Il cimitero senza lapidi e altre storie nere

 

cimitero_senza_lapidiAutore: Neil Gaiman
Traduttori: Giuseppe Iacobaci e Elena Mohlo
Editore: Oscar Mondadori – Best Sellers
Pagine: 222
Prezzo: € 9,00
Età di lettura: da 10 anni
Mi capita a volte di parlare dei miei gusti in fatto di letture e tra i miei autori preferiti non manco mai di citare Neil Gaiman.
In questo caso posso parlarvi di lui diffusamente perché oltre ad essere un eccezionale romanziere, è anche un autore di fumetti aprrezzatissimo e immaginifico autore di storie per ragazzi, delle quali vi rammento Coraline (ne avete letto qui) e Stardust (di cui mi riprometto di parlarvi).

Si tratta di Il cimitero senza lapidi e altre storie nere, una raccolta di racconti scritti all’incirca in dieci anni e che ho letto tutto d’un fiato.
Cominciamo dal titolo.
Nella versione originale si chiama M is for Magic in esplicito omaggio a Ray Bradbury, autore amato da Gaiman, che negli anni Sessanta scrisse due raccolte di racconti intitolate R is for racket e S is for Space, letture che accesero l’immaginazione già fervida del piccolo Neil.
Molto devono avergli insegnato questi bei racconti, se è riuscito a regalarci il divertimento racchiuso in questi piccoli gioielli.

In apertura troviamo la storia che ha dato il titolo alla versione italiana: Il cimitero senza lapidi, il cui protagonista è il piccolo Bod ( abbreviazione per Nobody) Owens il quale cresce accudito dagli spettrali abitanti di un cinmitero. La storia è ricca di tipico umorismo inglese e ha un pregio, costituisce il ghiotto antipasto del libro appena uscito con il titolo Il figlio del cimitero (The Graveyard Book), attesissimo da mesi dai numerosi ammiratori di Gaiman e ora finalmente in loro possesso (me compresa).
Gli altri racconti son in parte editi e in parte inediti, assai diversi tra loro, ma tutti godibilissimi dalla prima all’ultima riga.
Il ponte del troll è un fantasy in cui i protagonisti sono un troll, che sta a guardia di un ponte con l’intenzione non proprio amichevole di prendersi la vita di chi passerà di lì e un bambino che avrà la ventura di sfuggirgli e di incontrarlo di nuovo in età adulta, ma con esiti ben diversi.
Non chiedetelo a Jack ci fa conoscere il pupazzo Jack che vive in una scatola nella stanza dei bambini e la sua presenza sarà un’inquietante traccia anche nel loro futuro.
Come vendere Il Ponte dei Ponti è la fantastica elaborazione di una truffa di finezza inarrivabile.
Ottobre sulla sedia, uno dei racconti che più ho apprezzato, vede come insoliti protagonisti i mesi dell’anno riuniti davanti al caminetto e ognuno di essi, in particolare  Ottobre, ha una storia da raccontare.
Cavalleria mi è piaciuto altrettanto perché ha per protagonista una simpatica vecchina che fa acquisti impossibili, tra i quali perfino il santo Graal, in bella mostra sul caminetto di casa, che un disorientato sir Galahad vuole riavere a tutti costi.
Il prezzo è il più drammatico, un vero racconto dell’orrore in cui una famiglila scopre quanto sia importante per la loro sorte il silenzioso gatto nero che si aggira nei paraggi della loro casa e fa ritorno spesso ferito e stravolto.
Come parlare alle ragazze è un piccolo trattato sulle fanciulle in quanto creature di un altro mondo e mai nessuna affermazione fu più vera, traducendosi in una vera lezione di vita per i due incauti protagonisti,  a metà tra la fantascienza e horror. Questo racconto ha vinto il Locus Award 2007 ed è stato finalista al premio Hugo.
Avis Soleus ci fa scoprire come si estingue una piccola compagine di annoiati gourmet che oramai hanno assaggiato tutto al mondo. Tutto tranne il fatale Avis Soleus.
Il caso dei ventiquattro merli è una tipica storia hardboiled che prende l’avvio dalla morte violenta di Humpty Dumpty, famoso personaggio di una filastrocca di MammaOca , secondo la quale
Humpty Dumpty sedeva su un muro.
Humpty Dumpty cadeva dal muro.
E neanche tutti i soldati e i cavalieri del Re,
riusciranno a rimetterlo in pié.

