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Staccia buratta, la micia e la gatta

Della filastrocca ho parlato a suo tempo qui e oggi voglio tornare sull’argomento proponendo un libro vecchiotto, ma sempre bello e interessante, che mi è caro anche per un altro motivo; era uno dei preferiti di mia figlia Benedetta quando era piccola e adesso che ha ventun anni lo conserva ancora con gelosa cura nella sua libreria.

Ho dovuto promettere di restituirglielo nel minor tempo possibile e perciò mi affretto a utilizzarlo per il mio post.

Si tratta di un libro pieno di immagini allegre e accattivanti, nate dalla penna di Nicoletta Costa, una disegnatrice che mi piace moltissimo, mentre i testi sono a cura di Francesca Lazzarato.

Si tratta di “Staccia buratta, la micia e la gatta”, pubblicato nella collana per ragazzi  Mondadori nel 1989, e da allora credo mai più ristampato, di non facile reperimento nemmeno su internet.

È un peccato perché il libro raccoglie un ricco patrimonio popolare di filastrocche, divise per argomenti, con le indicazioni di gioco.

Si comincia con le filastrocche per la conta, il modo più divertente che tutti abbiamo utilizzato per designare chi doveva “stare  sotto”, si trattasse del gioco della mosca cieca  o dell’acchiapparella o di stabilire chi iniziasse a giocare saltando sulla “campana”.

Ripensate ai vostri giochi infantili e rivedetevi in cerchio, mentre il compagnuccio o la compagnuccia di turno iniziavano la conta, toccando ad ogni sillaba un componente del gruppo. Secondo lo scopo della conta si sperava di volta in volta di essere prescelti o esclusi, ma restava il divertimento di ripetere insieme quelle tiritere a volte senza senso, ma sempre divertenti. Per esempio la celeberrima:

 

Ambarabà ciccì coccò

tre civette sul comò

che facevano l’amore

con la figlia del dottore

il dottore si arrabbiò

ambarabà ciccì coccò

Ambarabà ciccì coccòo altre meno note come:

 

Ticche tocche rose e fiori

uno dentro e l’altro fuori,

uno fuori e l’altro dentro,

il serpente fa spavento,

fa spavento quando c’è,

ticche tocche fuori te.

Piso Pisello, colore sì bello,

colore sì fino di Santo Martino,

la bella molinara che sale sulla scala,

la bella zitella che gioca alla piastrella

col figlio del re: tocca e ritocca

che vai fuori te

Piso pisello

Poi ci sono le filastrocche fatte apposta per ballare e cantare insieme, come:

 

Maria Giulia, di dove sei venuta?

Alza gli occhi al cielo,

fai un salto, fanne un altro,

levati il cappelletto,

fai la riverenza,

fai la penitenza,

guarda in su,

guarda in giù,

dai un bacio a chi vuoi tu.

 

Maria GiuliaImmaginate la scenetta. I bambini si dispongono in girotondo e uno sta in mezzo a compiere tutti i movimenti della canzoncina finché con il bacio finale sceglierà chi prenderà il proprio posto nel cerchio.

E come non riportare la famosa:

 

O quante belle figlie

Madama Dorè,

o quante belle figlie.

Son belle e me le tengo

Madama Dorè,

son belle e me le tengo.

Me ne dareste una,

Madama Dorè,

me ne dareste una?

Che cosa ne vuoi fare,

Madama Dorè,

che cosa ne vuoi fare ?

La voglio maritare,

Madama Dorè,

la voglio maritare.

Madama Dorè

 

A questo punto dello scambio di battute tra i componenti del girotondo e il giocatore che rimane fuori, due sono le possibilità: o il cerchio resta chiuso e il malcapitato deve continuare a chiedere in moglie una delle figlie di madama Doré o il cerchio si apre ed egli può entrare, facendo la conta per scegliere chi lo seguirà fuori del girotondo. Il gioco prosegue finche tutti i componenti del vecchio girotondo sono passati in quello nuovo.

