Una bella avventura (2)
11 mag 2012 2 commenti
in Senza categoria Etichette: attualità, piccole storie
Il mercoledì e il giovedì pomeriggio non vedo l’ora di uscire dal lavoro e andare al laboratorio a incontrare i bambini, per vedere come procedono i loro lavori.
Siamo ad un ottimo punto, ognuno di loro ha terminato di illustrare la scena che ha scelto e ieri ho potuto vedere già numerosi bozzetti pronti.
Alcune parti del disegno vengono pitturate a tempera o colorate con i pastelli, altre sono ricoperte da stoffe, nastri, tulle e qualsiasi altro materiale abbia stimolato la loro fantasia.

In un secondo momento i personaggi e gli elementi del disegno verranno ritagliati e applicati sullo sfondo di compensato che tutti hanno già dipinto nel colore preferito.

Sono sempre più sorpresa dalla varietà dei loro stili e dalla fantasia che i giovani artisti dimostrano!

A me tocca il compito di preparare i testi che introdurranno e accompagneranno le opere nel momento della mostra, fissata per la fine di maggio.
Sono davvero curiosa…
Ecco che cosa può fare la lettura ai vostri bambini
06 mag 2012 2 commenti
in Senza categoria Etichette: curiosando qua e là
Per saperlo, leggete qui.
Una bella avventura (1)
20 apr 2012 6 commenti
in Senza categoria Etichette: attualità, piccole storie
Io vivo in una zona periferica e tranquilla, abbastanza vicina a un edificio assi particolare, che è noto in tutta Roma e ritengo anche oltre i confini della capitale: il Serpentone.
Si trova nel XV municipio nell zona urbanistica chiamata Corviale.

Per molti periferia è sinonimo di degrado, abbandono, solitudine. Anche a Corviale, ma quando la volontà e l’inventiva si uniscono, possono nascere realtà vive e interessanti come il Mitreo, luogo di aggregazione e di vivace attività culturale a 360 gradi.

Ne sono stata coinvolta anche io da Lidia Di Donato e da Rita Casali che tengono un corso di disegno e pittura e un laboratorio creativo per bambini e ragazzi.
Lidia e Rita hanno letto una mia favola inedita dedicata al mondo della scuola, Il mistero di Roccabrulla, e mi hanno proposto di andare al Mitreo per incontrare i giovani allievi del loro laboratorio creativo.
Dopo un paio di incontri tra di noi, nei quali abbiamo focalizzato i punti salienti della storia, la scorsa settimana ho incontrato i bambini e ho raccontato loro la favola. Come sempre in questi casi ero molto emozionata, ma mi sono bastate le prime frasi per calarmi nella storia e perdere ogni traccia di timidezza.
È stato davvero emozionante vedere come i bambini dapprima seguissero con interesse la vicenda e poi dimostrassero di aver focalizzato i punti secondo loro più interessanti.
Il progetto consisterà nell’illustrazione della favola da parte loro con una tecnica mista di pittura e di utilizzo di materiali, il cui risultato finale sarà una serie di opere multimateriche le quali saranno esposte in una mostra, al termine del laboratorio creativo.
Ogni allievo traccerà dapprima un bozzetto dell’immagine che intende realizzare, poi passerà alla stesura vera e propria del disegno e infine alla pittura e all’uso dei materiali scelti tra stoffe, nastri, lustrini e pailletes e quanto altro stimoli la sua fantasia.
Il tempo è volato, ma ho promesso loro di ritornare per seguire l’evolversi del progetto, pronta ad aiutarli a rammentare una scena o un particolare che possano rivelarsi utili.
Vi racconterò molto volentieri come andranno le cose.

Come mi piacerebbe che fosse il paese di Roccabrulla sul Monte…
(realizzazione di Tiziana Rinaldi)
Papà
19 mar 2012 4 commenti
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Padre, Anche Se…
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso, egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell’ altra volta mi ricordo
che la sorella, mia piccola ancora,
per la casa inseguivi minacciando.
(la caparbia avea fatto non so che)
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura, ti mancava il cuore:
che avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata,
tu vacillante l’attiravi al petto
e con carezze dentro le tue braccia
avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch’era il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.
Camillo Sbarbaro
Fili d’aquilone n.24 e n.25
09 feb 2012 4 commenti
in Senza categoria Etichette: filidaquilone
Forse inconsciamente non volevo parlare anche io di Crisi, ma in effetti Fili d’aquilone non ignora la realtà. Vi invito alla lettura, qui troverete il mio piccolo contributo.

