Ninna nanna a improvvisazione

E’ arrivato un capitano
dallo sguardo un poco strano,
è arrivato con suo figlio
su uno strano, gran naviglio.
Ha degli occhi spenti e buoni
e una barba nera e folta
alla moda d’una volta,
ha dei calli sui manoni.
La sua nave vola via
sulle onde senza scia:
una cosa così strana
da parere quasi arcana.
Gli offro un fiasco di buon vino
per sentirlo raccontare
per che via, per quale mare
sia approdato qui vicino…


C’è profumo di avventura e di mare. E tempeste e gabbiani e misteri. E amore, ingiustizia e morte. E  guerra. E pace, sognata e desiderata fino all’ultimo dei giorni.
C’è tutto ciò che volete voi in questa ninna nanna che ha il sapore di un’antica saga.
Potete leggerla qui e gironzolare per conoscere Mazapegul e il suo blog di storie, filastrocche e giochi.piccolo veliero

Fili d’aquilone n.13

Nutrire il corpo e l’anima, ma senza esagerare, senza forzature, senza imporre ad altri le proprie convinzioni, etiche o religiose.
Se vi fa piacere, si rinnova l’appuntamento con la rivista on line Fili d’aquilone. Siamo al numero 13 e il tema è Nutrimenti.
Il mio piccolo contributo lo trovate qui.
Buona lettura.

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Viaggio alla Luna

Recentemente mi sono occupata del bel libro di Brian Selznick La straordinaria invenzione di Hugo Cabret la lettura ha riacceso in me l’interesse per il cinema delle origini…

Se volete continuare a leggere, cliccate qui

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A Apple Pie

Come talvolta accade, cercando una cosa se ne trova un’altra.
È il caso di questo piccolo libro di molti anni fa, che regalai a mia figlia, allora scolaretta che apprendeva i primi rudimenti della lettura.
Sfogliandolo, mi avevano colpita le graziose immagini vittoriane.
A Apple Pie di Kate Greenaway fu pubblicata nel 1886 ed ebbe subito un grande successo.
kg1Era arricchita di venti illustrazioni, ognuna delle quali contraddistinta da una lettera dell’alfabeto e accompagnata da una frase esplicativa.

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L’autrice aveva ricavato ciascuna frase da antiche rime risalenti al periodo nel quale, come si può notare, non aveva fatto ancora la propria comparsa nell’alfabeto inglese la lettera I.

Il libriccino che regalai a mia figlia era uscito nel 1981 nella collana Longanesi denominata I Tascabili del Bibliofilo e  si rifaceva a una edizione francese, pubblicata a Londra nel 1886,  il cui testo, una divertente storiella con intento didattico, fu ideato da J.Girardin ispirandosi alle illustrazioni della Greenway e nella quale ciascuno dei membri della famiglia, in attesa della torta di mele della mamma, fa e dice qualcosa di consono al proprio carattere.

Rammento bene che lei non fu molto soddisfatta della lettura, in effetti un po’ troppo moreleggiante, sui vizi e sulle virtù dei protagonisti, italianizzati come famiglia Picozzi.

Kate Greenaway, (1846 – 1901) fu pittrice, illustratrice e scrittrice molto apprezzata dal pubblico e da un critico d’arte della levatura di John Ruskin, il quale le dedicò una delle conferenze accademiche tenute a Oxford, poi pubblicate nel 1883 sotto il titolo di Art of England.
I suoi disegni per bambini furoreggiarono come una vera e propria moda e l’artista realizzò, oltre ai libri, numerose raccolte, cartoline  e calendari che potete ammirare qui

180px-Kate_Greenaway00Il suo primo libro in versi, Under the Window, pubblicato nel 1878, riscosse subito un grande successo e non furono da meno le numerose e successive opere, nate anche per illustrare testi altrui come The Pied Piper of Hamelin su versi di Robert Browning.

Piper HamelinI suoi soggetti preferiti erano appunto i bambini, poi i fiori e i paesaggi.

Era figlia di John Greenaway, noto disegnatore e incisore su legno, il quale collaborò anche con le riviste  Punch e Illustrated London News.

P.S. L’attento consorte ha sollevato un dubbio che avevo avuto anche io. Che cos’è questa storia strana della lettera I che non esisteva nell’alfabeto inglese? Cercando qua e là, attraverso The Project  Gutemberg eBook, a proposito di A Apple Pie, ho trovato questa spiegazione e ve la riporto:

The rhyme of A APPLE PIE is very ancient and reference is made to it as early as 1671 in one of the writings of John Eachard. In these early versions the letters I and J were not differentiated. The letter J as we know it to-day was the curved initial form of the letter I and was always used before a vowel.

Però nell’in folio shakespeariano del 1623 i testi del Bardo sono pieni di lettere i con tanto di puntino.
La questione resta aperta.

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