Il mago dei numeri

enzensberger
Hans Magnus Enzensberger, Il mago dei numeri
Einaudi, 2005, euro 10,80
Trad. di Enrico Ganni; ill. e progetto grafico di Rotraut Susanne Berner

Non avevo ancora letto questo libro del saggista, narratore e poeta tedesco, pubblicato per la prima volta nel 1997, e quando ho vista la copertina, mi sono immedesimata nel giovane Roberto, il protagonista della storia, schiacciato dall’incubo della matematica, che tale è stata per me la materia durante tutti gli anni di studio. La quarta di copertina assicura che il libro, scritto per una bambina di dieci anni, è destinato a lettori di tutte le età e devo dire che l’ho trovato molto gradevole, al punto che ho provato anche io a eseguire gli esperimenti matematici che vengono suggeriti in vari punti della vicenda.
Andiamo con ordine.
Roberto è uno studente ossessionato dagli esercizi propinati dal professor Mandibola, il grasso docente di matematica che arriva in classe e appioppa subito noiosi problemi per poter mangiare in santa pace le ciambelle che estrae dalla borsa.
Esercizi del tipo: “Se due pasticcieri in sei ore fanno 444 ciambelle, quanto impiegano cinque pasticcieri per farne 88?“. Esercizi che Roberto bolla come “un modo da deficienti per passare il tempo“.
Da un po’ di notti Roberto fa sogni strani, che al risveglio lo lasciano di cattivo umore perché in essi è sempre vittima di brutte esperienze o di terribili figuracce.
Ma una notte fa la sua comparsa un ometto abbastanza vecchio, che si presenta come il mago dei numeri. Grande all’incirca quanto una cavalletta, tutto rosso, lo guarda con occhietti scintillanti dondolandosi su una foglia di acetosella nell’immenso prato che Roberto sta sognando.
L’incontro non è dei più piacevoli, perché Roberto odia “qualsiasi cosa abbia a che fare con la matematica“, ma l’ometto gli dà la prima, sorprendente notizia: gli esercizi del prof. Mandibola con la matematica non c’entrano niente.
– La matematica, caro mio, è un’altra cosa!
– Stai solo cercando di farmi cambiare idea, disse Roberto. Di te non mi fido e se cerchi di rifilarmi degli esercizi anche in sogno mi metto a urlare. E’   vietato maltrattare i minori!
– Se avessi saputo che eri così vigliacco, commentò il mago, mi sarei risparmiato il viaggio. Volevo solo fare quattro chiacchiere. La notte infatti di   solito non ho impegni e quindi ho pensato: proviamo a passare da Roberto, che certamente non ne può più di scendere ancora da quello scivolo.
– L’hai detto.
– Allora siamo d’accordo.
– Però non mi faccio fregare, aggiunse Roberto. Cerca di mettertelo in testa. (pag.10)
Le premesse non sono buone, Roberto e il mago sembrano già ai ferri corti, perchè l’ometto è anche irascibile, e urla e pesta i piedi.
Tuttavia il dialogo continua attraverso i sogni che si sviluppano in dodici notti e il mago si serve di un espediente molto utile per vincere la resistenza di Roberto: esempi semplici per mezzo di oggetti e animali che conosce.
Il mago parla di moltiplicazione del chewingum per spiegare i numeri infinitamente grandi, fa comparire dal nulla una grossa calcolatrice verdognola e molle come l’impasto di una torta, si serve delle lepri e dei numeri bonaccioni per spiegare la successione di Fibonacci e poi usa un linguaggio colorito e bizzarro: nodi e linee (gli angoli e gli spigoli), saltellare (elevare a potenza), saltellare all’indietro o tirare fuori la rapa (estrarre la radice), noci di cocco (numeri triangolari), numeri irragionevoli (irrazionali), normali (naturali), prìncipi (primi).La dodicesima notte, l’ultima degli incontri con il mago dei numeri, Roberto riceve un invito:

Strettamente personale!
Il signor
ROBERT

allievo del Mago dei numeri

TEPLOTAXL

è invitato al grande ricevimento
nell’Inferno/Paradiso dei numeri
Il Segretario generale