Tra queste canzoncine ho ritrovato con un po’ di commozione “La formicuzza”, tante volte cantata con le mie amichette delle vacanze estive. La conoscete anche voi?

 

E c’era un grillo in un campo di lino

la formicuzza ne chiese un pochino.

Lariciunferarillalero lariciunferarillallà.

Disse lo grillo : Che cosa ne vuoi fare?

Calze e camicie, mi voglio maritare!

Lariciunferarillalero lariciunferarillallà.

Disse lo grillo : lo sposo sarò io!

La formicuzza : sono contenta anch’io!

Lariciunferarillalero lariciunferarillallà.

Viene fissato il giorno delle nozze:

un fico secco e due castagne cotte.

Lariciunferarillalero lariciunferarillallà.

Erano in chiesa e si mettean l’anello,

il grillo cadde, gli si spaccò il cervello.

Lariciunferarillalero lariciunferarillallà.

La formicuzza dal gran dolore impazza:

sposa di fresco, si ritrovò ragazza!

Lariciunferarillalero lariciunferarillallà.

La formicuzza, per il gran dolore,

prese uno spillo, se lo ficcò nel cuore.

Lariciunferarillalero lariciunferarillallà.

Formicuzza

 

A pensarci ora, mi sembra una canzoncina abbastanza cruenta, ma allora ci divertiva molto, così come con “Evviva la regina”

 

Nella città di Mantova

c’è una ragazza bella

il re che l’ha saputo

vuole andare a vederla.

E si vestì da povero

col suo mantello rosso,

montò sul suo cavallo

e via se ne andò.

Quando fu a mezza strada

la sua bella incontrò,

le chiese l’elemosina

e lei gliela donò.

Mamma, mia cara mamma,

guardalo quel villano,

mi ha chiesto l’elemosina

e mi ha stretto la mano.

Figlia di quindici anni

lascialo pure andare,

è un pellegrino povero

che chiede carità

E rimontò a cavallo

e via se la portò,

arrivano alle porte

tutti i soldati in piè.

Evviva la regina,

evviva la regina,

evviva la regina,

sposa del nostro re.

Evviva la regina

 

Riguardo questa filastrocca, c’è chi la rammentata citando la città di Brescia o di Bergamo, in questo libro invece è la città di Mantova. Chissà quale sarà la versione ufficiale?

Le autrici continuano poi con le filastrocche per giocare, proprio come:

 

Staccia buratta,

la micia e la gatta,

la micia andò la mulino

per fare un focaccino,

coll’olio e col sale,

poi lo buttò a mare.

Buttarlo è mala cosa,

lassù ci sta una sposa,

laggiù ce ne sta un’altra,

che fila e che annaspa,

che fa il cordellino

per legare il mio bambino.

Staccia buratta

 

Questa canzoncina si canta tenendo un bimbo sulle ginocchia e incrociandogli le braccine alla fine dell’ultima strofa, di solito provocando le sue risa. Non so più quante varianti ho letto di questa filastrocca, della quale l’unica parte che resta immutata sono le due parole iniziali.

Si continua con le filastrocche usate come ninna nanna , molto spesso di varie origini regionali. Tra le più famose:

 

Stella stellina

la notte si avvicina:

la fiamma traballa,

la mucca è nella stalla.

La mucca e il vitello,

la pecora e l’agnello,

la chioccia coi pulcini,

la mamma coi bambini.

Ognuno ha la sua mamma

e tutti fan la nanna.

Stella stellina

E poi con le filastrocche lunghe e lunghissime, vere e proprie tiritere, magari senza molto senso, e proprio per questo particolarmente divertenti, come:

 

Seta moneta

le donne di Gaeta

che filano la seta,

la seta e la bambagia

dimmi mamma, chi ti piace?

Mi piace Giovanni,

che fa cantare i galli

i galli e le galline,

con tutti i pulcini.

