugio della cameretta prima di dormire o in certi pomeriggi estivi in un angolo fresco della casa o davanti al fuoco vivace di un camino.
Poteva trattarsi delle più classiche fiabe scritte per i bamibini, come di piccole e sconosciute storie popolari, quelle che potrete leggere in questa raccolta e delle quali vi do un assaggio riportandone una anche nella sua versione dialettale.
Il valore di questa piccola raccolta sta nell’aver riportato alla luce un piccolo, ma prezioso patrimonio locale di storielle e di filastrocche tramandate nelle famiglie, raccolte grazie al lavoro delle insegnanti e degli alunni della scuola primaria di Vetralla.
Un altro aspetto interessante è la scoperta della loro classificazione secondo l’indice Aarne Thompson che segue il criterio della diffusione, cioè che i “fatti culturali si muovono nel tempo e nello spazio attraverso flussi o correnti che lo studioso deve individuare e che determinano similarità di elementi culturali anche tra paesi molto lontani e diversi.” (dalla premessa del prof. Marcello Arduini, docente di Antropologia Culturale dell’Università della Tuscia di Viterbo)
Insomma è possibile trovare storie dall’intreccio simile nei più diversi punti della terra, sia pure con modifiche strutturali e comportamentali assai diverse in quanto rispecchiano la società e gli individui locali.
Le fiabe di questa raccolta sono state dunque catalogate dal prof. Arduini in base a questo indice AT che le raggruppa in cinque grandi famiglie che si basano su circa 2500 trame consolidate: storie di animali (tipi 1-299), storie ordinarie (tipi 300-1199), facezie e aneddoti (tipi 1200-1999), storie a formula (tipi 2000-2399) e storie non classificate (tipi 2400-2499).
Troverete nel libriccino tale classificazione e scoprirete così a quale categoria appartengano le fiabe raccolte. Vi è inoltre una comparazione con fiabe simili diffuse in altri paesi dell’Alto Lazio. I testi sono arricchiti dai disegni dei bambini e la parte finale è dedicata alle filastrocche che molti di voi conosceranno in altre varianti, come Trucci trucci e La mano, o farfallina e Seta setola.
Per concludere, vorrei lanciare un appello in favore della casa editrice di questo libro, una bella realtà locale che rischia di chiudere i battenti per lo stato di crisi in cui si trova. Sfogliate il suo ricco catalogo, troverete sicuramente qualcosa che accenderà il vostro interesse  e potrete dare il vostro contributo ad una buona causa in favore della cultura e della valorizzazione del patrimonio storico, artistico, architettonico e ambientale del Lazio.

Buona lettura.

BRONZOLINA (versione dialettale)