Sulle spalle di Teplotaxl Roberto vola fino ad un sontuoso palazzo, illuminato a giorno, e, sbirciando nelle stanze che si affacciano su un lunghissimo corridoio, può conoscere alcuni dei più illustri maghi dei numeri della storia: Lord Ruzzolo (Bertrand Russell), il dottor Klein (Felix Klein), il professor Cantor (Geog Cantor), i professori Boiler (Leonhard Euler, più noto come Eulero) e Gas (Carl Friedrich Gauss), Bonaccione (Leonardo da Pisa, detto Fibonacci) e poi Pitagora, e tanti altri, di ogni nazionalità.
Ci sono pochissime donne, nota Roberto stupito, ma Teplotaxl lo rassicura; la matematica prima era considerata una cosa da uomini e gli altri maghi non volevano che le donne se ne occupassero, ma le cose stanno cambiando
Tutti siedono a tavola; oltre il trono d’oro, sul quale prende posto un cinese, il secondo mago dei numeri al mondo, s’intravede una scalinata che si perde tra le nuvole. Lì sta il primo mago dei numeri, il capo supremo che tutti venerano; nessuno sa chi sia, forse è proprio una donna.
Viene servita la cena, a base di squisite torte perché il cerchio è la figura perfetta, e alla fine del pasto Roberto ha l’onore di essere insignito dell’ordine pitagorico di quinta classe, che lo designa apprendista dei numeri.
L’avventura di Roberto è finita, ma il ritorno alla realtà in classe e il professor Mandibola non lo spaventano più. Appesa al collo porta la catenella d’oro con la piccola stella a cinque punte a rammentargli sempre che gli insegnamenti del mago Teplotaxl non sono stati solo un bel sogno.Il libro è arricchito con facili schemi e illustrazioni, vengono proposti esempi ed esercizi, e in appendice si trova un utile elenco delle persone e degli oggetti citati nella storia.

In questa favola Enzensberger è riuscito a trasformare la matematica in qualcosa di magico e avvincente, perché si veste di un aspetto quotidiano e familiare ai ragazzi, consentendo loro di affrontare i concetti matematici come fossero giochi e trasformando la noia e l’aridità in fantasia e in divertimento. Un libro consigliabile a tutti, grandi e piccoli, addetti ai lavori e profani, insomma “un libro da leggere prima di addormentarsi, dedicato a chi ha paura della matematica“.

                                          Triangolo1Nel triangolo di Tartagliaogni numero, tranne l’1 al vertice del triangolo, è la somma dei due numeri sovrastanti. Ma questa è solo una delle sue sorprendenti particolarità. Roberto impara a riconoscerle durante il sogno della settima notte (pagg.121-142).numeri_Clare Beaton                                  disegno di Clare Beaton

Giocare con le parole_2

Altri giochi linguistici molto divertenti per i ragazzi erano lo scarto e il suo contrario, la zeppa.
s
Lo scarto è divenuto anche un diffusissimo gioco enigmistico e consiste nell’ottenere una parola da un’altra eliminando una lettera.
Lo scarto può essere di consonante o di vocale, iniziale o finale.
Generalmente si chiede di individuare le parole tramite indovinelli:

SCARTO DI CONSONANTE                          SCARTO DI VOCALE    
In chiesa li togliamo                                  Un atto di saluto…
d’estate li tagliamo                                    …tra i rami di gelso
(cappellicapelli                                      (baciobaco)

SCARTO INIZIALE                                     SCARTO FINALE
E’ tipico del nostro genere…                      
Sul fiume sacro……stringerla                                              …imperversano banditi
(umanomano)                                           (Gangegang)

Servendosi degli scarti è possibile anche creare dei nonsense:

C’è un merlo sul melo,
ma le rape non piacciono all’ape
che sulla tavola vola
mentre con la borsa la vecchia orsa
per il rumore è di pessimo umore
così la nave è nel porto mentre annaffio il mio orto.