Gumi e nodi è invece il titolo del numero appena uscito e io sono qui.
Buone letture.

Le favole di Lang_18
04 feb 2012 2 commenti
in Senza categoria Etichette: andrew lang
Ecco il consueto aggiornamento sulle favole tradotte:
Come il coniglio Isuro ingannò Gudu (Libro Arancione) In questa storia afgana si narra di come il coniglio Isuro, divenuto amico del babbuino Gudu, stanco di essere ingannato da lui, si vendica in modo terribile e per il babbuino finisce male.
Storia del reuccio Loc (Libro Oliva) La storia di Youri e Abeille, fratelli adottivi separati da piccoli che si ritrovano dopo molte peripezie. Adattamento e la riduzione della favola Abeille di Anatole France, tradotta e pubblicata in Italia con il titolo Apina.
Il cuore di una scimmia (Lilbro Lilla) Una storia swahili in cui si narra come una scimmia riuscì a sottrarsi a morte certa imbrogliando uno squalo.
Con quest’ultima favola ho terminato il quarto giro di traduzioni dai dodici libri, ricomincio dal libro Blu.
Buona lettura.
The frog prince
02 feb 2012 2 commenti
in Senza categoria Etichette: attualità, teatro
Questa volta sono qui a parlarvi di uno spettacolo teatrale in inglese che è stato rappresentato nella scuola in cui lavoro, The frog prince. I piccoli spettatori si sono divertiti molto, hanno riso e interagito allegramente, dimostrando che il lavoro preparatorio dei loro insegnanti ha permesso loro di apprezzare uno spettacolo in cui parola e gestualità, coniugandosi brillantemente, hanno dato vita a una parentesi di arricchimento e di divertimento. Adesso lascio la parola ai membri della compagnia Bue Tiger Theatre attraverso le domande che ho rivolto a Francesca Albanese, protagonista dello spettacolo con Douglas Dean e Micky Martin.
Ho inserito alcune foto di scena che la compagnia mi ha gentilmente fornito.
- Chi è Francesca Albanese e chi sono i suoi compagni d’avventura?
Francesca Albanese è un’attrice romana che si è formata presso la Link Academy, l’Accademia Europea di Arte Drammatica, laureandosi nel 2010. Il suo debutto professionale a teatro è stato al Teatro Belli con la produzione di Julius Caesar della “Eternal Lines” ed in televisione nel programma di RAI 1 Uno Mattina. Francesca ha trascorso diversi mesi in Inghilterra arricchendo il suo percorso formativo con il training anglosassone.

Douglas Dean si è formato come attore presso l’acclamata compagnia CAT (Repertory Theatre Company) e proseguendo gli studi di Recitazione Classica presso LAMDA (London Academy of Music and Dramatic Arts) e RADA (Royal Academy of Dramatic Arts). La sua attività spazia tra teatro, film, televisione, radio, audio books, doppiaggio e pubblicità. Ha lavorato come insegnante di recitazione coprendo l’intero percorso scolastico, dalla materna alla scuola superiore. Detiene la cattedra di “Acting” presso la Link Academy, dove, nel 2009, ha conosciuto Francesca.

Micky Martin è nato in Canada ma si è trasferito in Irlanda vent’anni fa, prima di stabilirsi a Roma l’anno scorso. Si è formato presso Theatre Aquarius, Accademia di Arte Drammatica e proseguendo con lo studio della Danza Moderna presso l’Università di Waterloo. E’ un cantautore riconosciuto, vincitore di molti premi, e suona cinque strumenti a livello professionale. Come attore e musicista Micky si è esibito a New York, Londra, Sydney, Dublino e Toronto.

