La storia del Grande Pollo Cattivo

Nei bambini le paure si manifestano sotto molteplici aspetti, a volte generate dai loro stessi meccanismi mentali, altre volte indotte, a fin di bene, come si pensava un tempo, dagli adulti stessi. Intere generazioni di bambini sono stati tenuti a freno minacciando l’intervento del famigerato Uomo Nero, che sarebbe venuto a portarseli via, o del lupo cattivo, che avrebbe fatto un sol boccone dei più discoli e dei più capricciosi.
Ma anche degli incauti, come capita alla povera Cappuccetto Rosso la quale, in fondo, non è stata né cattiva, né capricciosa, ma ha infranto il divieto della mamma di attraversare il bosco solo per portare dei fiori alla nonna e, lasciando la strada sicura, si imbatte nel pericoloso predatore.

Cappuccetto rosso

Voglio invece parlarvi di una storia nella quale le cose iniziano in un modo diverso.
Anche qui siamo nel bosco, e il re degli animali è proprio il lupo, ma non è assolutamente cattivo e pericoloso, anzi. Alla stregua degli altri animali, il lupo stesso è spesso vittima degli agguati del vero terrore del bosco: il temibilissimo Stridor-di-denti.
Chi è costui? Un animale gigantesco? Un essere venuto da lontano? Un mostro?
No, è un pollo. Nè più e né meno un pollo, ma è dotato di due terribili file di denti, che ogni mattina affila prima di gettarsi nella caccia spietata agli abitanti del bosco.

Pollo cattivoLa situazione è insostenibile, non si vive più nel clima oppressivo di terrore causato dalle scorribande di Stridor-di-denti. Il lupo, in quanto re, deve intervenire e propone agli altri animali di attirare il pollo in una trappola: ci si farà inseguire da Stridor-di-denti fino alla tana del coniglio, dove lo si farà entrare; resterò incastrato, con la testa da una parte e la coda dall’altra, e sarà possibile, a quel punto, immobilizzato com’è, estrargli tutti quei terribili denti.
Il piano è audace e rischioso, ma la fortuna assiste gli abitanti del bosco. Stridor-di-denti perde la sua terribile arma, diventa un innocuo volatile qualunque e si allontana coperto di vergogna. La storia sembra finire bene, tutti possono ricominciare a vivere tranquilli, ma non è così… un giorno il lupo decide di scoprire che fine abbiano fatto i micidiali denti del pollo cattivo e così succede qualcos’altro.

LupoL’interesse di questo libro sta nel messaggio che vuole trasmettere ai bambini, cioè che non è poi così difficile che un cattivo diventi buono o che un buono si trasformi in un cattivo, soprattutto perchè a volte è facile dimenticare la paura provata da oppressi e si può finire col diventare oppressori, restando affascinati dal senso di potere suscitato dal trovarsi in una posizione dominante.
La storia è ricca di llustrazioni, l’età di lettura consigliata è dai 4 anni, ma, cosa non insolita, è una vicenda godibile anche da lettori più grandi, adulti compresi
L’autrice è Anne Jonas è francese, l’illustratore Emile Jadoul è belga e in Francia è stato pubblicato da Editions Milan, Qui in Italia , con la traduzione di Luigina Battistutta, è stato pubblicato Nord-Sud, che fa parte della casa editrice Salani.

Anne Jonas
La storia del Grande Pollo Cattivo
Traduzione di Luigina Battistutta
Illustrazioni di Emile Jadoul
Nord-Sud, 2006
pp. 38, euro 10,00

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72 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. gabrilu
    Ago 05, 2007 @ 14:34:00

    Ma tu, Annarita, sei davvero sicura che preservare i bambini da paure, terrori & affini raccontando loro le favole moderne — e costruite a tavolino — tutte così nauseabondamente politically correct, e così tutte attente a non terrorizzare i bimbetti sia cosa giusta e buona e soprattutto utile? E’ questo il meglio, per loro?

    Io non ne sono affatto certa, e più leggo di tutte queste meravigliose storie moderne più ringrazio ancora che ai miei tempi per fortuna non c’erano ancora e si usavano invece tutte quelle terrificanti favole piene di orchi, vecchiette cattivissime, streghe e stregoni e orrori di ogni genere.

    La vita è fatta di orrori. Inutile fare finta che non sia così. Le favole di un tempo non erano costruite a tavolino, ma derivavano dagli archetipi, erano reali. Iniziavano il bambino alla triste consapevoleza del fatto che il mondo non è rose e fiori.
    Non per nulla i nuclei di tutte le favole più celebri, pur con tutte le varianti geografiche e culturali, erano le stesse per tutto il pianeta (Popper docet).

    Guarda che non sto polemizzando, Annarita, eh.
    Sono cose che mi chiedo realmente, e dove posso formulare queste domande se non in un blog serio come il tuo?

    Ah… e tengo a precisare anche che non c’entra niente la favola particolare di cui parli in questo specifico post, il mio è un discorso di carattere generale.

    Rispondi

  2. gabrilu
    Ago 05, 2007 @ 14:34:00

    Ma tu, Annarita, sei davvero sicura che preservare i bambini da paure, terrori & affini raccontando loro le favole moderne — e costruite a tavolino — tutte così nauseabondamente politically correct, e così tutte attente a non terrorizzare i bimbetti sia cosa giusta e buona e soprattutto utile? E’ questo il meglio, per loro?

    Io non ne sono affatto certa, e più leggo di tutte queste meravigliose storie moderne più ringrazio ancora che ai miei tempi per fortuna non c’erano ancora e si usavano invece tutte quelle terrificanti favole piene di orchi, vecchiette cattivissime, streghe e stregoni e orrori di ogni genere.

    La vita è fatta di orrori. Inutile fare finta che non sia così. Le favole di un tempo non erano costruite a tavolino, ma derivavano dagli archetipi, erano reali. Iniziavano il bambino alla triste consapevoleza del fatto che il mondo non è rose e fiori.
    Non per nulla i nuclei di tutte le favole più celebri, pur con tutte le varianti geografiche e culturali, erano le stesse per tutto il pianeta (Popper docet).

    Guarda che non sto polemizzando, Annarita, eh.
    Sono cose che mi chiedo realmente, e dove posso formulare queste domande se non in un blog serio come il tuo?

    Ah… e tengo a precisare anche che non c’entra niente la favola particolare di cui parli in questo specifico post, il mio è un discorso di carattere generale.

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  3. gabrilu
    Ago 05, 2007 @ 14:34:00

    Ma tu, Annarita, sei davvero sicura che preservare i bambini da paure, terrori & affini raccontando loro le favole moderne — e costruite a tavolino — tutte così nauseabondamente politically correct, e così tutte attente a non terrorizzare i bimbetti sia cosa giusta e buona e soprattutto utile? E’ questo il meglio, per loro?

    Io non ne sono affatto certa, e più leggo di tutte queste meravigliose storie moderne più ringrazio ancora che ai miei tempi per fortuna non c’erano ancora e si usavano invece tutte quelle terrificanti favole piene di orchi, vecchiette cattivissime, streghe e stregoni e orrori di ogni genere.

    La vita è fatta di orrori. Inutile fare finta che non sia così. Le favole di un tempo non erano costruite a tavolino, ma derivavano dagli archetipi, erano reali. Iniziavano il bambino alla triste consapevoleza del fatto che il mondo non è rose e fiori.
    Non per nulla i nuclei di tutte le favole più celebri, pur con tutte le varianti geografiche e culturali, erano le stesse per tutto il pianeta (Popper docet).

    Guarda che non sto polemizzando, Annarita, eh.
    Sono cose che mi chiedo realmente, e dove posso formulare queste domande se non in un blog serio come il tuo?

    Ah… e tengo a precisare anche che non c’entra niente la favola particolare di cui parli in questo specifico post, il mio è un discorso di carattere generale.

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  4. gabrilu
    Ago 05, 2007 @ 14:34:00

    Ma tu, Annarita, sei davvero sicura che preservare i bambini da paure, terrori & affini raccontando loro le favole moderne — e costruite a tavolino — tutte così nauseabondamente politically correct, e così tutte attente a non terrorizzare i bimbetti sia cosa giusta e buona e soprattutto utile? E’ questo il meglio, per loro?

    Io non ne sono affatto certa, e più leggo di tutte queste meravigliose storie moderne più ringrazio ancora che ai miei tempi per fortuna non c’erano ancora e si usavano invece tutte quelle terrificanti favole piene di orchi, vecchiette cattivissime, streghe e stregoni e orrori di ogni genere.

    La vita è fatta di orrori. Inutile fare finta che non sia così. Le favole di un tempo non erano costruite a tavolino, ma derivavano dagli archetipi, erano reali. Iniziavano il bambino alla triste consapevoleza del fatto che il mondo non è rose e fiori.
    Non per nulla i nuclei di tutte le favole più celebri, pur con tutte le varianti geografiche e culturali, erano le stesse per tutto il pianeta (Popper docet).

    Guarda che non sto polemizzando, Annarita, eh.
    Sono cose che mi chiedo realmente, e dove posso formulare queste domande se non in un blog serio come il tuo?