Per rendere il gioco un po’ più complicato, si può ricorrere allo scarto di sillaba:

Lo è la persona forte
che la solleva piena di spesa
(robustabusta)

e al biscarto (eliminare una sillaba comune a due parole per formarne una terza):

Fanno la ruota
nel rifugio dei ladri
gettandotici senza pietà
(pavonicovopanico)
zLa zeppa segue il procedimento contrario, la nuova parola si ottiene inserendo nella vecchia un’altra lettera:

Lo si legge…
…scarcerato
(librolibero)

…o un’altra sillaba:

Ti segue fedele…
…e lo paghi
(canecanone)

E anche in questo caso, con le parole ottenute, si può ripetere il gioco del nonsense.
cDopo lo scarto e la zeppa, parliamo del cambio, nel quale una parola viene trasformata in un’altra cambiando una lettera o una vocale. Questo gioco si presta benissimo ad essere fatto in gruppo.

In classe lo facevamo così: dividevo i ragazzi in due o più squadre, secondo il numero, scrivevo una parola alla lavagna poi chiamavo la prima squadra e ciascuno doveva scrivere sotto la nuova parola nella quale aveva cambiato una sola lettera. Vinceva la squadra che ci riusciva senza errori nel minor tempo possibile.

Per esempio:
Carla, parla, palla, calla, calma, salma, salsa, balsa, balza, bazza, mazza, tazza, tozza.
Breve, brave, trave, trame, trama, trema, crema, croma, aroma, Arona. 

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Un gioco che sembra il cambio, ma non lo è, si chiama falso derivato e si presta ottimamente ad un gioco linguistico con i ragazzi.
Si usano parole che sembrano essere i nomi alterati l’una dell’altra, ma in realtà hanno diversi significati.

i falsi accrescitivi: burro/burrone, melo/melone, gallo/gallone
i falsi diminutivi: botto/bottino, cane/canino, tacco/tacchino
i falsi vezzeggiativi: gazza/gazzella, bolla/bolletta, salvia/salvietta
i falsi dispregiativi: foca/focaccia, polpo/polpaccio, addio/addiaccio
i falsi cambi di genere: mostra/mostro, raspa/raspo, botola/botolo

Una volta individuate le coppie di falsi derivati o di falsi cambi di genere, creavo le frasi nelle quali poi i ragazzi dovevano inserirli esattamente.
Per esempio:
Osservo la mamma truccarsi con cura il ……… prima di indossare la pelliccia di …….. (viso/visone)
Sul ramo più alto è volata una ……. mentre passa una …….. dei Carabinieri (gazza/gazzella)
La signora camminava chiacchierando con l’amica, non si è accorta della ………. e così il ………. che l’accompagnava c’è finito dentro (botola/botolo)

Faccio un’altra pausa. Alla prossima puntata.

Le straordinarie avventure di Caterina

 “Le straordinarie avventure di Caterina” è una favola scritta da una bambina di tredici anni, piena di graziose e vivaci illustrazioni. La particolarità di questo libro, scritto nel 1925, è che la giovanissima autrice si chiamava Elsa Morante e nei personaggi e nelle vicende si intuiscono già l’originalità e l’inventiva di colei che sarebbe diventata una delle più grandi scrittrici del nostro tempo.

Pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1942 (quando l’autrice aveva trent’anni) con il titolo “Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina”,è stato poi riproposto nel 1959, nel 1969 e infine nel 2007 con il titolo “Le straordinarie avventure di Caterina”.
La vocazione letteraria di Elsa si manifestò precocemente, se pensate che imparò a leggere e a scrivere da sola, senza frequentare le scuole elementari, ma solo divorando libri su libri, di ogni genere e non solo per l’infanzia.
All’edizione del 2007 sono state affiancate tre brevi storie pressappoco risalenti al medesimo periodo: “Un negro disoccupato” è la storia di un burattino negro che perde la sua compagnia e dopo varie vicissitudini la ritrova felicemente; in “Piuma mette K.O. l’amico Massimo” Il mingherlino Piuma e il robusto Massimo vengono coinvolti in un imbroglio e poi trovano un lavoro onesto; ne “Il soldato del re” il soldatino  Paolo Pietro viene incaricato dal suo sovrano di trovargli una bellissima moglie e infine si consola come può.
Ecco che cosa dice di sé Elsa Morante nell’introduzione alla storia:

