Boscodirovo (prima parte)

…Boscodirovo si trova sull’altra riva del ruscello, tra i campi. Se riuscite ad arrivarci, e osservate attentamente tra i rami e le radici aggrovigliate, potrete scorgere un sottile filo di fumo uscire da un minuscolo camino, oppure, attraverso una porticina aperta, vedrete una ripida scala che sale all’interno di un tronco d’albero. E’ qui che abitano i topi di Boscodirovo…L’autrice delle storie e dei disegni è Jill Barklem, nata  a Epping (Essex) nel 1951, dove tuttora vive con il marito e i figli. A tredici anni il distacco della retina le ha impedito di continuare a dedicarsi ai giochi e alle attività sportive con i coetanei, così ha sviluppato l’innata passione  per l’osservazione della natura e deciso successivamente di iscriversi alla St.Martin ‘s School of Art di Londra seguendo il corso di illustrazione.

Nelle sue opere si avverte l’influenza delle letture giovanili (C.S.Lewis, Enid Blyton, J.R.R.Tolkien, G.Eliot) mentre la  conoscenza di Winnie the Pooh e delle opere di Beatrix Potter risale agli anni della scuola d’arte.

Suoi modelli dichiarati sono Arthur Rackam e soprattutto Leonardo da Vinci, del quale ha letto tutto ciò che è riuscita a trovare scritto da lui o su di lui.

Jill ha raccontato nella prefazione a una raccolta che l’idea di Boscodirovo è nata durante gli spostamenti in metropolitana tra Epping e Londra: vagoni affollati e rumorosi, treni e stazioni sporche erano qualcosa da cui fuggire, così ha incominciato a concentrarsi sul pensiero di una siepe abitata da una comunità di topolini e a riportare tutto su un diario, pieno di appunti e di illustrazioni. La siepe esiste realmente nel bosco vicino a Epping e il paesaggio è quello a lei familiare del Lake District (il medesimo di Beatrix Potter).
Palazzo della Vecchia Quercia-esterno
I topolini vivono in una società autosufficiente basata sulla gentilezza e sul senso di responsabilità reciproci, sotto la saggia guida del signor Topo de’ Topis Viendallalbero che abita nel Palazzo della Vecchia Quercia, grande dimora storica che apre volentieri alle feste degli abitanti di Boscodirovo (immagine a lato). La vita quotidiana è quella semplice delle comunità agricole, nelle labirintiche piccole dimore dalle stanzette arredate con gusto e dalle dispense piene di prodotti genuini, collegate le une alle altre da sinuose scale a chiocciola e spesso sviluppate dentro i tronchi degli alberi.

 

La preparazione di una storia da parte di Jill Barklem è minuziosa e richiede circa due anni di lavoro. Iniazialmente c’è un attento lavoro di ricerca e di osservazione per raccogliere tutti particolari utili al racconto. L’autrice scatta numerosissime fotografie, soprattutto se la vicenda si svolge in una stagione ben precisa. La stesura della storia avviene contemporanemante allo studio dello spazio da dedicare alle immagini, che sono esclusivamente ad acquerello, e del tipo meno costoso perché, sostiene Jill, conferisce alle illustrazioni un aspetto più fragile e delicato. A volte Jill fa decine di schizzi di un solo disegno, prima di ritenersi sodisfatta dell’effetto d’insieme e pronta per l’illustrazione definitiva, che traccia su un cartoncino Bristol, ripassando le linee a matita e successivamente con l’inchiostro di seppia, per mezzo di un particolare pennino al quale tierne molto. Le zone d’ombra vengono sfumate in blu, e in giallo quelle illuminate. Un disegno grande può richiederle anche tre mesi di attento lavoro.
Nel momento della pubblicazione della raccolta delle prime quattro storie, l’autrice si stava dedicando a Boscodirovo da circa dodici anni, questo particolare può dare un’idea del minuzioso lavoro che si cela dietro queste storie apparentemente molto semplici.

Stranamente l’autrice ha dichiarato di non sentirsi mai completamente soddisfatta e che il risultato finale, il libro, è sempre lontano dall’immagine che si era creata nella mente.

