Un ponte per Terabithia

Copertina _terabithiaTitolo: Un ponte per Terabithia
Autore: Katherine Paterson
Traduttore: Laura Cangemi
Editore: Oscar Mondadori
Prezzo: euro 8,80
Età di lettura: da 10 anni

I capelli biondi, di un colore simile alla paglia, gli rimbalzavano sulla fronte a ogni falcata, mentre le braccia e le gambe si muovevano scomposte. Non aveva mai imparato a correre come un vero atleta, ma per i suoi dieci anni aveva le gambe lunghe, e quanto a grinta non era secondo a nessuno. (pag.10)

Jess Oliver Aarons jr si presenta così ai suoi lettori, che subito entrano con lui nel suo piccolo e già complicato mondo. Frequenta la scuola elementare di Lark Creek, squallida e con scarsissimo materiale a disposizione, ha due sorelle più grandi e due sorelle più piccole e tutte e quattro sono la sua disperazione, per un verso o per l’altro. May Belle e Joyce Ann sono le minori, due mocciose piagnucolone, ma in fondo May Belle è la sua preferita, l’unica tra le sorelle che lo capisca almeno un po’, mentre Brenda  e Ellie sono due adolescenti petulanti e insopportabili.  Nemmeno con i genitori va meglio. I signori  Aarons hanno ben altro problema di cui occuparsi che le beghe tra i figli; tirare avanti alla meno peggio. Dura la vita per un ragazzino che coltiva solo due sogni: la corsa e il disegno. Nella corsa Jess profonde tutte le proprie energie e quest’anno coltiva la segreta speranza di vincere la gara, visto che il temibile rivale Wayne Pettis è passato in sesta classe e si dedicherà solo al football e al baseball come gli altri “grandi”.Finalmente Jess avrà la sua rivincita, smetterà di essere quel ragazzino mezzo matto che non fa altro che disegnare. (pag.12). Sì, perché solo il disegno piace a Jess più della corsa.
Jess disegnava nel modo in cui alcuni hanno bisogno di bere whisky. Una sensazione di pace assoluta partiva dal suo cervello confuso per diffondersi in tutto il corpo stanco e teso. Dio, come gli piaceva disegnare. Gli animali, soprattutto. Non quelli comuni come Bessie o le galline, ma animali bizzarri con qualche problema da risolvere. (pag.23)
Jess aveva sperato che almeno suo padre apprezzasse il suo talento, ma ricorda ancora nitidamente la sua risposta brusca quando gliene aveva parlato anni prima. Ma che cosa ti insegnano in quella dannata scuola? Un mucchio di vecchie rimbambite che faranno diventare il mio unico figlio maschio una specie di… (pag.24)

E la cosa buffa era che in realtà ai suoi insegnanti i disegni non piacevano proprio ed erano guai quando lo sorprendevano a disegnare, a sprecare tempo carta e capacità, come dicevano tutti. Tutti meno la signorina Edmunds, la bellissima insegnante di musica dai lunghi capelli neri e con gli occhi di uno splendido e intenso azzurro. La signorina Edmunds che gli faceva battere il cuore di un sentimento vero e profondo quando cantava con la sua  voce dolce e armoniosa, accompagnandosi con la chitarra.

Ce ne sono abbastanza di problemi nella vita di Jess, eppure qualcos’altro deve accadere.
Nella vicina fattoria disabitata dei Perkins arrivano i nuovi vicini. Sono Bill e Judy Burke, entrambi famosi scrittori, che  hanno lasciato gli agi e il lusso di Washington per venirsi a rifugiare lì e scoprire i veri valori della vita. In casa loro non c’è il televisore, ma in compenso le stanze traboccano di libri e di dischi e possiedono uno stereo che sembrava uscito da una puntata di Star Trek. E non sono soli, hanno una figlia dell’età di Jess, Leslie.

