Chi non conosce il passato è condannato a ripeterlo

Il 27 gennaio 2007 si celebra la Giornata della Memoria, istituita con la Legge n.211 del 20 luglio 2000.

In tutte le scuole italiane ci sarà un minuto di silenzio e di raccoglimento alle 11,54. e si leggerà la poesia di Primo Levi “Se questo è un uomo”.

Perché quest’ora e questo giorno?

Perché alle 11,54 del 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche in marcia verso Berlino entrarono ad Auschwitz.

Scuola e Shoah è una iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione nata dopo l’istituzione di questa ricorrenza. E’ uno spazio di riflessione di attività da parte degli insegnanti e gli studenti che insieme vogliono meditare sull’atrocità della Shoah e agire.

Shoah in lingua ebraica significa “distruzione”, “desolazione”, “calamità” con l’intento di esprimere tutto l’orrore per una catastrofe inattesa. Gli Ebrei preferiscono usare questo termine piuttosto che “olocausto”, il quale si riferiva ai sacrifici di animali che la Torah prescriveva; gli animali venivano uccisi secondo un rituale e poi bruciati sull’altare del tempio  Quindi l’uso di un termine dal preciso significato teologico per gli Ebrei suonava offensivo.

Nel sito del Ministero della Pubblica Istruzione si parla anche della Shoahdei Bambini. “Quattromila disegni e sessantasei poesie sono tutto quello che ci resta dei bambini di Terezín, erano 15.000 e ne sono sopravvissuti meno di 100. Terezín fu un campo di concentramento nazista della Repubblica Ceca che prevedeva uno spazio per i bambini, perché di transito. Vi furono deportati complessivamente 150 mila persone, tra le quali i 15.000 bambini. La poesia che riportiamo porta la data del 1941, non si conosce il nome di chi l’ha scritta, ma il messaggio che ci ha lasciato è di fiducia nella vita e ne canta la bellezza. L’autore s’identifica con il volo libero dell’uccello come l’autrice del disegno nella farfalla.”

Vedrai che è bello vivere

Chi s’aggrappa al nido

non sa che cos’è il mondo,

non sa quello che tutti gli uccelli sanno

e non sa perché voglia cantare

il creato e la sua bellezza.

 

Quando all’alba il raggio del sole

illumina la terra

e l’erba scintilla di perle dorate,

quando l’aurora scompare

e i merli fischiano tra le siepi,

allora capisco come è bello vivere.

 

Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza

quando cammini tra la natura

per intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:

anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,

vedrai che è bello vivere.

 testatina_shoah

shoah5Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri  

nelle vostre tiepide case, 

voi che trovate tornando a sera 

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo 

Che lavora nel fango 

Che non conosce pace 

Che lotta per un pezzo di pane 

Che muore per un sì o per un no.  

Considerate se questa è una donna,shoah5 

Senza capelli e senza nome 

Senza più forza di ricordare 

Vuoti gli occhi e freddo il grembo 

Come una rana d’inverno

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore 

Stando in casa andando per via, 

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa, 

La malattia vi impedisca, 

I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

 



LEGGE 20 luglio 2000, n. 211

 Istituzione del <<Giorno della Memoria>> in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.

In data 20 luglio 2000 è stata promulgata dal Presidente della Repubblica, dopo l’approvazione della Camera dei Deputati e del Senato, la seguente legge:

Art. 1.

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, <<Giorno della Memoria>>, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato e protetto i perseguitati.

Art. 2.

In occasione del <<Giorno della Memoria>> di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai accadere.

(dal sito proteofaresapere)

Mi fa piacere segnalare un’iniziativa della mia scuola.

Stamattina due studenti, che hanno visitato Auschwitz-Birkenau nell’ambito di un viaggio premio a Cracovia per i loro elaborati sulla pace, esporranno le crude fotografie scattate e loro riflessioni, accompagnando idealmente tutti icompagni e i professori sulle tracce dell’orrore dell’olocausto.

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8 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. MariaStrofa
    Gen 27, 2007 @ 10:35:00

    Grazie a te, Annarita per questo post.

    ciao

    Rispondi

  2. MariaStrofa
    Gen 27, 2007 @ 10:35:00

    Grazie a te, Annarita per questo post.

    ciao

    Rispondi

  3. gabrilu
    Feb 01, 2007 @ 22:51:00

    Tutto vero, tutto giusto, tutto sacrosanto. Ma io sono sempre diffidente quando si istituiscono le “giornate”. La “giornata” è una su 365. E gli altri 364 giorni? Cosa pensa, cosa fa, come si comporta la gente negli altri 364 giorni? Perchè questo è l’importante, secondo me…
    La memoria istituzionalizzata ha senso quando è la summa di una memoria individuale e collettiva spontanea o coltivata pazientemente e costantemente, sennò rischia di diventare solo un comodo alibi…
    …Spero sia chiaro, Annarita, che questa è solo un riflessione a briglia sciolta, non certo una critica al tuo post, che condivido e approvo in pieno.
    Quel che voglio dire in buona sostanza è questo: ben vengano le giornate della memoria, purchè non siano solo formalismi.