- Com’è nato il vostro gruppo teatrale?
Questo gruppo teatrale prende vita nel 2011 come ramo della preesistente “Eternal Lines”, la più innovativa compagnia professionista di Teatro in Lingua Inglese che si è affermata sulla scena romana con il suo stile potente e creativo.
“Blue Tiger Theatre” nasce contemporaneamente al trio che la compone (Douglas Dean, Artistic Director; Micky Martin, Managing Director; Francesca Albanese, Marketing Manager), unitosi con l’intenzione di fondere le peculiari caratteriste di lavoratori e performer di ognuno col solo scopo di produrre teatro per bambini e per giovani adulti di alta qualità e di standard professionale. Il suo compito è quello di promuovere lo sviluppo della sensibilità dei bambini nei confronti delle Arti e di sostenere le scuole che credono nel teatro come forma preziosissima di sostegno all’educazione.
È dimostrato che i bambini che assistono a rappresentazioni teatrali migliorano le proprie capacità di lettura, scrittura e linguaggio. Il teatro incoraggia lo sviluppo dell’immaginazione applicata (vs la TV) e della capacità di socializzazione, stimola il pensiero indipendente, l’empatia verso il diverso, la consapevolezza di come le proprie azioni condizionano gli altri, incita a guardare oltre l’apparenza. È un momento creativo che li aiuta a confrontarsi con i dilemmi e le sfide della vita, permettendo anche ai più giovani di apprezzare l’estetica e la profondità delle arti visive e consentendo loro l’espressione sana e divertente di emozioni di gruppo.

- Quando è cominciata la vostra attività teatrale rivolta ai più piccoli?
La nostra prima produzione per i più piccoli è stata The Frog Prince, basata sulla fiaba di Hans Christian Andersen e stilisticamente ispirata al brillante Revolting Rhymes di Roald Dahl. Il testo, tutto in rima baciata, è stato scritto da Douglas, più di dieci anni fa, per un lungo tour in Inghilterra. Riadattato tramite un attento lavoro e con l’aggiunta di diversi interventi in italiano scritti da Francesca, lo spettacolo ha debuttato finalmente in Italia, nei mesi di Novembre e Dicembre 2011.

- Come si crea uno spettacolo adatto ai più piccini? Quali sono le difficoltà che incontrate?
Scrivere e recitare per i più giovani è estremamente difficile. Innanzi tutto bisogna ricordare che i bambini hanno un senso dell’umorismo molto più sofisticato di quello che erroneamente si può credere. Inoltre la loro immaginazione, così ricca e vivida, li porta ad accettare in modo assolutamente spontaneo ogni tipo di personaggio o situazione proposta, ma bisogna essere davvero convincenti, altrimenti smettono di crederci!
Bisogna anche tenere conto delle differenze di età: è diverso quando si ha davanti un pubblico di cinque anni o quando si è difronte ai ragazzi delle medie. Trovare il giusto equilibrio è essenziale.

- Come si organizza uno spettacolo in lingua inglese e come rispondono i piccoli spettatori?
Le produzioni di “Blue Tiger Theatre” sono specificatamente adatte per i bambini che vivono in Italia. Le storie sono chiare e lineari, piene di personaggi variopinti che possano far centro nella loro smagliante fantasia. I momenti essenziali di passaggio della storia vengono recitati sia in inglese che in italiano attraverso degli interventi che li coinvolgono direttamente, riadattati a seconda della loro età, per interagire nel modo più appropriato.
La musica ed il linguaggio del corpo sono invece universali! Una recitazione coinvolgente coadiuvata dall’atteggiamento positivo di chi vuole raccontare una storia non può fallire su un pubblico così aperto e disponibile come quello composto da una scolaresca giovane e priva di inibizioni. In più c’è tanto spazio alla comicità che fa proprio colpo su tutti, sulle classi di prima elementare come su quelle di terza media, e che diverte decisamente anche gli insegnanti!
Al termine della performance sappiamo di aver provveduto ad un piacevole intrattenimento, ma soprattutto di aver creato un prezioso approccio all’inglese, fornendo un contatto diretto e reale con la lingua, con la pronuncia, con i suoni e le intonazioni, con un mondo diverso, fatto di gioco, di riso e di messaggi importanti che, anche se comunicati in un linguaggio straniero, arrivano dritti al cuore