Istruzioni, il racconto che chiude la raccolta, è una sorta di filastrocca che ci insegna come comportarci nelle fiabe.

Il risultato finale di questa cavalcata nella fantasia è che possiamo renderci conto di  quanto fervida sia l’immaginazione di Neil Gaiman, sorretta da uno stile e da una tecnica invidiabili che ci permettono di seguire in parte l’evoluzione artistica dello scrittore, essendo stati prodotti in un lasso di tempo abbastanza lungo. E l’autore stesso ha manifestato la propria predilezione per le storie brevi, delle quali dice: sono minuscole finestre che si affacciano su altri mondi, su altre intelligenze e su altri sogni. Sono viaggi fino all’estremo opposto dell’universo che puoi fare con la certezza di essere di ritorno per l’ora di cena.
Questa ultima frase è secondo me una citazione in omaggio ad un altro geniaccio della narrativa inglese, quel tale Terry Pratchett, pirotecnico autore della saga del mondo Disco, il quale ha scritto proprio in coppia con Gaiman il godibilissimo Buona apocalisse a tutti! Che sia un riferimento a Pratchett, dicevo, l’ho dedotto in questi giorni perché sto leggendo un suo libro per ragazzi (diciamo riduttivamente così) intitolato Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori nel quale ogni capitolo è introdotto da un piccolissimo brano tratto da L’avventura di Mister Coniglietto e all’inizio del quarto capitolo si legge: La cosa importante delle avventure, pensò Mister Coniglietto, era che non dovevano durare tanto da impedirti di rincasare per l’ora dei pasti.
Per tornare al sempre dibattuto e labile confine tra storie per adulti e storie per ragazzi, diciamo che questa raccolta di racconti trova posto tra gli scaffali dei lettori più giovani, ma a pieno diritto può figurare in qualsiasi biblioteca adulta in quanto l’inconfondibile cifra del fantastico di Gaiman ha prodotto anche questa volta la magia di fondere i sogni con la realtà. Non per nulla i suoi ammiratori lo chiamano il Cantastorie

La favola delle due galline

copj13.aspTitolo: La favola delle due galline
Autore: Beppe Fenoglio
Illustrazioni: Alessandro Sanna
Editore: Einaudi ET Pop
Prezzo: euro 10,00
Età di lettura: dagli 8 anni

…si muoveva molle e trasognata e spessissimo sbagliava strada…parlava moltissimo e vezzosamente e quasi sempre a sproposito… oziosa o intentissima a fare cose indubbiamente graziose ma del tutto inutili… 

Chica e TujaChi è questa creatura svagata che suscita subito una grande tenerezza?
La gallina Chica dalle piume di un bel grigio caldo e tenero, protagonista con l’impettita e arcignasorella Tuja dalle piume nere di una bella e dolce favola, sbocciata dalla penna di un papà speciale per la sua bambina in arrivo.
Questo papà era Beppe Fenoglio e la bambina sua figlia Margherita, che ha curato la riedizione di questa storia, insieme con una breve ed incompiuta dal titolo Il bambino che rubò uno scudo.
Margherita Fenoglio racconta nella prefazione:
Cari ragazzi, con grande piacere affido alla vostra lettura la favola che mio padre ha dedicato alla mia nascita. Infatti, quando la mia mamma, nel 1960, gli comunicò che presto sarebbe diventato <<papà>>, mio padre ha deciso cghe avrebbe accolto quella nuova vita con un regalo speciale, alla <<sua maniera>>. E quale avrebbe potuto essere il modo migliore di accogliermi, se non dedicandomi uno dei suoi racconti?…Mi piace immaginare mio padre davanti alla sua macchina da scrivere mentre le sue dita cominciano a digitare:”C’erano una volta due galline sorelle…” stabilendo, sin dall’inizio, l’intensità e il ritmo del racconto; mi piace pensare che abbia voluto regalare a me, la sua bambina <<adorata>>, il coraggio di Chica; mi piace pensarlo mentre sceglie le parole più adatte a trasmettere tutta la speranza possibile, quelle parole che, in ogni favola che si rispetti, giungono a tranquillizzare i bambini che, solo qualche istante prima, erano tutti impauriti dalle fauci del lupo o dalle mele avvelenate o dalle streghe cattive o dalle tenebre di una foresta piena di spiriti malvagi…