    Rispondi

  4. gabrilu
    Feb 01, 2007 @ 22:51:00

    Tutto vero, tutto giusto, tutto sacrosanto. Ma io sono sempre diffidente quando si istituiscono le “giornate”. La “giornata” è una su 365. E gli altri 364 giorni? Cosa pensa, cosa fa, come si comporta la gente negli altri 364 giorni? Perchè questo è l’importante, secondo me…
    La memoria istituzionalizzata ha senso quando è la summa di una memoria individuale e collettiva spontanea o coltivata pazientemente e costantemente, sennò rischia di diventare solo un comodo alibi…
    …Spero sia chiaro, Annarita, che questa è solo un riflessione a briglia sciolta, non certo una critica al tuo post, che condivido e approvo in pieno.
    Quel che voglio dire in buona sostanza è questo: ben vengano le giornate della memoria, purchè non siano solo formalismi.

    Rispondi

  5. giuseppeierolli
    Feb 02, 2007 @ 01:28:00

    @gabrilu
    “Formalizzare” qualcosa può essere ingessarla, fornire un comodo alibi per dimenticarla subito dopo; ma può anche stimolare quella che tu chiami una “memoria individuale e collettiva spontanea o coltivata pazientemente e costantemente”. Non voglio farla lunga, ma i due ragazzi di cui parla Annarita nel post se la giornata non fosse esistita avrebbero probabilmente fatto altro: di meglio? di peggio? non lo so; so soltanto che parlare ai loro compagni delle foto scattate ad Auschwitz ha sicuramente fatto bene a loro e a chi li ha ascoltati. Certo, potevano farlo in ogni momento, senza bisogno di essere sollecitati da qualcosa di “ufficiale”. Ma mi chiedo: “l’avrebbero fatto?”.

    Rispondi

  6. giuseppeierolli
    Feb 02, 2007 @ 01:28:00

    @gabrilu
    “Formalizzare” qualcosa può essere ingessarla, fornire un comodo alibi per dimenticarla subito dopo; ma può anche stimolare quella che tu chiami una “memoria individuale e collettiva spontanea o coltivata pazientemente e costantemente”. Non voglio farla lunga, ma i due ragazzi di cui parla Annarita nel post se la giornata non fosse esistita avrebbero probabilmente fatto altro: di meglio? di peggio? non lo so; so soltanto che parlare ai loro compagni delle foto scattate ad Auschwitz ha sicuramente fatto bene a loro e a chi li ha ascoltati. Certo, potevano farlo in ogni momento, senza bisogno di essere sollecitati da qualcosa di “ufficiale”. Ma mi chiedo: “l’avrebbero fatto?”.

    Rispondi

  7. annaritav
    Feb 02, 2007 @ 07:59:00

    @ MariaStrofa
    Grazie per la condivisione.

    @ gabrilù
    Grazie per la tua precisazione, sono d’accordo sul rischio di “formalizzare” un evento e poi dimentecarcene per il resto dell’anno, ma è pur vero che la costante di una “giornata” istituzionalizzata, almeno a scuola, favorisca il suo “prolungamento” nel resto dell’anno, con lavori e iniziative propiro a essa finalizzati, in una ricerca continua.
    Grazie e buona giornata

    @ giuseppeierolli
    Riguardo ai due studenti di cui ho parlato, posso dire che alle spalle della “giornata” c’è stato un lungo lavoro preparatorio, la partecipazione ad un concorso, (quello che ha permesso loro di ottenere un brillante successo e quindi la partecipazione al viaggio ad Auschwitz-Birkenau) e in ultimo il desiderio di esprimere tutto ciò che per loro aveva significato l’impegno di mesi. In tal senso la “giornata” è stata il giusto coronamento, e lo testimoniano i commenti lasciati dai compagni e dai docenti dopo la visione delle forto. Buona giornata.

    Rispondi

  8. annaritav
    Feb 02, 2007 @ 07:59:00

    @ MariaStrofa
    Grazie per la condivisione.

    @ gabrilù
    Grazie per la tua precisazione, sono d’accordo sul rischio di “formalizzare” un evento e poi dimentecarcene per il resto dell’anno, ma è pur vero che la costante di una “giornata” istituzionalizzata, almeno a scuola, favorisca il suo “prolungamento” nel resto dell’anno, con lavori e iniziative propiro a essa finalizzati, in una ricerca continua.
    Grazie e buona giornata

    @ giuseppeierolli
    Riguardo ai due studenti di cui ho parlato, posso dire che alle spalle della “giornata” c’è stato un lungo lavoro preparatorio, la partecipazione ad un concorso, (quello che ha permesso loro di ottenere un brillante successo e quindi la partecipazione al viaggio ad Auschwitz-Birkenau) e in ultimo il desiderio di esprimere tutto ciò che per loro aveva significato l’impegno di mesi. In tal senso la “giornata” è stata il giusto coronamento, e lo testimoniano i commenti lasciati dai compagni e dai docenti dopo la visione delle forto. Buona giornata.

    Rispondi

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