Giocare con le parole_2

Altri giochi linguistici molto divertenti per i ragazzi erano lo scarto e il suo contrario, la zeppa.
s
Lo scarto è divenuto anche un diffusissimo gioco enigmistico e consiste nell’ottenere una parola da un’altra eliminando una lettera.
Lo scarto può essere di consonante o di vocale, iniziale o finale.
Generalmente si chiede di individuare le parole tramite indovinelli:

SCARTO DI CONSONANTE                          SCARTO DI VOCALE    
In chiesa li togliamo                                  Un atto di saluto…
d’estate li tagliamo                                    …tra i rami di gelso
(cappellicapelli                                      (baciobaco)

SCARTO INIZIALE                                     SCARTO FINALE
E’ tipico del nostro genere…                      
Sul fiume sacro……stringerla                                              …imperversano banditi
(umanomano)                                           (Gangegang)

Servendosi degli scarti è possibile anche creare dei nonsense:

C’è un merlo sul melo,
ma le rape non piacciono all’ape
che sulla tavola vola
mentre con la borsa la vecchia orsa
per il rumore è di pessimo umore
così la nave è nel porto mentre annaffio il mio orto.

Per rendere il gioco un po’ più complicato, si può ricorrere allo scarto di sillaba:

Lo è la persona forte
che la solleva piena di spesa
(robustabusta)

e al biscarto (eliminare una sillaba comune a due parole per formarne una terza):

Fanno la ruota
nel rifugio dei ladri
gettandotici senza pietà
(pavonicovopanico)
zLa zeppa segue il procedimento contrario, la nuova parola si ottiene inserendo nella vecchia un’altra lettera:

Lo si legge…
…scarcerato
(librolibero)

…o un’altra sillaba:

Ti segue fedele…
…e lo paghi
(canecanone)

E anche in questo caso, con le parole ottenute, si può ripetere il gioco del nonsense.
cDopo lo scarto e la zeppa, parliamo del cambio, nel quale una parola viene trasformata in un’altra cambiando una lettera o una vocale. Questo gioco si presta benissimo ad essere fatto in gruppo.

In classe lo facevamo così: dividevo i ragazzi in due o più squadre, secondo il numero, scrivevo una parola alla lavagna poi chiamavo la prima squadra e ciascuno doveva scrivere sotto la nuova parola nella quale aveva cambiato una sola lettera. Vinceva la squadra che ci riusciva senza errori nel minor tempo possibile.

Per esempio:
Carla, parla, palla, calla, calma, salma, salsa, balsa, balza, bazza, mazza, tazza, tozza.
Breve, brave, trave, trame, trama, trema, crema, croma, aroma, Arona. 

f
Un gioco che sembra il cambio, ma non lo è, si chiama falso derivato e si presta ottimamente ad un gioco linguistico con i ragazzi.
Si usano parole che sembrano essere i nomi alterati l’una dell’altra, ma in realtà hanno diversi significati.

i falsi accrescitivi: burro/burrone, melo/melone, gallo/gallone
i falsi diminutivi: botto/bottino, cane/canino, tacco/tacchino
i falsi vezzeggiativi: gazza/gazzella, bolla/bolletta, salvia/salvietta
i falsi dispregiativi: foca/focaccia, polpo/polpaccio, addio/addiaccio
i falsi cambi di genere: mostra/mostro, raspa/raspo, botola/botolo

Una volta individuate le coppie di falsi derivati o di falsi cambi di genere, creavo le frasi nelle quali poi i ragazzi dovevano inserirli esattamente.
Per esempio:
Osservo la mamma truccarsi con cura il ……… prima di indossare la pelliccia di …….. (viso/visone)
Sul ramo più alto è volata una ……. mentre passa una …….. dei Carabinieri (gazza/gazzella)
La signora camminava chiacchierando con l’amica, non si è accorta della ………. e così il ………. che l’accompagnava c’è finito dentro (botola/botolo)

Faccio un’altra pausa. Alla prossima puntata.

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