I cavoli a merenda

Dopo avervi parlato delle mirabolanti avventure del signor Bonaventura, torno a dedicarmi alla brillante penna di Sergio Tofano per riproporvi un libro che giustamente moltissimi lettori hanno amato, considerandolo uno dei più belli e deliziosi, se non il migliore in assoluto, tra i libri scritti per bambini nel nostro secolo: I cavoli a merenda.cavoli-a-merenda_1Evitiamo di avventurarci nell’infido terreno della diatriba libro per ragazzi/libro per adulti, perché le favole raccolte in questo volume sono così surreali e poetiche da prestarsi egregiamente alla lettura di ognuno, piccolo o grande che sia.

A questo proposito è illuminante la recensione che Antonio Lugli ne fece nel 1991 su L’Indice, in occasione dell’uscita per la Biblioteca di Adelphi.
“…Scritto nel 1920, “I cavoli a merenda” è riproposto da Adelphi in una collana rigorosamente dedicata agli adulti. L’insieme delle dieci brevi favole illustrate dà sulle prime un certo senso di spaesamento e comunica il piacere di un’incursione in un terreno riservato e senza infingimenti di prefazioni e postfazioni che giustifichino ai grandi l’attenzione a un libro tradizionalmente considerato per l’infanzia. In realtà sappiamo bene quanto la distinzione sia vaga, ma sappiamo anche che la trasgressione funziona solo se si lancia qualche ammiccamento ai grandi quando si scrive per bambini. Si può arrivare a dare qualche giustificazione non richiesta come fa Calvino che nella prefazione al “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città” nella bella edizione einaudiana “per ragazzi” del 1963 scrive: “È un libro per bambini e ragazzi, ma senza che l’autore abbia per l’occasione creduto necessario allontanarsi dal suo ideale stilistico di una prosa articolata, agile e limpida”. Per dire ai grandi che, anche fuori dal loro campo, lo scrittore non si è tradito…”

Adelphi aveva già pubblicato “Il teatro di Bonaventura” nel 1984, corredato di una bella prefazione, desunta da scritti dello stesso Tofano,  che riassumeva il senso del suo modus operandi: una scrittura libera dal tedio e dalla prosopea, eredità ancora presenti del non lontano Ottocento, una scrittura nata senza la pretesa di forsato ammaestramento e fatta per liberare la fantasia del fanciullo.

In particolare sulla simbiosi tra aspetto grafico e contenuto scriveva ancora Antonio Lugli:
“…Tofano costruisce “I cavoli a merenda” con un segno analogo, un unico tratto di penna che scrive parole e continua in immagini, con figure scattanti che si incuneano nella pagina stampata. Alcune storie sembrano scappar fuori dalla penna del disegnatore prima ancora che da quella dello scrittore: un principe con una gamba in più può essere un errore di disegno prima ancora che un’invenzione della favola. Così il re che stava sempre voltato dalla stessa parte è l’esito naturale della silhouette di un vignettista…” 

Ma adesso è venuto il momento di tuffarci nelle surreali avventure dei protagonisti del libro.

Uguccione della Stagnola invincibile capitano prigioniero di se stesso
In questa vicenda Sto non ci fa mancare il tòpos della letteratura cavalleresca: il prode guerriero che alla fine della vittoriosa guerra torna dall’amata in trepida attesa, la tenera Doralice immancabilmente bionda che trascorre il tempo ricamando pantofole. Salvo l’ironico ribaltamento dell’eroica e romantica situazione quando il prode Uguccione, prima per aver attraversato un fiume e poi per essersi bagnato sotto la pioggia, “una pioggia che crosciava sulla sua armatura come su un lucernario con un rumore di friggitoria“,  rimarrà per ben due volte prigioniero della gloriosa armatura del nonno, terrore dei Lanzichenecchi.