    Ah… e tengo a precisare anche che non c’entra niente la favola particolare di cui parli in questo specifico post, il mio è un discorso di carattere generale.

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  5. gabrilu
    Ago 05, 2007 @ 14:34:00

    Ma tu, Annarita, sei davvero sicura che preservare i bambini da paure, terrori & affini raccontando loro le favole moderne — e costruite a tavolino — tutte così nauseabondamente politically correct, e così tutte attente a non terrorizzare i bimbetti sia cosa giusta e buona e soprattutto utile? E’ questo il meglio, per loro?

    Io non ne sono affatto certa, e più leggo di tutte queste meravigliose storie moderne più ringrazio ancora che ai miei tempi per fortuna non c’erano ancora e si usavano invece tutte quelle terrificanti favole piene di orchi, vecchiette cattivissime, streghe e stregoni e orrori di ogni genere.

    La vita è fatta di orrori. Inutile fare finta che non sia così. Le favole di un tempo non erano costruite a tavolino, ma derivavano dagli archetipi, erano reali. Iniziavano il bambino alla triste consapevoleza del fatto che il mondo non è rose e fiori.
    Non per nulla i nuclei di tutte le favole più celebri, pur con tutte le varianti geografiche e culturali, erano le stesse per tutto il pianeta (Popper docet).

    Guarda che non sto polemizzando, Annarita, eh.
    Sono cose che mi chiedo realmente, e dove posso formulare queste domande se non in un blog serio come il tuo?

    Ah… e tengo a precisare anche che non c’entra niente la favola particolare di cui parli in questo specifico post, il mio è un discorso di carattere generale.

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  6. gabrilu
    Ago 05, 2007 @ 14:34:00

    Ma tu, Annarita, sei davvero sicura che preservare i bambini da paure, terrori & affini raccontando loro le favole moderne — e costruite a tavolino — tutte così nauseabondamente politically correct, e così tutte attente a non terrorizzare i bimbetti sia cosa giusta e buona e soprattutto utile? E’ questo il meglio, per loro?

    Io non ne sono affatto certa, e più leggo di tutte queste meravigliose storie moderne più ringrazio ancora che ai miei tempi per fortuna non c’erano ancora e si usavano invece tutte quelle terrificanti favole piene di orchi, vecchiette cattivissime, streghe e stregoni e orrori di ogni genere.

    La vita è fatta di orrori. Inutile fare finta che non sia così. Le favole di un tempo non erano costruite a tavolino, ma derivavano dagli archetipi, erano reali. Iniziavano il bambino alla triste consapevoleza del fatto che il mondo non è rose e fiori.
    Non per nulla i nuclei di tutte le favole più celebri, pur con tutte le varianti geografiche e culturali, erano le stesse per tutto il pianeta (Popper docet).

    Guarda che non sto polemizzando, Annarita, eh.
    Sono cose che mi chiedo realmente, e dove posso formulare queste domande se non in un blog serio come il tuo?

    Ah… e tengo a precisare anche che non c’entra niente la favola particolare di cui parli in questo specifico post, il mio è un discorso di carattere generale.

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  7. annaritav
    Ago 05, 2007 @ 19:19:00

    Scrivendo che a volte le paure sono indotte dagli adulti, mi riferivo all’uso distorto e deviante che delle favole si può fare. Io sono pienamente d’accordo con te che non sia possibile né giusto preservare i bambini dalle paure, perché è a ciò che andranno incontro nel mondo reale. Quando i più piccoli ci chiedono di raccontare una storia o i più grandicelli di comprare un libro, nella maggior parte dei casi il loro interesse punta verso le storie che loro stessi chiamano “di paura” proprio perché sanno che dietro quelle storie terrificanti si trovano la mano e il rifugio sicuro delle persone che amano e insieme si può elaborare la paura e vincerla. Questa storia mi era sembrata in ogni caso simpatica e accattivante, perché stimola i più piccoli a non cadere nella trappola della “cattiveria” che può trasformare la vittima in persecutore. Oggi le favole sono più costruite a tavolino, come dici tu, ma l’interesse dei giovani ascoltatori e lettori per le favole, diciamo così, tradizionali, è sempre molto forte. Segno che continuano a riconoscere e a riconoscersi negli archetipi sempre validi da esse proposti. Cambiano i modi e le forme, ma in fin dei conti i vecchi schemi restano quasi inalterati. Buona serata 🙂
    P.S.: ho seguito il tuo suggerimento e in coda al post vacanziero abbiamo messo il link a un po’ di foto su Flickr.

    Rispondi

  8. annaritav
    Ago 05, 2007 @ 19:19:00

    Scrivendo che a volte le paure sono indotte dagli adulti, mi riferivo all’uso distorto e deviante che delle favole si può fare. Io sono pienamente d’accordo con te che non sia possibile né giusto preservare i bambini dalle paure, perché è a ciò che andranno incontro nel mondo reale. Quando i più piccoli ci chiedono di raccontare una storia o i più grandicelli di comprare un libro, nella maggior parte dei casi il loro interesse punta verso le storie che loro stessi chiamano “di paura” proprio perché sanno che dietro quelle storie terrificanti si trovano la mano e il rifugio sicuro delle persone che amano e insieme si può elaborare la paura e vincerla. Questa storia mi era sembrata in ogni caso simpatica e accattivante, perché stimola i più piccoli a non cadere nella trappola della “cattiveria” che può trasformare la vittima in persecutore. Oggi le favole sono più costruite a tavolino, come dici tu, ma l’interesse dei giovani ascoltatori e lettori per le favole, diciamo così, tradizionali, è sempre molto forte. Segno che continuano a riconoscere e a riconoscersi negli archetipi sempre validi da esse proposti. Cambiano i modi e le forme, ma in fin dei conti i vecchi schemi restano quasi inalterati. Buona serata 🙂
    P.S.: ho seguito il tuo suggerimento e in coda al post vacanziero abbiamo messo il link a un po’ di foto su Flickr.

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  9. annaritav
    Ago 05, 2007 @ 19:19:00

    Scrivendo che a volte le paure sono indotte dagli adulti, mi riferivo all’uso distorto e deviante che delle favole si può fare. Io sono pienamente d’accordo con te che non sia possibile né giusto preservare i bambini dalle paure, perché è a ciò che andranno incontro nel mondo reale. Quando i più piccoli ci chiedono di raccontare una storia o i più grandicelli di comprare un libro, nella maggior parte dei casi il loro interesse punta verso le storie che loro stessi chiamano “di paura” proprio perché sanno che dietro quelle storie terrificanti si trovano la mano e il rifugio sicuro delle persone che amano e insieme si può elaborare la paura e vincerla. Questa storia mi era sembrata in ogni caso simpatica e accattivante, perché stimola i più piccoli a non cadere nella trappola della “cattiveria” che può trasformare la vittima in persecutore. Oggi le favole sono più costruite a tavolino, come dici tu, ma l’interesse dei giovani ascoltatori e lettori per le favole, diciamo così, tradizionali, è sempre molto forte. Segno che continuano a riconoscere e a riconoscersi negli archetipi sempre validi da esse proposti. Cambiano i modi e le forme, ma in fin dei conti i vecchi schemi restano quasi inalterati. Buona serata 🙂
    P.S.: ho seguito il tuo suggerimento e in coda al post vacanziero abbiamo messo il link a un po’ di foto su Flickr.

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  10. annaritav
    Ago 05, 2007 @ 19:19:00

    Scrivendo che a volte le paure sono indotte dagli adulti, mi riferivo all’uso distorto e deviante che delle favole si può fare. Io sono pienamente d’accordo con te che non sia possibile né giusto preservare i bambini dalle paure, perché è a ciò che andranno incontro nel mondo reale. Quando i più piccoli ci chiedono di raccontare una storia o i più grandicelli di comprare un libro, nella maggior parte dei casi il loro interesse punta verso le storie che loro stessi chiamano “di paura” proprio perché sanno che dietro quelle storie terrificanti si trovano la mano e il rifugio sicuro delle persone che amano e insieme si può elaborare la paura e vincerla. Questa storia mi era sembrata in ogni caso simpatica e accattivante, perché stimola i più piccoli a non cadere nella trappola della “cattiveria” che può trasformare la vittima in persecutore. Oggi le favole sono più costruite a tavolino, come dici tu, ma l’interesse dei giovani ascoltatori e lettori per le favole, diciamo così, tradizionali, è sempre molto forte. Segno che continuano a riconoscere e a riconoscersi negli archetipi sempre validi da esse proposti. Cambiano i modi e le forme, ma in fin dei conti i vecchi schemi restano quasi inalterati. Buona serata 🙂
    P.S.: ho seguito il tuo suggerimento e in coda al post vacanziero abbiamo messo il link a un po’ di foto su Flickr.

