Papà
19 mar 2012 4 commenti
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Padre, Anche Se…
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso, egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell’ altra volta mi ricordo
che la sorella, mia piccola ancora,
per la casa inseguivi minacciando.
(la caparbia avea fatto non so che)
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura, ti mancava il cuore:
che avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata,
tu vacillante l’attiravi al petto
e con carezze dentro le tue braccia
avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’era il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.
Camillo Sbarbaro
Le forbici di Andersen
11 giu 2011 6 commenti
in Senza categoria Etichette: attualità, divagazioni
Di Hans Christian Andersen favolista, autore di pièce teatrali, bizzarro biografo, diarista e poeta è stato già detto tanto e e di tutto.
Io invece vorrei èparlarvi di un interessante articolo di qualche anno fa nel quale mi sono imbattuta e che ci svela un lato nascosto del carattere di Andersen: la sua abilità nel découpage e nel realizzare deliziose figurine ritagliate nella carta e in vari altri materiali.
L’articolo di cui vi parlo è stato scritto da Francesco Rapazzini ed è comparso nel numero 69 del bimestrale di bibliofilia e collezionismo cartaceo Charta. S’intitola appunto Le forbici di Andersen e qui potete leggerlo per intero, ma soprattutto potete vedere le immagini di una originale bambolina e del suo ricco guardaroba.
Ed è nella pace di un soggiorno a Holsteinborg che Andersen prende forbici e colla e realizza per la piccola Amelie Mandelung, figlia di un prete del sobborgo, una bambolina in carta guarnita con oltre quaranta vestitini. Anch’essi rigorosamente dello stesso materiale. La testa della bambola – una giovane donna con i capelli neri pettinati in una scriminatura centrale, lo sguardo acquoso perso lontano e una piccola bocca sorridente – è stata ritagliata probabilmente da una pubblicità in una rivista femminile dell’epoca. I suoi abiti di tutte le fogge – gonnone e toilette da sera, chemisier e corsetti, scialli e sottovesti – sono stati recuperati e tagliuzzati da frammenti di tappezzerie colorate o marmorizzate, da cartoncini bristol, da carte trasparenti o dorate. Alle quali la mano paziente e abile del nostro ha inserito minicinture, fiocchetti, medaglioni, nastrini o ornamenti come quell’aquila reale con un ramo d’ulivo nel becco che imbellisce l’abito rosso e oro indossato dalla bambola stessa. Tutto ovviamente in carta. Quando proprio non ha potuto incollare dei bottoni, oppure marcare il giro vita in altra maniera, Andersen ha fatto ricorso alla sua penna e li ha disegnati con semplicità e precisione. Quante volte Amelie ha giocato con questa bambola? Forse nessuna, visto lo stato perfetto nel quale l’insieme è stato conservato nella sua custodia d’origine, una banale scatola di cioccolatini sulla quale Andersen aveva però scritto: “Un fiore colto nel giardino di Holstein-Holsteinborg da H.C. Andersen per Amelie”.
L’autore ci da anche notizia del fatto che la bambolina di Amelie, con tutti i suoi vestitini, è stata venduta all’asta a Copenaghen e aggiudicata per ben 18.000 euro.
È noto che lo scrittore non si separava mai dalle sue enormi forbici che potevano addirittura diventare pericolose come quella volta, durante un viaggio nell’isola di Funen, quando ci si sedette sopra e il suo fondoschiena dovette essere immediatamente ricucito. Ma tant’è. Una volta rimesso in sesto, eccolo ripartito con la stessa bulimia che ha sempre avuto per la scrittura, i viaggi, le fiabe e i paper-cut. Spesso, se la sera divertiva gli adulti con le sue capacità manuali, di giorno affascinava i più piccoli. Mentre raccontava loro delle storie per tenerli tranquilli, prendeva di botto un pezzo di carta, le sue forbici mostruose e, sorridendo o piangendo, ne estraeva alcune immagini gioiose, allegre, paurose, odiose o amorose: immagini riprese dalla fiaba appena raccontata. Lo ammise lui stesso, un giorno a un suo giovane amico: “Fra Andersens saks / springer eventyr straks!”. Per chi non sapesse il danese: “dalle forbici di Andersen, salta fuori all’improvviso una favola”. Sempre inedita.
Rapazzini ci avverte che purtroppo oltre un migliaio di pezzi di découpage originali di Andersen si trovano tutti in collezioni private, ma poi ci consola assicurandoci come nell’ l’H.C. Andersen Hus, il museo a lui dedicato nella sua città natale, e nella Libreria Reale di Copenhagen sia possibile ammirare due raccolte straordinarie che meritano davvero di essere visitate.