Guarda sul tetto,

c’è un bel galletto;

guarda nel pozzo

che c’è un gallo rosso;

guarda nell’antro

che c’è un gallo bianco;

guarda lassù, c’è il cuccuruccù.

Seta moneta

Ci sono le filastrocche indovinello e quelle scioglilingua come:

 

Apelle figlio di Apollo

fece una palla di pelle di pollo

e tutti i pesci vennero a galla

per vedere la palla di pelle di pollo

fatta da Apelle figlio di Apollo

Apelle

oppure:

Se l’arcivescovo di Costantinopoli

si disarcivescovodicostantinopolizzasse,

vi disarcivescovodicostatinopolizzereste voi?

E non mancano le filastrocche che sanno di magia…

…il caminetto tira male e la casa è invasa dal fumo? Niente paura, basta recitare queste strofe e il fumo sparirà!

 

Fumo fumo via di qua

che t’aspetta la tu’ ma’

la tu’ ma’ co la tu’ nonna

fumo fumo va in colonna.

Fumo

…vuoi sapere se il tuo amore è ricambiato? Tira le dita di una mano e resta in ascolto…

 

Hai qualcuno che ti ama?

Sai tu dir  come si chiama?

Se quell’uno ti amerà

questo dito scrocchierà.

ScrocchieràE per finire le filastrocche delle feste.

 

 

San Giuseppe vecchiarello

porta il fuoco sotto il mantello

per scaldare il bambinello.

San Giuseppe l’ha fasciato,

la Madonna l’ha pigliato,

l’hanno messo nel suo lettino

ninna nanna Gesù Bambino

Natale Brutto anno vecchio

che te ne sei andato

arriva l’anno nuovo

tutto lustrato.

Buon anno nuovo al gatto

buon anno nuovo al cane,

buon anno nuovo a te

e buon anno pure a me.

CapodannoLa Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

con le toppe alla sottana

viva viva la Befana.

BefanaAdesso due parole sulle autrici.

Francesca Lazzarato è nata a Nuoro nel 1947 e attualmente vive a Roma. Ha lavorato come bibliotecaria e ha fatto il proprio mestiere della sua passione per la letteratura per ragazzi, le fiabe e le tradizioni popolari.

Ha scritto saggi sulla letteratura per l’infanzia ed ha tradotto molti libri per bambini e ragazzi.

Ha collaborato con diversi giornali e pubblicato oltre quaranta titoli di libri per i giovani lettori. Ha collaborato con molte case editrici ed è stata per più di dieci anni editor responsabile della narrativa ragazzi della Mondadori.

Nicoletta Costa è nata a Trieste nel 1953, è un architetto, ma la sua passione è scrivere storie per bambini e illustrarle. Il suo tratto è diventato inconfondibile, così morbido e nitido, e alcuni suoi personaggi sono celeberrimi: la nuvola Olga, Giulio Coniglio e la strega Teodora. Ha scritto e illustrato più di duecento libri, che sono stati pubblicati dalle più importanti case editrici, e si è aggiudicata numerosi premi, nazionali e internazionali.

 

Il pianeta degli alberi di Natale

Il pianeta degli alberi di Nataleimage008

Dove sono i bambini che non hanno
L’albero di Natale
Con la neve d’argento, i lumini
E i frutti di cioccolata?
Presto, presto, adunata, si va
Nel Pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta.

Che strano, beato Pianeta…
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.

Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l’ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia,
un campanello d’argentonatale16
che si dondola al vento.

In piazza c’è il mercato dei balocchi.
Un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
Ti fa l’inchino e dice:”Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarà un onore…”

Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s’intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c’è.

Un bel Pianeta davvero
Anche se qualcuno insiste
A dire che non esiste…
Ebbene se non esiste, esisterà:
che differenza fa?