A smentirla c’è il grande successo delle sue storie e dei suoi personaggi e il mondo di Boscodirovo è un regno incantato nel quale grandi e piccoli continuano ad entrare, attraverso i libri e anche sul web.

Le storie di Boscodirovo sono:

    * Storia di primavera (1980)
    * Storia d’estate (1980)
    * Storia d’autunno (1980)
    * Storia d’inverno (1980)
    * La scala segreta (1983)
    * Avventura sui monti (1986)
    * Storia di mare (1990)
    * Papaverina e i  bambini (1994

mappadiboscodirovola mappa di Boscodirovo

Lolli

Si nutre di buone azioni così come noi di pastasciutta e bistecche, la felicità altrui lo fa ingrassare a vista d’occhio, rendendolo turgido e lustro come un palloncino. Chi è questa strana creatura?
“…qualcosa come una sciarpa ripiegata su se stessa che, lentamente, s’andava spiegando nell’aria chiara di luna. Mentre si spiegava, si gonfiava prendendo a poco a poco la forma di un cilindro concluso, in basso, da una sola gamba che finiva a uncino. La parte terminale superiore presentava ai lati due protuberanze a sfera, evidentemente gli occhi, i quali, per guardare, non si muovevano da destra a sinistra e viceversa, ma giravano su se stessi. Sul, chiamiamolo così, capo, tremolavano due sottilissime e brevi antenne. Non aveva né bocca né naso. Ruotò gli occhi su di me che lo fissavo a bocca spalancata e, con una specie di vocina, disse qualcosa, in tono allegro, pareva; ma vattelappesca in che lingua parlava e, soprattutto, chi era e che cosa era, e da dove veniva.” 

La strana creatura extraterrestre è atterrata alla periferia di Milano, nell’orto dietro il capannone in cui vive Arturo Braganza, marionettista discendente da una dinastia di marionettisiti, e superato il primo, comprensibile momento di paura, Arturo decide di occuparsi di Lolli, o così almeno suona il suo nome. Arturo non impiega molto a scoprire quanto ciò sia difficile. Il piccolo extraterrestre non solo ha bisogno di buone azioni per nutrirsi, ma rischia di ammalarsi e di morire ogni volta in cui viene in contatto con la menzogna, con l’inganno, con la disonestà. Lolli non si capacita del fatto che sulla Terra la verità possa danneggiare qualcuno e si ostina a pretendere che tutti parlino e agiscano rispettandola.Comincia così una sarabanda di equivoci e di avvenimenti che coinvolgono i più diversi personaggi: la terribile e ricchissima signora Palmira, la cui cassaforte è il sogno di uno maldestro terzetto di ladri composto dal Capo, da Asdrubale e da Anacleto; la bella e dolce Arabella Lucentini, licenziata dal suo capo, il rigido e implacabile industriale Perfetto Elephas, il quale la ritiene colpevole del furto degli stipendi perpetrato dal terzetto di ladri; la vecchina Michelina, muta e paralizzata, alla quale Arabella dedica ogni cura; il poco raccomandabile commendator Benevento, sordido impresario che vuole trarre il massimo profitto da ogni situazione, il commissario Leoncillo Leoncillo e il suo piantone Gennaro La Cocuzza, innamorato di Arabella; ma soprattutto le straordinarie marionette di Arturo Braganza, oramai così abili ed esperte da potersi muovere in piena libertà.

Equivoci e  fughe, rapimenti e  ritrovamenti, colpi di scena e sorprese di ogni genere che culminano in ciò che i giornali battezzano subito “epidemia schizofrenica pupazzesca, poi l’avventura di Lolli sul nostro pianeta trova la sua giusta conclusione nel parco in cui l’ignaro Arturo sta per mettere in scena “Pelle d’asino” secondo il copione rivisitato da Lolli stesso e nel quale i personaggi cattivi son diventati tutti buoni. 