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  11. annaritav
    Ago 05, 2007 @ 19:19:00

    Scrivendo che a volte le paure sono indotte dagli adulti, mi riferivo all’uso distorto e deviante che delle favole si può fare. Io sono pienamente d’accordo con te che non sia possibile né giusto preservare i bambini dalle paure, perché è a ciò che andranno incontro nel mondo reale. Quando i più piccoli ci chiedono di raccontare una storia o i più grandicelli di comprare un libro, nella maggior parte dei casi il loro interesse punta verso le storie che loro stessi chiamano “di paura” proprio perché sanno che dietro quelle storie terrificanti si trovano la mano e il rifugio sicuro delle persone che amano e insieme si può elaborare la paura e vincerla. Questa storia mi era sembrata in ogni caso simpatica e accattivante, perché stimola i più piccoli a non cadere nella trappola della “cattiveria” che può trasformare la vittima in persecutore. Oggi le favole sono più costruite a tavolino, come dici tu, ma l’interesse dei giovani ascoltatori e lettori per le favole, diciamo così, tradizionali, è sempre molto forte. Segno che continuano a riconoscere e a riconoscersi negli archetipi sempre validi da esse proposti. Cambiano i modi e le forme, ma in fin dei conti i vecchi schemi restano quasi inalterati. Buona serata 🙂
    P.S.: ho seguito il tuo suggerimento e in coda al post vacanziero abbiamo messo il link a un po’ di foto su Flickr.

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  12. annaritav
    Ago 05, 2007 @ 19:19:00

    Scrivendo che a volte le paure sono indotte dagli adulti, mi riferivo all’uso distorto e deviante che delle favole si può fare. Io sono pienamente d’accordo con te che non sia possibile né giusto preservare i bambini dalle paure, perché è a ciò che andranno incontro nel mondo reale. Quando i più piccoli ci chiedono di raccontare una storia o i più grandicelli di comprare un libro, nella maggior parte dei casi il loro interesse punta verso le storie che loro stessi chiamano “di paura” proprio perché sanno che dietro quelle storie terrificanti si trovano la mano e il rifugio sicuro delle persone che amano e insieme si può elaborare la paura e vincerla. Questa storia mi era sembrata in ogni caso simpatica e accattivante, perché stimola i più piccoli a non cadere nella trappola della “cattiveria” che può trasformare la vittima in persecutore. Oggi le favole sono più costruite a tavolino, come dici tu, ma l’interesse dei giovani ascoltatori e lettori per le favole, diciamo così, tradizionali, è sempre molto forte. Segno che continuano a riconoscere e a riconoscersi negli archetipi sempre validi da esse proposti. Cambiano i modi e le forme, ma in fin dei conti i vecchi schemi restano quasi inalterati. Buona serata 🙂
    P.S.: ho seguito il tuo suggerimento e in coda al post vacanziero abbiamo messo il link a un po’ di foto su Flickr.

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  13. amfortas
    Ago 05, 2007 @ 20:00:00

    Io sono dell’opinione, forse un po’ manierata, che i bambini dovrebbero essere preservati dagli orrori, anche quelli delle favole.
    Avranno tempo, ahimè, d’accorgersi che il mondo è brutto sporco e cattivo, e la lettura di favole un po’ paurose non ha certo nessuna funzione preventiva.
    Magari…
    Ciao 🙂

    Rispondi

  14. amfortas
    Ago 05, 2007 @ 20:00:00

    Io sono dell’opinione, forse un po’ manierata, che i bambini dovrebbero essere preservati dagli orrori, anche quelli delle favole.
    Avranno tempo, ahimè, d’accorgersi che il mondo è brutto sporco e cattivo, e la lettura di favole un po’ paurose non ha certo nessuna funzione preventiva.
    Magari…
    Ciao 🙂

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  15. amfortas
    Ago 05, 2007 @ 20:00:00

    Io sono dell’opinione, forse un po’ manierata, che i bambini dovrebbero essere preservati dagli orrori, anche quelli delle favole.
    Avranno tempo, ahimè, d’accorgersi che il mondo è brutto sporco e cattivo, e la lettura di favole un po’ paurose non ha certo nessuna funzione preventiva.
    Magari…
    Ciao 🙂

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  16. amfortas
    Ago 05, 2007 @ 20:00:00

    Io sono dell’opinione, forse un po’ manierata, che i bambini dovrebbero essere preservati dagli orrori, anche quelli delle favole.
    Avranno tempo, ahimè, d’accorgersi che il mondo è brutto sporco e cattivo, e la lettura di favole un po’ paurose non ha certo nessuna funzione preventiva.
    Magari…
    Ciao 🙂

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  17. amfortas
    Ago 05, 2007 @ 20:00:00

    Io sono dell’opinione, forse un po’ manierata, che i bambini dovrebbero essere preservati dagli orrori, anche quelli delle favole.
    Avranno tempo, ahimè, d’accorgersi che il mondo è brutto sporco e cattivo, e la lettura di favole un po’ paurose non ha certo nessuna funzione preventiva.
    Magari…
    Ciao 🙂

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  18. amfortas
    Ago 05, 2007 @ 20:00:00

    Io sono dell’opinione, forse un po’ manierata, che i bambini dovrebbero essere preservati dagli orrori, anche quelli delle favole.
    Avranno tempo, ahimè, d’accorgersi che il mondo è brutto sporco e cattivo, e la lettura di favole un po’ paurose non ha certo nessuna funzione preventiva.
    Magari…
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  19. PrimoCasalini
    Ago 05, 2007 @ 21:33:00

    Ricordo un documentario sulla Cina come costruzione di un uomo nuovo. In un asilo, c’era una maestra che diceva che non sarebbero più esistite la competizione, le dominanze etc etc. Dietro di lei, si vedevano due bambini piccolissimi che cercavano a vicenda di prendersi il giocattolo, con assoluta naturalezza, e alla fine si menavano: uno piangeva, l’altro si teneva il giocattolo così conquistato. I bambini hanno bisogno di verità: prima imparano che esistono le pulsioni di dominanze (che non sono cattive, sono solo necessarie) e le vedono, prima imparano a farci i conti e a gestirle a pro’ personale e comune. Altrimenti, si allevano dei bimbi buoni che di fronte alle delusioni della realtà (che non è né buona né cattiva, è e basta), diventeranno cattivi, ma cattivi veramente, e definitivamente.
    Non è una predica, sono dati di fatto etologici prima che psicologici, biologici prima che etologici.
    I bambini sono svegli, hanno più neuroni di noi, se glielo si spiega capiscono, e vivranno meglio, facendo vivere meglio quelli che avranno a che fare con loro.
    Ma il problema non sono le fiabe ed i miti, che adempiono una funzione necessaria, siamo noi che continuiamo a non volerci vedere come siamo, chissà perché. Naturalmente esclusa la signora blogghiera Annarita, che ne sa certamente più di me, e che ha scritto un bellissimo post, ma non è una novità.

    auguro una buona e pulsionale serata
    Solimano

    Rispondi

  20. PrimoCasalini
    Ago 05, 2007 @ 21:33:00

    Ricordo un documentario sulla Cina come costruzione di un uomo nuovo. In un asilo, c’era una maestra che diceva che non sarebbero più esistite la competizione, le dominanze etc etc. Dietro di lei, si vedevano due bambini piccolissimi che cercavano a vicenda di prendersi il giocattolo, con assoluta naturalezza, e alla fine si menavano: uno piangeva, l’altro si teneva il giocattolo così conquistato. I bambini hanno bisogno di verità: prima imparano che esistono le pulsioni di dominanze (che non sono cattive, sono solo necessarie) e le vedono, prima imparano a farci i conti e a gestirle a pro’ personale e comune. Altrimenti, si allevano dei bimbi buoni che di fronte alle delusioni della realtà (che non è né buona né cattiva, è e basta), diventeranno cattivi, ma cattivi veramente, e definitivamente.
    Non è una predica, sono dati di fatto etologici prima che psicologici, biologici prima che etologici.
    I bambini sono svegli, hanno più neuroni di noi, se glielo si spiega capiscono, e vivranno meglio, facendo vivere meglio quelli che avranno a che fare con loro.
    Ma il problema non sono le fiabe ed i miti, che adempiono una funzione necessaria, siamo noi che continuiamo a non volerci vedere come siamo, chissà perché. Naturalmente esclusa la signora blogghiera Annarita, che ne sa certamente più di me, e che ha scritto un bellissimo post, ma non è una novità.

    auguro una buona e pulsionale serata
    Solimano

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  21. PrimoCasalini
    Ago 05, 2007 @ 21:33:00

