Meditazioni/4

18. Ci sono crimini peggior del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli.
Josif Brodsky .

brodsky119. Limitato geometricamente, un libro e’ anzitutto un emblema: richiama un ordine prestabilito, pensato, misurato e perciò umano.
Valentino Bompiani


20. Dietro ogni libro c’e’ una somma di azioni, pensieri, inquietudini, angustie, decisioni e speranze condivise giorno per giorno, ora per ora. Ritrovare tutto questo tra le proprie mani in un oggetto di pochi centimetri, ogni volta illude e consola.

Valentino Bompiani
150px-ValbompGentilmente offerti da Rosaria
21.Scrivere: librarsi sopra l’abisso trattenuti soltanto dalla grammatica.
Heimito von Doderer

Von Doderer22.Un libro ha bisogno del suo tempo, come un bambino. Tutti i libri scritti velocemente in poche settimane destano in me un certo pregiudizio contro il loro autore. Una signora per bene non partorisce il suo bambino prima del nono mese.

Heinrich Heine 
Heinrich_heine23.Da quando in qua l’autore di un libro deve essere colui che lo capisce meglio?
Miguel De Unamuno
De Unamuno24.Un’opera dura finché è capace di apparire diversa da come l’autore l’aveva fatta.
Paul Valéry  

Valery25.Sarebbe davvero nuovo e originale il libro che facesse amare vecchie verità.

Luc de Clapiers, marchese di Vauvenargues
vauvenarguesGentilmente offerti da MariaStrofa                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   &nbsp
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Ordinare di leggere

Il nocciolo di questo sistema è già presente in altri ai quali ho accennato in precedenza. Esso è però tanto importante che merita una trattazione a parte. È indubbiamente il più efficace, se si vuole che i ragazzi imparino a odiare i libri. Sicuro al cento per cento. Facilissimo da applicare.
Si prende un ragazzo, si prende un libro, li si mettono entrambi a tavolino e si proibisce che il terzetto si divida prima d’una certa ora. A maggiore garanzia che l’operazione riesca, s’annunzia al ragazzo che al termine del tempo prescritto dovrà riassumere a voce le pagine lette.
Le applicazioni scolastiche sono ancora più semplici. Non c’è che da dire "Leggete da qui fin qui" e l’ordine sarà senz’altro eseguito, anche con la complicità dei genitori.
Sia dall’uno che dall’altro esperimento il ragazzo ricaverà per suo conto una lezione che non dimenticherà: e cioè, che leggere è una di quelle cose che bisogna fare perché i grandi la comandano, uno di quei mali inevitabili, collegati con l’esercizio dell’autorità da parte degli adulti. Ma appena saremo grandi anche noi, appena saremo adulti a nostra volta, appena saremo liberi…
A giudicare a posteriori, cioè dal numero degli adulti legalmente alfabetizzati che, una volta usciti dalla minore età, non leggono più un rigo, questo dev’essere, di tutti i sistemi, il più diffuso.
Da qualche centinaio d’anni i pedagogisti vanno ripetendo che come non si può ordinare a un albero di fiorire, se non è la sua stagione, se non sono state create le condizioni adatte, così non si può ottenere alcunché dai bambini per la strada larga dell’obbligo, ma bisogna per forza cercare strade meno agevoli, sentieri meno comodi. Ma i pedagogisti predicano, e il mondo va per la sua strada. Il disprezzo per la teoria è antico quanto il proverbio secondo il quale "val più la pratica della grammatica".
Parole come "disciplina", "severità" (che è la caricatura della fermezza) e simili, hanno corso tuttora come moneta buona, nonostante la progressiva svalutazione. La scienza del "creare le condizioni" perché la pianta umana voglia ciò che deve, e accetti, anzi desideri, l’innesto della cultura, e abbia bisogno del meglio, e dia insomma tutti i fiori e i frutti che può dare, è -nella pratica- ancora ai primi passi.
Una tecnica si può imparare a scapaccioni: così la tecnica della lettura. Ma l’amore per la lettura non è una tecnica, è qualcosa di assai più interiore e legato alla vita, e a scapaccioni (veri o metaforici) non s’impara.

