Scusi, prof, ho sbagliato romanzo

Scusi, prof, ho sbagliato romanzo

Alessandro Banda

Ugo Guanda Editore, 2006, euro13,00

 “Un fascio di luce improvvisa illumina un giovane corpo che si muove circospetto tra le buie colonne e i bui spazi polverosi di un sotterraneo: gli spazi sottratti alla vista del giorno, di quel tetro edificio scolastico di ci siamo occupati ormai tante volte.

Ah! Niente paura, è la Zacchi!

– Zacchi, sei proprio tu? Avvicinati, dai. Siamo noi: Alastor, Bacigalupo e Vermicelli…

– Parola d’ordine!

– Protofisico Settala.

– Bene.

– Allora ce l’hai la roba?

– Certo.

– E che edizione è?

– La più completa!

– Quella in cofanetto?

– Quella.

– Ma non era esaurita?

– Uhei, Bacigalupo, ricordati che per Ileana Zacchi l’impossibile non esiste!

– Ma c’è tutto? Anche il Fermo e Lucia  e il testo interlineare con ventisettana e quarantana insieme?

– C’è tutto. Tutto. Tranquilli.

– Non è che magari ti hanno rifilato un’edizione commentata o, orrore!, con apparati didattici?

– Non sono mica nata ieri! Un’edizione così gliela facevo mangiare!

– Senti, ti dispiace mica se diamo una controllatina…

– Prego, fate pure.

– Passami il Fermo e Lucia, uhhhh, anche solo l’odore, l’odore di questa carta, di questi inchiostri, mi fa svenire… uhhhh… vediamo il tomo quarto…capitolo terzo… eccolo! La famosa digressione  sulla storia delle idee sbagliate: una di quelle sciocche e funeste idee che un’epoca impone a se stessa come un giogo…e poi le età venture la scuotono via da sé con sdegno…

– Con isdegno!

– Sì, sì, con isdegno.

– Sono parole che dovremmo far leggere e imparare a memoria a quegli idioti di profi, con le loror stronzate psico-pedo-didattico-metodologiche! Che domani tutti se le scuoteranno via di dosso con isdegno, e con uno stupore incredulo: come è possibile che abbiano avuto così largo corso, simili idee?

– Parole sante!

…” (pag.119)

 Manzoni

Una mano femminile dalle lunghe dita sottili; una colonna, da cui spunta quella mano, che afferra saldamente qualcosa, qualcosa di rettangolare: una foto incorniciata? un quadretto?

un  quadernetto? No, è un libro, piccolo, la cui copertina è… è…

– Zacchi?  Sei tu?

– Mma… ma non è mica lei!

– Sono Caterina Alambicchi, Ileana non è potuta venire, ho qua un campione della merce…

– Fa’ vedere…

– Prima la parola d’ordine.

– Oltre la spera.

– Controparola?

– Che più larga gira.

– Perfetto.

Mani febbrili si passano un volumetto esile che porta in copertina la riproduzione di un antico affresco.

– È un’edizione economica, ma non è peggio di altre.

Rumore sottile di pagine sfogliate.

E così dimorai alquanti dì con desiderio di dire e paura di cominciare… sono le ultime parole del capitolo diciottesimo… Chi l’ha descritta meglio di lui, meglio di Dante, qui nella Vita nuova, quest’angoscia iniziale? Questa oscillazione tra volontà di esprimersi e paura, vera paura, terrore, che prende chiunque si accinga a scrivere, sia lui, Dante,  o sia l’ultimo dei pennivendoli.

I nostri profi.

– E questo sonetto per la donna gentile… Color d’amor e di pietà sembianti / non preser  mai così mirabilmente / viso di donna… come lo vostro…

– Ma sembra quasi D’Annunzio!

– Vero? Bocca d’Arno, direi…

– Diresti bene, perché Bocca d’Arno attacca proprio così: Bocca di donna mai mi fu di tanta / soavità nell’amorosa via / se non la tua…

– Pensa che quando ho tentato di farlo notare al prof, mi ha quasi aggredito. ‘Non rientra negli OSA’ – gridava – Esula dalle UIA! Non c’entra con il DIVA!’ Poveraccio, era così incazzato che non ho osato nemmeno chiedergli cosa diavolo fossero UIA OSA DIVA…

– Bisogna compatirli…

(pag.171)

Dante
Ma dove siamo? Perché questi studenti si comportano come un gruppo di cospiratori che si sceglie come parola d’ordine il nome del personaggio citato nel XXXI capito dei Promessi Sposi “allora poco men che ottuagenario, stato professore di medicina all’università di Pavia, poi di filosofia morale a Milano ” e la prima strofa del sonetto XXV del capitoloXLI della Vita Nuova di Dante?