Francesco Rapazzini è un giornalista e romanziere che vive da anni a Parigi e lavora come corrispondente di radio e giornali italiani ed è il direttore editoriale della rivista Charta.

Papà
19 mar 2011 12 commenti
in Senza categoria Etichette: divagazioni, meditazioni, senza parole
Babbo
Babbo, quando eravamo piccini
tu ci tenevi sui tuoi ginocchi,
non avevamo balocchi
perchè eravam poverini;
ma nella stanza oscura,
quando calava la sera
anche se la stagione era dura
facevi nascere la primavera.
Illuminavi la stanza di stelle,
di lucciole, di fiammelle,
la riempivi di fiori,
di trilli, di canti, di odori:
Gli angeli venivano a cento
avvolti nel velo del vento
e con i gigli fatati
sfioravano i nostri occhi,
ci davano sogni incantati,
facevan di noi lievi fiocchi,
fiocchi leggeri in cammino
per un viottolino di stelle…
Babbo, che nostalgia
di sedere sui tuoi ginocchi,
di sentire nel sonno
i tuoi occhi vegliarmi.
E addormentare il mio dolore,
e addormentare il mio tormento,
essere un fiocco nel vento
e un canto per il tuo cuore.
Ma se ti vengo accanto
nella casina di terra,
quella che ti rinserra
e dove sei tutto solo,
non c’è per te che il mio pianto,
non c’è per me che il tuo canto,
nel canto dell’usignolo.
(Lilla Lipparini, 1951/52)

Lacrime e libri
12 feb 2011 18 commenti
in Senza categoria Etichette: attualità, divagazioni
Un ragazzo si allontana in fretta a bordo di un motorino, alle sue spalle una ragazzina in lacrime corre a raccogliere un casco bianco che rotola sotto la luce gialla e opaca di un lampione.
Ero in macchina con un’altra persona e la scena è stata solo una fugace visione, che però mi è rimasta negli occhi e nel cuore a lungo.
Mi sarei voluta fermare, a prendere sottobraccio quella ragazzina per dirle che con certi tipi ci vuole pazienza, se vale la pena, o risolutezza, se non ne vale.
Avrei voluto leggere con lei Il diario di Bridget Jones, per farla sorridere o Orgoglio e pregiudizio per farla riflettere.
Scrivo avrei, perché so che non ne sarei stata capace. Mi sarei vergognata, temendo di intromettermi in una storia che non mi riguardava.
Ma sono altrettanto certa che un libro aiuta sempre a vedere la realtà con altri occhi e ad interpretarla meglio.

Un anno di libri per augurarvi un ottimo 2011
05 gen 2011 45 commenti
in Senza categoria Etichette: attualità, curiosando qua e là, divagazioni
Vi auguro un anno di salute di serenità, in cui non manchino felici letture.
Questi 73 titoli che vi propongo hanno scandito i mesi del mio 2010, magari troverete suggestioni e curiosità per il vostro 2011 di lettori.
Gennaio
Persuasione (Jane Austen) (grazie, Pino, per avermi invogliata alla rilettura)
)
Cornovaglia magica (Daphne du Maurier)
)
Strane creature (Tracy Chevalier)
)
L'apocalisse (Robert Schneider)
Come parlare di un libro senza averlo mai letto (Pierre Bayard)
Un'inquietante simmetria (Audrey Niffenegger)
Un romanzo politico (Laurence Sterne) (grazie, Maria Strofa)
Baciarsi a Manhattan (David Schickler) (grazie, Fiamma)
Sartor resartus (Thomas Carlyle) :-/
Febbraio
Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: Il ladro di fulmini (Rick Riordan)
A casa di Mrs. Lippincote (Elizabeth Taylor)
Il secondo grande libro dei fantasmi (autori vari)
Dopo ogni abbandono (Brunella Schisa)
I misteri della vedova Sper: Le due gemelle (Federico Daniele Albert)
Donne e uomini (Richard Ford)
Marzo
La porta (Magda Szabò) (grazie, Pino per avermi fatto scoprire questa grande scrittrice)
)
Abigail (Magda Szabò)
)
Il mistero di Rue des Saint-Pères (Claude Izner) :-/
La ballata di Iza (Magda Szabò)
)
Aprile
Che cosa è successo a mr. Dixon? (Ian Sansom)
Guida galattica per gli autostoppisti (Douglas Adams) (una scoperta deliziosa, irresistibile umorismo
))
Una storia della lettura (Alberto Manguel)
Ristorante al termine dell'universo (Douglas Adams)
))
La vita, l'universo e tutto quanto (Dougla Adams)
))
Maggio
Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo (Adriano Petta, Antonino Colavito)
La notte di Halloween (autori vari)
Addio, e grazie per tutto il pesce (Douglas Adams)
))
Praticamente innocuo (Douglas Adams)
))
La strada (Cormac Mc Carthy) (grazie, Pino)
)
Affinità (Sara Waters)
Giugno
Come funzionano i romanzi (James Wood)
Io sono un gatto (Natsume Soseki)
)
Mezzanotte nel giardino del bene e del male (John Berendt) (lo cercavo da anni!)