Gianni Rodari

Buon Natale

Buon Natale a tutti i miei visitatori

Tanti auguri di buon Natale a tutti voi

Notizie da Più libri più liberi

Il motivo per il quale mi piace molto questa fiera è la sua ragione d’essere, appunto la possibilità di vedere concentrati in un apposito spazio piccoli e medi editori che normalmente nelle grandi manifestazioni non hanno posto e anche nelle librerie faticano a trovare una loro collocazione, presi in mezzo tra i colossi della carta stampata.

Il piano terra del Palazzo dei Congressi dunque ospita tutti gli stand oltre al Caffè Letterario e allo Spazio Blog, mentre al primo piano sono collocate le sale per gli incontri, una piccola parte di stand e lo Spazio Ragazzi, del quale tornerò a parlare. Le sale hanno cambiato nome, non sono più dedicate come l’anno scorso a poeti e scrittori, ma alle pietre preziose, infatti abbiamo le sale diamante, smeraldo, rubino, turchese, ametista e corallo ( che non è proprio tale, ma rientra nel novero delle preziosità)

Per mio conto mi sono goduta anche il bel colpo d’occhio sul piano terra affacciandomi dalla balaustrata che circonda il primo piano. Mi sono soffermata a guardare gli stand dall’alto, la gente che passava e si tratteneva nei vari stand, ma soprattutto le macchie coloratissime delle copertine dei libri che mi ammiccavano allettanti ( sì, lo so che non è così, ma lasciatemi fare….)

Ho contato sul programma circa 380 espositori, tra i quali figurano anche parecchi editori esclusivamente per ragazzi: Giannino Stoppani, Lapis Edizioni, Edibimbi, Topipittori, Gallucci Editore, Babalibri, Il Castoro, Beisler Editore, Motta Junior, La Scuola, solo per citarne alcuni.

Ho notato inoltre la predominanza dei testi riccamente illustrati e quindi una più ampia offerta rivolta ai lettori più piccoli.

Ma parliamo dello spazio al primo piano, dedicato ai bambini e ai ragazzi.

Quest’anno l’offerta di attività e di proposte è stata ancora più consistente, visto il buon esito dello scorso anno in termini di affluenza.

Come il solito la Biblioteca Centrale per Ragazzi di Roma ha curato e proposto il ricco programma di animazioni e di letture, di laboratori e di spettacoli nello spazio suddiviso in tre settori: la Bibliolibreria nella quale era possibile sia prendere in prestito che acquistare libri; l’Area Mostra in cui la Fondazione Bioparco di Roma ha allestito il Giardino della biodiversità per affrontare con i ragazzi i temi dell’evoluzione e della conservazione del patrimonio della biodiversità; l’Area Incontri per le attività di lettura e di spettacolo che hanno visto il diretto conivolgimento del pubblico, costituito soprattutto di bambini e ragazzi, ma anche di genitori e di “addetti ai lavori”

Anche quest’anno era stato allestito l’angolo dedicato al progetto nazionale Nati per leggere e inoltre è avvenuta la presentazione del sito e del Libro Leggere che piacere, creati con la  collaborazione dell’Assessorato alle Politiche Educative del comune di Roma. Scopo del sito è aiutare i docenti, gli educatori più in generale, a far sì che la lettura diventi una pratica abituale nella scuola dell’Infanzia e prevede quindi anche corsi di formazione in tal senso.  Contenuto del libro le proposte operative e gli strumenti bibliografici realizzati nell’ambito del corso.

Tirando le somme, il risultato mi è sembrato positivo, e ritengo che la fiera della piccola e media editoria abbia oramai conquistato a pieno diritto un buon posto tra le manifestazioni dedicate al mondo della carta stampata.