Andiamo con ordine. Prima di tutto siamo nel Tragedistan (nome omen!), “piccolo territorio montuoso sito al limite meridionale del Nord ( o al limite settentrionale del Sud)” in un istituto superiore come ce ne possono essere tanti, nel quale “entrare in una sala professori è come entrare in un obitorio“. Vi regna il silenzio o quasi, prima che suoni la campanella d’inizio delle lezioni, nessuno rivolge una parola o un pensiero, non dico gentile, ma almeno civile a un collega; lo pensano ancora solo i precari, poveri illusi inesperti. E che cosa succede di più penoso in quella sala? Gli scrutini. E non sono i voti delle varie materie, e non è la condotta, e non sono i crediti scolastici, la bestia nera degli scrutini, ma i famigerati crediti formativi. E nella consultazione di leggi, d.p.r. circolari, delibere e combinati disposti ci si può incagliare già sul primo alunno dell’elenco.

Se la sala professori è un obitorio, l’Aula Magna prima del Collegio dei Docenti è “rumorosa, tumultuante perfino” Ed entriamo così nel vivo della vicenda. Il preside Kalforth, (capace di abbinare una camicia rosa con cravatta gialla a pois viola e armonizzare il tutto con giacca arancione) ha convocato il Collegio dei Docenti per dare il via a quanto già spiegato con la circolare interna 148 bis barra ter: il GRAPRORISCLA o Grande Programma di Riscrittura dei Classici, geniale idea che ha preso forma all’interno del SARPIAD (Sistema Autoresponsabilizzante Integrato Allargato Decentrato) fortemente voluto dal “Ministero per l’Istruzione Pubblica Privata e Parificata, in collaborazione con l’Intendenza Scolastica Regional-Provinciale Tragedistana e con l’avallo del Gruppo Ristretto di Lavoro (GRUL) validamente impiantato dalle teste d’uovo dell’Istituto Sociopedapsicagocico Transfrontaliero Occiduo Permanente

In altri termini ai disorientati professori si chiede di mettere in campo tutte le proprie competenze per aderire al GRAPRORISCLA e offrire agli studenti una riscrittura dei classici che li renda  appetibili perché modernizzati e più vicini al loro mondo. Il primo testo a finire nel mostruoso ingranaggio del  GRAPRORISCLA  è quello dei Promessi Sposi e così ogni docente propone un diverso approccio; si va da versione matematizzata proposta dal prof. Pippetti alla crescita emozionale caldeggiata dal prof. Toboso, dalla rilettura mistico-gnostica del collega Sacer alla filiazione classica della collega Grecina, senza trascurare la possibilità di trarne un giallo, ipotesi che fa saltare sulla sedia il docente Dan Baha “professore-scrittore ritenuto arrogante e saccente e presuntuoso“, alter ego cartaceo del professore che si sente tradito nella propria appassionata volontà di insegnante. È lui a suggerire l’impianto principale del succedersi di monologhi dai quali si delineerà la trama  di “Rodriguez”… E così facciamo la conoscenza di Ronnie (Renzo) che produce speck contraffatto, di Lucy (Lucia) che non crede alla favola dell’amore eterno, di Rodriguez (Don Rodrigo) che colleziona da anni insuccessi con le donne, di Friar Laurence (Fra Cristoforo) che è un ex ultrà pentito. Il nuovo polpettone incontra l’incondizionato gradimento della macchina burocratica che ne ha determinato la nascita e così ai poveri professori non resta che gettarsi a capofitto nella riscrittura delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis” (che diventanto “L’ultima lunga lettera di Lorenzo Alderani” resoconto delle sventure del povero diavolo afflitto dalle logorroiche e-mail dell’amico Jack Ramiro Ortiz) e della “Vita Nuova” nella quale un grifagno Dante deve vedersela con una certa Gina che mal sopporta le sue attenzioni e la sua ostinazione nel chiamarla Beatrice.

