Benvenuto 2009

maniCandelaUn solo augurio.

Pace e serenità per tutti.

Lo straordinario viaggio di Edward Tulane

copj13.aspTitolo: Lo straordinario viaggio di Edward Tulane
Autore: Kate DiCamillo
Traduttore: Angela Ragusa
Illustrazioni: Bagram Ibatoulline
Editore: Giunti, Firenze, 2007
Prezzo: euro 14,90

Edward Tulane è antipatico.
Pensa solo a sé stesso, ai propri eleganti vestiti e all’orologio d’oro che porta nel taschino del panciotto.
Ha un’ altissima opinione di sé e non si preoccupa degli altri.
Edward Tulane è un coniglio di porcellana “alto una novantina di centimetri dalla punta delle orecchie a quella delle zampe e aveva occhi dipinti di un azzurro acuto e penetrante” ((pag.10)Vive nell’accogliente casa di Egypt Street con la sua “padroncina” Abilene Tulane, ma non la considera certo tale, anzi, si può dire che non la consideri proprio.
Edward assiste a tutto con il massimo distacco, salvo impermalirsi se qualcuno gli manca di rispetto, come Rosie, il bulldog dei vicini che è riuscito ad azzannarlo, o come la sventata cameriera che osa “aspirapolverarlo”.Solo di una persona Edward ha soggezione: Pellegrina, la nonna di Abilane, il cui gelido sguardo lo mette a disagio.
È stata proprio Pellegrina a donare Edward ad Abilane e sa benissimo che sotto la raffinata veste, nel duro corpo di porcellana pregiata, il cuore del coniglio è chiuso a doppia mandata, come un geloso scrigno.

Ma la sorte ha in serbo brutte sorprese per l’elegante Edward dal cuore di ghiaccio.
Durante la traversata  che Abilane compie con i genitori verso Londra sulla Queen Mary, Edward finisce in mare per colpa di Amos e Martin, due pestiferi ragazzini che glielo hanno sottratto.
Infine il coniglio di porcellana toccò il fondo dell’oceano, e mentre se ne stava là, con la faccia nella melma, provò la sua prima, genuina emozione, Edward Tulane ebbe paura.” (pag.50)

Cominciano così le disgrazie ei  problemi del raffinato coniglio di porcellana, che viene fortunosamente ripescato dall’oceano solo per passare di mano in mano a persone sconosciute.
Sono esperienze dolorose per l’incertezza, la frustrazione, la paura, ma soprattutto per l’amore che Edward comincia a scoprire in alcune persone e dentro di sé.
Sembra però che la mala sorte si accanisca contro di lui e lo strappi di volta in volta dalle braccia di chi abbia provato a dargli e a chiedergli un po’ d’amore.

La tenera e vecchia Nellie, moglie del pescatore Lawrence, che non ha mai dimenticato il proprio bambino più piccolo, morto a cinque anni;

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il vagabondo Bull che viaggia con la fedele cagna Lucy e conosce tante canzoni tristi;

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il piccolo Bryce che lo sottrae a un ingrato destino di spaventapasseri e lo dona alla sua sorellina ammalata Sarah Ruth.

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Per ognuno di loro Edward è stato qualcuno di diverso: Susanna, Malone, Jangles.
Ma per ognuno di loro ha significato qualcosa di importante, una creatura da amare e dalla quale essere amati.

Quando l’ennesima disgrazia lo riduce con la testa a pezzi sul bancone di Lucius Clark, esperto riparatore di bambole, Edward riemerge alla vita come da un sogno e giura a sé stesso di non aprire mai più il proprio cuore  a nessuno. Ma non è così facile.

La saggia bambola centenaria che Lucius gli mette accanto dopo averla riparata, gli instilla di nuovo nel cuore la speranza.
 “…un levigato solco di speranza nel cervello. Qualcuno verrà. Qualcuno verrà anche per te.
E questo qualcuno ha le sembianze di Maggie, la piccola figlia di Abilane.