(Gianni Rodari, Libri d’oggi per ragazzi d’oggi, 1967)

La lettura dell’ultimo dei nove punti proposti da Gianni Rodari, mi suscita una riflessione e una domanda. Andiamo con ordine. La riflessione.
Torniamo con la mente all’infanzia dei nostri figli e nipoti, all’incanto di tante ore trascorse con loro a raccontare fiabe o a leggere ad alta voce un libro. Erano momenti magici, nei quali spingevamo la loro fantasia attraverso le verdi praterie del Far West, lungo le rotte dei galeoni dei pirati, nei boschi incantati popolati da fate e folletti, negli immensi spazi siderali. E la loro fantasia non era mai sazia, le loro testoline ci chiedevano sempre nuove avventure, i loro cuoricini reclamavano la suspense del racconto pauroso che li avrebbe riportati inevitabilmente alla rassicurante realtà della nostra presenza. Che bello!
La domanda. Che cosa è successo dopo?
Inspiegabilmente e improvvisamente, raggiunte l’età della ragione e il possesso degli strumenti tecnici per dedicarsi autonomamente alla lettura, la passione cade. La prateria diventa un luogo arido, la vela maestra del galeone si affloscia per mancanza di vento, il bosco appassisce e intristisce, lo spazio sembra così buio e vuoto.
Come è avvenuto l’impercettibile passaggio dall’amore all’apatia? Forse troppe distrazioni o troppi impegni, allora bisogna por subito rimedio e qui compare sulla scena l’odioso imperativo.
LEGGI!
E’ una parola. Come dice Daniel Pennac "Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare… il verbo sognare. Naturalmente si può sempre provare. Dai, foza: Amami! Sogna! Leggi! Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere! Sali in camera tua e leggi! Risultato? Niente. Si è addormentato sul libro." (Come un romanzo, Feltrinelli, 1992)
Allora facciamoci furbi, riprendiamo in mano i libri, creiamo le occasioni per leggere ad alta voce, avviluppiamoli nel fascino di una trama, irretiamoli con la presentazioni di affascinanti personaggi, gettiamo con noncuranza i semi per una nuova fioritura d’interesse e vedremo figli e nipoti tornare con fare guardingo verso la biblioteca scolastica o di casa, verso la libreria del quartiere. Ma attenzione a non menar vanto, sforziamoci di essere discreti, offriamo appoggio e ascolto senza cedere alla tentazione del trionfalismo, della soddisfazione per l’esperimento riuscito.
Perché l’esperimento funziona, ve lo garantisco, anche con gli adulti. Provate a ripensare al successo che ebbe diversi anni fa la trasmissione "Pickwick", condotta da Alessandro Baricco e Giovanna Zucconi, o ai numerosissimi gruppi di lettura che si sono costituiti in varie città. Io ne conosco uno di Roma, che si definisce "un pericoloso gruppo di provocatori letterari" e ha capito una cosa importante:
Sarà anche vero che molta gente non legge,. Ma di sicuro c’è dell’altra gente che se continua a fare bene le solite cose, utili per carità, il lavoro e tutto il resto, è anche perché sa che poi a un certo punto si può tuffare nei libri, sa che lì dentro, nei libri, ci trova stanze parecchio più grandi di quelle solite dove tocca stare, e finestre parecchio più panoramiche. Se uno si affaccia, dopo gli viene voglia di raccontare quello che ha visto. E coi libri è facile…basta leggerli ad alta voce…