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Più libri più liberi 6^ edizione

 

logoplplSi apre stamattina al Palazzo dei Congressi (EUR) di Roma la sesta edizione di Più libri Più liberi, la fiera dedicata alla piccola e media editoria.
Programma ricco di appuntamenti, per tutti i gusti.
Ci saranno gli incontri con gli autori, letture, discussioni su vari temi di attualità, iniziative volte a promuovere la lettura, nonché intermezzi musicali e esibizioni dal vivo che costituiranno piacevoli pause tra i vari eventi delle giornate di fiera.
Il programma è vario, per tutti i gusti, e ciascuno può pianificare il proprio programma personale grazie anche al motore di ricerca interno al sito, che permette di visualizzare gli appuntamenti secondo le date, i luoghi ( le aree, le sale, il caffé letterario, gli spazi) e gli argomenti.
Non mancheranno lo spazio-blog di Splinder e gli appuntamenti nel Caffé letterario con la diretta di Fahrenheit
Vi segnalo un’iniziativa di solidarietà: durante i giorni della fiera sarà possibile acquistare le stelle di Natale a sostegno dell’AIL, Associazione Italiana contro le Leucemie, in un apposito stand allestito nel piazzale.
Per quanto mi riguarda, andrò in fiera sabato mattina e naturalmente buona parte della mia visita sarà dedicata alle iniziative per i giovani lettori, visto che quest’anno lo spazio a loro dedicato è ancora più ampio.
Non vedo l’ora di aggirami tra gli stand, frugando con gli occhi in cerca di chicche e di novità, di vecchi ricordi e di nuovi stimoli.
Sabato la fiera diventerà il mio personale paese dei balocchi.colosseo158x124blu

La piscia della befana

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La piscia della befana: vita di Giacomo Leopardi bambino

Nicola Cinquetti
Fabbri, 2007

€ 11,00

Età di lettura: dai 10 anni

 

Gobbo, pallido e solo

Tutti lo conoscono così.

Vispo, energico e pestifero.

Nessuno lo immagina così.

 

Tutti abbiamo studiato sui libri di scuola la biografia di Giacomo Leopardi e abbiamo familiarizzato con il ritratto del fanciullo legato ad anni di “studio matto e disperatissimo”.

Niente di più diverso.

Sbaragliando allegramente questo luogo comune, l’agile libro di Nicola Cinquetti ci presenta un inedito ritratto del poeta recanatese fino ai quattordici anni.

In tre brevi, ma densi, capitoli l’autore ci accompagna nel mondo infantile di Giacomo e dei suoi fratelli.

Un mondo che si apre sull’amore per la balia Maria, sul tepore delle sue carezze e sul sapore di latte dei suoi baci. Maria, la figura femminile più vicina ai piccoli Leopardi, dal momento che la severa marchesa Adelaide Antici adempie scrupolosamente ai propri doveri esteriori di madre (provvede personalmente a lavarli e vestirli, a guidare le loro preghiere, a curare le piccole ferite), ma non allatta i figli e non concede loro alcun gesto di intimità e di tenerezza, non sorride e dispensa sguardi severi, al massimo porge il dorso della mano al devoto bacio della prole, così come usa deporre un bacio sulla spalla del marito, sul tessuto della giacca, per accoglierlo dopo un’assenza.

Nei primi quattro anni di matrimonio sono nati già tre bambini: Giacomo il 29 giugno 1798, Carlo il 12 luglio 1799 e Paolina il 6 ottobre 1800. E altri sette verranno, solo due dei quali supereranno la soglia dell’infanzia.

Giacomo Taldegardo, Francesco Salesio, Saverio, Pietro sono i numerosi e pomposi nomi del primogenito, come vuole la tradizione di famiglia, ma altrettanti i nomignoli con i quali in casa è chiamato: Giacomino, Giacomuzzo, Giacomuccio, Muccio, Mucciaccio, Buccio.

Giacomo deve l’onore del primo nome al nonno paterno, quel conte Giacomo morto precocemente e di cui il figlio Monaldo conserva solo pochi ricordi.

Giacomo detesta cordialmente la minestra, soprattutto quando scotta, forse perché la madre impone loro di non lamentarsi e di offrire la sofferenza a Gesù, e nutre la viva fantasia con le terribili storie che incessantemente chiede agli adulti, storie piene di streghe, di diavoli, di  fantasmi e di folletti maligni,  il cui pensiero turba le sue notti e dai cui timori sa di doversi difendere da solo.