Il piccolo essere astrale non è altri che un bambino allontanatosi troppo con l’astronave di papà, il quale finalmente riesce a ritrovarlo e a riportarlo a casa, sull’evoluto pianeta Srrrfffttt. Ma a Milano la vita non sarà più la stessa per tutti coloro i quali hanno avuto la fortuna di incontrare Lolli e di imparare a vedere le cose sotto un altro aspetto grazie a lui. 

La storia di Lolli è nata dalla penna di Giana Anguissola (1906-66), giornalista egiana_anguissola scrittrice che esordì a sedici anni sul Corriere dei Piccoli in un sodalizio destinato a durare circa quaranta. Con le sue opere di narrativa per ragazzi ha ottenuto numerosi riconoscimenti e, subito dopo la sua morte, è stato istituito un premio a lei intitolato “per un’opera narrativa inedita che abbia spiccati caratteri di originalità artistica e sia sensibile ai bisogni e ai problemi del mondo infantile e giovanile di oggi”, poi ripristinato, in occasione del centenario della nascita, dalla biblioteca di Piacenza e riservato agli alunni delle scuole Secondarie di Primo Grado e del Biennio del Secondo Grado.

Titolo: Lolli
Autore: Giana Anguissola
Illustrazioni: Maria Enrica Agostinelli
Editore: Mursia, Milano, 1968

Gian Burrasca ha cent’anni

Copertina_Gian BurrascaIl giornalino di Gian Burrasca
Vamba
Giunti Junior Firenze 2007
€ 8,90

Non li dimostra e li porta molto bene, il celebre monello creato da Luigi Bertelli, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Vamba, dal nome di un buffone, personaggio dell’ Ivanhoe di Walter Scott.
Vamba nacque a Firenze nel 1858 e vi morì nel 1920, anno in cui l’editore Bemporad pubblicò in volume le avventure di Giannino Stoppani, comparse a puntate tra il 1907 e il 1908 sul “Giornalino della Domenica”, rivista per ragazzi fondata dallo stesso Bertelli nel 1906 e alla quale collaborarono grandi firme della letteratura italiana di quel periodo quali Gabriele D’Annunzio, Emilio Salgari, Giovanni Pascoli, Edmondo De Amicis, Grazia Deledda, Luigi Capuana, Ugo Ojetti, Renato Fucini, e famosi illustratori come Sergio Tofano e Filiberto Scarpelli, oltre alle presenza delle rubriche fisse di Giuseppe Fanciulli (Mastro Sapone e il suo “Libro dei perché) e Ermenegildo Pistelli (l’immaginario studente Omero Redi che scrive “pìstole” al Direttore nelle quali espone vizi e virtù, difetti e contraddizioni della scuola italiana). Il giornalino fu un’innovazione nel panorama delle pubblicazioni per ragazzi e Vamba ne fece anche uno strumento di propaganda politica irredentista.