- Vi proponete su tutto il territorio nazionale, nelle scuole e nei teatri?
“Blue Tiger Theatre” è’ una compagnia itinerante che porta i suoi spettacoli direttamente all’interno delle scuole internazionali ed italiane su tutto il territorio nazionale, offrendo l’opportunità agli studenti di assistere ad uno spettacolo dal vivo, i cui benefici sociali e educativi sono ben documentati, ma anche la possibilità alle scuole di risparmiare tempo e denaro per l’organizzazione di una gita scolastica e l’affitto di un pullman.
“Eternal Lines”, la compagnia professionista di Teatro in Lingua Inglese, opera nei teatri, offrendo spettacoli serali ma anche matinée per le scuole superiori.

- Quali sono stati i vostri spettacoli di maggior successo?
Nel 2011 le maggiori produzioni di “Eternal Lines” sono state Women of Troy di Euripide e Julius Caesar di William Shakespeare, che ha avuto un grande successo di pubblico e di critica presso il Teatro Belli di Roma, nel cuore di Trastevere, nel Gennaio 2011. Il teatro Belli ospiterà, infatti, una nuova produzione di “Eternal Lines” dal 21 al 26 Febbraio 2012: la compagnia torna a dare vita agli immortali versi shakespeariani con lo spettacolo Twelfth Night, dove alcuni dei ruoli principali saranno impersonati da Micky, Francesca e Douglas, che ne firma anche la regia.
The Frog Prince è stato il primo successo di “Blue Tiger Theatre”: abbiamo inizialmente utilizzato i nostri contatti professionali per stabilire le prime prenotazioni. In seguito alcune scuole che avevano ospitato lo spettacolo hanno richiesto nuove repliche per gli studenti di altre classi. Molti insegnanti, entusiasti, hanno telefonato ad altri colleghi di altre scuole per invitarli a partecipare all’iniziativa. Il passa parola ha trasformato questa nostra prima iniziativa in un vero e proprio successo e di tutte le scuole che hanno visto The Frog Prince, il 100% ha richiesto una nuova produzione in primavera.

The Frog Prince ha ricevuto entusiastiche recensioni dalle scuole, come ad esempio:
“The children loved The Frog Prince…the jokes and Italian input were enjoyed extremely by both children and adults alike. We can’t wait to see another show!”
“Ai bambini è piaciuto moltissimo The Frog Prince… le battute e gli interventi in italiano sono stati estremamente apprezzati sia dai bambini che dagli adulti. Non vediamo l’ora di vedere un altro spettacolo!”
Ms. Valerie Hughes, Core International School, Rome
“In 15 years at this school, this is by far the best theatre for children that I have seen.”
“In 15 anni passati in questa scuola, questo è di gran lunga il miglior teatro per bambini che ho mai visto.”
Lionel, Year 2 Teacher, New School, Rome
“Un magnifico spettacolo, molto gradito da tutti i nostri bambini. Gli alunni hanno trovato molto divertente l’interpretazione degli
attori di più personaggi e hanno apprezzato in particolare la recitazione in rima, che ha reso la fiaba molto originale e gradevole.”
Insegnante Marinella Palmieri, Scuola S. Francesco di Sales, Roma

“Blue Tiger Theatre” è in procinto di replicare The Frog Prince per ancora due settimane, dal 27 Febbraio al 9 Marzo 2012. Il tour primaverile, con un nuovo spettacolo, inizierà il 13 Aprile e terminerà il 5 Maggio 2012.
Per informazioni su come ospitare lo spettacolo nella tua scuola invia un e-mail a bluetigertheatre@yahoo.com o chiama Francesca al 347 2264053.
For information regarding a performance at your school in Rome or across Italy, please email bluetigertheatre@yahoo.com or telephone 339 7096475.