    Ricordo un documentario sulla Cina come costruzione di un uomo nuovo. In un asilo, c’era una maestra che diceva che non sarebbero più esistite la competizione, le dominanze etc etc. Dietro di lei, si vedevano due bambini piccolissimi che cercavano a vicenda di prendersi il giocattolo, con assoluta naturalezza, e alla fine si menavano: uno piangeva, l’altro si teneva il giocattolo così conquistato. I bambini hanno bisogno di verità: prima imparano che esistono le pulsioni di dominanze (che non sono cattive, sono solo necessarie) e le vedono, prima imparano a farci i conti e a gestirle a pro’ personale e comune. Altrimenti, si allevano dei bimbi buoni che di fronte alle delusioni della realtà (che non è né buona né cattiva, è e basta), diventeranno cattivi, ma cattivi veramente, e definitivamente.
    Non è una predica, sono dati di fatto etologici prima che psicologici, biologici prima che etologici.
    I bambini sono svegli, hanno più neuroni di noi, se glielo si spiega capiscono, e vivranno meglio, facendo vivere meglio quelli che avranno a che fare con loro.
    Ma il problema non sono le fiabe ed i miti, che adempiono una funzione necessaria, siamo noi che continuiamo a non volerci vedere come siamo, chissà perché. Naturalmente esclusa la signora blogghiera Annarita, che ne sa certamente più di me, e che ha scritto un bellissimo post, ma non è una novità.

    auguro una buona e pulsionale serata
    Solimano

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  22. PrimoCasalini
    Ago 05, 2007 @ 21:33:00

    Ricordo un documentario sulla Cina come costruzione di un uomo nuovo. In un asilo, c’era una maestra che diceva che non sarebbero più esistite la competizione, le dominanze etc etc. Dietro di lei, si vedevano due bambini piccolissimi che cercavano a vicenda di prendersi il giocattolo, con assoluta naturalezza, e alla fine si menavano: uno piangeva, l’altro si teneva il giocattolo così conquistato. I bambini hanno bisogno di verità: prima imparano che esistono le pulsioni di dominanze (che non sono cattive, sono solo necessarie) e le vedono, prima imparano a farci i conti e a gestirle a pro’ personale e comune. Altrimenti, si allevano dei bimbi buoni che di fronte alle delusioni della realtà (che non è né buona né cattiva, è e basta), diventeranno cattivi, ma cattivi veramente, e definitivamente.
    Non è una predica, sono dati di fatto etologici prima che psicologici, biologici prima che etologici.
    I bambini sono svegli, hanno più neuroni di noi, se glielo si spiega capiscono, e vivranno meglio, facendo vivere meglio quelli che avranno a che fare con loro.
    Ma il problema non sono le fiabe ed i miti, che adempiono una funzione necessaria, siamo noi che continuiamo a non volerci vedere come siamo, chissà perché. Naturalmente esclusa la signora blogghiera Annarita, che ne sa certamente più di me, e che ha scritto un bellissimo post, ma non è una novità.

    auguro una buona e pulsionale serata
    Solimano

    Rispondi

  23. PrimoCasalini
    Ago 05, 2007 @ 21:33:00

    Ricordo un documentario sulla Cina come costruzione di un uomo nuovo. In un asilo, c’era una maestra che diceva che non sarebbero più esistite la competizione, le dominanze etc etc. Dietro di lei, si vedevano due bambini piccolissimi che cercavano a vicenda di prendersi il giocattolo, con assoluta naturalezza, e alla fine si menavano: uno piangeva, l’altro si teneva il giocattolo così conquistato. I bambini hanno bisogno di verità: prima imparano che esistono le pulsioni di dominanze (che non sono cattive, sono solo necessarie) e le vedono, prima imparano a farci i conti e a gestirle a pro’ personale e comune. Altrimenti, si allevano dei bimbi buoni che di fronte alle delusioni della realtà (che non è né buona né cattiva, è e basta), diventeranno cattivi, ma cattivi veramente, e definitivamente.
    Non è una predica, sono dati di fatto etologici prima che psicologici, biologici prima che etologici.
    I bambini sono svegli, hanno più neuroni di noi, se glielo si spiega capiscono, e vivranno meglio, facendo vivere meglio quelli che avranno a che fare con loro.
    Ma il problema non sono le fiabe ed i miti, che adempiono una funzione necessaria, siamo noi che continuiamo a non volerci vedere come siamo, chissà perché. Naturalmente esclusa la signora blogghiera Annarita, che ne sa certamente più di me, e che ha scritto un bellissimo post, ma non è una novità.

    auguro una buona e pulsionale serata
    Solimano

    Rispondi

  24. PrimoCasalini
    Ago 05, 2007 @ 21:33:00

    Ricordo un documentario sulla Cina come costruzione di un uomo nuovo. In un asilo, c’era una maestra che diceva che non sarebbero più esistite la competizione, le dominanze etc etc. Dietro di lei, si vedevano due bambini piccolissimi che cercavano a vicenda di prendersi il giocattolo, con assoluta naturalezza, e alla fine si menavano: uno piangeva, l’altro si teneva il giocattolo così conquistato. I bambini hanno bisogno di verità: prima imparano che esistono le pulsioni di dominanze (che non sono cattive, sono solo necessarie) e le vedono, prima imparano a farci i conti e a gestirle a pro’ personale e comune. Altrimenti, si allevano dei bimbi buoni che di fronte alle delusioni della realtà (che non è né buona né cattiva, è e basta), diventeranno cattivi, ma cattivi veramente, e definitivamente.
    Non è una predica, sono dati di fatto etologici prima che psicologici, biologici prima che etologici.
    I bambini sono svegli, hanno più neuroni di noi, se glielo si spiega capiscono, e vivranno meglio, facendo vivere meglio quelli che avranno a che fare con loro.
    Ma il problema non sono le fiabe ed i miti, che adempiono una funzione necessaria, siamo noi che continuiamo a non volerci vedere come siamo, chissà perché. Naturalmente esclusa la signora blogghiera Annarita, che ne sa certamente più di me, e che ha scritto un bellissimo post, ma non è una novità.

    auguro una buona e pulsionale serata
    Solimano

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  25. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 12:29:00

    A parte che sono vergognatissima perchè ho scritto Popper invece di Popp (ma voi siete bravi e l’avete capito che mi riferivo a Popp) sono d’accordo sia con quello che dice Annarita che con quello che dice Primo. Le fiabe d’antan (purtroppo io posso ricorrere solo a quegli esempi, non conosco molte fiabe moderne e non ho a che fare con bimbi e ragazzini) avevano secondo me il pregio anche di allenare i bambini all’idea che le cose si debbono conquistare e che c’è da faticare per averle (tutte le fiabe centrate sulle prove da superare, ad es.).
    E cmq, Amfortas, non è tenendo i bambini sotto un campana di vetro che li preservi, tutt’altro. Lo choc poi sarà ancora più grande e non avranno strumenti per affrontare la realtà. Ho letto anni fa un bellissimo articolo di Galimberti, proprio su questo e che mi trovava totalmente d’accordo.

    P.S. Annarita ma… vabbè che hai messo le foto su Flick ma …ehm… l’indirizzo? ^___^

    Rispondi

  26. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 12:29:00

    A parte che sono vergognatissima perchè ho scritto Popper invece di Popp (ma voi siete bravi e l’avete capito che mi riferivo a Popp) sono d’accordo sia con quello che dice Annarita che con quello che dice Primo. Le fiabe d’antan (purtroppo io posso ricorrere solo a quegli esempi, non conosco molte fiabe moderne e non ho a che fare con bimbi e ragazzini) avevano secondo me il pregio anche di allenare i bambini all’idea che le cose si debbono conquistare e che c’è da faticare per averle (tutte le fiabe centrate sulle prove da superare, ad es.).
    E cmq, Amfortas, non è tenendo i bambini sotto un campana di vetro che li preservi, tutt’altro. Lo choc poi sarà ancora più grande e non avranno strumenti per affrontare la realtà. Ho letto anni fa un bellissimo articolo di Galimberti, proprio su questo e che mi trovava totalmente d’accordo.

    P.S. Annarita ma… vabbè che hai messo le foto su Flick ma …ehm… l’indirizzo? ^___^

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  27. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 12:29:00

    A parte che sono vergognatissima perchè ho scritto Popper invece di Popp (ma voi siete bravi e l’avete capito che mi riferivo a Popp) sono d’accordo sia con quello che dice Annarita che con quello che dice Primo. Le fiabe d’antan (purtroppo io posso ricorrere solo a quegli esempi, non conosco molte fiabe moderne e non ho a che fare con bimbi e ragazzini) avevano secondo me il pregio anche di allenare i bambini all’idea che le cose si debbono conquistare e che c’è da faticare per averle (tutte le fiabe centrate sulle prove da superare, ad es.).
    E cmq, Amfortas, non è tenendo i bambini sotto un campana di vetro che li preservi, tutt’altro. Lo choc poi sarà ancora più grande e non avranno strumenti per affrontare la realtà. Ho letto anni fa un bellissimo articolo di Galimberti, proprio su questo e che mi trovava totalmente d’accordo.

    P.S. Annarita ma… vabbè che hai messo le foto su Flick ma …ehm… l’indirizzo? ^___^

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  28. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 12:29:00

    A parte che sono vergognatissima perchè ho scritto Popper invece di Popp (ma voi siete bravi e l’avete capito che mi riferivo a Popp) sono d’accordo sia con quello che dice Annarita che con quello che dice Primo. Le fiabe d’antan (purtroppo io posso ricorrere solo a quegli esempi, non conosco molte fiabe moderne e non ho a che fare con bimbi e ragazzini) avevano secondo me il pregio anche di allenare i bambini all’idea che le cose si debbono conquistare e che c’è da faticare per averle (tutte le fiabe centrate sulle prove da superare, ad es.).
    E cmq, Amfortas, non è tenendo i bambini sotto un campana di vetro che li preservi, tutt’altro. Lo choc poi sarà ancora più grande e non avranno strumenti per affrontare la realtà. Ho letto anni fa un bellissimo articolo di Galimberti, proprio su questo e che mi trovava totalmente d’accordo.