Questo è infatti lo spirito della favola. La situazione di pericolo che mette alla prova il coraggio della piccola Chica e la sua innata bontà che l’aiuta a salvarsi dalle grinfie del lupo.Ma come mai un essere pacifico e trasognato come Chica rischia di finire tra le grinfie di un lupo magro e famelico, che si aggira di notte con due occhietti rossi…come palline di brace?
Chica e il lupoNiente di più facile se la nera Tuja, stanca di vedersi intorno quell’essere inconsistente nella casetta appesa a un ramo del fico selvatico, decide di cacciarla via in una sera di tardo ottobre: una non bella sera, con nebbia umida e un vento maligno.

Casa sul ficoÈ il materializzarsi dell’incubo di ogni bambino: essere allontananto dalla calda sicurezza della casa e arrivare così lontano da temere di non farcela più a tornare indietro. Seguiamo così la drammatica fuga di Chica, tallonata dal lupo magro e famelico al quale riesce a sfuggire, per quella sorta di aura magica che sembra circondare gli innocenti e gli svagati, approdando alla casa della vecchia madrina Pepa, la quale la accoglie ad ali aperte offrendole il rifugio che cerca e tutto il proprio appoggio nel far valere i sacrosanti diritti di proprietà nei confronti della perfida Tuja.
Ma il destino ha in serbo una sorpresa, che non vi rivelo.

Pepa la madrinaNella seconda parte del libro la fiaba incompiuta Il bambino che rubò uno scudo il cui protagonista è Paolo che non aveva nulla del monello, era anzi discreto e persino un po’ contegnoso, sempre vestito a modo, mai spettinato. per la strada non mancava mai di salutare, e con una certa gravità, le conoscenze e i clienti dei suoi genitori. A scuola riusciva molto bene, sebbene studiasse per uno e fantasticasse per dieci.

Ecco dunque tracciati, con tratti svelti e delicati come quelli con cui Paolo fissa sul muro l’ombra della piccola amica Lorena che non può camminare, i caratteri salienti di Fenoglio e della sua famiglia in cui, a suo dire, non mancarono mai gli scontri fra la madre, pratica e concreta, e il ramo aereo dei Fenoglio, culminato nella massima espressione in Beppe, pronto a gettare tutto alle ortiche per dedicarsi ad un’attività aleatoria come la scrittura.

Si ripropongono dunque al pubblico con un nuovo titolo queste due storie che Beppe Fenoglio scrisse tra il 1961 e il 1962 e che sono conservate nella cartella 15 del Fondo Fenoglio di Alba; entrambi i testi si trovavano già nell’edizione critica delle Opere di Fenoglio curata da Maria Corti, pubblicata per la prima volta a cura di Piera Tomasoni  nel 1978, sempre da Einuadi (Volume III pp.455-69) il primo con il titolo “La favola del nonno”, qui modificato per volontà di Margherita Fenoglio, e con le illustrazioni di Alessandro Sanna.

Riguardo la scelta del titolo, si legge in una nota al testo che in un certo senso fu lo stesso Fenoglio ad autorizzarne la variazione in quanto in uno degli ultimi biglietti, che l’autore scrisse all’amico Aldo Agnelli dall’Ospedale delle Molinette, si riferisce alla figlioletta Margherita in questi termini: “Parlale sempre di me, […], sera e mattino. […]. Falle poi leggere e rileggere i miei racconti e la sua favola delle 2 galline.”

Fili d’aquilone n.14

num014copertinaIl mondo dei bambini è tutt’ora misterioso, l’immaginazione e la gioiosità troppo spesso lo distanziano da quello degli adulti, così seriosi e “concreti”.
E questo 14° numero di Fili d’aquilone perciò è tutto dedicato a questo mondo in apparenza molto esplorato, ma in realtà sempre sconosciuto, e si intitola Infanti.
E io sono qui.
Buona lettura. 

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