I quarant’anni della Lettera

Sono 40 gli anni che compie un testo molto importante e tuttora discusso, che scardinò le certezze di molti insegnanti e divenne un testo fondamentale nella contestazione del 1968.
Generalmente viene considerata opera di don Lorenzo Milani , ma in realtà il testo fu scritto con il suo aiuto da otto ragazzi della scuola di Barbiana; l’intento era trovare le parole più efficaci per esprimere la ribellione a una scuola che faceva distinzione tra ricco e povero, che non offriva a tutti le medesime opportunità, che sottraeva ai più poveri i mezzi per impadronirsi della conoscenza, farla propria e poi  porla al servizio degli altri.
Fu un’operazione coraggiosa, che Pier Paolo Pasolini  salutò con queste parole: Don Milani ha portato a termine l’unico atto rivoluzionario di questi anni.
Facciamo un passo indietro e vediamo che cosa furono Barbiana e la sua scuola.
Barbiana era una minuscola frazione nel Mugello e lì venne trasferito nel 1954 don Lorenzo, rampollo di una colta famiglia borghese, nella quale la sua vocazione venne vissuta come un mistero, e uomo scomodo in seno alla Chiesa stessa.
A Barbiana la povertà si toccava con mano e si manifestava anche nel profondo distacco tra l’istruzione e la vita reale, nell’impossibilità per tanti ragazzi del popolo di acquisire e usare i medesimi strumenti culturali messi a disposizione dei coetanei più fortunati.
Che cosa fosse in concreto la scuola di Barbiana possiamo leggerlo in questo stralcio di una lettera, scritta al maestro Mario Lodi  e ai suoi allievi il 1° novembre 1963: 

don milani_2La nostra scuola è privata.

E’ in due stanze della canonica più due che ci servono da officina.
D’inverno ci stiamo un po’ stretti. Ma da aprile a ottobre facciamo scuola all’aperto e allora il posto non ci manca!Ora siamo 29. Tre bambine e 26 ragazzi.
Soltanto nove hanno la famiglia nella parrocchia di Barbiana.
Altri cinque vivono ospiti di famiglie di qui perché le loro case sono troppo lontane.
Gli altri quindici sono di altre parrocchie e tornano a casa ogni giorno: chi a piedi, chi in bicicletta, chi in motorino. Qualcuno viene molto da lontano, per es. Luciano cammina nel bosco quasi due ore per venire e altrettanto per tornare.  
Il più piccolo di noi ha 11 anni, il più grande 18.
I più piccoli fanno la prima media. Poi c’è una seconda e una terza industriali.
Quelli che hanno finito le industriali studiano altre lingue straniere e disegno meccanico.
Le lingue sono: il francese, l’inglese, lo spagnolo e il tedesco. Francuccio che vuol fare il missionario comincia ora anche l’arabo.
L’orario è dalle otto di mattina alle sette e mezzo di sera. C’è solo una breve interruzione per mangiare. La mattina prima delle otto quelli più vicini in genere lavorano in casa loro nella stalla o a spezzare legna.
Non facciamo mai ricreazione e mai nessun gioco.
Quando c’è la neve sciamo un’ora dopo mangiato e d’estate nuotiamo un’ora in una piccola piscina che abbiamo costruito noi.
Queste non le chiamiamo ricreazioni ma materie scolastiche particolarmente appassionanti! Il priore ce le fa imparare solo perché potranno esserci utili nella vita.
I giorni di scuola sono 365 l’anno. 366 negli anni bisestili.
La domenica si distingue dagli altri giorni solo perché prendiamo la messa.
Abbiamo due stanze che chiamiamo officina. Lì impariamo a lavorare il legno e il ferro e costruiamo tutti gli oggetti che servono per la scuola.
Abbiamo 23 maestri! Perché, esclusi i sette più piccoli, tutti gli altri insegnano a quelli che sono minori di loro. Il priore insegna solo ai più grandi. Per prendere i diplomi andiamo a fare gli esami come privatisti nelle scuole di stato.Poco più oltre c’è un passo significativo: Ma il priore dice che non potremo far nulla per il prossimo, in nessun campo, finché non sapremo comunicare.Imparare a comunicare, ecco che cosa vuole don Milani per i suoi ragazzi, perché così potranno essere indipendenti per loro stessi e utili agli altri. L’istruzione è il miglior strumento a disposizione per colmare le lacune sociali.
Scopo della sua scuola è far si che tutti abbiano l’opportunità di studiare e possano completare un percorso che garantisca una buona formazione e per raggiungere un tale obiettivo bisogna che l’insegnamento sia considerato una missione e non un mestiere o più o meno come tanti altri. 