    P.S. Annarita ma… vabbè che hai messo le foto su Flick ma …ehm… l’indirizzo? ^___^

    Rispondi

  29. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 12:29:00

    A parte che sono vergognatissima perchè ho scritto Popper invece di Popp (ma voi siete bravi e l’avete capito che mi riferivo a Popp) sono d’accordo sia con quello che dice Annarita che con quello che dice Primo. Le fiabe d’antan (purtroppo io posso ricorrere solo a quegli esempi, non conosco molte fiabe moderne e non ho a che fare con bimbi e ragazzini) avevano secondo me il pregio anche di allenare i bambini all’idea che le cose si debbono conquistare e che c’è da faticare per averle (tutte le fiabe centrate sulle prove da superare, ad es.).
    E cmq, Amfortas, non è tenendo i bambini sotto un campana di vetro che li preservi, tutt’altro. Lo choc poi sarà ancora più grande e non avranno strumenti per affrontare la realtà. Ho letto anni fa un bellissimo articolo di Galimberti, proprio su questo e che mi trovava totalmente d’accordo.

    P.S. Annarita ma… vabbè che hai messo le foto su Flick ma …ehm… l’indirizzo? ^___^

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  30. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 12:29:00

    A parte che sono vergognatissima perchè ho scritto Popper invece di Popp (ma voi siete bravi e l’avete capito che mi riferivo a Popp) sono d’accordo sia con quello che dice Annarita che con quello che dice Primo. Le fiabe d’antan (purtroppo io posso ricorrere solo a quegli esempi, non conosco molte fiabe moderne e non ho a che fare con bimbi e ragazzini) avevano secondo me il pregio anche di allenare i bambini all’idea che le cose si debbono conquistare e che c’è da faticare per averle (tutte le fiabe centrate sulle prove da superare, ad es.).
    E cmq, Amfortas, non è tenendo i bambini sotto un campana di vetro che li preservi, tutt’altro. Lo choc poi sarà ancora più grande e non avranno strumenti per affrontare la realtà. Ho letto anni fa un bellissimo articolo di Galimberti, proprio su questo e che mi trovava totalmente d’accordo.

    P.S. Annarita ma… vabbè che hai messo le foto su Flick ma …ehm… l’indirizzo? ^___^

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  31. annaritav
    Ago 06, 2007 @ 18:29:00

    @ amfortas
    Quello che dici è molto poetico, ma purtroppo non è così semplice. La favola infatti non può avere uno scopo preventivo, diciamo piuttosto propedeutico.

    @ Solimano
    Concordo con te, ma i bambini vanno aiutati a distinguere le pulsioni sane da quelle che li porterebbero alla prevaricazione continua come regola di vita, cosa che spesso ci riesce male, nel nostro ruolo di genitori e insegnanti. Grazie per i complimenti, troppo buono!

    @ Gabrilu
    I refusi non mancano mai, era chiarissimo che ti riferissi a Propp. Mi piacerebbe leggere l’articolo di Galimberti, pensi sia possibile?
    Per quanto riguarda le foto, c’è il link nel post dedicato alle ferie, ci sembrava il posto più semplice e ovvio in cui sistemarlo 😛

    Buona serata a tutti

    Rispondi

  32. annaritav
    Ago 06, 2007 @ 18:29:00

    @ amfortas
    Quello che dici è molto poetico, ma purtroppo non è così semplice. La favola infatti non può avere uno scopo preventivo, diciamo piuttosto propedeutico.

    @ Solimano
    Concordo con te, ma i bambini vanno aiutati a distinguere le pulsioni sane da quelle che li porterebbero alla prevaricazione continua come regola di vita, cosa che spesso ci riesce male, nel nostro ruolo di genitori e insegnanti. Grazie per i complimenti, troppo buono!

    @ Gabrilu
    I refusi non mancano mai, era chiarissimo che ti riferissi a Propp. Mi piacerebbe leggere l’articolo di Galimberti, pensi sia possibile?
    Per quanto riguarda le foto, c’è il link nel post dedicato alle ferie, ci sembrava il posto più semplice e ovvio in cui sistemarlo 😛

    Buona serata a tutti

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  33. annaritav
    Ago 06, 2007 @ 18:29:00

    @ amfortas
    Quello che dici è molto poetico, ma purtroppo non è così semplice. La favola infatti non può avere uno scopo preventivo, diciamo piuttosto propedeutico.

    @ Solimano
    Concordo con te, ma i bambini vanno aiutati a distinguere le pulsioni sane da quelle che li porterebbero alla prevaricazione continua come regola di vita, cosa che spesso ci riesce male, nel nostro ruolo di genitori e insegnanti. Grazie per i complimenti, troppo buono!

    @ Gabrilu
    I refusi non mancano mai, era chiarissimo che ti riferissi a Propp. Mi piacerebbe leggere l’articolo di Galimberti, pensi sia possibile?
    Per quanto riguarda le foto, c’è il link nel post dedicato alle ferie, ci sembrava il posto più semplice e ovvio in cui sistemarlo 😛

    Buona serata a tutti

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  34. annaritav
    Ago 06, 2007 @ 18:29:00

    @ amfortas
    Quello che dici è molto poetico, ma purtroppo non è così semplice. La favola infatti non può avere uno scopo preventivo, diciamo piuttosto propedeutico.

    @ Solimano
    Concordo con te, ma i bambini vanno aiutati a distinguere le pulsioni sane da quelle che li porterebbero alla prevaricazione continua come regola di vita, cosa che spesso ci riesce male, nel nostro ruolo di genitori e insegnanti. Grazie per i complimenti, troppo buono!

    @ Gabrilu
    I refusi non mancano mai, era chiarissimo che ti riferissi a Propp. Mi piacerebbe leggere l’articolo di Galimberti, pensi sia possibile?
    Per quanto riguarda le foto, c’è il link nel post dedicato alle ferie, ci sembrava il posto più semplice e ovvio in cui sistemarlo 😛

    Buona serata a tutti

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  35. annaritav
    Ago 06, 2007 @ 18:29:00

    @ amfortas
    Quello che dici è molto poetico, ma purtroppo non è così semplice. La favola infatti non può avere uno scopo preventivo, diciamo piuttosto propedeutico.

    @ Solimano
    Concordo con te, ma i bambini vanno aiutati a distinguere le pulsioni sane da quelle che li porterebbero alla prevaricazione continua come regola di vita, cosa che spesso ci riesce male, nel nostro ruolo di genitori e insegnanti. Grazie per i complimenti, troppo buono!

    @ Gabrilu
    I refusi non mancano mai, era chiarissimo che ti riferissi a Propp. Mi piacerebbe leggere l’articolo di Galimberti, pensi sia possibile?
    Per quanto riguarda le foto, c’è il link nel post dedicato alle ferie, ci sembrava il posto più semplice e ovvio in cui sistemarlo 😛

    Buona serata a tutti

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  36. annaritav
    Ago 06, 2007 @ 18:29:00

    @ amfortas
    Quello che dici è molto poetico, ma purtroppo non è così semplice. La favola infatti non può avere uno scopo preventivo, diciamo piuttosto propedeutico.

    @ Solimano
    Concordo con te, ma i bambini vanno aiutati a distinguere le pulsioni sane da quelle che li porterebbero alla prevaricazione continua come regola di vita, cosa che spesso ci riesce male, nel nostro ruolo di genitori e insegnanti. Grazie per i complimenti, troppo buono!