)
Oscar Wilde e i delitti a lume di candela (Gyles Brandreth) :-/
Luglio
Al paese dei libri (Paul Collins)
Acqua in bocca (Andrea Camilleri-Carlo Lucarelli) :-/
Un uomo solo (Christopher Isherwood)
La maledetta (Marc Pastor)
La colpa (Elizabeth Taylor)
Zanoni (Edward Bulwer Lytton)
La libraia di Orvieto (Valentina Pattavina)
Il club dei filosofi dilettanti (Alexander McCall Smith) (piacevole scoperta)
)
E un'altra cosa… (Eoin Colfer)
)
Racconti dell'Alhambra (Washington Irving)
Agosto
Villette (Charlotte Bronte) (introvabile, purtroppo preso in prestito in biblioteca)
))
L'amministratore (Anthony Trollope) (senza dubbio il mio scrittore dell'anno, grazie a Gabrilu e e a Oyrad )
))
Amici, amanti, cioccolato (Alexander McCall Smith)
)
Le torri di Barchester (Anthony Trollope)
))
Le lacrime della giraffa (Alexander McCall Smith)
)
Il piacere sottile della pioggia (Alexander McCall Smith)
)
L'uso sapiente delle buone maniere (Alexander McCall Smith)
)
Da Haworth ad Angria (Charlotte Bronte)
)
Settembre
Harry Hastings (Charlotte Bronte)
Un incantevole aprile (Elizabeth von Arnim)
))
V.V. Trappole e tradimenti (Louisa May Alcott)
)
Troppo tardi per amare (Anthony Trollope)
))
I sogni perduti delle sorelle Bronte (Syrie James)
)
Ottobre
Lettere (Charlotte, Emily e Anne Bronte)
Tutti gli uomini sono bugiardi (Albert Manguel)
Sette note sulla lettura (Marco Cavalli):-)
Quella sera dorata (Peter Cameron)
)
Harry Potter e i doni della morte (J.K.Rawling) :-/
Novembre
La libreria del buon romanzo (Laurence Cossé)
Dark alchemy (Autori vari)
La leggenda del mostro di Limehouse (Peter Ackroyd)
Il signorino (Natsume Soseki)
)
Morale e belle ragazze (Alexander McCall Smith)
)
La scienza del mondo Disco (Terry Pratchett; Ian Stewart; Jack Cohen)
Il dottor Thorne (Anthony Trollope)
))
Il segreto della signora in nero (Anne Bronte) (introvabile, purtoppo preso in prestito in biblioteca)
Un peana per le zebre (Alexander McCall Smith)
)
Dicembre
Il tè è sempre una soluzione (Alexander McCall Smith)
)
Case di scrittori del New England:la guida del piromane (Clarke Brock) :-/
A sud del confine, a a ovest del sole (Haruki Murakami)
)
I salici ciechi e la donna addormentata (Haruki Murakami)
Un gruppo di allegre signore (Alexander McCall Smith)
)
A ciascuno la propria “Norwegian wood”
01 ago 2008 3 commenti
in Senza categoria Etichette: divagazioni
Nel libro di Murakami la canzone dei Beatles è il vaso di Pandora dei ricordi del protagonista.
Tutti abbiamo una o più canzoni alle quali siamo legati perché ci riportano a momenti belli della nostra vita, magari legati alla gioventù, al nascere di un’amore, a un periodo di vita particolarmente ricco di soddisfazioni.
Ma quando una musica o una canzone sono legati a un brutto ricordo, che cosa scatta dentro?
Una dirompente sensazione di déjà- vu prende il sopravvento, annullando il fatto inconfutabile di trovarsi in un altro tempo e magari in altra compagnia, o razionalmente è possibile scindere i due piani temporali e lasciare che la canzone resti ancorata ad un passato il cui ricordo oramai lontano è stato più o meno felicemente elaborato e metabolizzato?
Sono convinta che occorra una grande padronanza di sé per non farsi travolgere dalla piena emotiva in situazioni come questa.