don milani“Lettera a una professoressa” è un libro scritto in brevi capitoli, ognuno dei quali evidenziato a margine da parole o brevi frasi di introduzione. Si divide in tre parti; la prima intitolata La scuola del’obbligo non può bocciare, la seconda Alle Magistrali bocciate pure, ma… e la terza Documentazione, contenente dati statistici sul fenomeno delle bocciature e delle ripetenze negli anni dal 1954 al 1965.
Vi propongo alcuni brani tratti dal testo.
il preferito
“La vita era dura anche lassù. Disciplina e scenate da far perdere la voglia di tornare. Però chi era  senza basi, lento o svogliato, si sentiva il preferito. Veniva accolto come voi accogliete il primo    della classe. Sembrava che la scuola fosse tutta solo per lui. Finché non aveva capito, gli altri non     andavano avanti.” (pag.12)
le bambine
“Delle bambine di paese non ne venne neanche una. Forse era la difficoltà della strada. Forse la   mentalità dei genitori. Credono che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. I maschi        non le chiedono d’essere intelligente. E’ razzismo anche questo. Ma su questo punto non abbiamo nulla da  rimproverarvi. Le bambine le stimate più voi che i loro genitori” (Si fa riferimento all’Annuario Statistico dell’Istruzione 1965, che riportava una maggior percentuale di promossi in prima e seconda media tra le femmine piuttosto che fra i maschi, riguardo l’anno scolastico 1962-63)  (pag.16)
 

scuola_barbiana_2senza distinzione di lingua

“Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia la lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter  sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo. Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. Appartiene alla ditta. Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. quando Gianni era piccolo chiamava la  radio lalla. E il babbo serio: – Non si dice lalla, si dice aradio -. Ora, se è  possibile, è bene che Gianni impari a dire radio. La vostra lingua potrebbe fargli  comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola. – Tutti i cittadini sono uguali  senza distinzione di lingua – L’ha detto la Costituzione pensando a lui. (pag.18)      
Gianni è milioni
“La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. La vostra scuola dell’obbligo ne perde per strada 462.000 l’anno. A questo punto gli unici incompetenti della scuola siete voi che li perdete  e non tornate a cercarli. Non noi che li troviamo nei campi e nelle fabbriche e li conosciamo da vicino. I problemi della scuola li vede la mamma di Gianni, lei che non sa leggere. Li capisce chi  ha in cuore un ragazzo bocciato e ha la pazienza di metter gli occhi sulle statistiche. Allora le cifre si mettono a gridare contro di voi. Dicono che di Gianni ce n’è milioni e che voi siete stupidi o cattivi. (pag.35)
 

scuola_barbianaeguaglianza

“Carriera, cultura, famiglia, onore della scuola, bilancino per pesare i compiti. Son piccinerie. Troppo poco per riempire la vita di un maestro… In Africa, in Asia, nell’America Latina, nel mezzogiorno, in montagna,nei campi, perfino nelle grandi città, milioni di ragazzi aspettano d’esser fatti uguali. Timidi come me, cretini come Sandro, svogliati come Gianni. Il meglio dell’umanità.
              Le riforme che proponiamo
              Perché il sogno dell’uguaglianza non resti un sogno vi proponiamo tre riforme:
               I – Non bocciare
              II – A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno
             III – Agli svogliati basta dargli uno scopo (pag.80)