    @ Gabrilu
    I refusi non mancano mai, era chiarissimo che ti riferissi a Propp. Mi piacerebbe leggere l’articolo di Galimberti, pensi sia possibile?
    Per quanto riguarda le foto, c’è il link nel post dedicato alle ferie, ci sembrava il posto più semplice e ovvio in cui sistemarlo 😛

    Buona serata a tutti

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  37. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 20:02:00

    Annarita, l’articolo di Galimberti era in quella sua rubrica sul magazine femminile di Repubblica, era parecchi anni fa ma come vedi lo ricordo ancora molto bene. Era proprio tutto centrato sulle fiabe. Non era lungo, ma G. è molto denso quando scrive ed ogni sua riga ne vale venti di altri…

    P.S. Ho visto le foto, sono molto belle e mi hanno fatto venire una gran voglia di partire (però il maiale con crauti con 36° ….mi sono venuti i brividi, a pensarci…. 😉

    Rispondi

  38. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 20:02:00

    Annarita, l’articolo di Galimberti era in quella sua rubrica sul magazine femminile di Repubblica, era parecchi anni fa ma come vedi lo ricordo ancora molto bene. Era proprio tutto centrato sulle fiabe. Non era lungo, ma G. è molto denso quando scrive ed ogni sua riga ne vale venti di altri…

    P.S. Ho visto le foto, sono molto belle e mi hanno fatto venire una gran voglia di partire (però il maiale con crauti con 36° ….mi sono venuti i brividi, a pensarci…. 😉

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  39. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 20:02:00

    Annarita, l’articolo di Galimberti era in quella sua rubrica sul magazine femminile di Repubblica, era parecchi anni fa ma come vedi lo ricordo ancora molto bene. Era proprio tutto centrato sulle fiabe. Non era lungo, ma G. è molto denso quando scrive ed ogni sua riga ne vale venti di altri…

    P.S. Ho visto le foto, sono molto belle e mi hanno fatto venire una gran voglia di partire (però il maiale con crauti con 36° ….mi sono venuti i brividi, a pensarci…. 😉

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  40. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 20:02:00

    Annarita, l’articolo di Galimberti era in quella sua rubrica sul magazine femminile di Repubblica, era parecchi anni fa ma come vedi lo ricordo ancora molto bene. Era proprio tutto centrato sulle fiabe. Non era lungo, ma G. è molto denso quando scrive ed ogni sua riga ne vale venti di altri…

    P.S. Ho visto le foto, sono molto belle e mi hanno fatto venire una gran voglia di partire (però il maiale con crauti con 36° ….mi sono venuti i brividi, a pensarci…. 😉

    Rispondi

  41. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 20:02:00

    Annarita, l’articolo di Galimberti era in quella sua rubrica sul magazine femminile di Repubblica, era parecchi anni fa ma come vedi lo ricordo ancora molto bene. Era proprio tutto centrato sulle fiabe. Non era lungo, ma G. è molto denso quando scrive ed ogni sua riga ne vale venti di altri…

    P.S. Ho visto le foto, sono molto belle e mi hanno fatto venire una gran voglia di partire (però il maiale con crauti con 36° ….mi sono venuti i brividi, a pensarci…. 😉

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  42. gabrilu
    Ago 06, 2007 @ 20:02:00

    Annarita, l’articolo di Galimberti era in quella sua rubrica sul magazine femminile di Repubblica, era parecchi anni fa ma come vedi lo ricordo ancora molto bene. Era proprio tutto centrato sulle fiabe. Non era lungo, ma G. è molto denso quando scrive ed ogni sua riga ne vale venti di altri…

    P.S. Ho visto le foto, sono molto belle e mi hanno fatto venire una gran voglia di partire (però il maiale con crauti con 36° ….mi sono venuti i brividi, a pensarci…. 😉

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  43. annaritav
    Ago 07, 2007 @ 05:32:00

    Allora sarà un po’ difficile trovarlo, Gabrilu, temo. Proverò a fare qualche ricerca. Grazie.
    P.S.: Riguardo lo stinco di maiale con crauti posso dirti che quella sera la temperatura si era piuttosto abbassata. E poi eravamo nella più grande brauhause di Colonia per cui ci stava proprio bene 😉

    Rispondi

  44. annaritav
    Ago 07, 2007 @ 05:32:00

    Allora sarà un po’ difficile trovarlo, Gabrilu, temo. Proverò a fare qualche ricerca. Grazie.
    P.S.: Riguardo lo stinco di maiale con crauti posso dirti che quella sera la temperatura si era piuttosto abbassata. E poi eravamo nella più grande brauhause di Colonia per cui ci stava proprio bene 😉

    Rispondi

  45. annaritav
    Ago 07, 2007 @ 05:32:00

    Allora sarà un po’ difficile trovarlo, Gabrilu, temo. Proverò a fare qualche ricerca. Grazie.
    P.S.: Riguardo lo stinco di maiale con crauti posso dirti che quella sera la temperatura si era piuttosto abbassata. E poi eravamo nella più grande brauhause di Colonia per cui ci stava proprio bene 😉

    Rispondi

  46. annaritav
    Ago 07, 2007 @ 05:32:00

    Allora sarà un po’ difficile trovarlo, Gabrilu, temo. Proverò a fare qualche ricerca. Grazie.
    P.S.: Riguardo lo stinco di maiale con crauti posso dirti che quella sera la temperatura si era piuttosto abbassata. E poi eravamo nella più grande brauhause di Colonia per cui ci stava proprio bene 😉

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  47. annaritav
    Ago 07, 2007 @ 05:32:00

    Allora sarà un po’ difficile trovarlo, Gabrilu, temo. Proverò a fare qualche ricerca. Grazie.
    P.S.: Riguardo lo stinco di maiale con crauti posso dirti che quella sera la temperatura si era piuttosto abbassata. E poi eravamo nella più grande brauhause di Colonia per cui ci stava proprio bene 😉

    Rispondi

  48. annaritav
    Ago 07, 2007 @ 05:32:00

    Allora sarà un po’ difficile trovarlo, Gabrilu, temo. Proverò a fare qualche ricerca. Grazie.
    P.S.: Riguardo lo stinco di maiale con crauti posso dirti che quella sera la temperatura si era piuttosto abbassata. E poi eravamo nella più grande brauhause di Colonia per cui ci stava proprio bene 😉

    Rispondi

  49. utente anonimo
    Ago 07, 2007 @ 13:01:00

    Capito qui seguendo il link di Gabrilù e trovo cose interessantissime.
    Entro anch’io nella discussione, che sta a cuore anche a me.
    Sono anch’io non molto convinta che questi racconti per bambini ispirati a ottimi disegni pedagogico-filosofici siano migliori delle vecchie favole paurose.
    Sulla base dei miei ricordi d’infanzia penso anche che i bambini sappiano a loro modo distinguere tra realtà e finzione, anche se poi si costruiscono varie fantasie in margine sia alle favole sentite, sia alle frasi captate nelle conversazioni tra adulti, o dalla Tv e via discorrendo.
    Personalmente, non posso fare a meno di venire presa da una sorta di tristezza quando in libreria sfoglio i racconti moderni scritti apposta per i bambini: noto spesso una certa patetica volontà di fingere una realtà vista da uno sguardo saggio, tollerante, da adulti sapienti, sempre politicamente super-corretti. Il buono che diventa cattivo e viceversa, le apparenze che differiscono dalla realtà, lo sguardo critico o ironico e via filosofando.
    A me pare che questo sguardo sia una finzione-per-bambini. Quasi direi una bugia bella e buona.
    Siccome poi i bambini vivono tra adulti reali e sanno bene come va il mondo, si accorgono che quelle storie raccontano una “verità finta appositamente per loro”.
    L’unica possibile salvezza è che siano almeno scritte in modo da riuscire divertenti, buffe, capaci di mettere di buon umore…

    una Maria

    Rispondi

  50. utente anonimo
    Ago 07, 2007 @ 13:01:00

    Capito qui seguendo il link di Gabrilù e trovo cose interessantissime.
    Entro anch’io nella discussione, che sta a cuore anche a me.
    Sono anch’io non molto convinta che questi racconti per bambini ispirati a ottimi disegni pedagogico-filosofici siano migliori delle vecchie favole paurose.
    Sulla base dei miei ricordi d’infanzia penso anche che i bambini sappiano a loro modo distinguere tra realtà e finzione, anche se poi si costruiscono varie fantasie in margine sia alle favole sentite, sia alle frasi captate nelle conversazioni tra adulti, o dalla Tv e via discorrendo.
    Personalmente, non posso fare a meno di venire presa da una sorta di tristezza quando in libreria sfoglio i racconti moderni scritti apposta per i bambini: noto spesso una certa patetica volontà di fingere una realtà vista da uno sguardo saggio, tollerante, da adulti sapienti, sempre politicamente super-corretti. Il buono che diventa cattivo e viceversa, le apparenze che differiscono dalla realtà, lo sguardo critico o ironico e via filosofando.
    A me pare che questo sguardo sia una finzione-per-bambini. Quasi direi una bugia bella e buona.
    Siccome poi i bambini vivono tra adulti reali e sanno bene come va il mondo, si accorgono che quelle storie raccontano una “verità finta appositamente per loro”.
    L’unica possibile salvezza è che siano almeno scritte in modo da riuscire divertenti, buffe, capaci di mettere di buon umore…

    una Maria

    Rispondi

  51. utente anonimo
    Ago 07, 2007 @ 13:01:00

    Capito qui seguendo il link di Gabrilù e trovo cose interessantissime.
    Entro anch’io nella discussione, che sta a cuore anche a me.
    Sono anch’io non molto convinta che questi racconti per bambini ispirati a ottimi disegni pedagogico-filosofici siano migliori delle vecchie favole paurose.
    Sulla base dei miei ricordi d’infanzia penso anche che i bambini sappiano a loro modo distinguere tra realtà e finzione, anche se poi si costruiscono varie fantasie in margine sia alle favole sentite, sia alle frasi captate nelle conversazioni tra adulti, o dalla Tv e via discorrendo.
    Personalmente, non posso fare a meno di venire presa da una sorta di tristezza quando in libreria sfoglio i racconti moderni scritti apposta per i bambini: noto spesso una certa patetica volontà di fingere una realtà vista da uno sguardo saggio, tollerante, da adulti sapienti, sempre politicamente super-corretti. Il buono che diventa cattivo e viceversa, le apparenze che differiscono dalla realtà, lo sguardo critico o ironico e via filosofando.
    A me pare che questo sguardo sia una finzione-per-bambini. Quasi direi una bugia bella e buona.
    Siccome poi i bambini vivono tra adulti reali e sanno bene come va il mondo, si accorgono che quelle storie raccontano una “verità finta appositamente per loro”.
    L’unica possibile salvezza è che siano almeno scritte in modo da riuscire divertenti, buffe, capaci di mettere di buon umore…