È curioso, a mio parere, che non sia così difficile con un luogo. Voglio dire, visitare il medesimo luogo a distanza di anni e con persone diverse non ha un effetto pari a quello di riscoltare all’improvviso una canzone. Il luogo muta e si evolve fisicamente, è fatto di persone vive e in movimento, dà la piena sensazione dello scorrere del tempo e mi fa pensare a Eraclito… " Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va. "
E non posso dimenticare il mirabile modo in cui Proust ci spiega nella sua Recherche il meccanismo e il potere della "memoria involontaria " capace di restituirci in modo irrazionale episodi del passato che credevamo sepolti. Il sapore della madeleine inzuppato nel tè restituisce il mondo dell’infanzia a Combray; l’inciampare nel selciato dissestato è il veicolo immediato per il ritorno ad un felice soggiorno veneziano; il tocco rigido del tovagliolo, inamidato come l’asciugamano a Balbec.
Ma una canzone o una musica secondo me hanno un potere diversao, si cristallizzano in un angolo della mente, restano sopite per anni e anni fino a quando la casualità le risveglia e le riversa con l’intatta energia iniziale.
Si può vedere un luogo con altri occhi, ma non si può ascoltare una musica con altre orecchie.
Quei suoni resteranno indissolubilmente legati al passato e ce lo restituiranno come una pellicola che si srotola sotto i nostri occhi. Non ci si può far nulla. Ne sono convinta. E me ne sono persuasa ancora di più dopo aver letto il romanzo di Murakami.
Senza un filo conduttore
21 giu 2008 4 commenti
in Senza categoria Etichette: divagazioni
Prima ci sono stati giorni di scrittura a ritmo serrato, di lavoro intenso, di letture e di pigre e voluttose immersioni in Anobii.
Poi sono venuti i giorni delle riflessioni, delle tante domande con nessuna risposta, sempre nel mezzo di un lavoro intenso legato alla chiusura dell’anno scolastico.
Ho letto molto e commentato poco o niente, per continuare a respirare una blogsfera oramai con un vuoto.
La voglia di scrivere si è assopita, ma non è svanita.
Non ho la presunzione di pensare che il mio silenzio abbia preoccupato qualcuno, ma mi sembrava corretto darne conto.
Oggi è il primo giorno d’estate, sento dal balcone un uccello che fa uno strano verso e mi piace pensare che sia il misterioso uccello-giraviti.
Anche io, come Okada Toru, penso che le viti del mondo si siano allentate, ma sono certa che l’invisibile e instancabile uccello stia lavorando per me, per noi.
A presto.
Annarita

Il mestiere di bloggare
15 nov 2007 7 commenti
in Senza categoria Etichette: divagazioni
Io non seguo il prezioso consiglio e mi dispiace,.
Mi lascio prendere da troppe cose, in primo luogo dal lavoro, e tralascio di fermare su carta appunti, sensazioni, pensieri, schizzi, come invece facevo anni fa.
E tralascio di scrivere spesso anche qui, incorrendo in una mancanza di riguardo per chi mi legge.
Luisa Carrada suggerisce infatti di avvisare in anticipo i lettori, se per un po’ di tempo si sa di non poter postare.
Io l’ho fatto solo una volta, ma assicuro che tutte le altre non ho mai inteso mancare di rispetto ai miei lettori.
È solo che quando scrivo un post di solito tolgo e aggiungo, limo e rifinisco, ci impiego un sacco di tempo e per di più non sono mai soddisfatta.
E che diamine, direte voi, mica stai scrivendo la Divina Commedia!
Avete ragione, ma se devo lasciarvi qualcosa da leggere, mi piace pensare di averlo fatto con il massimo impegno, per ripagarvi del tempo che mi dedicate.

Della borsa delle donne
13 set 2007 28 commenti
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Che sia fatta a sacco, a zainetto, che sia divisa in scomparti o dotata di tasche e taschini non ha molta importanza. Deve essere abbastanza comoda per contenere anche un libro.
Ma da un po’ di tempo a questa parte c’è qualcosa che non va. E credo di interpretare il sentimento di altre donne.
Sono alla cassa del supermercato. La cassiera aspetta paziente, accenna pure un sorriso di comprensione, ma io, con la coda dell’occhio, sbircio la fila che si ingrossa dietro di me. Che cosa sto
facendo? Frugo nella borsa alla ricerca dell’unica cosa che in quel momento mi occorra davvero: il portafogli. Pagare in contanti o con la carta di credito è irrilevante purché quel piccolo oggetto si faccia trovare e io non percepisca più gli sguardi malevoli dei clienti e non immagini i loro commenti, che non saranno da meno. E trovo il libro.