<<Maggie>> disse la donna, alzando lo sguardo dall’ombrello ancora aperto << Che cosa hai trovato?>>
<<Un coniglio>> – disse Maggie
<<Un cosa?>> – chiese la madre.
<<Un coniglio>>  ripetè Maggie <<Lo voglio>>.
<<Ricorda: oggi non dobbiamo comprare niente. Siamo venute soltanto a guardare.>> l’ammonì la donna.
<<Per piacere, signora>> insistè Lucius Clarke.
La donna si avvicinò a Maggie. Si fermò. Abbassò lo sguardo su Edward. Il coniglio si sentì assalire dalle vertigini.
(pag.189)

Abilane, accarezzando il vecchio orologio d’oro che porta al collo, non deve fare altro che chiamarlo con il suo vecchio nome e riportarlo a casa.

C’era una volta – oh, una volta meravigliosa! – un coniglio che ritrovò la strada di casa.” (Epilogo)

Kate DiCamillo è una scrittrice americana per ragazzi, nata nel 1964 a Philadelphia, ma che attualmente vive a Minneapolis. È considerata un’autore di talento nel panorama della letteratura americana per ragazzi e ha già ricevuto numerosi premi, il più recente dei quali è il Premio Cento, uno dei massimi riconoscimenti del genere, proprio quest’anno per il testo di cui vi ho parlato.

Angela Ragusa è una nota traduttrice, insignita nel 1995 del Premio Andersen-Baia delle Favole per le sue traduzioni; da alcuni anni ha affiancato all’attività di traduttrice quella di autrice per ragazzi e con “I cavalieri del vento” ha ricevuto anche lei il Premio Cento nel 2006.

Bagram Ibatoullineè nato in Russia, ma vive a Gouldsboro, in Pennsylvania, ed ha la notevole capacità di adattare il proprio stile di disegno all’opera che deve illustrare.

Natale

Buon Natale a tutti!

Puskin’s Fairy Tales

 

imagewrap.img Durante il breve soggiorno sanpietroburghese mi sono imbattuta in questo piccolo libro, del quale purtroppo non ho trovato la traduzione italiana, con una raccolta di sei fiabe del massimo poeta russo, Aleksandr Puskin.
Vi espongo brevemente le trame, in parte note anche a noi europei, ma ci tengo a proporvi anche una parte, minima invero, delle splendide e ricche illustrazioni che adornano le storie.
Sulle illustrazioni tornerò a soffermarmi più tardi.

Ruslan e Ludmila

È un poema epico che Puskin iniziò nel 1817 e terminò quattro anni dopo, ma che fu dato alle stampe  nel 1822 perché l’autore era stato esiliato a causa delle proprie idee liberali. Si rifà alla bylina, l’antica canzone epica russa, ma in buona sostanza vi si trova forte l’impronta ariostesca. Si narrano le tragicomiche vicissitudini del valoroso principe Ruslan al quale un orrido mago gobbo sottrae l’amata Ludmila il giorno delle nozze.
Da quest’opera è stato tratto il libretto per l’omonimo melodramma fantastico in cinque atti di Michail Glinka, le cui musiche sono raffinate e fantastiche, ben sorrette in ciò dalla trama e dall’ambientazione.

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Fiaba dello zar Saltan

Lo zar Saltan sposa la bella e buona Militrissa, ma le due invidiose sorelle e la perfida parente Barbaricha gli fanno credere che abbia generato un figlio mostruoso. Lo zar, lontano per una guerra, cade nel perfido tranello e fa condannare a morte la zarina e suo figlio Guidon, ma i due si salvano e dopo varie vicissitudini riabbracceranno lo zar, pentito del proprio gesto.
Nicolaj Andreevic Rimskij-Korsakov musicò la storia su libretto di Vladimir Ivanovic Bel’skij nel 1831, il medesimo anno della pubblicazione della fiaba di Puskin, con il lungo titolo Fiaba dello Zar Saltan, del suo glorioso e potente figlio l’eroe Principe Guidòn Saltanovic e della bellissima Principessa Cigno.

