Osservare (seconda parte)

La descrizione  potrà essere oggettiva o soggettiva, come preferite. Mi spiego con un esempio pratico.

 DESCRIZIONE OGGETTIVA

La casa sorge in una strada periferica, percorsa da poche automobili. E’ di grandi dimensioni, ma semi diroccata. Il legno della porta è fradicio, è appoggiata appena sui cardini. Tutte le finestre hanno le persiane chiuse, tranne una della quale si vedono i vetri rotti ed una tenda bianca a brandelli.

Questo tipo di descrizione si limita ad annotare i tratti essenziali di ciò che ci colpisce, non ha implicazioni o sfumature psicologiche e potrà essere utilizzata in molti modi diversi

Casa stregata DESCRIZIONE SOGGETTIVA

Se posso, evito di passare in via dei Pini. Il percorso è più breve, ma la vista della casa mi spaventa. Dico semplicemente “la casa” perché tutti nel quartiere la conoscono così, e nessuno, sentendola nominare, dubiterà che si parli proprio di quella. La sua mole irregolare spicca da lontano contro il cielo, ha il colore indefinibile delle cose vecchie in sfacelo. Passando davanti alla porta, fradicia e appena appoggiata sui cardini, temo che crolli all’improvviso, rivelando l’ interno buio e abbandonato. Le persiane chiuse le danno un aspetto ostile, ma l’unica finestra visibile mi incute terrore. Lo so, sto esagerando, ma quella tenda bianca dietro i vetri rotti, strappata in più punti, mi fa pensare che qualcuno l’abbia afferrata, lacerandola in un sussulto di angoscia o di dolore.

Questo tipo di descrizione ha già un suo impianto preciso, potrebbe entrare a far parte così com’è di un racconto o di un capitolo di un romanzo, necessitando magari soltanto di qualche piccolo ritocco.

Il materiale via via raccolto costituirà il vostro archivio personale e verrà il momento in cui ne farete buon uso per arricchire una storia, riadattandolo come più riterrete opportuno e incastrandolo al punto giusto di un meccanismo di narrazione.

 (continua)

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