C’era ‘na volta, ma ‘n paese luntano luntano, ‘na famiglia de streghe che evano rapito ‘na bella fia e la teneveno prigioniera ma ‘na torre altissima, in mezzo a la macchia. La torre eva solo ‘na finestra, quanno le streghe annaveno da quella bella regazza, che se  chiamava Bronzolina, diceveno così:- Bronzolina, bella fia d le fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie matre!- Bronzolina calava da la finestra le trecce, le streghe s’arrampicaveno e entraveno ma la torre. ‘N giorno passa vicino a la torre ‘l fio del re che era annato a caccia e s’era fermato pe riposasse mpo’, quanno vede Bronzolina affacciata a la finestra s’ennamora de colpo.
Gira ‘ntorno a la torre pe’ vede’ come se potiva entrà, ma nun vede la porta. Allora da quel giorno ‘gni tanto annava drento a la macchia pe’ vede’ quella bella regazza che ormae era ma ‘l su core. Un giorno vede arrivà tutte le streghe e sente che chiamaveno:- Bronzolina, bella fia de le fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie matre!- Capisce allora come se faciva pe’ entrà ma la torre. Aspetta che vanno via le streghe po’ chiama:- Bronzolina, bella fia de le fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie matre!- Bronzolina, che nun s’era accorta de gnente, fa come faciva sempre, ma… vede davante a essa ‘n bel giovanotto che le dice c’adera ‘l fio del re, che s’era ‘nnamorato e la voliva sposà e portalla al palazzo reale.
Bronzolina che adera rimasta ‘mbambolata da la sorpresa, le dice che quello che ‘l principe voliva fa nun era possibile, perché essa nun se potiva mova da quella torre, sinnò le streghe la faciveno morì. ‘L fio del re dice che se fuggiveno subbito, quanno riveniveno le streghe, loro adereno luntano. Ma Bronzolina le dice:- Tutto quello che c’è qui drento, tavolino, sedie, letto, piatte, parla e appena fuggimo, loro chiameno le streghe!-
Allora rispose la sedia e disse:- Si tu ce fae fa’ ‘na bella magnata de gnocche, nue stamo tutte zitte!- Bronzolina e ‘l fio del re prepareno na callara de gnocche e fanno fa ‘na gran magnata man tutte le cose che staveno drento la torre, po se prepareno pe fuggì. Staveno vicino a la finestra, ma se senteno chiamà da quella sedia che aviva chiesto le gnocche:- Tenè, piate ‘ste tre spille da baglia, quanno ve trovate male buttatene una per terra.-
Parteno, ‘L fio del re faciva curra ‘l cavallo a più nun posso, ereno già a mezza strada e pensaveno che tutto annasse bene, ma senteno ‘ngran rumore. Bronzolina se gira e vede le streghe che le curriveno direto. Cad’era successo? Era successo che quanno iveno fatto magnà tutte le cose de la torre, s’erano scordate de fa magnà la scopetta del cesso, che subbito, offesa, iva chiamato le streghe e fato la spia.  Quanno Bronzolina vede che le streghe staveno pe’ arrivalle, se ricorda de le spille da baglia; ne pia una e la butta per terra. Subbito tra loro e le streghe nasce ‘na gran montagna de roghe piene de spine. Però le streghe ce la caveno a superalla. Allora Bronzolina butta la seconda spilla e subbito spunta ‘na gran montagna de sapone, più le streghe pianaveno e più scigolaveno giù, però a la fine ce la caveno a superà pure la montagna de sapone. Bronzolina adera disperata, butta l’ultima spilla e subbito spunta na montagna de foco, le fiare adereno alte fino al celo. Le streghe cascheno in mezzo al foco e rimangheno tutte bruciate. Bronzolina e ‘l fio del re adereno salve. Dopo venti giorne de viaggio arriveno a la reggia e ‘l principe fa conoscia Bronzolina ma ‘l re e ma la reggina che subbito se ‘nnamoreno de quella regazza bella e bona. Bronzolina e ‘l fio del re se sposeno e campeno tante anne felice e contente.
Stretta è la foja, longa la via, dicete la vostra c’ho ditto la mia!

BRONZOLINA
C’era una volta, in un paese lontano lontano, una famiglia di streghe che avevano rapito una bellissima bambina e la teneva prigioniera in una torre altissima, in mezzo ad un bosco. La torre aveva solo una finestra, quando le streghe andavano da quella bella ragazza, che si chiamava Bronzolina, dicevano così:- Bronzolina, bella figlia delle fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie madri!-
Bronzolina calava dalla finestra le trecce, le streghe si arrampicavano e entravano nella torre. Un giorno passò vicino alla torre il figlio del re che era andato a caccia e s’era fermato per riposarsi un po’, quando vide Bronzolina affacciata alla finestra e s’innamorò di colpo. Girò intorno alla torre per veder come si potesse entrare, ma non vide alcuna porta. Allora da quel giorno ogni tanto andava nel bosco per vedere quella bella ragazza che oramai era entrata nel suo cuore. Un giorno vide arrivare tutte le streghe e sentì che chiamavano:- Bronzolina, bella figlia delle fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie madri!-
Capisce allora come si faceva per entrare nella torre, aspettò che le streghe andassero via poi chiamò:- Bronzolina, bella figlia delle fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie madri!-
Bronzolina, che non si era accorta di nulla, fece come faceva sempre, ma vide davanti a sé un bel giovanotto che le disse di essere il figlio del re, che si era innamorato e la voleva sposare e portarla al palazzo reale. Bronzolina, che era rimasta imbambolata per la sorpresa, gli risponde che quello che il principe voleva fare non era possibile, perché lei non si poteva muovere da quella torre, altrimenti le streghe l’avrebbero fatta morire. Il figlio del re le rispose che se fossero scappati subito, al ritorno delle streghe loro sarebbero stati lontano. Ma Bronzolina disse: -Tutto quello che c’è qui dentro, tavolo, sedie, piatti, parla e appena fuggiremo, loro chiameranno le streghe!-
Allora rispose la sedia: -Se tu ci farai fare una bella mangiata di gnocchi, noi staremo tutti zitti!-
Bronzolina e il figlio del re prepararono un bel tegame di gnocchi e fecero fare una grande mangiata a tutte le cose che stavano dentro la torre, poi si prepararono a fuggire. Stavano vicino alla finestra, quando si sentirono chiamare da quella sedia che aveva chiesto gli gnocchi:
– Tenete, prendete queste spille da balia, quando vi troverete male, buttatene una per terra.-
Partirono. Il figlio del re faceva correre il cavallo a più non posso, erano già a metà strada e pensavano che tutto andasse bene, ma sentirono un gran rumore. Bronzolina si girò e vide le streghe che le correvano dietro. Cosa era successo? Era successo che quando avevano fatto mangiare tutte le cose della torre, s’erano dimenticati di far mangiare la scopetta del bagno, che subito offesa, aveva chiamato le streghe per fare la spia. Quando Bronzolina vide che le streghe stavano per arrivare a loro, si ricordò delle spille, ne prese una e la buttò per terra. Subito tra loro e le streghe si innalzò una montagna di rovi pieni di spine. Però le streghe ce la fecero a superarla. Allora bronzolina buttò la seconda spilla e subito spuntò una montagna di sapone, più le streghe salivano e più scivolavano giù, però alla fine ce la fecero a superare pure la montagna di sapone. Bronzolina era disperata, buttò l’ultima spilla e subito spuntò una montagna di fuoco, le fiamme erano alte fino al cielo. Le streghe cascarono in mezzo al fuoco e rimasero bruciate. Bronzolina e il figlio del re erano salvi. Dopo venti giorni di viaggio arrivarono alla reggia ed il principe fece conoscere Bronzolina al re e alla regina, che subito si innamorarono di quella ragazza bella e buona. Bronzolina ed il figlio del re si sposarono e vissero tanti anni felici e contenti.
Stretta è la foglia, lunga è la via, dite la vostra che ho detto la mia!

