Rifiutarsi di leggere al bambino

La voce della madre, del padre (del maestro) ha una funzione insostituibile. Tutti obbediamo a questa legge, senza saperlo quando raccontiamo una favola al bambino che ancora non sa leggere, creando, per mezzo della favola, quel “lessico famigliare” (con la “g” come vuole Natalia Ginzburg) nel quale l’intimità, la confidenza, la comunione tra padri e figli s’esprimono in modo unico e irripetibile. Ma quanti hanno la pazienza di leggere una favola ai figlioli, magari anche quando sanno già leggere da soli, o saprebbero ma sono pigri per farlo, o lo fanno abitualmente, ma pure hanno bisogno, di quando in quando, di non essere soli con la favola?
La favola scritta è già il mondo; non è più “lessico famigliare”, è contatto con una realtà più vasta, conosciuta attraverso la fantasia, che nei bambini è come un terzo occhio.
Si tratti delle novelle di Andersen o della vita degli insetti, di Pinocchio o di Verne, e magari – eccezionalmente – di Paperino e Paperon dei Paperoni, quel che conta nella lettura comune non muta la sostanza: è la promozione del libro da mero oggetto di carta stampata a “medium affettuoso”, a momento della vita.
Ci vuol pazienza, per questo. Ci vuole anche abilità: bisogna saper leggere con espressione, o sforzarsi di farlo; bisogna anche saper tradurre, perché non sempre il vocabolario scritto corrisponde a quello d’una perfetta lettura e non sempre gli scrittori scrivono chiaro, o pensano al lettore prima d’adoperare un termine inconsueto, una parola aulica, un vezzo letterario fine a se stesso.
Il bambino deve essere incoraggiato sempre a fare da solo, ma c’è un limite oltre il quale non si può costringerlo, c’è il momento in cui ha bisogno di essere preso per mano, accompagnato con amore. Mai ostacolare, mai forzare.

Gianni Rodari – Libri d’oggi per ragazzi d’oggi (1967)

Leggere ai bambini_2In poche righe Rodari ha detto un mondo di cose. Ci ha ricordato la funzione, fondamentale nello sviluppo infantile, del rapporto particolare che si instaura tra chi legge e chi ascolta, sin dalla più tenera età. Già a pochi mesi il bambino è attratto dalla voce, generalmente materna, che gli si rivolge, e con il passare del tempo sviluppa un’attenzione particolare e vivace nei confronti di questo suono che lo accompagna durante la giornata e spesso nel corso della notte.
Raccontare, prima, e leggere, poi, le favole ai bambini è una delle esperienze più interessanti che un adulto possa fare. Innanzitutto la narrazione o la lettura avvengono in un momento ben preciso di intimità, che può essere una pausa pomeridiana o il fatidico momento della buona notte, quello in cui generalmente i bambini manifestano le più disparate esigenze nel tentativo di guadagnare tempo e rimandare il momento della separazione, oppure un qualunque altro momento della giornata in cui si riesca a ritagliare un angolo di quiete per offrire al bambino un passaggio verso il mondo della vita e della realtà tramite l’immensa forza della fantasia. Questo ci rammenta Rodari, la nostra funzione di “traghettatori” dal porto sicuro dell’infanzia attraverso le pericolose acque dell’età in evoluzione. E ci rammenta anche quanto siano importanti il tono e la cadenza, che danno al bambino la possibilità di interpretare correttamente ciò che la diretta lettura potrebbe far apparire diverso. Tutti abbiamo provato a raccontare una favola ad un bambino e molto spesso ci siamo sentiti correggere per un tono, per una sfumatura, per una parola diversi dalla volta precedente e che il nostro piccolo ascoltatore aveva invece assimilati e fatti propri, rendendoli sicure chiavi di lettura. Questo perché il bambino sente profondamente e comprende  la differenza tra il tono inevitabilmente pratico e sbrigativo delle conversazioni quotidiane e quello più pacato e intimo dei momenti di lettura nei quali si crea e si sviluppa quell’intimità che aiuta a crescere.  L’adulto è uno strumento di interpretazione e di verifica e non dovrebbe mai dimenticare questo importante ruolo, incoraggiando sì il bambino all’indipendenza intellettuale, ma offrendogli un sicuro appiglio nel momento in cui la sua capacità di lettura vacilla di fronte alla realtà, anche se egli possiede tutti i mezzi tecnici per affrontarla. Spesso tacciamo di pigrizia e di svogliatezza i giovani lettori, quando invece hanno bisogno di verifiche e di conferme che solo noi, nei nostri ben precisi ruoli, di genitori, di nonni, di fratelli maggiori, di insegnanti, possiamo offrire loro. E non dimentichiamo l’importanza del contatto fisico, grazie alla lettura che avviene rincantucciati nel divano sotto una calda coperta o accoccolati nel letto, circondati dalla luce della lampada da comodino che proietta intorno una sorta di cerchio magico all’interno del quale tutto è possibile. Se abbiamo avuto modo di sperimentare noi stessi l’intimità e il calore di una lettura adulta nel buio della sera, tanto più saremo portati a ripetere l’esperienza con i piccoli di casa, ma per fortuna molto spesso ciò si verifica intuitivamente da parte di adulti che non possiedono questo ricordi e tuttavia sentono l’importanza di farsi tramite e condurre per mano il bambino sui persorsi della fantasia, verso una realtà pur sempre concreta e spesso traumatica, ma resa meno dura da una presenza costante e rassicurante.
Leggere ai bambini
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