moranteCarissimi Lettori,
l’Autrice, che potete vedere qui sopra in un ritratto dell’epoca, magnificamente incorniciato, era una ragazzina di circa tredici anni quando scrisse le storie del presente libro, e ne disegnò le figure. A quel tempo, essa non aveva nessun Editore. Aveva due gatti di diversa grandezza, ma di uguale importanza, e un certo numero di fratelli e sorelle minori di lei. Costoro erano gli unici lettori suoi, a quel tempo: e fra quei lettori, pochi ma scelti, le presenti storie ebbero un vero successo.
Il ricordo di quel successo incoraggia, adesso, l’autrice, a offrire le medesime storie a voi, in un bel libro stampato da un vero editore. Essa spera che questo libro vi piaccia, e vi faccia divertire. La vostra amicizia sarebbe per lei un onore, che la consolerebbe, oggi, nella sua vecchiaia.
Augurandovi, dunque, buona lettura, essa si dichiara
la Vostra fedele e affezionata
AUTRICE

Caterina è una bimba che vive in miseria con la sorella Rosetta. Sono così povere che non hanno nulla da mangiare e un giorno Rosetta esce di casa per andare in cerca di lavoro. Caterina resta sola con Bellissima,la sua bambola di pezza, e in un momento di rabbia la getta nella spazzatura, da dove la prende uno stracciarolo che le lascia in cambio un soldo bucato. Pentita del gesto avventato, Caterina vorrebbe riavere Bellissima, ma fuori oramai è buio e fa freddo, e lei non ha il coraggio di uscire da sola. Ecco arrivare il piccolo principe coraggioso Tit con la sua trombetta d’argento, ricordo di una grande avventura, e insieme decidono di affrontare il viaggio alla ricerca di Bellissima. Iniziano così le straordinarie avventure di Caterina e di Tit, che incontrano i personaggi più strani: la Vecchia Quercia, che riconosce il principe Tit e permette loro di viaggiare sul trenino rosso anche senza biglietto; la famiglia di cinciallegre del Gran Guardaboschi che li ospita; la Signora del Pineto, con il suo castello fra i rami di un pino nel reame che confina con il Palazzo dei Sogni, il giovane  Pic che fa il brigante perchè non vuole più essere uno studente ginnasiale, la servetta Grigia, tanto abile e buona quanto modesta, il Mercante suo innamorato, la Regina delle fate, padrona della servetta Grigia, la piccola Principessa sperduta che ha un fazzoletto grandissimo perché possa contenere tutte le sue lacrime.
Ogni personaggio è abilmente descritto e la piccola Elsa ne sa cogliere i tratti salienti con l’ironia e la praticità tipici dei ragazzini: la Signora del Pineto, elegantissima e bella, è molto lusingata che il valoroso Tit partecipi alla splendida festa che sta dando, piena di bambine, fate e nani, ma mette il broncio quando si accorge che Tit non le ha portato un regalo, s’ingelosisce sentendo parlare di Bellissima, perchè teme sia più bella di lei, e quando Tit viene ferito a tradimento dal perfido Pic vuole assisterlo nella sua casetta, ma vi rinuncia subito quando la avvertono che il compito sarà scomodo e impegnativo; la Regina delle Fate li riceve mentre sta cucinando un pasticcio nella sua cucina.
La fantasia di Elsa si manifesta in tutto il racconto, in piccole invenzioni narrative e in vivaci descrizioni come quella del Palazzo dei Sogni in cui ciascuno trova ogni notte se stesso e le persone care con tutto ciò che di meglio possa desiderare.
Non aggiungo altro alla trama, né vi svelo il finale, per non privare nessun lettore, grande o piccolo che sia, del piacere della lettura di questa deliziosa storia.

Elsa Morante non parlò né scrisse mai più delle sue produzioni giovanili e si limitò a fare una leggerissima opera di revisione per l’edizione del 1959.
Non è che l’autrice abbia rinnegato gli scritti giovanili, solo che le esperienze della vita la segnarono profondamente e sopirono in lei l’infantile ottimismo, ma non riuscirono a spegnere la grande fiducia nella forza dei bambini e la sua attenzione per il mondo infantile perchè ai suoi occhi  i bambini ” sono i soli che si interessano a cose serie e importanti”

Qui trovate un collegamento al sito della provincia di Roma sulla mostra itinerante del 2006 dedicata a Elsa Morante.