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Il gallo d’oro

In questa fiaba del 1834 lo zar Dodon riceve in dono da un mago un magico galletto d’oro che lo avvisa ogni volta in cui un nemico minaccia il suo regno, e in cambio gli promette di esaudire qualunque suo desiderio. ma quando giunge il momento di pagare, lo zar cerca di rifiutarsi e paga caro il suo diniego.
Anche da questa fiaba Vladimir Ivanovic Bel’skij trasse il libretto per un’opera fantastica in un prologo, tre atti e un epilogo, musicata nel 1906 sempre da Rimskij-Korsakov . Il musicista morì senza vederla rappresentata, a causa di un attacco di angina pectoris dovuto al clima di tensione che si era creato intorno ad essa in quanto la fiaba di Puskin era una forte critica all’indolenza degli zar e anche nei primi anni del ‘900 manteneva intatta la sua carica satirica.

pag086pag093La fiaba del pope e del suo servo Balda

Qui uno sciocco e avaro pope prende come servo l’energico Balda, tanto furbo da farla in barba anche al diavolo.

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La fiaba della principessa morta e dei sette eroi

Fu scritta nel 1833 e suppongo sia la rivisitazione russa della fiaba europea di Biancaneve, visto che Perrault ne scrisse una versione nel 1696 e i fratelli Grimm seguirono nel 1814. Una perfida zarina allontana la bella principessa per gelosia, sette baldi cavalieri  la ospitano, c’è una mela avvelenata per togliere di mezzo la principessa e il lieto fine è assicurato dal salvataggio finale da parte del promesso sposo.

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La fiaba del pescatore e del pesciolino d’oro

Molto nota anche in Italia, narra di come un pesciolino d’oro, al quale un vecchio pescatore salva la vita, esaudisca l’uno dopo l’altro i desideri  sempre più esigenti della sua bisbetica moglie, fino a perdere la pazienza e a punirla come merita.

pag123pag125Come vi dicevo all’inizio, le illustrazioni sono una parte importantissima nel fascino di questo piccolo libro.
Appartengono alla scuola di Palekh.
Palekh è un piccolo villaggio nel quale convivono l’antico e il moderno e i cui colori continuano ad essere fonte di ispirazione per gli artisti della famosa scuola.
La fama dei pittori di Palekh era dovuta in massima parte alle icone, ma con l’avvento del regime sovietico la produzione di queste opere sacre si bloccò e gli artisti trovarono il loro naturale sbocco nella produzione di minuscole scatole, pannelli e gioielli, incontrando immediatamente un grande successo e un immenso gradimento da parte del pubblico.
Fanno uso solo di colori a tempera con il tuorlo d’uovo come base e le caratteristiche che distinguono la pittura di Palekh sono i colori brillanti, l’espressività delle figure sinuose e slanciate, impreziosite da ombreggiature di filigrana o cerchiature d’oro, la presenza di più composizioni sui vari lati della scatola per sviluppare più efficacemente il soggetto.
Come molti altri artisti delle scuole russe, i pittori di Palekh hanno tratto grande ispirazione dai lavori degli autori russi (Pushkin, Lermontov, Nekrassov, Gorky, Mayakovsky e Bazhov), dalle canzoni popolari, dalle bylina, dalle opere liriche e dai balletti.

I micicani

Torno a proporvi un tuffo nella letteratura slovena per l’infanzia con questa simpatica storia dell’amicizia tra un bambino e un cane speciale.
Mi fa piacere ricordarvi che la troverete anche qui.

