Bottoncino e la pietra viola

Vi propongo un vecchio volumetto dall’impostazione grafica particolare, stampato a Firenze nel lontano 1964.
L’autore del testo, Augusto Passaglia, è anche l’illustratore di questa storia, riprodotta come se fosse scritta  a mano e via via arricchita dalle illustrazioni.Illustrazioni che hanno un taglio semplice e infantile, colorate con la tecnica del pastello tanto cara ai bambini, fatta di lunghe righe un po’ irregolari che riempiono i disegni.

La storia procede di pari passo con le illustrazioni e ci racconta  di Coloretta, a metà strada tra i monti e il mare, paese dominato da una grande torre gialla in cui viveva un vecchio saggio, dalla chiesa e dalla fabbrica di bottoni che dà lavoro agli abitanti.01

Proprio da questa grande fabbrica un giorno rotola fuori un bottone, che la piccola Pierina usa per ricavare un pupazzo fatto con la lana della mamma.
Il fantoccio prende vita, diventa un bambino in carne e ossa, solo che ha un bottone al posto della testa.02

Bottoncino, così viene chiamato il piccolo, diventa il figlio adottivo dell’operaio Giustino e di sua moglie Generosa e i due lo mandano subito a scuola, dove viene accolto con sorpresa e diffidenza, ma non passa molto tempo che tutti imparano a volergli bene, tanto è buono e gentile.
Soprattutto il compagno di banco Birino diventa un amico inseparabile per Bottoncino e con il cane Marroncino si danno all’esplorazione del paese, attirati dalle dicerie sulla vecchia torre gialla che si vuole nasconda sotterranei antichissimi. 

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La ricerca dei bambini è premiata dal ritrovamento di una cassetta adorna di pietre colorate e contenente un vecchissimo messaggio del saggio Bonario che rivela il luogo in cui è sepolto un tesoro. 

Bottoncino e Birino lo trovano presto, ma è un tesoro assai strano: una piccola scatola di ferro con dentro due pietre, una gialla e una viola. 

Un pellicano sottrae a Birino la pietra gialla, che ha il poter di tramutare in oro tutto ciò che tocca, ma lascia a Bottoncino la pietra viola dal magico potere di rendere buoni gli esseri cattivi. Dietro consiglio del saggio Gregorio, i due bambini decidono di andare per il mondo a diffondere la bontà per mezzo della pietra viola.
Visitano Mezzoborgo, città in cui imperversa il cattivissimo capo delle gaurdie reali Molosso, e poi Tancarà, dominata dal ricco quanto perfido Benassar che lascia morire di fame il suo popolo. È la volta poi della città di Carboncina nella quale i negri sono maltrattati e segregati dai bianchi; e Solleone, la città in cui è sempre bel tempo, ma a causa del bellicoso capo Robusto gli abitanti vivono sotto la minaccia di trovarsi ogni momento in guerra con la vicina città di Placida, governata da Tranquillo.
La fantastica pietra viola ristabilisce ovunque ordine e giustizia, i cattivi diventano buoni e finalmente i bambini possono tornare a Coloretta, dove sono accolti con tutti gli onori. Quella notte stessa il pellicano sottrae a Bottoncino la pietra viola, oramai inutile in un mondo in cui regna la bontà.

04

È una delicata fiaba che parla ai bambini di gravi problemi tuttora presenti nel nostro mondo: la malvagità verso i propri simili, la povertà e la fame, i conflitti razziali, la guerra. E parla anche con il linguaggio semplice delle immagini  che arricchiscono una narrazione piana, ma non banale.

Bottoncino e la pietra viola
Testo:Augusto Passaglia
Luogo: Firenze
Data: 1964
Pagine: pp.62, con tavole a colori dell’autore
Editore: Editoriale Olimpia per i tipi del Cenacolo Arti Grafiche

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