Foscolo

E quando il preside Kalforth, esibendo una “giacca psichedelica iridescente, una cravatta metallizzata mai vista prima” esulta di fronte ai docenti perché grazie all’impegno profuso nel GRAPRORISCLA  la loro scuola è sulla bocca di tutti, il professor Dan Baha non ce la fa più, si alza in piedi e si lancia in una requisitoria finale nella quale espone finalmente il proprio punto di vista.

Senza nulla voler togliere alla godibilità della requisitoria finale, il succo del discorso è uno solo: se la macchina burocratica scolastica partorisce un’idea che svilisce i classici, questi diventeranno oggetto del desiderio tra gli studenti, che saranno disposti a tutto pur di averli e perfino di leggerli. Se ciò avvenga per lungimiranza o solo per un colpo di fortuna, non importa ed è tutto un altro discorso.

Due parole sull’autore. Alessandro Banda è nato a Bolzano nel 1963 e vive a Merano, dove insegna nel liceo pedagogico. Di lui avevo letto due anni fa il romanzo “La città dove le donne dicono di no” e mi era piaciuto molto per l’ironia con la quale aveva descritto le piccole vicende della cittadina di Meridiano, molto collocabile nella zona geografica familiare all’autore, ma, nel medesimo tempo, prototipo valido per tutte le latitudini.

Stessa ironia che ho ritrovato in questo “Scusi, prof, ho sbagliato romanzo” che non è solo un libro in più sull’oramai abbondantemente saccheggiato argomento “scuola”, ma una paradossale estremizzazione dei pericoli che la nostra scuola corre, soffocata tra lacci e lacciuoli del proliferare di insensate iniziative formative che minacciano sempre più di svuotare i veri contenuti e di triturarli fino a farli sparire.

A proposito, il nome del professor Dan Baha e il suo atteggiamento vi dicono qualcosa?

Buone vacanze

Buone vacanze

Valle del Reno_2

Chiuso per ferie

dal 14 al 26 luglio

Dopo il suggerimento di Gabrilu, qui abbiamo messo un po’ di foto scattate in viaggio.

Giocare con le parole_3

Il calligramma è una particolarissima forma di gioco linguistico. c
La sua caratteristica è che le parole del testo vengono disposte sulla carta a creare visivamente l’oggetto o l’animale o la persona che si vuole descrivere.
Il calligramma ha origini classiche ed era una tecnica conosciuta e utilizzata dai poeti greci dell’antichità con il nome di technopaegnon (gioco d’arte) e dai poeti latini con il nome di carmen figuratum. Bisognerà poi attendere l’Umanesimo e soprattutto il XVII secolo per avere la migliore produzione italiana. Ma quando si parla di calligrammi, ci si riferisce alla raccolta poetica del 1918 di Guillaume Apollinaire “Calligrammes” (1918), uno dei più interessanti esempi di versi figurati,  che potete vedere qui sotto:
lou

Altri calligrammi creati da bambini , oltre che giochi linguistici, potrete trovarli qui

 

 

L’acrostico (dal greco tardo akróstichon, composto di ákros, «estremo» e stíchos,a «verso») consiste nell’utilizzare le lettere iniziali di singole parole per formare un acronimo: 

ANAS Azienda Nazionale Autonoma delle Strade
ENEL Ente Nazionale per l’Energia Elettrica
FIAT Fabbrica Italiana Automobili Torino
TARSU TAssa per lo Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani
DVD Digital Versatile Disc
RAM Randon Access memory
TAC Tomografia Assiale Computerizzata

Come gioco linguistico si può fare l’inverso, partire da una parola e con le sue iniziali formare una frase. Per esempio con il proprio nome.

Amo
Nuotare
Nell’
Acqua
Ridendo
Intensamente
Tra
Asparagi

Il risultato è quasi sempre comico o surreale e si fa un ottimo esercizio di fantasia.Una variante dell’acrostico è il mesostico (dal greco mesóstichon, composto di mesos,m «medio» e stíchos, «verso»), nel quale si scelgono le lettere centrali per formare una  parola scelta in precedenza.

armAdio
carNale
perNice
palAzzo
matRona
cavIllo
marTello
melAssa

Infine c’è il telestico (dal greco télos, «fine» e stíchos, «verso»), molto più complessot perché si segue il procedimento inverso all’acrostico e e sono le parole finali a formare la nuova parola. Come in questo esempio latino di Teofilo Folengo che li contiene  acrostico, mesostico e telestico della parola NECAT.