I micicani
di Marjeta Novak

Oltre la ringhiera del balcone sbuca la testa rotonda di Lentigginino. Il bambino, in punta di piedi, è già grandicello. Ieri la mamma l’ha portato a una mostra canina e, da allora, non si dà pace. Alla mostra gli è venuto un terribile desiderio, così espresso: “Vorrei avere un cane.” Sembra un desiderio comunissimo, ma non è così. Ogni desiderio deve trovare l’orecchio giusto per poter realizzarsi, ma per il desiderio di Lentigginino di orecchi giusti non ne esistevano proprio. Al contrario nelle sue orecchie entrano già i profondi sospiri del padre: “Ma non vedi che da noi non c’è spazio?” E gli strilli indignati della mamma: “Che altro ti verrà in mente!”
Mentre Lentigginino meditava tristemente, perfino le sue efelidi diventarono livide.
“Bau, bau, bau,” sentì allora abbaiare sotto il balcone. Lentigginino stentava a crederci, sotto c’era un’enorme bestiaccia simpatica e accattivante, aveva una coda lunghissima. Arrivava certamente fino in fondo alla via e perfino dietro l’angolo. Mamma mia, che spavento per tutti. Lentigginino però non si perse d’animo, anzi, armandosi di coraggio filò come una freccia giù per le scale. Giunto in strada, dovette camminare cinque minuti da una zampa all’altra e altri cinque in senso inverso.
“Cosa stai curiosando, pulce canina’!” abbaiò a piena gola il cane pieghevole Elastico. “Bau, op là!” e subito si restrinse diventando un normale cane di piccola taglia. A Lentigginino non incuteva più paura. “Assomiglia a una vecchia e buona fisarmonica”, pensò tra sé.
“Bau, op là, allungati. Bau, op là, acciambellati”, saltellava Elastico. Teneva la testa in su e la coda in giù, tutto come si deve. Solo il corpo era ad un tratto cortissimo.
“Posso diventare più piccolo del più piccolo orsacchiotto di pezza”, si vantava Elastico. “Sono un cane moderno per un appartamento moderno. Mi arrotolo e, op là, puoi nascondermi nella scatola dei giocattoli. Domenica hai gente in visita e, op là, mi stiro e allungo per tutto il corridoio, così gli ospiti vedono che bel cane sono. Pratico, no?
“Sei davvero un portento’“ bisbigliò Lentigginino con ammirazione.
“Le giraffe avevano il collo pieghevole molto prima dei cani a fisarmonica”, spiegò modestamente Elastico. “Ma purtroppo un giorno il collo si guastò e da allora nessuno è più capace di piegarlo per quanti sforzi faccia”.
Elastico sembrava molto saggio ma anche un po’ triste.
“Che preoccupazione ti sta rodendo!” gli chiese Lentigginino gentilmente.
“Mi sento terribilmente solo. Sono l’unico cane pieghevole al mondo mugolò malinconicamente e questa volta arrotolò in fretta solo la coda. “Mi piacerebbe trovare qualcuno per andare a spasso di notte, qualcuno che sappia cacciare le ombre variopinte e per giunta acciuffare la stella cometa per la coda.”
Lentigginino posò il dito sulla sua più grande efelide e si mise a pensare, a pensare. “Ecco,” disse dopo qualche minuto,”credo che Micetta sarebbe il tipo ideale per vagabondaggi di questo genere.”
“E che razza di gatta è Micetta” si interessò Elastico.
“Ha il coraggio dei cani in genere e la cortesia dei gatti in particolare.” “Bau-miao”, si sentÌ allora miagolare sul tetto vicino.
“Cosa sono queste smancerie?” si stupì Elastico.
“Ecco che arriva la nostra Micetta,” disse compiaciuto Lentigginino. “La gatta più istruita del luogo, puoi convincerti da solo che cocuzza ha. Parla tutte le lingue canine e feline, e quando le vien voglia di qualche coscia di merlo sa anche fischiare. Eh, sÌ, Micetta è in gamba!”.
“Bau, ap – cì!” starnutì Elastico. Questo gli succedeva sempre quando qualcosa di bello stuzzicava i suoi occhi. Ma non si lasciò adescare dal tenero e scintillante sguardo di Micetta. Neanche per sogno. Si arrotolò ancora più stretto per contemplarla con tutto comodo da lontano.
“Miao, miao”, Micetta si tirò il pelo più lungo dei suoi baffi d’argento e cominciò a suonare su di esso in modo struggente.
Sapeva anche tutte le vecchie melodie canine ed Elastico finì per trovarsi a proprio agio, come in famiglia, dimenticò perfino di ripiegare il suo grande cuore canino sentendosi irresistibilmente attratto lassù, verso il comignolo di Micetta. Lentigginino fu preso da spavento temendo per lui. Lo afferrò subito per la coda, ma era troppo tardi. Elastico cominciò ad allungarsi a non finire, finchè non raggiunse il tetto. Micetta aveva una bella pelliccia grigia, però agli occhi lucenti di Elastico pareva tutta d’argento. Accettò anche il suo regalo. Un regalo? Sì. Il gustoso osso pieghevole di un prosciutto cotto in casa. Era stata Micetta a prepararlo alla canina. Elastico non aveva altra scelta. Vuoi non vuoi, lui stesso e spontaneamente ammise alla fine a Lentigginino:
“Sì, Micetta è proprio in gamba!” Insomma si degnò di stringere amicizia con lei e non è il caso di commiserarlo per questo o di tenergli il muso.
Da allora in poi, tutte le notti erano piene di latrati e di miagolii, finché… finché… un bel giorno non nacquero – piegati alla perfezione – dei piccolissimi micicani. Proprio sei. Per precisare: tanti quanti erano i bambini del caseggiato. Lentigginino naturalmente decise di tenersi Elastico, preferendolo a tutti. Fino a quando i micicani erano piccoli si piegavano a fatica, dopo però se la cavarono discretamente, Avreste dovuto vederli! Erano vari e multiformi, con la nobile testa canina e il soffice corpo felino, con un’altissima coda canina e tenere zampette di gatto. Tip – tap, tip – tap, a passettini felpati i micicani giravano e se la spassavano con i bambini davanti al caseggiato, lasciandosi accarezzare da chiunque.
“Bau, miao, bau, miao”, dicevano di tanto in tanto, a seconda dell’umore. Gironzolavano a testa alta con spavalderia. Perfino il ringhioso cagnaccio di un vicino non interessava più nessuno.
“Uffa! come mi annoio,” sbadigliò mettendo in mostra le zanne.
“Suvvia, mettiti a baumiagolare un pochino con noi,” gli proposero magnanimi i micicani.
Avreste dovuto vedere con quanta pazienza imparava a baumiagolare il feroce bestione. Non ringhiava più con tanta arroganza. Ripeteva umilmente. Da principio pareva che prendesse in giro se stesso:
“Biau, biau, mau, mau”. Alla fine però riuscì a spuntarla.
“Bau, miao, bau, miao”, echeggiava da una casa all’altra.
Solo ogni tanto si sentiva:
“Biau, mau, biau, mau”, quando insomma il cane del vicino sbagliava e faceva una stecca.
“Cagnone stupido e presuntuoso”, lo motteggiavano i micicani, ma con simpatia, senza guardarlo in
cagnesco.