Bruno, il bambino che imparò a volare
27 gen 2012 14 commenti
in Senza categoria Etichette: attualità, grandi storie, personaggi

Titolo: Bruno. Il bambino che imparò a volare
Autore: Nadia Terranova
Illustratore: Ofra Amit
Editore: Orecchio Acerbo
Pagine: 40
Età di lettura: dai 10 anni in su
Prezzo: € 16,00
Quando sul web leggevo con piacere un blog dal nome evocativo, Le botteghe color cannella, ignoravo, lo ammetto, chi fossero Bruno Schulz e la blogger che si muoveva con leggerezza dietro quelle parole. Poi la blogger l’ho conosciuta. E lei, Nadia Terranova, adesso mi ha riportata tra i colori tenui di quelle botteghe e a sua volta mi ha fatto conoscere Bruno Schulz attraverso le pagine di questo libro magico, in cui la dolcezza dei disegni di Ofra Amit si sposa perfettamente con la semplice profondità del suo racconto.

Sì, perché non è facile raccontare ai bambini lo sbriciolarsi di una vita, cristalli di zucchero di un sogno che un bambino dalla testa grossa, e dal cuore e dalla mente altrettanto grandi, sogna quotidianamente grazie a Jakob, padre amatissimo il quale custodisce un grande segreto di verità: “La materia pullulava di vita, bisognava solo stanarla e forgiarla. Jakob si mischiava e si impastava con il mondo per guardare tutto con occhi nuovi e diventare ogni volta un po’ meno se stesso.” È con amore che “Bruno spiava le instancabili gesta di suo padre e si chiedeva come fare a imitarlo.”

A imitare un padre così straordinario nella consapevolezza dei propri limiti. Non gli sembra vero che quel padre amato, in apparenza solido commerciante, immerso nelle stoffe colorate della sua bottega dal parquet color cannella in una strada di Drohobycz, possa con tale e tanta facilità lasciarsi distrarre da un dettaglio, da un dubbio, da una domanda improvvisa, e abbandonare la “noia quotidiana.”

E poi un giorno i delicati cristalli di zucchero di quella vita tra sogno e realtà si sbriciolano. Jakob non fa più ritorno e vanamente il piccolo Bruno dalla grossa testa lo cerca con amorevole e testarda insistenza. Il dolore è troppo grande, la malinconia invincibile una ferita troppo profonda, e Bruno deve trovare una via d’uscita. Jakob e il suo mondo di segreta verità rinascono sotto le sue dita grazie a una matita e a una manciata di fogli bianchi. Bruno, diventato grande, sa come parlare ai bambini e ai ragazzi per rendere loro sopportabile il dolore per una perdita o per una mancanza, lui che sente ogni istante la perdita e la mancanza di Jakob, amatissimo padre. “Poiché aveva imparato a vivere con una testa abnorme, Bruno conosceva le parole giuste per trasformare la diversità in opportunità.”

Le sparizioni a Drohobycz aumentano di giorno in giorno, ma non sono le fantastiche sparizioni di Jakob, queste sparizioni sanno di buio e di dolore, di paura e di sospetto. Anche se alla diversità Bruno è abituato, ora la diversità ha un nome: ebreo. E vuol dire desolazione, vergogna, isolamento. Sempre più perplesso, Bruno si domanda che cosa avrebbe inventato Jakob, amatissimo padre, per “combattere il deserto.” Ma non avrà modo di scoprirlo. Perché Jakob non torna. Perché un ufficiale tedesco usa il modo più freddo e più inaccettabile per impedire a Bruno di farlo. NIENTE. NULLA. IL VUOTO. Eppure Bruno non è svanito e, magicamente come era scomparso, ricompare sotto l’intonaco di una stanza, sulle pareti di quella che era stata la camera dei bambini di Felix Landau, ufficiale delle SS che tirava i fili della sua vita di povero burattino tra le mani di un piccolo gerarca nazista.

Si snoda così tra queste pagine dai caldi colori l’infanzia di un uomo geniale, in un racconto che sa parlare al cuore dei lettori di ogni età con la voce lieve della poesia, anche e soprattutto se parla della diversità e dell’orrore di una pagina di storia che dobbiamo ricordare ogni giorno e non solo il 27 gennaio di ogni anno.
In chiusura del libro, dopo l’ovattato percorso della fantasia tra le parole e le immagini, l’autrice traccia per i suoi lettori un sentiero di realtà che conduce all’essenza di Bruno Schulz uomo e artista.
Il riuscito connubio di questo libro è la prova, caso mai ve ne fosse bisogno, che non si può e non si deve nascondere la realtà ai bambini. Impedire loro di affrontarla è tanto ingiusto quanto pericoloso, ben vengano dunque gli strumenti adatti, come questo libro.
Ci vuole un animo bambino per saper parlare ai bambini, offrire loro ciò che un adulto spesso dimentica o tralascia o nasconde, per pigrizia, per paura, per insicurezza. E dobbiamo augurarci che i piccoli lettori incontrino sul loro percorso di crescita tanti adulti dall’orecchio acerbo.

Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
“Signore, – gli dissi – dunque lei ha una certa età:
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa” ?
Rispose gentilmente: ” Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
E’ un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.”
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno sul diretto Capranica – Viterbo.
(Gianni Rodari)
“Maturare verso l’infanzia. Questa soltanto sarebbe l’autentica maturità“. (Bruno Schulz)
Fiabe e filastrocche vetrallesi
22 gen 2012 7 commenti
in Senza categoria Etichette: attualità

Titolo: Fiabe e filastrocche vetrallesi
Curatrice: Gabriella Norcia
Editore: Davide Ghaleb Editore
Pagine: 47
Prezzo: euro 10,00
Leggendo l’introduzione di Gabriella Norcia, curatrice della raccolta, è facile immedesimarsi nelle sue parole e riandare con la memoria alle nostre giornate infantili, quando nel nostro piccolo mondo c’era una figura adulta, mamma o nonna o zia o amica che fosse, la quale ci introduceva, tenendoci per mano, nel fantastico mondo delle fiabe, narrate la sera nel rifugio della cameretta prima di dormire o in certi pomeriggi estivi in un angolo fresco della casa o davanti al fuoco vivace di un camino.
Poteva trattarsi delle più classiche fiabe scritte per i bamibini, come di piccole e sconosciute storie popolari, quelle che potrete leggere in questa raccolta e delle quali vi do un assaggio riportandone una anche nella sua versione dialettale.
Il valore di questa piccola raccolta sta nell’aver riportato alla luce un piccolo, ma prezioso patrimonio locale di storielle e di filastrocche tramandate nelle famiglie, raccolte grazie al lavoro delle insegnanti e degli alunni della scuola primaria di Vetralla.
Un altro aspetto interessante è la scoperta della loro classificazione secondo l’indice Aarne Thompson che segue il criterio della diffusione, cioè che i “fatti culturali si muovono nel tempo e nello spazio attraverso flussi o correnti che lo studioso deve individuare e che determinano similarità di elementi culturali anche tra paesi molto lontani e diversi.” (dalla premessa del prof. Marcello Arduini, docente di Antropologia Culturale dell’Università della Tuscia di Viterbo)
Insomma è possibile trovare storie dall’intreccio simile nei più diversi punti della terra, sia pure con modifiche strutturali e comportamentali assai diverse in quanto rispecchiano la società e gli individui locali.
Le fiabe di questa raccolta sono state dunque catalogate dal prof. Arduini in base a questo indice AT che le raggruppa in cinque grandi famiglie che si basano su circa 2500 trame consolidate: storie di animali (tipi 1-299), storie ordinarie (tipi 300-1199), facezie e aneddoti (tipi 1200-1999), storie a formula (tipi 2000-2399) e storie non classificate (tipi 2400-2499).
Troverete nel libriccino tale classificazione e scoprirete così a quale categoria appartengano le fiabe raccolte. Vi è inoltre una comparazione con fiabe simili diffuse in altri paesi dell’Alto Lazio. I testi sono arricchiti dai disegni dei bambini e la parte finale è dedicata alle filastrocche che molti di voi conosceranno in altre varianti, come Trucci trucci e La mano, o farfallina e Seta setola.
Per concludere, vorrei lanciare un appello in favore della casa editrice di questo libro, una bella realtà locale che rischia di chiudere i battenti per lo stato di crisi in cui si trova. Sfogliate il suo ricco catalogo, troverete sicuramente qualcosa che accenderà il vostro interesse e potrete dare il vostro contributo ad una buona causa in favore della cultura e della valorizzazione del patrimonio storico, artistico, architettonico e ambientale del Lazio.
Buona lettura.
BRONZOLINA (versione dialettale)