Copertina_avventure_Caterina

Elsa Morante, Le straordinarie avventure di Caterina, Einuadi Super ET, euro 9,00

 

Giocare con le parole

Secondo i miei lontani ricordi di insegnante,  uno dei momenti più difficili in classe era rompere il ghiaccio con gli alunni. L’arrivo della supplente secondo loro preludeva a una mattinata di giochi e di dolce far niente, da un punto di vista didattico. Non potendo soddisfare la loro aspettativa, cercavo una soluzione di compromesso.
Con i più piccini erano le favole, che promettevo sarebbero arrivate nei momenti di stanchezza per spezzare il ritmo della mattinata.
Con i più grandi era un po’ di tempo dedicato al disegno, ma soprattutto ai giochi linguistici. Loro si divertivano e nel medesimo tempo, o più o meno consapevolmente, imparavano qualcosa.
Vi voglio perciò parlare di alcuni giochi linguistici che si possono fare con i ragazzi.

L’anagramma è molto diffuso ed è stato anche utilizzato dagli artisti per crearsi unoa psudonimo, penso al poeta romano Trilussa  il cui vero cognome era Salustri, o allo scrittore Cletto Arrighi (Carlo Righetti), esponente della Scapigliatura.
Anagrammare significa modificare la posizione delle lettere che compongono le parole e crearne di nuove. Un modo divertente, magari partendo dal proprio nome e cognome, è farlo servendosi delle lettere colorate e magnetiche che si regalano ai bambini per i loro primi esercizi di scrittura. In mancanza di queste basta scrivere le parole su un foglio di carta e poi ritagliare le lettere, sbizzarrendosi a comporre gli anagrammi.
Se volessi trovare l’anagramma del mio nome, che cosa potrebbe uscirne?

 

INNALZAVA ERRATO
LA NARRATIVA, ENZO
NARRAVA A LO ZENIT
VANA NARRA ZELOTI
ALZAVANO ERRANTI

lUna variante dell’anagramma è il logogrifo: si prendono una o più parole e se ne ricavano altre con parte delle lettere in esse contenute, creando anche frasi o brevi poesie.
Un esempio di logogrifo con il mio nome e cognome?

LA VERZA NEL TARLO
RONZAVA LIETA
E ARAVA LA TANA
IN ZAVORRA VIETA

Il risultato del logogrifo mi porta a considerare un altro tipo di gioco linguistico: nil nonsense. Sua caratteristica è l’apparire privo di logica perché le parole vengono accostate le une alle altre in base al suono, con particolari effetti fonetici e di umorismo surreale.
Leggiamo per esempio questo brano da un monologo dell’attore romano
Ettore Petrolini:

                        Sono un tipo: estetico
asmatico, sintetico
linfatico, cosmetico
amo la Bibbia, la Libia, la fibia
delle scarpine
delle donnine
carine cretine
Sono disinvolto,
raccolto,
assolto “per inesistenza di reato”
Ho una spiccata passione per: il Polo Nord.
La cera vergine. Il Nabuccodonosor.
Il burro lodigiano. La fanciulla del West.
La carta moschicida. La cavalleria pesante.
I lacci delle scarpe. L’aeronautica col culinaria.
Il gioco del lotto. L’acetilene e l’osso buco.
Sono: omerico
isterico
generico
chimerico
clisterico.

Parlando di nonsense dobbiamo ricordare  il limerick reso famoso dalla genialità di Edward Lear, ma di ciò ho già scritto qui.

tIl tautogramma è un’altra forma di esercizio linguistico che permette di far lavorare la fantasia a briglia sciolta: sua caratteristica l’essere composto usando solo parole che comincino con la medesima lettera. Nel Medioevo era una forma molto diffusa di esercitazione poetica.
Ecco l’inizio di un tautogramma creato da
Umberto Eco  ispirandosi alla favola di Pinocchio:

Povero papà (Peppe)
Palesemente provato penuria, prende prestito polveroso pezzo pino poi, perfettamente preparatolo, pressatolo, pialla pialla, progetta, prefabbricane pagliaccetto.
Prodigiosamente procrea, plasmando plasticamente, piccolo pupo pel pelato, pieghevole platano!
Perbacco !
Pigola, pub parlare, passeggiare, percorrere perimetri, pestare pavimento, precoce protagonista (però provvisto pallido pensiero), propenso produrre pasticci. Pronunciando panzane protubera propria prosbocide pignosa, prolunga prominente pungiglione, profilo puntuto.
Perde persino propri piedi piagati, perusti!
Piagnucola. Papà paziente provvede.
Pinocchio privo pomodori, panciavuota, pela pere.
Poco pasciuto, pilucca picciuolo.
Padre, per provvedergli prestazioni professorali, premurosamente porta Pegno palandrana.

Partendo dal mio nome potrei dire che…Annarita ama andare avanti ad assaporare agrumi adattati all’attacco atmosferico avallando allusioni anziché affermare ambigui assensi agli agricoltori avendo atteso assai alcuni amici.

Si può dire che il suo contrario sia il lipogramma, perché è un gioco linguistico nel lquale, componendo un testo, non si può usare una determinata lettera dell’alfabeto. Famoso esempio in questo senso è il romanzo La disparition di Georges Perec,  il quale lo ha scritto senza mai utilizzare la vocale “e”.
Potete inventare voi un testo, a vostro piacere, oppure trasformarne uno già noto in un lipogramma, come per esempio questo brano che ho trovato, tratto da I Promessi Sposi:

Lipogramma in R

Quel lato dell’abbazia stava contiguo a una casa abitata da un giovine, di attività malavitosa, uno de’ tanti che in que’ tempi, e co’ su’ scagnozzi, e con l’alleanze dei più delinquenti, si beffavano, fino a un dato segno, della polizia e delle leggi…
Costui, dall’ abbaino che dominava una piazzola di quella zona, avendo veduta qualche volta la fanciulla che passava e bighellonava lì, in ozio, allettato anzi che spaventato dalle possibili conseguenze e dall’empietà dell’iniziativa, una volta attaccò bottone. La meschinella annuì.

Testo originale:

Quel lato del monastero era contiguo a una casa abitata da un giovine, scellerato di professione, uno de’ tanti, che, in que’ tempi, e co’ loro sgherri, e con l’alleanze d’altri scellerati, potevano, fino a un certo segno, ridersi della forza pubblica e delle leggi……
Costui, da una sua finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall’empietà dell’impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose.

lettere alfabeto

Per ora mi fermo qui, non senza avervi suggerito un interessante libro di qualche anno fa nel quale trovare tanti giochi di parole:

 I draghi locopei, Ersilia Zamponi, Einaudi 1986, Gli Struzzi, € 13,50.

draghi

 

Buon compleanno, Tom Micio!

Il mondo di Beatrix Potter

Il mondo di Beatrix Potter
Sperling e Kupfer, 2007, euro 30,00
(trad.: Rosalba Ascorti, Hado Lyria, Elena Malossini e Donatella Ziliotto)