Che Leslie sia diversa da tutte le ragazzine che conosce, Jess lo capisce fin dal loro primo incontro. Leslie porta i capelli corti come un maschio, indossa maglietta, jeans al ginocchio e scarpe da ginnastica anche il primo giorno di scuola o la domenica. Tutti pensano subito che sia strana, soprattutto quando si viene a sapere che in casa non ha un televisore, ma lei non si cura della reazione e dei commenti dei compagni.
È un duro colpo per l’orgoglio di Jess vedere Leslie partecipare alla gara di corsa, malgrado sia una femmina, e battere tutti senza problemi. Attrazione e fastidio sono i sentimenti contrastanti che Leslie gli suscita e per un po’ cerca di tenerla distante.

Quando arrivarono alla fermata, Jess afferrò May Belle per la mano e la trascinò giù, conscio che Leslie si trovava proprio dietro di loro. Ma non tentò più di parlare con loro, né li seguì. Semplicemente si avviò correndo verso la vecchia casa dei Perkins. Jess non poté fare a meno di voltarsi a guardarla. Correva come se correre facesse parte della sua natura. Gli ricordava il volo delle anatre selvatiche in autunno. Era così leggera, nella corsa. La parola ‘incantevole’ gli si affacciò alla mente, ma lui la scosse via e si affrettò verso casa.(pag.51)

Non proseguo con la trama del libro per non togliere a nessuno il piacere di una lettura che non conosce limiti di età. se è pur vero che Un ponte per Terabithia è un romanzo di formazione per ragazzi, lo è altrettanto che un adulto possa leggerlo rivivendo i contrastanti sentimenti dei protagonisti. Jess e Leslie superano insieme il rifiuto da parte della piccola società della scuola, nella quale sono considerati due outsider. In compenso creeranno il loro regno interiore, Terabithia, nel quale saranno re e regina capaci di superare difficoltà e avversità., condividendo storie e sogni.

Quando ho iniziato a leggerlo, temevo fosse un clone sulla falsariga de Le cronache di Narnia, soprattutto perché Leslie conosce benissimo i libri della saga di Lewis e ne parla con entusiasmo a Jess, raccontandogli storie nel modo insolito e affascinante che ben presto il ragazzino impara ad apprezzare.

Il regno di Terabithia temevo dunque fosse una o più o meno plateale scopiazzatura di Narnia. Sono rimasta piacevolmente sorpresa nello scoprire che non fosse affatto così. Terabithia esiste solo nella fantasia dei due ragazzi, anche se trova una collocazione fisica nella radura oltre il fiume che insieme vanno ad esplorare. Jess, Leslie e il Principe Terrian (il cucciolo che Jess ha regalato a Leslie per Natale) grazie alla forza dell’immaginazione riescono a compiere insieme una parte del loro percorso di vita, affrontando paure, disagi, dubbi per crescere. È un complesso cammino che solo un’assurda tragedia spezza, ma Terbithia sopravvive e Jess ci tornerà conducendovi May Belle, la sorellina affettuosa e un po’ rompiscatole che lui aiuterà a sua volta a crescere.

In effetti il nome Terabithia suona molto simile a Terebinthia, l’isola di Narnia della quale si legge nei due volumi Il principe Caspian e Il viaggio del veliero.
La stessa Katherine Paterson ammise questa derivazione.
“Io credevo di averlo inventato. Poi, rileggendo Il viaggio del veliero di C.S. Lewis, mi sono resa conto che probabilmente l’avevo preso dall’isola di Terebinthia in quel libro. Tuttavia, Lewis probabilmente prese il nome dall’albero di terebinto nella Bibbia, così entrambi lo abbiamo preso altrove, probabilmente inconsciamente.”

Terebinto-con-galleKatherine Paterson scrisse questo romanzo nel 1976 per aiutare il figlio David a superare la morte della sua migliore amica Lisa Hill, colpita da un fulmine nell’estate nel 1974.
Il libro divenne rapidamente un grandissimo successo, soprattutto negli Stati Uniti, e fu utilizzato moltissimo come testo scolastico, grazie al modo semplice e toccante, senza pietistismo o retorica, con il quale l’autrice riusciva a parlare dell’amicizia e della morte. Nel 1978 si guadagnò la Newbery Medal, l’ambito premio nato in America nel 1922 per gli autori che si distinguono particolarmente nel campo della letteratura per ragazzi.

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