C’era ‘na volta, ma ‘n paese luntano luntano, ‘na famiglia de streghe che evano rapito ‘na bella fia e la teneveno prigioniera ma ‘na torre altissima, in mezzo a la macchia. La torre eva solo ‘na finestra, quanno le streghe annaveno da quella bella regazza, che se chiamava Bronzolina, diceveno così:- Bronzolina, bella fia d le fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie matre!- Bronzolina calava da la finestra le trecce, le streghe s’arrampicaveno e entraveno ma la torre. ‘N giorno passa vicino a la torre ‘l fio del re che era annato a caccia e s’era fermato pe riposasse mpo’, quanno vede Bronzolina affacciata a la finestra s’ennamora de colpo.
Gira ‘ntorno a la torre pe’ vede’ come se potiva entrà, ma nun vede la porta. Allora da quel giorno ‘gni tanto annava drento a la macchia pe’ vede’ quella bella regazza che ormae era ma ‘l su core. Un giorno vede arrivà tutte le streghe e sente che chiamaveno:- Bronzolina, bella fia de le fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie matre!- Capisce allora come se faciva pe’ entrà ma la torre. Aspetta che vanno via le streghe po’ chiama:- Bronzolina, bella fia de le fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie matre!- Bronzolina, che nun s’era accorta de gnente, fa come faciva sempre, ma… vede davante a essa ‘n bel giovanotto che le dice c’adera ‘l fio del re, che s’era ‘nnamorato e la voliva sposà e portalla al palazzo reale.
Bronzolina che adera rimasta ‘mbambolata da la sorpresa, le dice che quello che ‘l principe voliva fa nun era possibile, perché essa nun se potiva mova da quella torre, sinnò le streghe la faciveno morì. ‘L fio del re dice che se fuggiveno subbito, quanno riveniveno le streghe, loro adereno luntano. Ma Bronzolina le dice:- Tutto quello che c’è qui drento, tavolino, sedie, letto, piatte, parla e appena fuggimo, loro chiameno le streghe!-
Allora rispose la sedia e disse:- Si tu ce fae fa’ ‘na bella magnata de gnocche, nue stamo tutte zitte!- Bronzolina e ‘l fio del re prepareno na callara de gnocche e fanno fa ‘na gran magnata man tutte le cose che staveno drento la torre, po se prepareno pe fuggì. Staveno vicino a la finestra, ma se senteno chiamà da quella sedia che aviva chiesto le gnocche:- Tenè, piate ‘ste tre spille da baglia, quanno ve trovate male buttatene una per terra.-
Parteno, ‘L fio del re faciva curra ‘l cavallo a più nun posso, ereno già a mezza strada e pensaveno che tutto annasse bene, ma senteno ‘ngran rumore. Bronzolina se gira e vede le streghe che le curriveno direto. Cad’era successo? Era successo che quanno iveno fatto magnà tutte le cose de la torre, s’erano scordate de fa magnà la scopetta del cesso, che subbito, offesa, iva chiamato le streghe e fato la spia. Quanno Bronzolina vede che le streghe staveno pe’ arrivalle, se ricorda de le spille da baglia; ne pia una e la butta per terra. Subbito tra loro e le streghe nasce ‘na gran montagna de roghe piene de spine. Però le streghe ce la caveno a superalla. Allora Bronzolina butta la seconda spilla e subbito spunta ‘na gran montagna de sapone, più le streghe pianaveno e più scigolaveno giù, però a la fine ce la caveno a superà pure la montagna de sapone. Bronzolina adera disperata, butta l’ultima spilla e subbito spunta na montagna de foco, le fiare adereno alte fino al celo. Le streghe cascheno in mezzo al foco e rimangheno tutte bruciate. Bronzolina e ‘l fio del re adereno salve. Dopo venti giorne de viaggio arriveno a la reggia e ‘l principe fa conoscia Bronzolina ma ‘l re e ma la reggina che subbito se ‘nnamoreno de quella regazza bella e bona. Bronzolina e ‘l fio del re se sposeno e campeno tante anne felice e contente.
Stretta è la foja, longa la via, dicete la vostra c’ho ditto la mia!
BRONZOLINA
C’era una volta, in un paese lontano lontano, una famiglia di streghe che avevano rapito una bellissima bambina e la teneva prigioniera in una torre altissima, in mezzo ad un bosco. La torre aveva solo una finestra, quando le streghe andavano da quella bella ragazza, che si chiamava Bronzolina, dicevano così:- Bronzolina, bella figlia delle fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie madri!-