Non offrire una scelta sufficiente

Noi non leggiamo il primo libro che ci capita per le mani. Ci piace scegliere. Raramente, invece, al bambino è offerta una scelta sufficiente. Gli regaliamo un libro di favole, lo mette da parte: ne concludiamo che non gli piacciono le favole, mentre può darsi che in quel periodo abbia semplicemente altri interessi. Ecco perché la bibliotechina personale o collettiva è indispensabile. Venti libri sono meglio di uno, e cento meglio di venti, perché possono suscitare curiosità diverse, appagare o stimolare interessi diversi, rispondere ai mutamenti d’umore, alle svolte della personalità, della formazione culturale, dell’informazione.
S’intende che dietro una una bibliotechina ci dev’essere un delicato lavoro d’aggiornamento, una riflessione attenta, una sensibilità vigile. Non si ottiene niente per niente, né dalla natura né dai bambini. Ma qui entrerei, senza volerlo, nella serie delle indicazioni dette “positive”, mentre mi sono assunto il compito di elencare alcuni metodi negativi (nella speranza, certo, che l’elencazione stessa suggerisca qualche antidoto).
(Gianni Rodari, Libri d’oggi per ragazzi d’oggi, 1967)
bibliotecaRispetto agli anni in cui Gianni Rodari parlava di questo argomento, la situazione della letteratura infantile e per ragazzi è molto cambiata. Nelle librerie hanno ampio spazio i settori dedicati ai giovani lettori, resi più accattivanti dalla presenza di seggioline e di tavolini a misura di bambino, di poltroncine che invogliano alla sosta; sono nate biblioteche esclusivamente per i giovani lettori e nelle classiche biblioteche pubbliche ci sono intere sezioni dedicate ai ragazzi. Persino nei supermercati è facile trovare una discreta scelta di libri per i più giovani. A volte tanta abbondanza di materiale può generare confusione; se il giovane lettore non ha in mente un titolo o un autore ben precisi, si farà trascinare dalla moda del momento e magari acquisterà il libro più reclamizzato, perché legato ad un film o a un cartone animato che segue abitualmente in tivù, o quello che stanno leggendo le amiche del cuore o i compagni del gruppo. Generalmente i più piccini sono attratti dai libri pop up o da quelli che riproducono suoni e rumori, o che sono morbidi al tatto; i più grandicelli si orientano anche verso testi che possano essere utili a scuola, ma in ogni caso sarà fondamentale affiancarli nella scelta, non per pilotarla, ma per collaborare. Sarà capitato a tutti noi di regalare un libro a un bambino o a un ragazzo, in occasione di un compleanno o di una qualsiasi altra ricorrenza, e forse, nella maggior parte dei casi, li abbiamo visti osservare l’oggetto con malcelato fastidio e riporlo frettolosamente per dedicarsi a regali in quel momento ritenuti più interessanti, ritenendo così che il genere da noi scelto non fosse di suo gradimento. Invece, come ha scritto Rodari, forse in quel momento i suoi interessi avevano altri orizzonti.  

Regalare un libro è un atto di grande intimità, presuppone una buona conoscenza della persona che lo riceverà, dei suoi gusti e delle sue aspettative. Ciò vale per gli adulti e, con maggior ragione, per i bambini. Concediamoci il piacere di portare in libreria un bambino o un ragazzo e esaminiamo insieme le varie possibilità che gli scaffali offrono; scopriremo nuovi lati del loro carattere, avremo un interessante scambio di opinioni e, con un po’ di abilità e di lungimiranza, riusciremo anche a orientarli verso qualche buona lettura, magari poco conosciuta. Oppure saremo noi a stupirci e a fare nuove scoperte.
biblioteca_2

Meditazioni/3

11.  Non è luogo dove il libro non penetri.
Maestro di tutte le seduzioni,
Possiede tutte le maschere,
parla tutti i linguaggi,
da quello dei gentiluomini a quello del trivio.
Si cela con sorriso procace tra due testi di scuola,
si ostenta compunto e pudibondo tra due manuali di ascetica
Antonio Fogazzaro, Dell’avvenire del Romanzo in Italia (Saggio pubblicato nel 1872)

Fogazzaro

gentilmente offerto da Rosaria

12. Dove troverò il tempo per non leggere tante cose?
Karl Kraus.

Kraus

13. Infarciscono i loro libri magri col grasso di altre opere
Robert Burton

Burton

14. I libri più vecchi sono appena usciti per chi non li ha letti
Samuel Butler

Butler

15. La maggioranza dei libri di oggi hanno l’aria di esser stati fatti in un giorno con dei libri letti il giorno prima
Nicolas de Chamfort (Nicolas-Sebastien Roch)

Chamfort

16. Un libro non è mai un capolavoro: lo diventa
Edmund e Jules de Goncourt

Goncourt

17. Se un libro è importante lo si dovrebbe rileggere mmediatamente
Arthur Schopenhauer

Shopenhauer

gentilmente offerti da MariaStrofa

Meditazioni/2

 

6. Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno accende,vadoin un’altra stanza e leggo un libro. Groucho Marx

Marx

7. È un buon libro quello che si apre con aspettativa e si chiude con profitto. Table Talk, Amos Bronson Alcott