NON NECAT ULLA MAGIS  NOS NEX, NON UNDA NECAT, NON

ET NECAT IGNE MODO, NECAT ET    IUPPITER     IMBRE

CUM NECOR  A LINGUA,  MOS CUI  NESCIRE LOQUI,  NEC

ATAMEN   OBTURAT   TOT  HYANTIA    DENTIBUS    ORA

TE  NECAT ORE,  NECAT  GESTU, NECE  TOTUS  ABUNDAT

Il calembour è un termine francese che indica un gioco di parole, basato sia sul semplice gioco verbale che sull’eventuale assonanza dei terminic di diverso significato.

Ecco alcuni calembour del comico Alessandro Bergonzoni :


Pioveva sui nostri corpi spogliati, un vero nudifragio

Quel mattino il sole era alto e i sette nani invidiosissimi come al solito; e non solo del sole, ma anche dei venti perche’ erano piu’ di loro.

L’estate era alle porte e mia sorella alla finestra.

Pavido la mattina alzava le braccia, ma alzava anche le gambe per non farle sentire arti inferiori.

Altri esempi di calembour sono qui

Buon divertimento

Meditazioni/6

32. Cosa c’è di meglio , infatti, che stare la sera con un libro accanto  al fuoco, mentre il vento batte sui vetri, e la lampada arde?
Madame Bovary Gustave Flaubert

Flaubert
33. Bene, cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su due cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona, sul tavolino sa tè, sulla scrivania, sul pianoforte, sul mappamondo. Togliti le scarpe, prima. Se vuoi tenere i piedi sollevati; se no, rimettitele. Adesso non restare lì con le scarpe in una mano e il libro nell’altra. Regola la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. Fa’ in modo che la pagina non resti in ombra, un addensarsi di lettere nere su sfondo grigio, uniformi come un branco di topi; ma sta attento che non le batta addosso una luce troppo forte e non si rifletta sul bianco crudele della carta rosicchiando le ombre dei caratteri come in un mezzogiorno del Sud. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti d’interrompere la lettura. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere. Che c’è ancora? Devi fare pipì? Bene, saprai tu.
Se una notte d’inverno un viaggiatoreItalo Calvino

Calvino

34. Ci sono due tipi di libro, quelli da consultare e quelli da leggere. I primi (il prototipo è l’elenco telefonico, ma si arriva sino ai dizionari e alle enciclopedie) occupano molto posto in casa, sono difficili da manovrare, e sono costosi. Essi potranno essere sostituiti da dischi multimediali, così si libererà spazio, in casa e nelle biblioteche pubbliche, per i libri da leggere (che vanno dalla Divina Commedia all’ultimo romanzo giallo). I libri da leggere non potranno essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Sono fatti per essere presi in mano, anche a letto, anche in banca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o abbandonati aperti sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, stanno in tasca, si sciupano, assumono una fisionomia individuale a seconda dell’intensità e regolarità delle nostre letture, ci ricordano (se ci appaiono troppo freschi e intonsi) che non li abbiamo ancora letti, si leggono tenendo la testa come vogliamo noi, senza imporci la lettura fissa e tesa dello schermo di un computer, amichevolissimo in tutto salvo che per la cervicale. Provatevi a leggere tutta la Divina Commedia, anche solo un’ora al giorno, su un computer, e poi mi fate sapere. Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta.
Libri da consultare e libri da leggere Umberto Eco

Eco_01
35. C’è uno strano destino comune a molti libri fondamentali: non cadono nell’oblio, ma vengono amputati in maggiore o minor misura, e raggiungono la perennità come libri per ragazzi. Talvolta l’operazione è lecita, perché un buon libro, essendo universale, è anche un libro per ragazzi; è leggibile da tutti, anche se  diversi lettori vi possono scoprire significati diversi. Altre volte la manomissione è un falso, o meglio un esorcismo: dal libro si caccia via lo spirito malvagio, e non ne resta che una spoglia.
La ricerca delle radici Primo Levi

PrimoLevi
36. I libri, loro non ti abbandonano mai. Tu sicuramente li abbandoni di tanto in tanto, i libri, magari li tradisci anche, loro invece non ti voltano mai le spalle: nel più completo silenzio e con immensa umiltà, loro ti aspettano sullo scaffale.
Una storia d’amore e di tenebra Amos Oz

