Andersen – Una vita senza amore

 

la-locandina-italiana-di-andersen-una-vita-senza-amore-84491Mi sono occupata finora di film per ragazzi o nei quali i ragazzi fossero protagonisti, e questo Andersen- una vita senza amore fa eccezione. 1885005_andersenFa eccezione perché, pur essendo la biografia dell’amatissimo autore di favole che ha commosso e avvinto generazioni di giovani lettori, non è assolutamente un film adatto a un giovane pubblico per i contenuti e la maniera cruda in cui vengono proposti.

PiantoStanislav Ryadinsky (Andersen giovane)

Di fronte a questo film non si resta indifferenti: o lo si ama o lo si detesta, perché può risultare tanto attraente quanto fastidioso.

Andersen e HeriettaSergei Migitsko (Andersen Adulto) e Yelena  Babenko ( Henrietta Wulf)

Due parole sul regista, prima di tutto: l’ottantenne Eldar Ryazanov in Russia è un’istituzione del cinema nazionale e si dice abbia lavorato a questo progetto per oltre vent’anni, regalandoci così un film il quale “…è un delirio immaginifico che mette insieme musical e melodramma, cinema russo per bambini anni ’50 e omaggi ad Eisenstein (ma anche al Michael Powell di ‘Scarpette rosse’), leggende nordiche e visionarietà sovietica per raccontare la storia dello scrittore di favole danese Hans Christian Andersen, trasformando San Pietroburgon in Copenhagen con uno sfoggio di scenografia, costumi e direzione fotografica eccezionali (ed eccezionalmente costosi). Sfiorando spesso il kitch ed il grottesco (come del resto fanno molte favole nordiche), diretto da un regista che ha spesso usato il tema della fiaba nel suo lavoro, ‘Andersen – Una vita senza amore’ lascia disorientati, repelle e incanta in misura quasi uguale.” (Paola Casella, Europa, 01/08/2008).

Solo al freddoStanislav Ryadinsky (Andersen giovane)

La vicenda prende l’avvio dalla visita che il piccolo Andersen, accompagnato dalla nonna, fa al nonno ricoverato in una specie di manicomio in riva al mare e qui avviene l’incontro con un vecchio, che si presenta come Dio, il quale gli preannuncia un grande futuro.
Andersen bambino e DioIvan  Kharatyan ( Andersen bambino)

Da questo momento in poi si assiste ad uno strano biopic nel quale scene di vita infantile, adolescente e adulta del protagonista si alternano e si mescolano in una sciarada dai colori sontuosi e nitidi, da regno dei balocchi, in cui le famose favole di Andersen si manifestano come chiave di lettura di episodi della sua vita reale: bellissima in tal senso la ricostruzione della favola Il guardiano di porci nei cui protagonisti Andersen adombra se stesso e, in una sorta di metaforica punizione, la famosa cantente lirica svedese Jenny Lind che non seppe o non volle mai accettare il suo amore.

Guardiano di porciO la surreale sequenza  in cui Andersen adulto inscena un balletto con la propria ombra, che ha le fattezze di Andersen adolescente e si è macchiato della colpa di sedurre la nobildonna russa alla quale presta il vostro sempre la bellissima Jenny Lind.

Jenny e ombraStanislav  Ryadinsky  e Yevgeniya  Kryukova (Jenny Lind)

Tutto sommato la figura di Andersen non esce bene da questa prova: a sua discolpa si possono addurre senza dubbio le grandi difficoltà e i grandi patimenti sopportati,

La scuola durama ci viene mostrato come un povero lacché alla merce di uomini potenti e un individuo aggrappato al perbenismo al punto di abbandonare la madre alcolizzata e rinnegare la sorella che si è data alla prostituzione.

Andersen e sorellaGalina  Tyunina (Karen, sorella di Andersen)

Eppure non si riesce a trovarlo odioso, si parteggia per lui e lo si capisce, forse anche per la crudezza di molte scene.

Andersen adultoUna per tutte, quella dell’esibizione canora: la nonna conduce con sé il nipote adolescente nel tentativo di fargli avere un lavoro presso una manifattura di tabacco e qui vanta l’ugola d’oro e la voce da usignolo del ragazzo, il quale non esita ad esibirsi. In apparenza la scena si stempera nell’idillio, il pubblico abbrutito di uomini rozzi, ragazzetti volgari e donne sfatte sembra sciogliersi di commozione alla melodiosa esibizione del ragazzo, ma l’illusione dura poco. La crudeltà della vita quotidiana irrompe con brutalità nella selvaggia scena dell’aggressione al giovane Andersen, insultato come omosessuale e spogliato.

Il cantoIn tutto il film, come sottintende anche il titolo, vibra l’impossibilità di Andersen di avere rapporti con le donne, sia fisici (il fallito tentativo di seduzione da parte della moglie dell’odioso direttore della scuola e l’altrettanto fallimentare incontro con una prostituta) che spirituali (l’amore non corrisposto per Jenny Lind e l’incapacità di accettare quello appassionato e fedele negli anni di Henrietta Wulf).

Andersen e JennyScorre così sullo schermo tutta la vita dello scrittore Christian Andersen,  sicuramente non a tutti nota,  una vita all’insegna della lotta di chi è diverso e vuole farsi essere accettato come tale. Dalle difficoltà di un’infanzia povera all’emarginazione della scuola in cui si trova già adolescente, alla mercè del perfido direttore e degli altrettanto perfidi scolari, lui che  quasi non sa né leggere né scrivere, ma è conscio dell’immenso tesoro che possiede dentro di sé, sino al successo e ai fasti di corte, per arrivare alla sua morte, dopo i riconoscimenti e gli elogi che tutta Europa gli ha tributato. Bizzarra anche la sequenza del funerale, con il vecchio Andersen che si gode la scena della disperazione, o più o meno sincera, di chi partecipa alla celebrazione.

La bella favola del brutto anatroccolo fatta realtà.
Henrietta WulfYelena  Babenko ( Henrietta Wulf)

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