Ma tutto intorno a Muccio è materia che la fantasia trasforma e adorna di sembianze umane, di sentimenti buoni o cattivi ai quali affidarsi con fiducia o dei quali diffidare con istintivo orrore.

Giacomo cresce più esile rispetto al pur più giovane e robusto Carlo, ma ha energia da vendere. Energia che sa compitamente contenere durante la messa nella piccola chiesa di Santa Maria di Monte Morello, che sorge davanti al palazzo, dalla posizione predominante dei banchi con inciso il motto Gentis Leopardae.

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Cominciano gli anni dello studio sotto la guida di don Sebastiano Sanchini e i piccoli allievi non tardano a dare soddisfazioni al precettore e al padre; Giacomo esibendo una memoria prodigiosa e un’impressionante rapidità nell’assimilare gli argomenti di studio, Carlo pur mostrando un po’ meno impegno e smalto del fratello e Paolina, emula dell’amato Muccio e facilitata nell’apprendimento da una naturale predisposizione,  ma limitata dalla sua condizione di femmina (infatti per volere di Monaldo, che non ama le femine letterate, il suo programma di studi sarà meno impegnativo rispetto a quello dei fratelli).

Soppiantato dalla moglie, molto più esperta e concreta, nel ruolo di capofamiglia, il conte Monaldo si rifugia nei libri e cura personalmente il progressivo svilupparsi della biblioteca che diventerà il fulcro della cultura di Muccio. Alcuni anni più tardi, con un gesto di insospettata apertura mentale, offrirà ai concittadini l’uso della ricca biblioteca, ma i buoni recanatesi si guarderanno bene dal frequentarla. Sotto lo sguardo compiaciuto del padre ben presto Giacomo comincerà a consultare anche i libri più difficili, libri di ogni genere, eccezion fatta naturalmente per quelli proibiti, che costituiscono un piccolo ma ben protetto enfer nella biblioteca monaldiana, opportunamente isolati con una rete di ferro.

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Le letture animano i giochi di Muccio. Egli non vive solo di duelli  e di lotte ( nelle quali si getta con la foga di un fisico gracile, ma determinato, e senza alcuna cattiveria), di gare di corsa e di ginnastica, di sedie che si trasformano in cavalli e carri da guerra. I giochi di battaglia nascono dagli studi ed ecco Giacomo impersonare Ettore contro Carlo-Achille, o Pompeo contro lo svogliato Carlo-Cesare. “Ettore e Pompeo, non due vincitori, come ci si potrebbe aspettare, ma due sconfitti. Non è difficile però comprendere perché Giacomo simpatizzi per loro: Ettore è l’eroe amabile e giusto, che lotta per la libertà della sua terra e viene ucciso dalla slealtà del nemico e della dea sua complice; Pompeo è l’uomo che resiste al tiranno e combatte nel nome della libertà repubblicana, fino a quando non sarà ucciso a tradimento, lontano dalla patria. Ai vinti, talvolta, la storia riconosce una statura morale, una virtù, superiore a quella dei vincitori. Giacomo lo sa e sceglie pure la parte del perdente, se questa gli consente di sentirsi il più grande, il più degno di ammirazione.” (pag.37)

Quando il tempo è cattivo i giochi dei bambini irrompo negli austeri saloni del secondo piano e può accadere che dalla sottostante biblioteca il conte Monaldo batta sul soffitto con una pertica per segnalare il proprio disappunto. E poi c’è l’incanto dell’ultimo piano, l’appartamento della nonna Virginia, madre di Monaldo. L’anziana contessa attende con gioia tutti i nipoti, ma non nasconde la preferenza per Giacomo. I piccoli travolgono ogni cosa la loro passaggio, fanno qualche danno e disturbano l’anziano gentiluomo Volunnio Gentilucci, caro amico della contessa, che vorrebbe tanto sgridarli come si deve, ma non osa.