09uguccione
Quel che successe ad Aniceto perché un babbo, una mamma e quattro nonni non andavano d’accordo
La storia del piccolo Aniceto è modernissima: essendo figlio di Michelangelo Tibidabo di Villa Cecerotta (nato in Italia da padre spagnolo e madre tedesca) e di Evangelina Goudevening (nata in Francia da padre inglese e madre russa) qual era la più grossa disgrazia che potesse capitargli? Vedersi affidato a a sei istitutrici di diverse nazionalità e arrivare all’età di quindici anni contentandosi di ripetere “Mbua… Mbua… Mbua“.

08anicetoIl re che aveva una gamba in più
Il re di Peronospoli è angustiato dalla disgrazia del figlio Trittico, dotato di tre gambe. “…Figuratevi la pena del padre: dover comprare per il figliolo due paia di scarpe e gettarne una!” I due luminari del tempo, un flebotomo e un callista, sono convocati a consulto, consulto che dura anni e anni, dividendo la cittadinanza in due fazioni: coloro che sostengono il flebotomo, fautore dell’amputazione di uno degli arti laterali, e coloro che sostengono il callista nella sua diagnosi di amputazione della gamba centrale.

07tritticoLe disgrazie come le ciliege
Esilarante catena di guai che comincia con l’improvvida tosatura da parte del parrucchiere Milziade ai danni di Ciociò, l’amatissimo e brutto cane barbone di donna Sebastiana. Una girandola di eventi che coinvolgono tutti gli inquilini del palazzo, dal freddoloso Boccanera al commesso viaggiatore in burro e affini Anatolio Su, dal piccolo Ugolino afflitto dal mal di denti al dottor Ciccillo Bergonzio, fino all’immancabile lieto fine che riporta lo statu quo iniziale

06guaiIl re che stava sempre voltato dalla stessa parte
Re Sventiboldo si mostra sempre e solo di profilo, badando bene che il lato destro del suo viso non si veda. la cittadinaza lo imita con deferenza, certa che sia mosso da alta ragion di stato. Ma la triste verità è che il povero sovrano ha la guancia destra deturpata da una voglia di frittata agli spinaci! Quando decide di prender moglie, ha poche e precise richieste da fare a Longino il presidente dei suoi ministri: la sposa deve avere i capelli rossi e gli occhi azzurri, essere virtuosa, saper cucinare divinamente le polpette con il prezzemolo ed essere disposta a mostrarsi per tutta la vita solo con il profilo destro.

05dilato
Checco… povero Checco…
Ovvero come un semplice pettegolezzo può girare di bocca in bocca, trasformasi un un appunto scribacchiato in fretta e poi una poesiola a strofetta, fino a vestirsi di musica e diventare un motivo di successo persino nel mondo dei cannabali. E tutto ciò perché? Solo perché il povero Checco… no, non ve lo volgio dire! Leggete la storia…

04checco
Vera e istruttiva storia di un re che voleva ciliege senza nocciolo e di un saggio famoso che lo prese in giro
Il re di Strozzapopoli vuole che suo figlio Arnaboldo mangi le ciliege senza pericolo di strozzarsi così ordina che si inventino le ciliege senza noccioli. Nemmeno il minuscolo saggio Nompossum, che vive in mezzo barile, sembra in grado di accontentarlo…

03ciliegiePerché a Montesaponetta si camminava così
Come succede che a causa dell’Euflexibiliferina e dell’Eucorroburiferina la giovane Pepita detti la moda tra le ragazze di Montesaponetta.

02montesaponetta
Come il Comandante Generale delle truppe guarì dall’insonnia il suo Sultano Mamaluch Pascià
Brutta faccenda se un sultano, che non è un tiranno tiranno nel senso completo della parola, pretende che tutti facciano tutto ciò che fa lui. E quando gli capita di perdere il sonno per una questione di nervi, per fortuna il suo Comandante generale con una grossa bugia salva tutti, sultano compreso.

01sultano
Un giudizio giudizioso
Dopo una meticolosa indagine il pretore Geronzio Pappalardo emette un salomonico giudizio sul reato di violazione di domicilio, furto con scasso e pascolo abusivo da parte di due paperi…

10giudizio
Scommetto che adesso vi è già venuta voglia di leggere queste favolette e conoscere meglio  i deliziosi personaggi di Sto.

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The Victorianist: BAVS Postgraduates

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