Matilde

Matilde Dalverme ha un problema.
Due genitori che non sanno che farsene di lei e di suo fratello Michele.

Di per sé la cosa è gia abbastanza pesante, se poi considerate che Matilde è una bambina oltremodo sensibile e geniale, comprenderete in pieno la gravità della situazione.
“A diciotto mesi parlava correttamente e conosceva altrettante parole della maggior parte degli adulti. Ma i suoi genitori, invece di lodarla, le dicevano che era una fastidiosa chiacchierona e aggiunsero seccamente che le brave bambine non dovrebbero farsi vedere né sentire. A tre anni, Matilda aveva imparato a leggere da sola, grazie ai giornali e alle riviste sparsi per casa. A quattro anni leggeva speditamente e cominciava ad avere una gran voglia di libri, perché, in quella casa geniale, di libri ce n’era uno solo, intitolato Cucinare è facile, che apparteneva a sua madre. Dopo averlo letto da cima a fondo, imparando a memoria tutte le ricette, Matilde decise di cercare letture più interessanti. “Papà, mi compreresti un libro?” “Un libro? E per che cavolo farci?” “Per leggerlo.” “Diavolo, ma cosa non va con la tele? Abbiamo una stupenda tele a ventiquattro pollici e vieni a chiedermi un libro! Sei viziata, ragazza mia!” (pag.11)
Non c’è bisogno che aggiunga molto altro, vero?
Il giorno in cui il padre le nega il libro, Matilda non si scompone e va da sola nella biblioteca del paese.
Da quel momento comincia a leggere tutti i libri per bambini che vi trova, passando poi ai classici,con l’aiuto della gentile signora Felpa, la bibliotecaia. Così i suoi pomeriggi si riempiono di vita.
Ma non basta, la rabbia contro la stupidità e l’insulsaggine dei grandi cresce dentro Matilda, che capisce di doversi vendicare. E il primo della lista sarà proprio suo padre, quell’essere spregevole con un viso da topo che si arricchisce ai danni dei clienti, vendendo loro macchine usate truccate.
Per colpa dell’incuria dei genitori, Matilde viene iscritta a scuola in ritardo e così comincia frequentare l’Istituto “Aiuto”, diretto dalla dispotica signorina Agata Spezzindue, una terribile zitella di mezza età.
La maestra invece è bella e delicata, si chiama Betta Dolcemiele e non alza mai la voce, sorride poco, ma è adorata dai suoi alunni.
La signorina Dolcemiele non tarda a scoprire la straordinaria intellingenza di Matilde e non vede l’ora di informare la direttrice Spezzindue, ma alla terribile donna interessa solo la disciplina ferrea che è riuscita a imporre nel suo Istituto e neppure l’incontro con i genitori di Matilde ha esiti più incoraggianti.
I signori Dalverme sono teledipendenti e mangiano solo cibi pre confezionati; lui è uno sporco imbroglione e lei è convinta che il mito delle bambine sia la bellezza, non certo la cultura, come vuole farle credere quella svitata della signorina Dolcemiele.
Anche a scuola c’è la desolazione più totale, i piccoli alunni cercano di sopravvivere alle prepotenze della direttrice e persino i loro genitori la temono follemente.
Nessuno si ribella, per evitare di finire nello Strozzatoio, il lungo e stretto armadio che la direttrice Spezzindue ha foderato di chiodi e schegge di vetro, cosicché il malcapitato che vi viene rinchiuso deve solo badare a stare immobile e fermo, se vuole salvarsi.
E poi, memore dei suoi trascorsi olimpionici di lanciatrice del martello, la Spezzindue punisce le bambine facendole roteare per le trecce e lanciandole fuori dalla finestra.
Tutta l’intelligenza racchiusa nel meraviglioso cervello di Matilde deve trovare un naturale sfogo e lo fa passando attraverso gli occhi.
“A poco a poco cominciò a provare una sensazione stranissima. Sembrava quasi che una misteriosa elettricità le si stesse concentrando negli occhi: come un senso di forza, di potere che covava nel profondo del suo sguardo. Ma provava anche qualcos’altro, una sensazione del tutto differente e indefinibile. Pareva quasi che minuscoli lampi, impercettibili onde di calore, le scaturissero dagli occhi, come se al loro interno si accumulasse un’energia sconosciuta. Era una sensazione stupenda.” (pag.153)
L’unica persona degna di essere messa a conoscenza dello strano e bellissimo fenomeno è la signorina Dolcemiele, la quale si preoccupa e invita Matilda a una merenda in casa propria. La casa della maestra è una casupola semi sepolta dalla vegetazione, che sembra uscita da una fiaba dei fratelli Grimm, povera e spoglia all’interno.
Come mai la gentile e dolce maesta Betta vive in quel tugurio? Matilda è perplessa, ci deve essere sotto qualcosa e vuole scoprirlo.
Betta Lattemiele non esita a confidarsi con quella strana bambina dai sentimenti adulti e Matilde scopre così la terribile verità sulla sua maestra.
Da quel momento il suo straordinario potere sarà al servizio della signorina Betta, per far trionfare la giustizia.
Non vi dico altro per non guastare il piacere della lettura, godibilissima anche per un adulto, come sempre accade con le storie di Roald Dahl, il magico inventore del GGG, delle streghe, di Willy Wonka, dei gremlins.
Nel 1996 da questo libro ha tratto il film  Danny De Vito,  “Matilda 6 mitica” (titolo italiano abbastanza idiota), che non ha la forza del testo di Dahl, ma ha il pregio di mostrarci un efficace ritratto della piccola protagonista e di sbeffeggiare ferocemente la società che la circonda.
Un libro davvero bello e utile, da leggere alle piccole di casa, se già lo avete, o da regalare loro, se vi manca.
Magari regalatelo proprio oggi, che è l’otto marzo. 

copj13.asp
Titolo: Matilde
Autore: Roald Dahl
Illustratore: Quentin Blake
Editore: Salani
Prezzo: euro 8,00

 

Qui potete leggere un interessante intervento in cui la piccola Matilde viene paragonata ad una novella e più attuale Jane Eyre. Curioso e interessante.

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