    una Maria

    Rispondi

  52. utente anonimo
    Ago 07, 2007 @ 13:01:00

    Capito qui seguendo il link di Gabrilù e trovo cose interessantissime.
    Entro anch’io nella discussione, che sta a cuore anche a me.
    Sono anch’io non molto convinta che questi racconti per bambini ispirati a ottimi disegni pedagogico-filosofici siano migliori delle vecchie favole paurose.
    Sulla base dei miei ricordi d’infanzia penso anche che i bambini sappiano a loro modo distinguere tra realtà e finzione, anche se poi si costruiscono varie fantasie in margine sia alle favole sentite, sia alle frasi captate nelle conversazioni tra adulti, o dalla Tv e via discorrendo.
    Personalmente, non posso fare a meno di venire presa da una sorta di tristezza quando in libreria sfoglio i racconti moderni scritti apposta per i bambini: noto spesso una certa patetica volontà di fingere una realtà vista da uno sguardo saggio, tollerante, da adulti sapienti, sempre politicamente super-corretti. Il buono che diventa cattivo e viceversa, le apparenze che differiscono dalla realtà, lo sguardo critico o ironico e via filosofando.
    A me pare che questo sguardo sia una finzione-per-bambini. Quasi direi una bugia bella e buona.
    Siccome poi i bambini vivono tra adulti reali e sanno bene come va il mondo, si accorgono che quelle storie raccontano una “verità finta appositamente per loro”.
    L’unica possibile salvezza è che siano almeno scritte in modo da riuscire divertenti, buffe, capaci di mettere di buon umore…

    una Maria

    Rispondi

  53. utente anonimo
    Ago 07, 2007 @ 13:01:00

    Capito qui seguendo il link di Gabrilù e trovo cose interessantissime.
    Entro anch’io nella discussione, che sta a cuore anche a me.
    Sono anch’io non molto convinta che questi racconti per bambini ispirati a ottimi disegni pedagogico-filosofici siano migliori delle vecchie favole paurose.
    Sulla base dei miei ricordi d’infanzia penso anche che i bambini sappiano a loro modo distinguere tra realtà e finzione, anche se poi si costruiscono varie fantasie in margine sia alle favole sentite, sia alle frasi captate nelle conversazioni tra adulti, o dalla Tv e via discorrendo.
    Personalmente, non posso fare a meno di venire presa da una sorta di tristezza quando in libreria sfoglio i racconti moderni scritti apposta per i bambini: noto spesso una certa patetica volontà di fingere una realtà vista da uno sguardo saggio, tollerante, da adulti sapienti, sempre politicamente super-corretti. Il buono che diventa cattivo e viceversa, le apparenze che differiscono dalla realtà, lo sguardo critico o ironico e via filosofando.
    A me pare che questo sguardo sia una finzione-per-bambini. Quasi direi una bugia bella e buona.
    Siccome poi i bambini vivono tra adulti reali e sanno bene come va il mondo, si accorgono che quelle storie raccontano una “verità finta appositamente per loro”.
    L’unica possibile salvezza è che siano almeno scritte in modo da riuscire divertenti, buffe, capaci di mettere di buon umore…

    una Maria

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  54. utente anonimo
    Ago 07, 2007 @ 13:01:00

    Capito qui seguendo il link di Gabrilù e trovo cose interessantissime.
    Entro anch’io nella discussione, che sta a cuore anche a me.
    Sono anch’io non molto convinta che questi racconti per bambini ispirati a ottimi disegni pedagogico-filosofici siano migliori delle vecchie favole paurose.
    Sulla base dei miei ricordi d’infanzia penso anche che i bambini sappiano a loro modo distinguere tra realtà e finzione, anche se poi si costruiscono varie fantasie in margine sia alle favole sentite, sia alle frasi captate nelle conversazioni tra adulti, o dalla Tv e via discorrendo.
    Personalmente, non posso fare a meno di venire presa da una sorta di tristezza quando in libreria sfoglio i racconti moderni scritti apposta per i bambini: noto spesso una certa patetica volontà di fingere una realtà vista da uno sguardo saggio, tollerante, da adulti sapienti, sempre politicamente super-corretti. Il buono che diventa cattivo e viceversa, le apparenze che differiscono dalla realtà, lo sguardo critico o ironico e via filosofando.
    A me pare che questo sguardo sia una finzione-per-bambini. Quasi direi una bugia bella e buona.
    Siccome poi i bambini vivono tra adulti reali e sanno bene come va il mondo, si accorgono che quelle storie raccontano una “verità finta appositamente per loro”.
    L’unica possibile salvezza è che siano almeno scritte in modo da riuscire divertenti, buffe, capaci di mettere di buon umore…

    una Maria

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  55. PaulTemplar
    Ago 08, 2007 @ 07:10:00

    Mi fai tornar voglia di essere bambino.
    A me le favole non le ha raccontate nessuno,quasi quasi ti assumo come cantastorie.
    🙂
    Paul

    Rispondi

  56. PaulTemplar
    Ago 08, 2007 @ 07:10:00

    Mi fai tornar voglia di essere bambino.
    A me le favole non le ha raccontate nessuno,quasi quasi ti assumo come cantastorie.
    🙂
    Paul

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  57. PaulTemplar
    Ago 08, 2007 @ 07:10:00

    Mi fai tornar voglia di essere bambino.
    A me le favole non le ha raccontate nessuno,quasi quasi ti assumo come cantastorie.
    🙂
    Paul

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  58. PaulTemplar
    Ago 08, 2007 @ 07:10:00

    Mi fai tornar voglia di essere bambino.
    A me le favole non le ha raccontate nessuno,quasi quasi ti assumo come cantastorie.
    🙂
    Paul

    Rispondi

  59. PaulTemplar
    Ago 08, 2007 @ 07:10:00

    Mi fai tornar voglia di essere bambino.
    A me le favole non le ha raccontate nessuno,quasi quasi ti assumo come cantastorie.
    🙂
    Paul

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  60. PaulTemplar
    Ago 08, 2007 @ 07:10:00

    Mi fai tornar voglia di essere bambino.
    A me le favole non le ha raccontate nessuno,quasi quasi ti assumo come cantastorie.
    🙂
    Paul

    Rispondi

  61. annaritav
    Ago 09, 2007 @ 05:31:00

    @ una Maria
    Benvenuta. Quando si scrive per i bambini o i ragazzi, si corre sempre il rischio che sottolinei tu. Si può finire con l’indorare la pillola, con il volere il lieto fine a tutti i costi, magari usando anche un linguaggio che noi adulti riteniamo “politically correct”, come dici tu. Ma i bambini non cadono nella trappola, riconoscono l’artificio e non lo gradiscono. Sanno distinguere benissimo le paure esorcizzate attraverso una favola da quelle indotte dalla realtà e contro le quali spesso non hanno difesa. Quando vado in libreria osservo volentieri i bambini e i ragazzi e noto che la loro attenzione si appunta proprio su storie orrorifiche, di fronte alle quali , generalmente, la reazione dell’adulto è “ma come fai a leggere queste cose? poi avrai paura” E questo perché ci dimentichiamo spesso che i bambini hanno paura più della realtà, e con ragione. Riguardo il libro di cui ho parlato, a mio giudizio non cade nella trappola di cui parli tu, è scritto con intelligenza e ironia, senza strizzatine d’occhi e non è poi in fondo così “rassicurante” come sembrerebbe…Buona giornata
    🙂

    @PaulTemplar
    E’ un peccato, molti adulti non capivano, e non capiscono ancora, l’importanza e la complessità del rapporto che si instaura tra narratore e ascoltatore. Sai a quanti ho sentito dire “Adesso vai a scuola e puoi leggere da solo”? Sai, mi vedo più come “contastorie” che “cantastorie”, ben consapevole dei miei limiti canori… a parte gli scherzi, spero di assolvere questa funzione con il mio blog. Buona giornata 🙂