Gian Burrasca è lo pseudonimo con il quale in famiglia viene chiamato Giannino, il pestifero ultimogenito dei coniugi Stoppani, croce e delizia delle sorelle maggiori Ada, Luisa e Virginia, ragazze della buona borghesia alle prese con i problemi comuni alle giovani in età da marito.
La storia si svolge negli anni Dieci del 1900 nella Roma umbertina ed è scritta in forma di diaro perché, ci informa Giannino all’inizio, è il dono della sua cara mamma per il suo nono compleanno, che cade il 20 settembre 1905, anniversario dell’ingresso delle truppe italiane in Roma.
“…Ah, sì! La mia buona mamma me ne ha fatto proprio uno bello, dandomi questo giornalino perché ci scriva i miei pensieri e quello che mi succede. Che bel libro, con la rilegatura di tela verde e tutte le pagine bianche che non so davvero come farò a riempire ! Ed era tanto che mi struggevo di avere un giornalino mio, dove scriverci le mie memorie, come quello che hanno le mie sorelle Ada, Luisa e Virginia che tutte le sere prima di andare a letto, coi capelli sulle spalle e mezze spogliate, stanno  a scrivere delle ore intere. Non so davvero dove trovino tante cose da scrivere, quelle ragazze! “.
Sin dalle prime pagine del diario Giannino annota le marachelle di ogni genere che riesce a combinare, sempre stupefatto che le proprie azioni, improntate alla sincerità e all’amore per la giustizia, finiscano per procurargli castighi a non finire. Infatti Giannino non è un ribelle, un discolo senza cervello; è un ragazzino che esamina attentamente il comportamento degli adulti, ci ragiona sopra e ne trae logiche conseguenze, senza rendersi conto che i disastrosi effetti dei suoi comportamenti non derivano dalla sua cattiveria, ma dall’ipocrisia con cui gli adulti ammantano le loro azioni.
Copia uno stralcio del diario di Ada e riesce a mandare a monte il progetto matrimoniale che la signora Stoppani ha fatto per lei, consegna a rispettivi destinatari le fotografie con irriverenti commenti delle sorelle inducendoli a disertare la loro festa da ballo, offende la zia Bettina rivelandole che le sue nipoti si vergognano di lei e del suo ridicolo abbigliamento e poi cerca di farle cosa gradita spingendo fuori dal vaso l’amata pianta di dìttamo come fosse miracolosamente cresciuta in breve tempo. Per istruire gli zotici ragazzetti di campagna, improvvisa uno zoo domestico tingendo e camuffando gli animali del contadino del vicino podere; e per festeggiare il matrimonio di Luisa con il dottor Collalto gli attacca alle code del frac una girandola e le da fuoco. E via di questo passo, in una succedersi di fatti e fatterelli che agli occhi di Giannino appaiano di una semplicità e di una linearità lapalissiane eppure gli procurano cinghiate e castighi a più non posso.
“La sinfonia è sempre questa: i ragazzi devono portar rispetto a tutti, ma nessuno è obbligato a portar rispetto ai ragazzi… E questo lo chiamano ragionare; e con questo credono di persuaderci e di correggerci!…”  (pag.89)
Finché tante marachelle lo condannano alla triste permanenza nel collegio Pierpaoli, nelle grinfie della ridicola e terribile coppia costituita dalla direttrice signora Geltrude e da suo marito Stanislao, che i ragazzi ribattezzano Calpurnio, dal nome del console Romano Lucio Calpurnio Bestia, al solo scopo di deriderlo senza che il meschino se ne avveda. Ma neppure il tetro collegio Pierpaoli può vincere la solare vivacità di Giannino il quale, ben lungi dall’essere “educato” diviene piuttosto il capo della società segreta Tutti per uno e uno per tutti  e conduce brillantemente i suoi alla ribellione che culmina con la vittoriosa conquista della pappa col pomodoro al posto della disgustosa minestra ottenuta con la risciacquatura dei piatti.
Tuttavia per Giannino la lezione è dura… “Ma l’esperienza, purtroppo, mi avvertiva che i piccini, di fronte ai più grandi, hanno sempre torto, specialmente quando hanno ragione.” (pag.191).

Proprio in occasione del centenario della nascita di Gian Burrasca, Cooper Editore ripropone “A bad boy’s diary. La vera storia di Gian Burrasca” libro per ragazzi dell’autrice americana Metta Victoria Fuller Victor, pubblicato negli stati Uniti nel 1888 con lo pseudonimo di Walter T. Grey e proposto in Italia proprio dall’editore Bemporad nel 1911. C’è chi sostiene che questo romanzo sia la fonte non dichiarata dell’opera di Vamba e chi invece afferma che  lo scrittore toscano si sia ispirato proprio ad esso utilizzandone addirittutra le prime cinquanta pagine.

Nel 1965 incontrò un grosso successo di pubblico lo sceneggiato televisivo di Lina Wertmüller con Rita Pavone nei panni di Gian Burrasca, spelndidamente affiancata da grandi interpreti: Valeria Valeri (la mamma), Ivo Garrani (il papà), Milena Vukotic (Virginia), Arnoldo Foà (l’avvocato Maralli), Paolo Ferrari (il sig. Collalto), Elsa Merlini (la zia Bettina), Bice Valori e Sergio Tofano (Geltrude e Stanislao Pierpaoli). Nino Rota compose le musiche dello sceneggiato, tra le quali la celeberrima “Viva la pappa col pomodoro”.

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