Dueparole

Nel 2004 ho partecipato a un corso di formazione sulla semplificazione del linguaggio amministrativo presso l’Università della Tuscia di Viterbo, rivolto agli impiegati delle scuole, e in questa occasione ho conosciuto la professoressa Maria Emanuela Piemontese, docente del corso. È stata un’esperienza molto interessante e utile per il mio lavoro, ma soprattutto mi ha permesso di vedere sotto una nuova luce l’approccio alle parole e di fare alcune riflessioni.

Leggere e comprendere un testo è per tutti noi una cosa tanto naturale che non ci soffermiamo mai a riflettere sul fatto che invece vi siano persone per le quali ciò costituisce un grande sforzo.

Mi riferisco ai molti stranieri che sono venuti a vivere e a lavorare nel nostro paese.

Ai loro figli che si devono inserire nelle nostre scuole.

Agli scolari che per varie cause possono incontrare difficoltà di comprensione di fronte a un testo scritto.

Alle persone, magari di una certa età, alle quali gli studi limitati rendono difficile un’azione apparentemente semplice come leggere un giornale.

Tramite la professoressa Piemontese ho scoperto l’esistenza di un giornale di facile lettura, pensato e creato proprio per tutte queste persone.

Si chiama dueparole e da giugno 2001 è consultabile tramite Internet.

Gli articoli trattano i temi di attualità con un linguaggio basato su poche, ma fondamentali regole:

  • brevità dei testi
  • semplicità di composizione delle frasi
  • uso delle parole più comuni della nostra lingua, come tali note alla maggior parte dei lettori.

dueparole

I testi di dueparole sono scritti da linguisti, giornalisti, insegnanti e laureati in Lettere dell’Università “La Sapienza” di Roma. Il direttore della rivista è la professoressa Piemontese, mentre il direttore scientifico è il professor Tullio De Mauro, uno dei maggiori studiosi italiani di linguistica, materia che insegna in qualità di professore ordinario nella Facoltà di Scienze Umanistiche, sempre all’Università  “La Sapienza”.

Oltre che ai testi di carattere informativo, questi criteri di semplificazione linguistica possono essere applicati con successo anche a testi di studio o contenenti istruzioni, regole e norme, in modo tale che siano più comprensibili e chiari, visto che devono rivolgersi ad un gran numero di persone e non tutte con il medesimo livello di istruzione. 

Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite:
 proprio per questo, diceva un filosofo,
 gli dei ci hanno dato una lingua e due orecchie.
 Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori.
È un maleducato, se parla in privato e da privato.
È qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante,
 un dipendente pubblico, un eletto dal popolo.
Chi è al servizio di un pubblico
 ha il dovere costituzionale di farsi capire.
Tullio De Mauro

 

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