La vita infantile di Giacomo e dei fratelli si svolge quasi esclusivamente tra il palazzo, la chiesa e la tenuta di san Leopardo, ma spesso si va in visita presso le altre famiglie nobili e mentre gli adulti conversano, o più o meno piacevolmente, i bambini si riuniscono e si danno ai giochi, dei quali

Giacomo è attore principale e regista con tutti i partecipanti al suo servizio. Almeno fino al momento in cui la severa voce di Adelaide li richiama alla realtà del rientro a casa.

“Ci sono momenti di improvvisa euforia, di allegrezze pazze, nei quali vorrebbe mettersi a saltare, a rovesciare sedie, a gridare, ma non lo fa, deve contenersi. Poi succede che l’allegria si ribalta in improvvisi scoppi di rabbia, oppure in angoscia, in pianti disperati, senza che vi sia un motivo comprensibile, una ragione concreta. È come se di tanto in tanto le ombre incappucciate dei bruttacci tornassero a guastragli l’anima.” (pag.44)

I bruttacci, come li chiama Muccio, sono i frati che accompagnavano i missionari in processione, sfilando sotto le finestre  del palazzo, e che lo riempivano di innominato terrore nell’infanzia con le loro cupe litanie.

Dalle pagine del libro emerge il difficile, ma inteso rapporto tra Monaldo il soverchiatore e Giacomo il prepotente, rapporto che in questi anni è ancora aperto e pacifico grazie alla netta divisone dei ruoli e al fatto che “Se il padre affida al figliolo le proprie speranze di riscatto sociale, il figlio punta gli occhi sul padre, per dare il giusto nome e il giusto peso ai propri sentimenti…” (pag.48).

Continuano intanto le due carriere parallele di Muccio, quella di intepido monello, affascinante narratore di storie, e quella di studente modello, sempre più impegnato nella composizione si opere originali e di saggi di maestria. E soprattutto impegnato in quei pubblici esami, al cospetto del padre, del precettore e dei colti recanatesi, con i quali dimostrare la propria preparazione insieme con i fratelli.

Con il crescere fisico della biblioteca di Monaldo aumenta il desiderio di conoscenza di Muccio, che ottiene il permesso di poter studiare anche il francese, impresa nella quale né il precettore, per impreparazione, né il padre, per antipatia, potranno aiutarlo. Armato solo di una grammatica e di un dizionario, Muccio otterrà i soliti, strabilianti successi.

In occasione dell’Epifania del 1810 Giacomo concepisce l’ironica lettera che rivolge alla marchesa Volunnia Roberti e che forse fu sequestrata dai genitori prima di poter essere consegnata. (pag.63)

Carissima Signora

 Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tutti li Signori Ragazzi della Vostra Conversazione,  ma la Neve mi ha rotto le Tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la Piscia nel vostro portone, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocché siano buoni, ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest’altro anno gli porterò un po’ di Merda… Voi poi Signora Carissima avvertite in tutto quest’Anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col Caffè che già si intende, ma ancora con Pasticci, Crostate, Cialde, Cialdoni ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perché chi vuole la Conversazione deve allargare la mano, e se darete un Pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra Conversazione si chiamarà la Conversazione del Pasticcio…

                                                                                                                                                    La Befana                                                                                                                                                                                                                                                          befana 2006

Il 1810 è anche l’anno in cui Muccio si dedica agli studi di filosofia e intanto prosegue la sua riuscita produzione di poemetti, che racchiude e rilega in precisi e ordinati quadernini con tanto di bei disegni. I suoi occhi soffrono per lo sforzo cui sono sottoposti, ma Giacomo allarga il suo sapere anche alle scienze naturali.

Il sipario cala sulla scena del 20 luglio 1812, giorno dell’ultimo esame scolastico di Giacomo e Carlo al cospetto del vescovo e di  esaminatori appartenenti a diversi ordini religiosi, in un excursus sull’intero programma scolastico di due anni.