Alcott

8. La citazione più preziosa è quella di cui non riesci a trovare la fonte. Arthur Bloch

Bloch

9. Quando penso a tutti i libri che mi restano da leggere, ho la certezza di essere ancora felice. Jules Renard

Renard

10. L’intellettuale è un signore che fa rilegare i libri che non ha letto. Leo Longanesi

Longanesi

Rifiutarsi di leggere al bambino

La voce della madre, del padre (del maestro) ha una funzione insostituibile. Tutti obbediamo a questa legge, senza saperlo quando raccontiamo una favola al bambino che ancora non sa leggere, creando, per mezzo della favola, quel “lessico famigliare” (con la “g” come vuole Natalia Ginzburg) nel quale l’intimità, la confidenza, la comunione tra padri e figli s’esprimono in modo unico e irripetibile. Ma quanti hanno la pazienza di leggere una favola ai figlioli, magari anche quando sanno già leggere da soli, o saprebbero ma sono pigri per farlo, o lo fanno abitualmente, ma pure hanno bisogno, di quando in quando, di non essere soli con la favola?
La favola scritta è già il mondo; non è più “lessico famigliare”, è contatto con una realtà più vasta, conosciuta attraverso la fantasia, che nei bambini è come un terzo occhio.
Si tratti delle novelle di Andersen o della vita degli insetti, di Pinocchio o di Verne, e magari – eccezionalmente – di Paperino e Paperon dei Paperoni, quel che conta nella lettura comune non muta la sostanza: è la promozione del libro da mero oggetto di carta stampata a “medium affettuoso”, a momento della vita.
Ci vuol pazienza, per questo. Ci vuole anche abilità: bisogna saper leggere con espressione, o sforzarsi di farlo; bisogna anche saper tradurre, perché non sempre il vocabolario scritto corrisponde a quello d’una perfetta lettura e non sempre gli scrittori scrivono chiaro, o pensano al lettore prima d’adoperare un termine inconsueto, una parola aulica, un vezzo letterario fine a se stesso.
Il bambino deve essere incoraggiato sempre a fare da solo, ma c’è un limite oltre il quale non si può costringerlo, c’è il momento in cui ha bisogno di essere preso per mano, accompagnato con amore. Mai ostacolare, mai forzare.

Gianni Rodari – Libri d’oggi per ragazzi d’oggi (1967)

Leggere ai bambini_2In poche righe Rodari ha detto un mondo di cose. Ci ha ricordato la funzione, fondamentale nello sviluppo infantile, del rapporto particolare che si instaura tra chi legge e chi ascolta, sin dalla più tenera età. Già a pochi mesi il bambino è attratto dalla voce, generalmente materna, che gli si rivolge, e con il passare del tempo sviluppa un’attenzione particolare e vivace nei confronti di questo suono che lo accompagna durante la giornata e spesso nel corso della notte.
Raccontare, prima, e leggere, poi, le favole ai bambini è una delle esperienze più interessanti che un adulto possa fare. Innanzitutto la narrazione o la lettura avvengono in un momento ben preciso di intimità, che può essere una pausa pomeridiana o il fatidico momento della buona notte, quello in cui generalmente i bambini manifestano le più disparate esigenze nel tentativo di guadagnare tempo e rimandare il momento della separazione, oppure un qualunque altro momento della giornata in cui si riesca a ritagliare un angolo di quiete per offrire al bambino un passaggio verso il mondo della vita e della realtà tramite l’immensa forza della fantasia. Questo ci rammenta Rodari, la nostra funzione di “traghettatori” dal porto sicuro dell’infanzia attraverso le pericolose acque dell’età in evoluzione. E ci rammenta anche quanto siano importanti il tono e la cadenza, che danno al bambino la possibilità di interpretare correttamente ciò che la diretta lettura potrebbe far apparire diverso. Tutti abbiamo provato a raccontare una favola ad un bambino e molto spesso ci siamo sentiti correggere per un tono, per una sfumatura, per una parola diversi dalla volta precedente e che il nostro piccolo ascoltatore aveva invece assimilati e fatti propri, rendendoli sicure chiavi di lettura. Questo perché il bambino sente profondamente e comprende  la differenza tra il tono inevitabilmente pratico e sbrigativo delle conversazioni quotidiane e quello più pacato e intimo dei momenti di lettura nei quali si crea e si sviluppa quell’intimità che aiuta a crescere.  L’adulto è uno strumento di interpretazione e di verifica e non dovrebbe mai dimenticare questo importante ruolo, incoraggiando sì il bambino all’indipendenza intellettuale, ma offrendogli un sicuro appiglio nel momento in cui la sua capacità di lettura vacilla di fronte alla realtà, anche se egli possiede tutti i mezzi tecnici per affrontarla. Spesso tacciamo di pigrizia e di svogliatezza i giovani lettori, quando invece hanno bisogno di verifiche e di conferme che solo noi, nei nostri ben precisi ruoli, di genitori, di nonni, di fratelli maggiori, di insegnanti, possiamo offrire loro. E non dimentichiamo l’importanza del contatto fisico, grazie alla lettura che avviene rincantucciati nel divano sotto una calda coperta o accoccolati nel letto, circondati dalla luce della lampada da comodino che proietta intorno una sorta di cerchio magico all’interno del quale tutto è possibile. Se abbiamo avuto modo di sperimentare noi stessi l’intimità e il calore di una lettura adulta nel buio della sera, tanto più saremo portati a ripetere l’esperienza con i piccoli di casa, ma per fortuna molto spesso ciò si verifica intuitivamente da parte di adulti che non possiedono questo ricordi e tuttavia sentono l’importanza di farsi tramite e condurre per mano il bambino sui persorsi della fantasia, verso una realtà pur sempre concreta e spesso traumatica, ma resa meno dura da una presenza costante e rassicurante.
Leggere ai bambini