MUSLI

Nasce nel cuore di Torino il Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia.

Qui il sito del museo,  un pdf che ne illustra gli obiettivi e infine il tour virtuale.

Mossy Trotter

Titolo: Mossy Trotter
Autore: Elizabeth Taylor
Traduttore: Agnese Desideri
Illustratore: Eleonora Marton
Editore: Biancoenero
pagine: 185
prezzo: euro 16,00
età di lettura: dai 9 ai 12 anni

Secondo miss Vera Silkin, Robert Mossman Trotter, detto Mossy, è un bambino fortunato. L’insopportabile amica della mamma porta sempre un collo di pelliccia formato da due animali lunghi e stretti con due biglie gialle al posto degli occhi e Mossy ritiene che da vivi fossero stati solo due topi. Che ne sa lei di che che cosa voglia dire essere un bambino fortunato? Solo perché hanno lasciato il caos di Londra e secondo lei vivono in un eden, una casa con un parco? Lei non ha neppure la più pallida idea  di che cosa sia un eden, dal momento che non ha mai visto la discarica tra le felci.


Da quando Mossy l’aveva scoperta, era stata il suo paradiso privato. Era una buca non tanto profonda, riempita di oggetti abbandonati che a volte potevano
trasformarsi in autentici tesori. Vi erano stati buttati vecchi mobili, resti arrugginiti di biciclette, lattine e secchi per il carbone ammaccati, buoni per farci
caschi spaziali. Se soltanto avesse trovato due ruote, Mossy si sarebbe costruito una vera bicicletta. Per questo ogni pomeriggio, al ritorno da scuola,
andava alla discarica sperando in un colpo di fortuna.


Mossy ha otto anni, una sorellina di quattro, Emma, un amorevole pasticcino e un fratellino è in arrivo, ma da così tanto tempo, a suo giudizio,  che quasi  non ci pensa più.
Hanno lasciato Londra perché il papà è preside di una scuola di paese e Mossy sa quanto gli dispiaccia che non vada poi così bene a scuola. Oltretutto ci sono sempre problemi di soldi e il papà è preoccupato.
La mamma è un po’ lunatica, promette e non mantiene, minaccia castighi e poi li dimentica, ma di una sola cosa Mossy ha veramente paura: che la mamma si arrabbi davvero tanto quando lui combina qualche guaio e mantenga la minacciosa promessa di non fargli avere la sua festa di compleanno. Sarebbe un vero dramma, ne sta parlando da tempo con i compagni di scuola e sta decidendo chi invitare e chi noi, davvero una posizione di forza! Ma se la mamma non gliela organizzasse più, con che coraggio potrebbe guardare in faccia i suoi compagni?
Sono questi i piccoli grandi problemi di Mossy, che si complicano ancora di più quando la mamma si pente di avergli negato la festa di compleanno e Mossy si trova costretto a rivelarle di aver raccontato a tutti i suoi compagni che non aveva più voglia di farla perchè si sentiva grande e gli pareva roba da femmine.