Amos_Oz_by_Kubik
37. Quando imparai a leggere e a scrivere, al mondo immaginario della mia mente si aggiunse anche la costellazione dell’alfabeto. Questo nuovo mondo non era formato dalle fantasie o dai disegni che raccontavano una storia, ma soltanto dalle lettere e dal loro suono. Leggevo tutte le indicazioni che vedevo: i nomi delle ditte sui portacenere, i manifesti, le notizie sui giornali, le pubblicità, tutto ciò che era scritto sulle vetrine dei negozi, dei ristoranti, sui camion, sulle carte d’imballaggio, sulle insegne stradali, sul pacchetto di cannella a tavola, sulla latta dell’olio, sui saponi, sui pacchetti di sigarette e sulle medicine di mia nonna. Non era importante conoscere il significato delle parole che ripetevo, talvolta, ad alta voce. Era come se, dentro il mio cervello, fra il centro visivo e la parte cognitiva,  si fosse sistemata una macchina che trasformava tutte le lettere in sillabe e suoni. Come una radio accesa in un caffè che però non ascolta nessuno, quest’apparecchio, cui talvolta non prestavo attenzione, trasmetteva continuamente.
Istambul Orhan Pamuk

Orhan_pamuk_u01_72
38. I libri che mi piacciono di più sono quellihe almeno ogni tanto sono un po’ da ridere. Leggo un sacco di classici, come Il ritorno dell’ indigeno  e via discorrendo, e mi piacciono, e leggo un sacco di libri di guerra e di gialli e via discorrendo, ma non è che mi lascino proprio senza fiato. Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.
Il giovane Holden J.D.Salinger

salinger
39. Avevo trovato la mia religione: nulla mi parve più importante di un libro. La libreria, vi vedevo un tempio. Nipote di prete, vivevo sul tetto del mondo, al sesto piano, appollaiato sul ramo più alto dell’Albero Centrale: il tronco era la gabbia dell’ascensore.
Le parole Jean Paul Sartre

Sartre_-1960_-_Cuba
Citazioni tratte da:

L’arte di leggere Aforismi sulla lettura

A cura di Paolo Mauri

ET Einaudi Scrittori, euro 8,50

 

 

 

Poldino

Poldino viveva in una piccola città ed era giudicato da tutti un po’ strambo. Per essere precisi, i parenti lo consideravano un po’ tonto, i conoscenti e gli amici quasi un extraterrestre. Tutto era cominciato nella sua infanzia…

Se il babbo diceva a Poldino di non menare il can per l’aia, lui correva alla fermata del filobus, prendeva il 52 e andava in periferia alla cascina della nonna; lì provvedeva a incatenare il cane alla cuccia, dispiaciuto di non poterlo più portare in giro qua e là. Quando il nonno, stanco dopo una giornata di lavoro in campagna, rincasava lamentandosi per la fatica e minacciava di

piantare capra e cavoli, Poldino siCasa Diroccata e Campagna alzava all’alba e si appostava nel campo, curioso di vedere come avrebbe fatto il nonno a piantare la capra Nenè nel terreno e soprattutto a farcela restare. Se la nonna gli spiegava che per tener lucidi tutti quegli arnesi di rame in cucina ci voleva troppo olio di gomito, Poldino si muniva di bottiglia e imbuto e andava in giro per il vicinato, a chiedere se qualcuno ne avesse in più da prestarle.

Una volta Poldino era andato dall’ortolano per comprare un chilo di pomi d’Adamo; un’altra volta era corso a nascondere il lavoro di cucito della sorella, inorridito dopo averla sentita esclamare che quell’occupazione le faceva venire la barba. E poi c’era stata quella volta in cui la mamma aveva detto che la signora Lucia parlava con i piedi e Poldino aveva tenuto d’occhio la vicina per giorni e giorni, sperando di vedere un tale fenomeno.

Da tutto ciò non si fatica a comprendere come mai i parenti lo considerassero un po’ tonto.

Scuola Media MaceroneDopo aver cominciato a frequentare la scuola, le cose non erano migliorate. Le maestre dicevano ai suoi genitori che non era proprio un’aquila e Poldino supponeva che fossero impazzite; un ragazzino e un rapace non si somigliano per niente! Quando alla scuola Media la professoressa di matematica lo aveva rimproverato di scaldare il banco, Poldino si era offeso molto perché non si era mai permesso di accendere un fuoco in classe. Al liceo Poldino aveva offerto generosamente tutti i muri di casa propria a Luigi, che non sapeva dove sbattere la testa con il latino; e dopo aver sentito le compagne dire di Chiara che aveva troppi grilli per la testa, la evitava accuratamente perché quegli animaletti gli facevano senso. Infine Poldino aveva abbandonato la scuola il giorno in cui il professore di francese gli aveva urlato di prendere la porta e andarsene: lui, mogio mogio, l’aveva tolta dai cardini e se l’era portata via a spalla.