Titolo del testo originale “KUŽMUCKE”
Mladinska knjiga, Ljubljana 1984

Traduzione dallo sloveno di Jolka Milič

Biografia (a cura di Jolka Milič)
Scrittrice, redattrice, giornalista, traduttrice e adesso consigliere del ministro al Ministero della cultura in Slovenia, Marjeta Novak Kajzer è nata nel 1951 a Ljubljana, dove generalmente vive e dove si è anche laureata alla Facoltà di filosofia in lingua e letteratura slovena e in lingua e letteratura francese, ottenendo qualche anno dopo il dottorato di ricerca in letteratura francese a Parigi all’INALCO. Nello stesso istituto parigino si è laureata in seguito in lingua ungherese.
Prima di approdare al Ministero ha svolto molte cariche importanti e di grande responsabilità nel campo della cultura, giornalismo ed editoria. Ha intervistato importanti scrittori francesi, tra cui L. Aragon, I. Ionesco, A. R. Grillet, N. Sarraute, R. Gary e altri presentandoli ai lettori sloveni. Ha tradotto anche qualche libro, prevalentemente dalla letteratura francese. Ha pubblicato quattro romanzi: Vrtiljak (La giostra), 1983; Kristina, 1985 (premio Kajuh, tradotto anche in serbocroato); Vila Michel (Villa Michel), 1987 e Posebne nežnosti (Tenerezze particolari), 1990. Nel 1993 è uscito il suo libro di colloqui con gli scrittori sloveni dal titolo Kako pišejo (Come scrivono) e nel 1994 è coautrice dell’almanacco Noc v Ljubljani (Notte a Ljubljana).
Ha scritto cinque libri per l’infanzia: Sova v pižami (La civetta in pigiama), 1982; Kužmucke (I micicani),1984; Nepovabljeni rožnati gost (Il non invitato ospite rosa), 1990; Mama gre trikrat okrog sveta, 1993 (nel 2005 esce anche l’edizione italiana: La mamma fa tre giri intorno al mondo) e Arne na potepu (Arne a zonzo), 1995, quest’ultima opera anche in audiocassetta e tradotta in cinese e coreano.
 

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