    Rispondi

  62. annaritav
    Ago 09, 2007 @ 05:31:00

    @ una Maria
    Benvenuta. Quando si scrive per i bambini o i ragazzi, si corre sempre il rischio che sottolinei tu. Si può finire con l’indorare la pillola, con il volere il lieto fine a tutti i costi, magari usando anche un linguaggio che noi adulti riteniamo “politically correct”, come dici tu. Ma i bambini non cadono nella trappola, riconoscono l’artificio e non lo gradiscono. Sanno distinguere benissimo le paure esorcizzate attraverso una favola da quelle indotte dalla realtà e contro le quali spesso non hanno difesa. Quando vado in libreria osservo volentieri i bambini e i ragazzi e noto che la loro attenzione si appunta proprio su storie orrorifiche, di fronte alle quali , generalmente, la reazione dell’adulto è “ma come fai a leggere queste cose? poi avrai paura” E questo perché ci dimentichiamo spesso che i bambini hanno paura più della realtà, e con ragione. Riguardo il libro di cui ho parlato, a mio giudizio non cade nella trappola di cui parli tu, è scritto con intelligenza e ironia, senza strizzatine d’occhi e non è poi in fondo così “rassicurante” come sembrerebbe…Buona giornata
    🙂

    @PaulTemplar
    E’ un peccato, molti adulti non capivano, e non capiscono ancora, l’importanza e la complessità del rapporto che si instaura tra narratore e ascoltatore. Sai a quanti ho sentito dire “Adesso vai a scuola e puoi leggere da solo”? Sai, mi vedo più come “contastorie” che “cantastorie”, ben consapevole dei miei limiti canori… a parte gli scherzi, spero di assolvere questa funzione con il mio blog. Buona giornata 🙂

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  63. annaritav
    Ago 09, 2007 @ 05:31:00

    @ una Maria
    Benvenuta. Quando si scrive per i bambini o i ragazzi, si corre sempre il rischio che sottolinei tu. Si può finire con l’indorare la pillola, con il volere il lieto fine a tutti i costi, magari usando anche un linguaggio che noi adulti riteniamo “politically correct”, come dici tu. Ma i bambini non cadono nella trappola, riconoscono l’artificio e non lo gradiscono. Sanno distinguere benissimo le paure esorcizzate attraverso una favola da quelle indotte dalla realtà e contro le quali spesso non hanno difesa. Quando vado in libreria osservo volentieri i bambini e i ragazzi e noto che la loro attenzione si appunta proprio su storie orrorifiche, di fronte alle quali , generalmente, la reazione dell’adulto è “ma come fai a leggere queste cose? poi avrai paura” E questo perché ci dimentichiamo spesso che i bambini hanno paura più della realtà, e con ragione. Riguardo il libro di cui ho parlato, a mio giudizio non cade nella trappola di cui parli tu, è scritto con intelligenza e ironia, senza strizzatine d’occhi e non è poi in fondo così “rassicurante” come sembrerebbe…Buona giornata
    🙂

    @PaulTemplar
    E’ un peccato, molti adulti non capivano, e non capiscono ancora, l’importanza e la complessità del rapporto che si instaura tra narratore e ascoltatore. Sai a quanti ho sentito dire “Adesso vai a scuola e puoi leggere da solo”? Sai, mi vedo più come “contastorie” che “cantastorie”, ben consapevole dei miei limiti canori… a parte gli scherzi, spero di assolvere questa funzione con il mio blog. Buona giornata 🙂

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  64. annaritav
    Ago 09, 2007 @ 05:31:00

    @ una Maria
    Benvenuta. Quando si scrive per i bambini o i ragazzi, si corre sempre il rischio che sottolinei tu. Si può finire con l’indorare la pillola, con il volere il lieto fine a tutti i costi, magari usando anche un linguaggio che noi adulti riteniamo “politically correct”, come dici tu. Ma i bambini non cadono nella trappola, riconoscono l’artificio e non lo gradiscono. Sanno distinguere benissimo le paure esorcizzate attraverso una favola da quelle indotte dalla realtà e contro le quali spesso non hanno difesa. Quando vado in libreria osservo volentieri i bambini e i ragazzi e noto che la loro attenzione si appunta proprio su storie orrorifiche, di fronte alle quali , generalmente, la reazione dell’adulto è “ma come fai a leggere queste cose? poi avrai paura” E questo perché ci dimentichiamo spesso che i bambini hanno paura più della realtà, e con ragione. Riguardo il libro di cui ho parlato, a mio giudizio non cade nella trappola di cui parli tu, è scritto con intelligenza e ironia, senza strizzatine d’occhi e non è poi in fondo così “rassicurante” come sembrerebbe…Buona giornata
    🙂

    @PaulTemplar
    E’ un peccato, molti adulti non capivano, e non capiscono ancora, l’importanza e la complessità del rapporto che si instaura tra narratore e ascoltatore. Sai a quanti ho sentito dire “Adesso vai a scuola e puoi leggere da solo”? Sai, mi vedo più come “contastorie” che “cantastorie”, ben consapevole dei miei limiti canori… a parte gli scherzi, spero di assolvere questa funzione con il mio blog. Buona giornata 🙂

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  65. annaritav
    Ago 09, 2007 @ 05:31:00

    @ una Maria
    Benvenuta. Quando si scrive per i bambini o i ragazzi, si corre sempre il rischio che sottolinei tu. Si può finire con l’indorare la pillola, con il volere il lieto fine a tutti i costi, magari usando anche un linguaggio che noi adulti riteniamo “politically correct”, come dici tu. Ma i bambini non cadono nella trappola, riconoscono l’artificio e non lo gradiscono. Sanno distinguere benissimo le paure esorcizzate attraverso una favola da quelle indotte dalla realtà e contro le quali spesso non hanno difesa. Quando vado in libreria osservo volentieri i bambini e i ragazzi e noto che la loro attenzione si appunta proprio su storie orrorifiche, di fronte alle quali , generalmente, la reazione dell’adulto è “ma come fai a leggere queste cose? poi avrai paura” E questo perché ci dimentichiamo spesso che i bambini hanno paura più della realtà, e con ragione. Riguardo il libro di cui ho parlato, a mio giudizio non cade nella trappola di cui parli tu, è scritto con intelligenza e ironia, senza strizzatine d’occhi e non è poi in fondo così “rassicurante” come sembrerebbe…Buona giornata
    🙂

    @PaulTemplar
    E’ un peccato, molti adulti non capivano, e non capiscono ancora, l’importanza e la complessità del rapporto che si instaura tra narratore e ascoltatore. Sai a quanti ho sentito dire “Adesso vai a scuola e puoi leggere da solo”? Sai, mi vedo più come “contastorie” che “cantastorie”, ben consapevole dei miei limiti canori… a parte gli scherzi, spero di assolvere questa funzione con il mio blog. Buona giornata 🙂

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  66. annaritav
    Ago 09, 2007 @ 05:31:00

    @ una Maria
    Benvenuta. Quando si scrive per i bambini o i ragazzi, si corre sempre il rischio che sottolinei tu. Si può finire con l’indorare la pillola, con il volere il lieto fine a tutti i costi, magari usando anche un linguaggio che noi adulti riteniamo “politically correct”, come dici tu. Ma i bambini non cadono nella trappola, riconoscono l’artificio e non lo gradiscono. Sanno distinguere benissimo le paure esorcizzate attraverso una favola da quelle indotte dalla realtà e contro le quali spesso non hanno difesa. Quando vado in libreria osservo volentieri i bambini e i ragazzi e noto che la loro attenzione si appunta proprio su storie orrorifiche, di fronte alle quali , generalmente, la reazione dell’adulto è “ma come fai a leggere queste cose? poi avrai paura” E questo perché ci dimentichiamo spesso che i bambini hanno paura più della realtà, e con ragione. Riguardo il libro di cui ho parlato, a mio giudizio non cade nella trappola di cui parli tu, è scritto con intelligenza e ironia, senza strizzatine d’occhi e non è poi in fondo così “rassicurante” come sembrerebbe…Buona giornata
    🙂

    @PaulTemplar
    E’ un peccato, molti adulti non capivano, e non capiscono ancora, l’importanza e la complessità del rapporto che si instaura tra narratore e ascoltatore. Sai a quanti ho sentito dire “Adesso vai a scuola e puoi leggere da solo”? Sai, mi vedo più come “contastorie” che “cantastorie”, ben consapevole dei miei limiti canori… a parte gli scherzi, spero di assolvere questa funzione con il mio blog. Buona giornata 🙂

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  67. sgnapisvirgola
    Ago 11, 2007 @ 16:45:00

    Solo un secondino per augurarti buone ferie e darti un bacetto.
    A presto:)

    Rispondi

  68. sgnapisvirgola
    Ago 11, 2007 @ 16:45:00

    Solo un secondino per augurarti buone ferie e darti un bacetto.
    A presto:)

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  69. sgnapisvirgola
    Ago 11, 2007 @ 16:45:00

    Solo un secondino per augurarti buone ferie e darti un bacetto.
    A presto:)

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  70. sgnapisvirgola
    Ago 11, 2007 @ 16:45:00

    Solo un secondino per augurarti buone ferie e darti un bacetto.
    A presto:)

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  71. sgnapisvirgola
    Ago 11, 2007 @ 16:45:00

    Solo un secondino per augurarti buone ferie e darti un bacetto.
    A presto:)

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  72. sgnapisvirgola
    Ago 11, 2007 @ 16:45:00

    Solo un secondino per augurarti buone ferie e darti un bacetto.
    A presto:)

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