Così aveva cercato lavoro presso un gommista, dopo aver letto sul giornale sportivo che per la sua squadra del cuore la ruota della fortuna aveva ripreso a girare; quale posto migliore per procurarsene un’altra, caso mai si fosse bucata? E ben presto aveva smesso di curare il giardino del generale Ferrari; questi un giorno gli aveva confidato di non digerire la famiglia della casa accanto e Poldino considerò più prudente evitare quel cannibale.

Non è difficile comprendere da tutto ciò perché conoscenti e amici lo considerassero un extraterrestre.

Fu un brutto giorno per lui quello in cui il babbo lo rimproverò di avere la coscienzaragazza_alla_finestra sotto la suola delle scarpe perché li faceva tribolare con le sue stranezze. Poldino si tolse delicatamente le scarpe, pieno di rimorsi, e andò a meditare nel parco.
Era talmente assorto che si scontrò con una ragazza e le fece cadere tutti i pacchetti che aveva in mano. Belinda, così si chiamava la fanciulla, gli sorrise dolcemente e non si arrabbiò per nulla. Poldino rimase colpito dal suo viso luminoso e senza trucco e lei gli spiegò che amava mostrarsi così, all’acqua e sapone. Poldino le rivelò di apprezzare molto quella sua predilezione per la pulizia e passeggiarono per ore, chiacchierando piacevolmente. Quando Belinda gli confidò di aver rinunciato a fare l’attrice perché preferiva vivere nell’ombra, Poldino badò bene a condurla solo nei viali più riparati dal sole. Trascorsero insieme un bel pomeriggio e quando si lasciarono gli disse che era proprio spiritoso e le sarebbe piaciuto rivederlo.Tornato a casa, Poldino si confidò con la sorella, la quale gli spiegò che sarebbe stato sicuro di amare una ragazza quando si fosse accorto di pendere dalle sue labbra. Poldino si spaventò, Belinda aveva  labbra così piccole e delicate! Si incontrarono di nuovo il giorno del compleanno di Belinda, e Poldino si presentò con un mazzo di fiori ed un ombrello, perché lei gli aveva detto per telefono che stava ricevendo una pioggia di auguri.

Rue_CorotBelinda capì al volo la situazione e rassicurò Poldino che la faccenda non era poi così grave, anzi, secondo lei, prendere tutto alla lettera era molto divertente. Poldino si sentì tanto felice e decise di fare il postino; chiese a Belinda di sposarlo e andarono a vivere in una casetta nel cuore della città, come piaceva a lei, anche se lo aveva sfiorato il dubbio che la notte avrebbero dormito male, a causa dei battiti.

 

Letterelettriche Edizioni

Casa Editrice digitale - E-books store

The Victorianist: BAVS Postgraduates

British Association for Victorian Studies Postgraduate Pages, hosted by Danielle Dove (University of Surrey) and Heather Hind (University of Exeter)

Mammaoca

Fiabe integrali e poco altro. Si fa tutto per i bambini

La Fattoria dei Libri

di Flavio Troisi, scrittore e ghostwriter

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il cavaliere della rosa

Un blog orgogliosamente di nicchia: opera, ricordi e piccole manie di un improvvisato collezionista

Butac - Bufale Un Tanto Al Chilo

Bufale Un Tanto Al Chilo

Romanticism and Victorianism on the Net

Open access Journal devoted to British Nineteenth-Century Literature since 1996

giuseppecartablog

Tutto inizia sempre da adesso in poi

Iridediluce

“I libri si rispettano usandoli.” U. Eco

Parole Infinite

Articoli, commenti, considerazioni su libri, film e molto altro. Una Community della parola.....

Mix&Match

Dalla provincia, con amore

farefuorilamedusa

romanzo a puntate di Ben Apfel

NonSoloProust

Il blog di Gabriella Alù

il blog di Gianmarco Veggetti

...SOTTO A CHI TOCCA...

In-Folio

Lettura Studio Editoria Traduzione