Bronzolina calava dalla finestra le trecce, le streghe si arrampicavano e entravano nella torre. Un giorno passò vicino alla torre il figlio del re che era andato a caccia e s’era fermato per riposarsi un po’, quando vide Bronzolina affacciata alla finestra e s’innamorò di colpo. Girò intorno alla torre per veder come si potesse entrare, ma non vide alcuna porta. Allora da quel giorno ogni tanto andava nel bosco per vedere quella bella ragazza che oramai era entrata nel suo cuore. Un giorno vide arrivare tutte le streghe e sentì che chiamavano:- Bronzolina, bella figlia delle fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie madri!-
Capisce allora come si faceva per entrare nella torre, aspettò che le streghe andassero via poi chiamò:- Bronzolina, bella figlia delle fate, tira giù le bionde trecce e tira su le vecchie madri!-
Bronzolina, che non si era accorta di nulla, fece come faceva sempre, ma vide davanti a sé un bel giovanotto che le disse di essere il figlio del re, che si era innamorato e la voleva sposare e portarla al palazzo reale. Bronzolina, che era rimasta imbambolata per la sorpresa, gli risponde che quello che il principe voleva fare non era possibile, perché lei non si poteva muovere da quella torre, altrimenti le streghe l’avrebbero fatta morire. Il figlio del re le rispose che se fossero scappati subito, al ritorno delle streghe loro sarebbero stati lontano. Ma Bronzolina disse: -Tutto quello che c’è qui dentro, tavolo, sedie, piatti, parla e appena fuggiremo, loro chiameranno le streghe!-
Allora rispose la sedia: -Se tu ci farai fare una bella mangiata di gnocchi, noi staremo tutti zitti!-
Bronzolina e il figlio del re prepararono un bel tegame di gnocchi e fecero fare una grande mangiata a tutte le cose che stavano dentro la torre, poi si prepararono a fuggire. Stavano vicino alla finestra, quando si sentirono chiamare da quella sedia che aveva chiesto gli gnocchi:
- Tenete, prendete queste spille da balia, quando vi troverete male, buttatene una per terra.-
Partirono. Il figlio del re faceva correre il cavallo a più non posso, erano già a metà strada e pensavano che tutto andasse bene, ma sentirono un gran rumore. Bronzolina si girò e vide le streghe che le correvano dietro. Cosa era successo? Era successo che quando avevano fatto mangiare tutte le cose della torre, s’erano dimenticati di far mangiare la scopetta del bagno, che subito offesa, aveva chiamato le streghe per fare la spia. Quando Bronzolina vide che le streghe stavano per arrivare a loro, si ricordò delle spille, ne prese una e la buttò per terra. Subito tra loro e le streghe si innalzò una montagna di rovi pieni di spine. Però le streghe ce la fecero a superarla. Allora bronzolina buttò la seconda spilla e subito spuntò una montagna di sapone, più le streghe salivano e più scivolavano giù, però alla fine ce la fecero a superare pure la montagna di sapone. Bronzolina era disperata, buttò l’ultima spilla e subito spuntò una montagna di fuoco, le fiamme erano alte fino al cielo. Le streghe cascarono in mezzo al fuoco e rimasero bruciate. Bronzolina e il figlio del re erano salvi. Dopo venti giorni di viaggio arrivarono alla reggia ed il principe fece conoscere Bronzolina al re e alla regina, che subito si innamorarono di quella ragazza bella e buona. Bronzolina ed il figlio del re si sposarono e vissero tanti anni felici e contenti.
Stretta è la foglia, lunga è la via, dite la vostra che ho detto la mia!
MUSLI
08 gen 2012 4 commenti
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Nasce nel cuore di Torino il Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia.
Qui il sito del museo, un pdf che ne illustra gli obiettivi e infine il tour virtuale.


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