“L’esame si risolve, come i precedenti, in un turbinio di lodi e di congratulazioni. Ma c’è qualcosa di diverso questa sera, rispetto al passato. È nello sguardo dei religiosi, che fissano Giacomo con un senso di disagio – e di rancore – per la dolorosa percezione della propria inferiorità… d’ora in poi Giacomino camminerà da solo.” (pag.92)

Due parole sull’autore.

Nicola Cinquetti è nato a Verona nel 1965 ed è un professore di liceo che da diversi anni scrive testi per bambini.

Storie della storia del mondo per immagini

Con i potenti mezzi che non ricordo mai di avere a mia disposizione (grazie, Pino!) arricchisco il post precedente offrendovi una selezione di immagini scannerizzate dal mio vecchio e amato testo.
21 fregioFregio in chiusura del capitolo Storia del principe Paride e di un’Orsa in cui si narrano le vicende del principe troiano allevato in incognito dai pastori del monte Ida.

11 capolett

Capolettera del capitolo Storia di Paride, di Enone e della mela d’oro raffigurante Eris, la dea della discordia, giunta inattesa al banchetto di nozze per Teti e Peleo

01.BanchettoIl banchetto di nozze e il racconto del centauro Chirone sulla futura gloria di Achille

13 capolett

Capolettera del capitolo Storia di Paride e delle feste di Troia in cui si narra come il giovane principe si faccia conoscere dalla famiglia regale vincendo i giochi sportivi
02.Elena e Paride
Illustrazione tratta dal capitolo Storia della principessa Elena e del principe Menelao
25 fregio
Fregio in chiusura del medesimo capitolo26 fregioFregio in chiusura del capitolo Storia del principe Paride e della regina Elena  in cui si narrano i fatti che porteranno alla guerra di Troia

14 capolettCapolettera del capitolo Che cosa fece il re di Sparta quando tornò a Sparta

03.Cassandra

 

La principessa Cassandra, nel medesimo capitolo, prevede la fine di Troia quando Elena viene portata da Paride al cospetto della corte di re Priamo

 

24 fregioFregio in chiusura di capitolo

 

12 capolettCapolettera del capitolo Storia di un finto pazzo nel quale si narra di come Ulisse, re di Itaca, cerchi di sottrarsi alla inevitabile guerra per riavere indietro Elena

23 fregioFregio in chiusura del capitolo Storia della principessa Ifigenia 

04.Paride e MenelaoIl salvataggio di Paride da parte della dea Afrodite nel capitolo Come andò il duello fra Paride e Menelao15capolett

 

Capoverso del capitolo Come Achille tornò a combattere in cui si narra dell’ira di Achille per la morte dell’amico Patroclo, ucciso da Ettore, e del suo ritorno in prima linea tra le file dei greci

05.Teti e Achille

Illustrazione del medesimo capitolo con Teti che mostra ad Achille le nuove armi forgiate appositamente per lui dal dio Efesto

22 fregioFregio in chiusura del capitolo Storia di Achille, di Enea e di Ettore nel quale si narra l’uccisione del principe troiano da parte del furente Achille

06.Achille e PriamoIl vecchio Priamo sfida l’ira di Achille e va nel campo greco a scongiurare l’eroe di restituirgli il cadavere dell’amato figlio Ettore

27 fregioFregio in chiusura del capitolo Storia di un cavallo di legno  nel quale si narra lo stratagemma del cavallo di Troia

16 capolett

Capolettera dell’ultimo capitolo del libro, La fuga da Troia

Spero che queste immagini vi siano piaciute, io le trovo tutt’ora deliziose e sono certa che hanno dato un buon contributo al perdurare del successo del libro negli anni

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The Victorianist: BAVS Postgraduates

British Association for Victorian Studies Postgraduate Pages, hosted by Danielle Dove (University of Surrey) and Heather Hind (University of Exeter)

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