Quando ho visto questo bel volume, nel coloratissimo angolo dedicato ai ragazzi nella libreria di Parco Leonardo, non ho saputo e non ho voluto resistere alla tentazione di averlo, prontamente accontentata da Giuseppe.
Ho iniziato  subito a sfogliarlo, leggendo qua e là, ma soprattutto gustando i deliziosi disegni, e mi sono detta che il librone era degno di figurare anche in una biblioteca adulta.
Questa edizione è preziosa perché contiene tutte le ventitré storie, comprese le poesie, create da Beatrix Potter, illustrate con i disegni originali restaurati nel 2002, in occasione del centenario della pubblicazione de “La storia di Peter Coniglio”.
Le storie sono presentate rispettando la sequenza cronologica di pubblicazione, ma sono ricche di rimandi perché i personaggi ricompaiono e le trame si dilatano da un testo all’altro.
Ogni storia è preceduta da una nota introduttiva che fa riferimento alle persone, ai luoghi e agli animali reali dai quali Beatrix trasse ispirazione e spunto.
Concludono il volume quattro storie, rimaste inedite per diversi motivi, che sono:
“Tre topolini” creata nei primi anni del decennio 1890 sfruttando il testo di una nota filastrocca infantile, “Three little mice sat down to spin” (Tre topolini sedevano al fuso), in seguito inclusa nella storia “Il sarto di Gloucester”; questi sei disegni sono considerati tra i più belli di Beatrix.
“La vecchia gatta infida” del 1906, che sarebbe dovuta uscire in formato libretto a fisarmonica per i lettori più piccini e il cui manoscritto originale fu donato da Beatrix alla figlia minore del suo editore Harold Warne, la piccola Nellie.
“La volpe e la cicogna”, ispirata alla favola di Esopo e per questo motivo non accettata dall’editore Fruing Warne, benché la volpe fosse il signor Tod, un personaggio di Beatrix, e l’ambientazione la contea del Suffolk.
“La festa di Natale dei conigli” dei primi anni decennio 1890, che non è una vera e propria storia, ma una sequenza di sei illustrazioni sui festeggiamenti natalizi di un gruppo di conigli. Quattro disegni furono donati agli zii Roscoe (lo zio Henry era uno scienziato e l’aveva aiutata negli studi di scienze naturali) e due a un giovane ammiratore americano, il tredicenne Henry P. Coolidge, venuto a trovarla nel Lake District nel 1927.
E ora veniamo al compleanno di Tom Micio, il centesimo, la cui storia fu pubblicata nel 1907.
Quando Beatrix inizio a scrivere questa storia aveva da circa un anno acquistato la tenuta di Hill Top a Sawrey, Lake Disctrict; terminati i lavori della casa, erano cominciati con entusiasmo quelli per il giardino e Beatrix trasporta l’una e l’altro nella storia, facendo percorrere alla signora Tabitha Twitchit (tradotto in italiano nel cognome Nervosetti) con i suoi tre micini il sentiero fino all’ingresso di Hill Top, di cui ci mostra lo scalone e le camere da letto.
Entriamo insieme nella storia di Tom Micio…
la signora Tabitha Nervosetti aveva tre figli, Mittens, Moppet e Tom Micio, che passavano il tempo a far capriole davanti all’ingresso.

tom08Un giorno la signora Tabitha invitò le amiche a prendere il tè e così decide di prendere i suoi tre micini, strigliarli ben bene e vestirli di tutto punto.
Ci riuscì con Moppets 
tom12ci riuscì con Mittens tom15ma Tom Micio tirò fuori le unghie.

tom16
Vestirli fu un po’ faticoso, soprattutto perché Tom era cresciuto, ma infine furono pronti e la mamma li mandò in giardino mentre preparava l’occorrente per il tè, raccomandando loro di non sporcarsi. 
tom23Inutile dire che, saltando e correndo, in poco tempo i bei vestitini furono sporchi e strappati! tom31Le tre Anatre de’ Stagni, Rebeccah, Jemima e Drake, passavano di lì e si impadronirono degli abiti.

tom44Quando la signora Tabitha vide i suoi tre micini svestiti, li sculacciò e li mandò in camera, raccontando alle sue amiche una grossa bugia, cioé che i piccoli erano a letto con il morbillo.

tom51Il ricevimento fu disturbato dalla quantità di strani rumori che provenivano dal piano superiore tom55mentre le Anatre de’ Stagni persero i vestiti nello stagno

tom57

 Buon compleanno, Tom Micio, e cento di queste avventure!

Ho adattato la storia e tratto le  immagini dall’e-book “The tale of Tom Kitten”  che si trova qui

Ho trascurato il blog…

Pino e Annarita sposi

…ma avevo un ottimo motivo.
Annarita e Giuseppe
(5 giugno 2007)

Letterelettriche Edizioni

Casa Editrice digitale - E-books store

The Victorianist: BAVS Postgraduates

British Association for Victorian Studies Postgraduate Pages, hosted by Danielle Dove (University of Surrey) and Heather Hind (University of Exeter)

Mammaoca

Fiabe integrali e poco altro. Si fa tutto per i bambini

La Fattoria dei Libri

di Flavio Troisi, scrittore e ghostwriter

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il cavaliere della rosa

Un blog orgogliosamente di nicchia: opera, ricordi e piccole manie di un improvvisato collezionista

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