Meditazioni/1

Da molti anni coltivo un’abitudine, annoto sui margini di alcuni libri aforismi e citazioni che trovo qua e là, brani e brevi poesie che traggo da altri libri letti. Parole che hanno colpito la mia fantasia e mi hanno dato spunti di riflessione.

Li colleziono, così come faccio con le cartoline e i piccoli soprammobili, l’importante è che il soggetto sia sempre il medesimo: i libri e tutto ciò che con essi ha che fare.

Ho pensato di proporveli un po’ alla volta. Buona lettura e, perché no, buona medi(t)azione.

1.      J 1263 (1873) / F 1286 (1873)

 Non c’è Vascello che eguagli un Libro
Per portarci in Terre lontane
Né Corsieri che eguaglino una Pagina
Di scalpitante Poesia –
È un Viaggio che anche il più povero può fare
Senza paura di Pedaggio –
Tanto frugale è il Carro
Che porta l’Anima dell’Uomo –
(traduzione:Giuseppe Ierolli)

(EmilY Dickinson) ED

2.      Indossa un cappotto vecchio e compra un libro nuovo(Austin Phelp, 1820-90, ministro congregazionista, docente presso l’Andover Theological Seminary di Newtn, Massachusetts)

3.    L’artista, come il Dio della creazione, rimane dentro o dietro o al di là dell’opera sua, invisibile, sottilizzato sino a sparire, indifferente, occupato a curarsi le unghie.

Da Dedalus   (James Joyce)Joyce4.   Scopo di ogni artista è arrestare  il movimento, che è vita, con mezzi artificiali, e tenerlo fermo, ma in modo che cent’anni dopo, quando un estraneo lo guarderà, torni a muoversi, perché è vita.

da un’intervista del 1958 (William Faulkner)Faulkner

5.   Uno scrittore dovrebbe avere  tutti i suoi colori, tutte le sue capacità, a disposizione  sulla medesima tavolozza per poterli mescolare. Ma come?

dalla prefazione a Musica per camaleonti (Truman Capote) Capote

Letterelettriche Edizioni

Casa Editrice digitale - E-books store

The Victorianist: BAVS Postgraduates

British Association for Victorian Studies Postgraduate Pages, hosted by Danielle Dove (University of Surrey) and Heather Hind (University of Exeter)

Mammaoca

Fiabe integrali e poco altro. Si fa tutto per i bambini

La Fattoria dei Libri

di Flavio Troisi, scrittore e ghostwriter

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Il cavaliere della rosa

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