Piove. Sono davanti al portone di casa, in una mano la borsa e
nell’altra l’ombrello. Malgrado la faccenda del pollice opponibile non sono capace di cercare nella borsa tenendo l’ombrello in mano, così lo chiudo. E comincio a bagnarmi mentre frugo nella borsa alla ricerca dell’unica cosa che in quel momento mi occorra davvero: il mazzo delle chiavi. E trovo subito il portafogli. E poi il libro.
Un pomeriggio ventoso. Gli occhi cominciano a pizzicare e a lacrimare; il naso non tarda
a partecipare con solidarietà all’evento. Allora frugo nella borsa alla ricerca dell’unica cosa che in quel momento mi occorra davvero: il pacchetto dei fazzoletti di carta. E infilo un dito nell’anello del mazzo delle chiavi. E poi trovo il libro.
Al parcheggio. Non sono ancora in vista della macchina e già mi assale il dubbio; per un
momento voglio credere di vederlo biancheggiare sul cruscotto o lo immagino nel vano portaoggetti accanto al sedile.
Perché illudermi? Rammento con sicurezza il gesto inconsulto con il quale l’ho lasciato cadere nella borsa. Non infilato giudiziosamente in un taschino, proprio lasciato cadere nella borsa, dove capita. A rispettosa distanza dalla cassa frugo nella borsa alla ricerca dell’unica cosa che in quel momento mi occorra davvero: il biglietto del parcheggio. E trovo un fazzolettino di carta sfuggito al pacchetto. E poi trovo il libro.
Basta, non ne posso più. Eppure la soluzione è così ovvia: ci vuole una borsa più piccola.
Piena di entusiasmo mi dedico alla ricerca e finalmente la individuo, negletta in fondo all’armadio. Eppure è carina e i colori non fanno a pugni con le scarpe.
Come ho fatto a non pensarci prima? D’ora in avanti affronterò baldanzosa ogni situazione, mi basterà infilare la mano nella mia piccola, graziosa borsa e il gioco sarà fatto. Ogni cosa al suo posto.
Niente più code al supermercato, docce improvvise, lacrimazioni inopinate e panico da parcheggio. Ogni cosa al suo posto.
Non è possibile! La ricerca dell’unica cosa che di volta in volta mi occorra davvero continua ad essere affanosa e caotica.
Per una severa disamina rovescio sul tavolo tutto il contenuto della borsetta, dalla quale fuoriescono, in ordine sparso:
- il libro (ho premesso che non ne faccio a meno)
- il cellulare (e se avessi bisogno di fare o ricevere una telefonata all’improvviso?)
- la rubrichetta telefonica (e se si cancellassero i numeri dalla rubrica del cellulare?)
- l’auricolare per il cellulare ( e se davvero le onde del cellulare facessero male?)
- le foto dei ragazzi (niente se, come poteri stare senza?)
- la carta d’identità e la patente (niente se, al massimo potrei metterle insieme in un piccolo porta documenti)
- l’abbonamento del pullman (niente se, bisogna fare qualcosa contro l’inquinamento)
- gli orari dei pullman e dei treni (e se perdessi il pullman, chi si ricorderebbe a che ora partono i treni?)
- qualche bustina di zucchero (e se avessi un improvviso calo di pressione?)
- il porta schede telefoniche (e se non potessi usare il cellulare?)
- le bustine di sale di lisina (e se mi venisse mal di testa all’improvviso?)
- il portafogli (niente se, è indispensabile)
- l’i-pod (e se non volessi solo leggere?)
- il moleskine ( e se dovessi prendere appunti?)
- la penna (niente se, quella non mi manca manca mai)
- i fazzoletti di carta (niente se, sono molto più pratici del vezzoso fazzoletto di stoffa)
- la pen drive ( e se dovessi spostare dei dati da casa all’ufficio o viceversa?)
- le chiavi di casa (niente se, mica c’è sempre qualcuno che ti aspetta!)
- gli occhiali da sole (niente se, la luce può irritarmi gli occhi anche in inverno)
- le chiavi della macchina (e se cambio idea sull’opportunità di usare il pullman o il treno?)
- l’ombrello pieghevole (e se dovesse piovere all’improvviso?)
- il portamonete con le monetine souvenir dei viaggi (e se a me facesse piacere portarmelo dietro, avreste qualcosa da ridire?)
Come può stare tutta ‘sta roba in uno spazio così piccolo? Secondo me la spiegazione è una sola: noi donne abbiamo la borsa di Mary Poppins…


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