Prende così l’avvio la storia di Mossy, alle prese con tanti piccoli problemi di ogni giorno, dall’orribile prospettiva di essere agghindato per fare il paggetto alle nozze dell’odiosa miss Silkin alla visita del nonno che guida in modo spericolato una macchina sportiva rossa, dalla paura per essersi smarrito nel bosco con Emma per inseguire un cuculo alla paura di dover togliere le tonsille che lo fanno spesso ammalare.

Per fortuna almeno Alison, la nipotina di miss Silkin, è una bambina simpatica con la quale scopre di avere molto in comune e Mossy è contento che faccia la damigella la matrimonio, al quale lui indosserà il kilt dei Robertson, il clan scozzese a cui appartiene la mamma. Mossy però non sa tenersi lontano dai guai e finisce con il raccontare una sfilza di bugie a scuola, tanto da mettere in imbarazzo il papà, poi arrivano la temuta operazione alle tonsille, che non è poi così terribile, e finalmente il tanto atteso fratellino, che viene chiamato William.

Giunge anche il fatidico momento delle nozze tra miss Silkin e il suo grasso fidanzato tedesco Herbert, ma Mossy è contento perché può rivedere Alison. Quante cose sono successe, Mossy sente di essere cresciuto, adesso è il fratello più grande di Emma e di William , la stessa Emma non sarà più la piccola di casa; e poi tornerà l’estate e potrà rivedere Alison, alla quale mostrare tutto ciò che ama.


Con delicatezza e semplicità Elizabeth Taylor, in questo suo unico libro per bambini, ci fa entrare in punta di piedi nel piccolo universo familiare e sociale di Mossy, ci fa conoscere le sue emozioni di fronte ai problemi della vita, della famiglia, del primo amore. Il tutto con la semplicità e l’allegria tipici di un bambino di otto anni, il quale tuttavia riflette con giudizio sui casi della vita e sulle situazioni nelle quali via via si trova insieme con i suoi cari.
Questo libro è considerato uno dei grandi classici della letteratura infantile benché, come vi ho già detto, sia l’unico che l’autrice abbia scritto.
Elizabeth Taylor è stata definita la Jane Austen del Novecento e ha scritto dodici romanzi di grande successo, uno dei quali, Angel, da cui il regista François Ozon ha tratto l’omonimo film, è ritenuto uno dei capolavori della letteratura del dopoguerra.  I romanzi di Elizabeth Taylor sono dodici, ma finora sono stati tradotti in italiano solo A casa di Mrs Lippincote, Una ghirlanda di rose, Angel, La gentilezza in persona e La colpa.

La prima e finora unica edizione italiana di Mossy Trotter è stata realizzata dalla casa editrice Biancoenero e fa parte del progetto alta leggibilità, che prevede l’uso di un particolare font studiato per facilitare la lettura di testi da parte di ragazzi con problemi di dislessia o di ragazzi stranieri che apprendono la lingua italiana e quindi necessitano di caratteri di stampa più facilmente leggibili. Il font è stato creato grazie alla collaborazione di un gruppo di esperti: Riccardo Lorusso e Umberto Mischi (graphic designer), Alessandra Finzi (psicologa cognitiva), Daniele Zanoni (esperto di metodi di studio in disturbi dell’apprendimento) e Luciano Perondi (designer e docente di tipografia all’ISIA di Urbino). La casa editrice mette a disposizione gratuitamente il font, per attività non commerciali. Inoltre il libro è stampato su carta ecologica, un valore aggiunto.
Un’altro elemento di fascino sono le belle illustrazioni di Eleonora Marton, che hanno il fascino di disegni d’epoca rivisitati di attualità ed esprimono perfettamente lo spirito e lo stile della storia.

Letterelettriche Edizioni

Casa Editrice digitale - E-books store

The Victorianist: BAVS Postgraduates

British Association for Victorian Studies Postgraduate Pages, hosted by Danielle Dove (University of Surrey) and Heather Hind (University of Exeter)

Mammaoca

Fiabe integrali e poco altro. Si fa tutto per i bambini

La Fattoria dei Libri

di Flavio Troisi, scrittore e ghostwriter

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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

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